venerdì 21 aprile 2017

Cambiano come Natoli?


Angelo Cambiano
        Ha l’aria seria e neppure quarant’anni Angelo Cambiano, dal giugno 2015 sindaco di Licata, comune di mare vicino Agrigento. E di case a mare abusive pullula la costa licatese. Il Sindaco ha però avviato un processo di “bonifica” ambientale: da mesi le ruspe demoliscono gli immobili abusivi, applicando le norme vigenti. Ma, proprio per aver autorizzato le ruspe, il Sindaco è stato oggetto di vari atti intimidatori, tra i quali l’incendio di case dei suoi genitori. A maggio scorso, l’allora ministro degli Interni Angelino Alfano si è recato a Licata a portare la vicinanza e la solidarietà del Governo. Ma le intimidazioni non si sono fermate, e Cambiano teme di essere lasciato solo a combattere la sua buona battaglia. Ce la farà il primo cittadino licatese a vincere questa lotta difficile per la legalità o dovrà gettare la spugna come Pierpaolo Natoli, sindaco onesto e probo del film “L’ora legale”?

                                                                            Maria D’Asaro, “100NOVE” n.16 del 20.4.2017

mercoledì 19 aprile 2017

Ci siamo, Gabriele

Gabriele del Grande

     Le "proposte" o, meglio, le imposizioni politiche del premier Erdogan suscitano sgomento, sdegno e grande preoccupazione per i prossimi scenari politici della Turchia e di quella delicata area del mondo.

  Mobilitiamoci intanto con Amnesty International per la liberazione immediata del giornalista Gabriele del Grande.








lunedì 17 aprile 2017

Ballarò, una chiesa e il desiderio di “vita bella”

Tre video di TV2000 RAISAT, nei quali don Cosimo Scordato, che si spende da trent’anni nel quartiere Albergheria/Ballarò a Palermo,  ci  racconta  la volontà di coniugare Vangelo e promozione umana: 





sabato 15 aprile 2017

‘U cunsolu

       E’ antica usanza dei paesi siciliani, quando muore qualcuno, quella di portare del cibo ai familiari del defunto. Questa tradizione è chiamata ‘u cunsolu”, “ciò che serve a consolare”: chi è colpito dalla morte di una persona cara non ha voglia di cucinare e ha quindi bisogno di essere accudito e ‘consolato’ con del buon cibo da mangiare. Forse noi siciliani diamo il meglio di noi stessi nei giorni del lutto e del dolore: in tali momenti si evidenziano di più la capacità di cura e il calore umano, che sono tipici di tanti nostri conterranei. Sarebbe bello, e a volte succede, se queste qualità preziose non venissero espresse solo in occasione dei “giorni dulurusi” di familiari, amici o vicini, ma che ‘u cunsolu’ fosse  la modalità quotidiana dei rapporti umani, anche oltre i giorni del lutto. Se ne fossimo capaci, la Sicilia diverrebbe terra profetica di una laica Resurrezione.

                                                                           Maria D’Asaro,100NOVE” n.15 del 13.4.2017

giovedì 13 aprile 2017

Cammini di Passione ...

Mons. Oscar Romero
    Gli ebrei acclamano Gesù come figlio di Davide, perché pensano che sia finalmente arrivato il Messia da loro atteso: “Finalmente potremo diventare padroni del mondo" (...). Invece Gesù sta cavalcando un asinello e, secondo la profezia di Zaccaria, sta annunziando, nella semplicità di questo gesto, la sua vicinanza alla nostra umanità, pronto a portarne il peso, come l’asinello che si sa far carico di ogni peso che noi gli mettiamo addosso.
  Ebbene, quest’ambiguità porterà poi a quell’epilogo che oggi abbiamo proclamato e su cui torneremo a meditare nei prossimi giorni. Questa divaricazione, davvero radicale, da un lato c’era chi nel passato – e  ancora oggi nel presente – si aspetta una vicinanza, una presenza di Dio nel segno della forza e del potere, come se Gesù fosse il dominatore della nostra umanità, potente e capace di mettere a tacere chiunque con le sue bombe, con la sua potenza; la verità di Gesù invece è (...) che gradisce addirittura lavarci i piedi.
     E quindi si presenterà a noi nel segno dell’umiltà, del servizio e dell’abbandono pieno nelle nostre mani. E’ qui tutto l’equivoco, care sorelle e fratelli: un equivoco terribile (...) per cui si benedicono segni di morte, segni di potenza e di distruzione, convinti di poterli utilizzare in nome di Dio, invece è una bestemmia.
Padre Pino Puglisi
      Mentre il Gesù che noi vogliamo seguire vive di una passione per la nostra umanità: lui è disposto a morire per ciascuno di noi. E in quel dono di sé che ci è stato narrato c’è la sua attitudine: perché ognuno di noi che lo guarda e incontra il suo sguardo possa capire che vale la pena dare la vita per la persona amata, nelle mille forme in cui questo dono si può esprimere. Gesù lo ha espresso sino alla consumazione piena, subendo di tutto: tradimenti, svendita della sua dignità  (...).
     Gesù accetta tutto questo, nel senso che ci propone un’alternativa a tutto questo: l’atto di amore, di servizio e di donazione. E’ qui che ci dobbiamo inserire, care sorelle e fratelli, nel momento in cui dichiariamo col centurione, finalmente Davvero costui è il figlio di Dio. Proprio nel momento in cui non lo sembrerebbe per niente, abbandonato, deriso e disprezzato sulla croce, Gesù ci sta proclamando che il suo amore per noi è un amore perduto, passionale, appassionato della nostra umanità …

Marianella Garcia
       Ma qui, appunto, dobbiamo scegliere quale Gesù vogliamo seguire: se il Gesù equivocato come figlio di Davide o se il Gesù che dà la vita per persone amate. E qui noi vorremmo ritrovare l’annuncio del Vangelo: Costui è veramente figlio di Dio, perché figlio anche della nostra umanità, a servizio di essa.
Continuiamo così la nostra celebrazione domenicale, care sorelle e fratelli, ma anche la nostra settimana santa. Ognuno di noi faccia questa verifica: cosa ripensare, cosa rivedere, nella propria vita. Ma noi lo sappiamo perché lo intuiamo, che dove c’è amore, servizio, dedizione, lì c’è Dio, il vero Dio, che Gesù ci ha rivelato, nella sua carne, nel suo essere disposto a farsi crocifiggere.
Dove invece non c’è servizio, ma dominio, morte, prevaricazione, lì c’è la negazione di Dio. (...)

(sintesi dell'omelia pronunciata da don Cosimo Scordato il 9.4.2017, a Palermo, nella chiesa cattolica di san Francesco Saverio, non è stato rivisto dall'autore: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

martedì 11 aprile 2017

Mani di fate

       Non era affatto scontato.
Che, dopo una notte insonne, il suo mal di denti fosse curato da una dentista gentile che le praticava subito le otturazioni necessarie, le asportava il tartaro e le restituiva il sorriso.
Che, per diciotto anni, nel Consultorio a due passi da casa la stessa ginecologa le facesse il pap-test, gli opportuni controlli e la indirizzasse ad altre mani sicure, se necessario.
Che la dottoressa del servizio sanitario la visitasse a casa e le diagnosticasse e curasse una polmonite; e le desse i giusti consigli per gli inevitabili acciacchi.
     Non era affatto scontato vivere in un Paese dove un sistema sanitario le permetteva, nonostante il suo stipendio da impiegatuccia, di potersi curare. 
       Ed era doppiamente contenta che il prezioso lavoro di riparazione, prevenzione e di cura passasse attraverso competenti mani di donna: le mani, forti e delicate insieme, di Maria Teresa, Antonella e Celestina. 
        Grazie, mie dottoresse. Che il Cielo vi benedica.

domenica 9 aprile 2017

Se brucia l’umanità …

Lo scrittore Roberto Alajmo
        Si è scritto tanto sulla tragica morte di Marcello Cimino, il clochard ucciso per gelosia da un benzinaio, Giuseppe Pecoraro, a Palermo, nella notte tra il 10 e l’11 marzo scorso. C’è stata anche una fiaccolata cittadina. Prima che cali il silenzio sulla pietosa vicenda, frutto di un’incredibile e funesta “banalità del male”, dal sito “Penultim’Ora”, ecco le osservazioni dello scrittore Roberto Alajmo: “Scoprire che si trattava di un omicidio per motivi di gelosia ha rasserenato un po' le nostre coscienze, perché ci rassicura scoprire che il movente era riconducibile al vecchio genere di violenza non a quello nuovo che, come tutte le cose nuove, ci fa più paura. Viceversa, ci ha inquietato scoprire che si trattava di un omicidio fra italiani, e fra italiani qualsiasi. (…) Le figlie adolescenti hanno scoperto solo così la vita da senzatetto di loro padre. Una vergogna postuma che finisce di seppellire Marcello Cimino”.
                                                                          Maria D’Asaro, 100NOVE” n.14 del 6.4.2017

mercoledì 5 aprile 2017

Il diritto di contare



       Qualcuno potrebbe storcere il naso, considerando Il diritto di contare film buonista, che presenta gli USA col solito cliché di terra delle possibilità, dove i buoni e i meritevoli vincono sempre. Magari il regista Theodore Melfi avrà calcato la mano in positivo nel raccontarci la vicenda di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, le tre matematiche afroamericane che – come narrato nel libro Hidden Figures di Margot Lee Shetterly - collaborarono attivamente con i programmi spaziali della NASA nei primi anni ’60, quando si era aperta la gara con l’Unione Sovietica per inviare i primi astronauti nello spazio. Si dà però il caso che la storia delle tre donne sia una storia vera: Katherine, Dorothy e Mary ce l’hanno fatto davvero a far valere il loro talento matematico, nonostante fossero donne, nonostante fossero di pelle nera, nonostante negli USA vigesse ancora la segregazione razziale. Fu proprio la precisione dei calcoli matematici di Katherine Johnson,  a permettere all’astronauta americano John Glenn di compiere la prima orbita completa intorno alla Terra.
        E allora, specie se visto da occhi femminili, il film coinvolge e commuove: perché abbiamo bisogno di credere che, in questo pianetino pazzo e sperduto, le donne possano avere il diritto di contare non per il loro lato B prosperoso o perché “favorite” di un ricco magnate. Assai godibile per la buona sceneggiatura e l’avvincente ritmo narrativo, Il diritto di contare è  un film per tutti: si esce dal cinema rincuorate dal fatto che si può avere la meglio su pregiudizi sessisti e stupidità umana e contente di sapere che i nomi di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson siano scolpiti tra quelli dell’intellighenzia scientifica mondiale. 
        Che la loro storia a lieto fine possa essere una luce di speranza per tutte le ragazze di oggi, di ogni colore e condizione sociale. 

domenica 2 aprile 2017

Tieniti dritto e sorridi

         
Mia figlia Irene
Tieniti dritto e sorridi  

fallo in ogni tempo, all'ora del cattivo umore
come all'ora del buon umore,
davanti a quelli che ti piacciono
e a quelli che ti ripugnano
nell'agiatezza e nelle strettezze
nella miseria o l'opulenza.
La malattia o la salute,
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che si precipitano,
coloro che si agitano nel vuoto
o si urtano gli uni agli altri
tieniti dritto e sorridi


tra coloro che si fanno largo a gomitate,
coloro che tendono le mani per prendere,
o che si arrampicano e si destreggiano,
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che discutono,
e coloro che si ingiuriano,
coloro che stringono i pugni,
coloro che brandiscono le armi,
tieniti dritto e sorridi

nel giorno della collera
e dello sbandamento,
quando tutto crolla e brucia,
tu solo in piedi nel panico,
tieniti dritto e sorridi

di fronte ai giusti dalla nuca rigida,
i giudici dalle virtù taglienti,
gli importanti che si dimenano,
tieniti dritto e sorridi

sia che venga fatto il tuo elogio,
sia che ti si sputi in faccia,
tieniti dritto e sorridi

a casa con i tuoi,
tieniti dritto e sorridi,
di fronte alla tua amata,
tieniti dritto e sorridi.
Nei giochi e nelle danze,
tieniti dritto e sorridi.
Nella veglia e i digiuni,
tieniti dritto e sorridi


solo nell'alto silenzio,
tieniti dritto e sorridi
al limitare del grande viaggio,
anche se i tuoi occhi piangono,
tieniti dritto e sorridi.

                                                                                                         Lanza del Vasto

(qui una biografia di Lanza del Vasto;  qui una realizzazione nonviolenta in Sicilia;
qui quando incontrai Lanza del Vasto, al liceo "Maria Adelaide" a Palermo.)


venerdì 31 marzo 2017

Ticket sharing?

           Viaggiare sui mezzi pubblici a Palermo è diverso che a Milano. Intanto per la tipologia dell’utenza. A Milano tram o metro sono utilizzati da un campione eterogeneo di milanesi; mentre a Palermo i mezzi pubblici – autobus in particolare - sono frequentati soprattutto da anziani, studenti, poveri e immigrati. Ecco, un sabato mattina di febbraio, la composizione umana del 243: anziani con le buste della spesa fatta a Ballarò e alcuni immigrati; poi in, via Oreto, salgono una decina di ragazzotte urlanti, nessuna delle quali fa il biglietto, mentre una di loro, a ogni fermata grida sguaiatamente: “Sta salendo il controllore!”. A una signora che sta scendendo con in mano il biglietto, una vecchietta chiede: “Mu dassi a mia ‘stu biglietto, si nun ci servi cchiu’ …”. La signora fa cenno di no e scende senza passarlo. Se foste stati la signora, avreste condiviso questa forma impropria di ticket sharing ?
                                                                            Maria D’Asaro, “100NOVE” n.13 del 30.3.2017

martedì 28 marzo 2017

Luce dei miei occhi

Van Gogh: paesaggio con covoni di grano e luna che sorge (1889)
      Questa è una delle pagine più ironiche del Vangelo di Giovanni, di quell’ironia saggia che vuole metterci in ridicolo in alcuni percorsi che noi neghiamo a noi stessi anche di fronte all’evidenza. 
     Qual è l’ironia? L’ironia è che il cieco, da un certo momento in poi, comincia a vederci: prima a vedere gli altri – e l’evangelista usa un verbo “plepein”, vedere fisicamente. - 
Poi, alla fine, l’evangelista userà un altro verbo, il verbo “orao”. Dice Gesù “Lo hai visto, finalmente i tuoi occhi sono spalancati, stanno vedendo la luce. Cioè, stanno avendo una visione dinanzi che può illuminare non solo il cammino della strada, ma anche il tuo cammino interiore, per tutta la vita”.
Quindi da un lato questo cieco che vede e riconosce, dall’altro lato tutti quelli che vedono, ma è come se non vedessero. E negano al cieco l’evidenza: e-videnza, quello che lui ormai vede e dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti. Invece è come se ci si nascondesse di fronte all’evidenza.
     Ma cosa ci interessa in questo Vangelo? Ci interessa l’affermazione di Gesù che Lui vorrebbe essere luce del nostro cammino. Ma quest’affermazione rischia di essere astratta. In che modo? Invece la vita di Gesù è luce in maniera semplice: ci vuole indicare da dove veniamo e dove stiamo andando. Vuole dare orientamento al nostro percorso quotidiano.
     E qual è l’orientamento? Incontrare gli altri e condividere con loro un po’ di luce. Non possiamo avere la pretesa di vedere tutto, la realtà è talmente grande, immensa, spesso anche misteriosa … possiamo solo cogliere frammenti di luce. Possibilmente, ci dice Gesù, sul volto delle persone.
Brilliamo, gli uni degli altri; scambiamoci luce, anche per brevi percorsi di strada, senza la pretesa di vedere all’infinito chissà che cosa …
     E Gesù, se noi lo rileggiamo da questo punto di vista, ha donato luce, luminosità alle persone che ha incontrato, gli ha riconsegnato un percorso di vita. E quindi il primo incontro con la luce lo facciamo tra di noi, scambiandocela tra i nostri volti: luce, splendore …
       E poi, dove stiamo andando? Possiamo pensare tutto quello che vogliamo: che la vita finisce con la morte, in una tomba; che la vita è un ciclo che si ripete; che non sappiamo dove si va. Perché oggi assistiamo a uno sbandamento di punti di riferimento, in tutti i sensi. Cosa ci dice Gesù? Che la nostra vita ha un traguardo: è un venire alla luce, è un nascere al Padre, che ci pensa dall’eternità, ci chiama alla luce, dai nostri genitori, e alla luce, attraverso il Battesimo che ci fa riconoscere non Dio, ma il Padre materno   (...).
       Questo celebriamo nella nostra condizione battesimale. Non con atteggiamenti di superbia: no, ma nella prospettiva più bella che ci viene aperta dalla Parola del Signore: venire alla luce del volto materno del Padre. Nella luce del suo Spirito che ci avvolge col suo calore e con la sua luminosità.

(il testo, pronunciato il 26.3.2017 nella chiesa di san Francesco Saverio a Palermo, non è stato rivisto dall’autore, don Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

domenica 26 marzo 2017

Il settimo si riposò

Duomo di Monreale (Pa): Il settimo giorno Dio si riposa
(Vedi link: Duomo Monreale)
         Fino a qualche anno fa, oltre alla chiusura domenicale, i negozi godevano di mezza giornata di riposo settimanale: fruttivendoli e salumieri chiudevano i battenti il mercoledì pomeriggio, altri il lunedì mattina o il sabato pomeriggio. Con l’avvento dei centri commerciali, aperti anche la domenica, purtroppo gli esercenti dei negozi a conduzione familiare si sono dovuti piegare a una sempiterna apertura; con la differenza che, mentre nei grandi empori gli impiegati lavorano a turno, nel negozietto sotto casa l’esercente può riposare magari solo la domenica pomeriggio. La crisi economica attuale sta comportando una disumana involuzione della condizione dei lavoratori. 
        Forse solo le azioni dirompenti e condivise dei consumatori possono cambiare qualcosa. Allora: chi può fare la spesa nei giorni feriali, eviti di farla la domenica. Perché è giusto che tutti lavorino per vivere, ma non che vivano per lavorare. 
              La domenica, liberi tutti: per pregare, dormire, riposare o andare al mare.


                                                                            Maria D’Asaro, 100NOVE” n.12 del 23.3.2017

venerdì 24 marzo 2017

La Storia siamo noi: grazie a due nonni speciali


      La Storia non è il noioso libro di storia: non è una data da imparare a memoria o un fatterello da ripetere senza capire cause ed effetti.  La Storia è passione, vicende di vita, impegno, sconfitte, lotta, gioie e dolori. La Storia siamo noi, insomma.  Ecco, dal blog "Clikkiamo la scuola" della scuola media "G.A Cesareo" di Palermo, il resoconto di due intense, emozionanti e feconde ore di Storia in III N, tenute da nonno Cosimo e nonna Grazia.




 

mercoledì 22 marzo 2017

Tenerezza ... alla "Feltrinelli" di Palermo

Dal blog di Augusto Cavadi:


             Giovedì 23 marzo 2017, alle ore 18, alla Feltrinelli di via Cavour, a Palermo, Maria D’Asaro e Pippo La Face discuteranno con l’autore il piccolo libro di Augusto Cavadi Tenerezza. Hanna Wolff e la rivoluzione (incompresa) di Gesù (Diogene Multimedia, Bologna 2016, euro 5,00). 
              Interventi musicali al pianoforte a cura di Giorgio Gagliano.

(Ho già recensito qui il saggio).

Ecco qualche foto dopo l'avvenuta presentazione (grazie ad Adriana Saieva e Massimo Messina):



martedì 21 marzo 2017

Memoria


Piersanti Mattarella




Amara
Arida Straziata
La nostra terra
Senza il vostro sorriso.
Memoria.     
















                                                                                Pio La Torre e Rosario Di Salvo


                                                                                Boris Giuliano con la famiglia


                                                                                             Peppino Impastato


Placido Rizzotto

Ninni Cassarà

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino





domenica 19 marzo 2017

L’autorevolezza perduta

Gavino Ledda
            Dal modo in cui a Palermo alcuni genitori si rapportano con i figli, pare che, dopo il ’68, il ruolo paterno (e materno) non sia transitato dalle secche dell’autoritarismo alle nuove frontiere dell’autorevolezza. Sebbene il Padre padrone del libro omonimo di Gavino Ledda sia un esiziale ‘orrore’ educativo, oggi purtroppo ci sono carenze formative opposte: figli capricciosi e sfrenati che tiranneggiano i genitori, bimbetti di cinque, sei anni che non hanno alcun senso del limite e spesso tengono sotto scacco genitori, nonni e zii. Bimbi che sono le prime vittime di una ‘deficienza genitoriale’ che confonde l’affetto con una pigra e colpevole acquiescenza e con la mancanza di regole e confini. In compenso, molti genitori, urlando per strada, impartiscono ordini ai  loro ‘familiari’ a quattro zampe: “Ermes vieni qui”,  “Laila non inseguire il signore!” Per quello che si nota fuori, non riescono però a farsi ubbidire neppure dai cani  … 
                                                                             Maria D’Asaro, “100NOVE” n.11 del 16.3.2017

venerdì 17 marzo 2017

Cura

J.Sorolla: Saliendo del baño (1915)     





Cura,
Nutri, ripara,
Con pazienza costante,
Affetti, corpi, cose, giardini.
Donna.

giovedì 16 marzo 2017

Se la spiritualità è "democratica" ...

(ecco i passaggi dell’intervista di Fabio Bonafè al prof. Augusto Cavadi, apparsa il 15.3.2017 su “Alto Adige” e riportata  nel suo blog qui:)

Cosa fa pensare che oggi esista un significativo bisogno di spiritualità?

Se per spiritualità intendiamo, come si fa solitamente, un’attitudine religiosa – addirittura in senso confessionale - penso che il bisogno di spiritualità sia in sensibile decremento. Qualora, invece, restituiamo alla parola “spiritualità” il suo significato originario, a mio avviso più autentico, di vita interiore intensa che si manifesta in gesti limpidi ed efficaci, allora possiamo riconoscere che c’è una grande sete di spiritualità. Mi spingerei ad asserire che proprio la crisi delle confessioni religiose apre spazi nuovi alla coltivazione delle spiritualità naturali, laiche.

Come si collegano spiritualità e filosofia?

In Occidente il cristianesimo ha gradatamente, ma inesorabilmente, monopolizzato nell’opinione pubblica la nozione di “spiritualità”. Ma di questo processo sono stati responsabili, primi fra tutti, i filosofi i quali – dimenticando, come hanno insegnato Hadot e Foucault, che la filosofia greca è stata per secoli una pratica spirituale – hanno ridotto troppo spesso la filosofia a mero esercizio intellettuale, a tecnica logica. Anche pensatori viventi, come Martha Nussbaum, ribadiscono e testimoniano che la filosofia è integrale quando è un modo di essere nel mondo, non solo un modo di pensare il mondo.

E’ per questo, suppongo, che il sottotitolo di uno dei tuoi ultimi libri (“Mosaici di saggezze” Ed. Diogene Multimedia, 2015) recita: “Filosofia come nuova antichissima  spiritualità”. Ma filosofia e spiritualità non sono articoli di lusso, per poche persone?

Davanti ai tanti problemi, urgenti e drammatici, che costellano la geografia  del nostro pianeta globalizzato è spontaneo ritenere che occorra dare la precedenza ad altri settori di analisi e di operatività come la produzione economica e la prassi politica. Soprattutto a venti o trenta anni è facile convincersi che nuove scoperte scientifiche, ardite applicazioni tecnologiche e soprattutto serie riforme politiche possono farci uscire dalla stagnazione in cui versiamo come individui e molto spesso come Stati. Ma la storia ci insegna che un’umanità spiritualmente povera riesce a sprecare anche le occasioni più favorevoli. Non si tratta di sottovalutare ciò che possiamo e dobbiamo innovare sul piano delle strutture economiche, sociali e politiche: si tratta di convincersi che ogni sperimentazione su questo piano va accompagnata, innervata, sostenuta da quella che Antonio Gramsci chiamava “riforma intellettuale e morale”.  Se questo è vero, non ci sarà imprenditore o politico in grado di cambiare davvero il corso della storia se il livello medio dei lavoratori e degli elettori  - dei cittadini, insomma – non sarà cresciuto quanto a saggezza, onestà intellettuale, gusto della contemplazione, familiarità col bello, pace interiore, sensibilità per la sofferenza dei viventi umani e oltre. Le urgenze sono numerosissime, ma democratizzare la spiritualità non è tra le meno impellenti. Su questo registro non mi stupirei se cardinali blasonati con attici di lusso o cattedratici dalle bibliografie chilometriche dovessero rivelarsi meno “spirituali” di maestre di provincia o di artigiani quotidianamente fedeli agli impegni della propria bottega.

martedì 14 marzo 2017

Dewey, la democrazia e le tre "C"

John Dewey
           John Dewey (1859-1952), filosofo pragmatista e pedagogista, uno dei massimi del XX secolo, ha sottolineato l’intrinseco legame che c’è tra democrazia ed educazione: al di là di forme e procedure istituzionali, il tasso di “democraticità” di una società è dato dalle reali possibilità di partecipazione alla vita politica del più ampio numero di cittadini. I quali devono essere messi in condizione di dare il loro contributo sviluppando precise competenze culturali e sociali riassumibili nella teoria delle tre “c”: Critical thinking (pensiero critico), Creative thinking (pensiero creativo) e Care thinking (pensiero valoriale, capacità di prendersi cura).
In quest’ottica, la scuola (pubblica) assume un ruolo centrale per la formazione e la salvaguardia di una società realmente democratica: per farsi valore condiviso è nei singoli che lo spirito democratico deve incarnarsi come costume, prassi, attitudine psicologica. Se ai più non è dato maturare, sin dalla più tenera età, la predisposizione a condividere emozioni e contenuti simbolici, a prender parte alla vita della comunità, esprimendo e perfezionando abilità personali e assumendosi responsabilità sociali, ebbene, pur in presenza della migliore legislazione possibile, la democrazia rimarrà di fatto lettera morta.

Tratto dall’imperdibile e illuminante saggio a più voci: Democrazia (Diogene Multimedia, Bologna, 2016, €20), a cura di Francesco Dipalo, Giorgio Gagliano, Elio Rindone (pagg.123/124)

domenica 12 marzo 2017

Miracolo




Duro
L’inverno.
Ma nel giardino
Sorpresa di fiori colorati.
Miracolo.                                                  


(Un grazie di cuore a Santa, che mi ha generosamente ospitata qui, nel suo ricco blog La Santa furiosa)









venerdì 10 marzo 2017

Vota Patanè …

Vota Patanè senza chiederti il perché”: uno degli slogan per conservare la poltrona, da parte dell’omonimo sindaco traffichino e corrotto, ne “L’ora legale”, fortunato quanto discusso film dei comici palermitani Ficarra e Picone. “L’ora legale” ha infatti suscitato reazioni diverse tra gli spettatori: tanto divertimento, ma anche indignazione e sconcerto. In un editoriale su “Repubblica – Palermo”, Augusto Cavadi afferma che il film “radiografa una situazione reale: i siciliani (e in generale gli italiani …) odiano la corruzione altrui, ma sono disposti a perdonare la propria. Vogliono la rivoluzione con le teste degli altri. Si rifiutano di ammettere che, senza i costi della coerenza personale,  i processi sociali o non partono o partono sotto la sferza delle dittature”. Cavadi conclude: “Se il finale del film di Ficarra e Picone ci sembra troppo amaro non ci resta che impegnarci a falsificarlo nella storia effettiva.” Raccogliamo la sfida quindi, se ne siamo capaci.
                                                                              Maria D’Asaro,100NOVE” n.10 del 9.3.2017

lunedì 6 marzo 2017

I classici, chiave d’accesso per capire la vita …

      "E' classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno”. Nelle parole di Italo Calvino c’è la vera spiegazione della fortuna dei classici. Opere immortali che ci offrono delle lenti per guardare noi stessi con altri occhi, per leggere il nostro tempo ma in lontananza, identificandoci con quelle vicende e quei personaggi in cui da secoli continuano a rifletterci come allo specchio. I classici sono capolavori senza data di scadenza (...), proprio perché restano dei long/seller dell’anima.
          È questa la ragione per cui Ulisse e Don Chisciotte, Clitemnestra e Lady Machbeth, Renzo e Lucia, Anna Karenina e la duchessa di Guermantes non hanno mai finito di dirci quello che hanno da dirci. E visto che non ci stanno a restare chiusi nei libri dove sono nati, saltano continuamente fuori come popup installandosi nel nostro immaginario. La loro forza è tale che continuano a funzionare con ogni tipo di supporto. Dal cinema alla televisione, dai cartoon alla musica, dalle arti visive al teatro. Proprio perché riescono a tenere insieme la Storia con la esse maiuscola e le nostre piccole storie, le grandi finzioni e la realtà quotidiana di ciascuno di noi.
           Ci aiutano a orientarci nei labirinti misteriosi del cuore e nei meandri oscuri della mente, di cui diventano le figure simbolo. Quelle che parlano a noi e di noi, al di là delle parole, spesso a nostra insaputa. Dando voce a quel lato oscuro e inspiegabile della vita che altrimenti non arriverebbe a mostrarsi. Figure come Edipo, Medea, Fedra, Cassandra sono un poetico effetto notte della coscienza. Luci che illuminano quel dialogo al buio che ciascuno ha con se stesso e con gli altri.
       È proprio quel che faceva il teatro nell’antica Grecia attraverso le vicende esemplari degli eroi tragici. Soffrendo, commuovendosi, interrogandosi, immedesimandosi in quelle storie grandi e terribili, di madri che uccidono figli e di figli che uccidono madri, i cittadini della polis cercavano un filo che li aiutasse a orientarsi nelle tenebre dell’umano, a trovare ragioni per ciò che non ha ragione.       Per liberarsi da quella quota di buio che è in tutti i mortali proiettandola sui protagonisti di quelle vicende immortali. Che facendo deflagrare la tensione fra ethos e pathos aprivano di fatto la scatola nera dell’essere. Davano un corpo e un volto a un enigma destinato altrimenti a diventare un incubo senza nome. Insomma i classici sono istruzioni per l’uso della vita.
                                                                                        Marino Niola - La Repubblica , 1/8/2015

 (Marino Niola è un professore napoletano di antropologia e un giornalista: vedi qui.)

venerdì 3 marzo 2017

Un vescovo speciale

    
        Forse ai non “addetti ai lavori” riesce difficile cogliere la portata dirompente della nomina, il 10 febbraio scorso, di fra Giovanni Salonia a vescovo ausiliario di Palermo. Con questa investitura infatti, papa Francesco continua la sua coraggiosa e profetica opera di rinnovamento nella Chiesa cattolica.  Perché il nuovo vescovo è una persona speciale: frate cappuccino, ricco di spirito francescano, è anche psicologo e psicoterapeuta, professore di Psicologia sociale, direttore scientifico dell’Istituto italiano “Gestalt Therapy Kairòs”, oltre che stimato luminare della Psicologia della Gestalt a livello internazionale. Il prof. Antonio Sichera, che lo conosce bene, scrive di lui : “Capisce a fondo il cuore dell’uomo perché vi ha dimorato, perché lo ha molto ascoltato”. Chi lo ha frequentato, o ha letto i suoi testi preziosi, può testimoniare quanto vale ogni sua parola e ogni suo gesto. Fortunata o, meglio, benedetta Palermo ad averlo come suo pastore. Grazie di esserci, vescovo Giovanni.
                                                                                  Maria D’Asaro, “100NOVE” n.9 del 2.3.2017

mercoledì 1 marzo 2017

Il miglior digiuno

1. Sorridere, un cristiano è sempre allegro!
2. Ringraziare (anche se non “devi” farlo).
3. Ricordare agli altri quanto li ami.
4. Salutare con gioia quelle persone che vedi ogni giorno.
5. Ascoltare la storia dell’altro, senza pregiudizi, con amore.
6. Fermarti per aiutare. Stare attento a chi ha bisogno di te.
7. Alzare gli animi a qualcuno.
8. Celebrare le qualità o successi di qualcun altro.
9. Selezionare quello che non usi e donarlo a chi ne ha bisogno.
10. Aiutare quando serve perché l’altro si riposi.
11. Correggere con amore, non tacere per paura.
12. Avere buoni rapporti con quelli che sono vicino a te.
13. Pulire quello che si usa in casa.
14. Aiutare gli altri a superare gli ostacoli.
15. Telefonare ai tuoi genitori  (se sono in vita, altrimenti alle zie ... nota della blogger)

Il miglior digiuno

  • Digiuna di parole offensive e trasmetti parole squisite 
  • Digiuna di scontenti e riempiti di gratitudine 
  • Digiuna di rabbia e riempiti di mitezza e di pazienza 
  • Digiuna di pessimismo e riempiti di speranza e di ottimismo
  • Digiuna di preoccupazioni e riempiti di fiducia in Dio
  • Digiuna di lamenti e riempiti di cose semplici della vita 
  • Digiuna di pressioni e riempiti di preghiera 
  • Digiuna di tristezza e amarezza, e riempiti il cuore di gioia 
  • Digiuna di egoismo e riempiti di compassione per gli altri 
  • Digiuna di mancanza di perdono e riempiti di atteggiamenti di riconciliazione 
  • Digiuna di parole e riempiti di silenzio e di ascolto degli altri 
Se tutti praticheremo questo digiuno il quotidiano si riempira' di Pace, fiducia, gioia e vita.

(Ecco quanto di proponeva papa Francesco per la Quaresima 2016. Estensibile al 2017 ...)

lunedì 27 febbraio 2017

Giuseppe, Irene, Roberto …


          Giuseppe, Irene, Roberto, Giulia: questi, in bella vista nei monitor indicanti anche tipo di servizio erogato e numero dell’utente allo sportello, i nomi degli impiegati di un Ufficio Postale di Palermo. Presentarsi con un confidenziale “Sono Silvia” è l’efficace modalità di “vendita” da parte di chi telefona per una promozione: si cerca, tramite la falsa vicinanza empatica indotta dal presentarsi per nome, la “captatio benevolentiae” del consumatore. Si tratta di una forzatura respinta al mittente solo da chi è capace di riconoscere le blandizie di una “prossimità” fasulla. Siamo lontani anni luce da uno degli slogan della rivoluzione culturale del ’68: “Il pubblico è privato; il privato è pubblico”, il cui scopo - far capire alla gente che le scelte politiche riguardano sia la sfera personale che quella collettiva -  non ha niente a che fare col chiamare per nome l’impiegato delle Poste o l’addetto a una vendita promozionale.
                                                                            Maria D’Asaro, “100NOVE” n.8 del 23.2.2017

venerdì 24 febbraio 2017

Gesù: che Tenerezza di uomo ... Ecco la recensione


            Tra i meriti del saggista e filosofo Augusto Cavadi, oltre alla rara capacità di coniugare in modo esemplare rigore di pensiero e chiarezza espositiva in campi che spaziano dalla politica alla filosofia, dalla teologia all’etica e all’impegno sociale, c’è anche quello di riuscire a condensare spunti imperdibili in libretti all’apparenza modesti. In particolare, nelle novanta pagine che compongono il saggio Tenerezza – Hanna Wolff e la rivoluzione (incompresa) di Gesù (Diogene Multimedia, Bologna, 2016, €5) l’autore ci offre le riflessioni su Gesù di Nazareth a opera della poco nota teologa e psicoterapeuta Hanna Wolff, deceduta nel 2001. L’intento dichiarato del testo è quello di richiamare l’attenzione sulle interessanti tesi della studiosa tedesca che, a parere di Cavadi, non merita affatto la damnatio memoriae cui sembra condannata: infatti le sue conclusioni teologiche, davvero suggestive e innovative, hanno il merito di presentarci un Gesù storico più autentico e “liberatorio” di quello conosciuto, ad esempio, attraverso le confessioni cristiane.
         Che Gesù ci presenta questa studiosa di confine, che si è occupata di teologia e psicoterapia attraversando con coraggio e grande competenza tali discipline? Nei suoi tre testi fondamentali - Gesù, la maschilità esemplare; Gesù psicoterapeuta; Vino nuovo, otri vecchi - riproposti in italiano dall’editrice Queriniana e ben riassunti nel saggio di Cavadi, viene delineata la figura storica di un Gesù rivoluzionario incompreso, maschio e terapeuta esemplare; un Gesù che rifiuta il Dio degli eserciti, l’onnipotente Dio-patriarca della tradizione vetero-testamentaria. Ma la discontinuità tra Antico e Nuovo Testamento, così netta nelle parole e nella vita del Nazareno, è stata poco compresa già dai suoi stessi discepoli che “hanno forzatamente ‘armonizzato’ il messaggio di Gesù con il patrimonio biblico anteriore”. Secondo la teologa “La fanatica volontà di avviticchiarsi, come un’escrescenza parassita, all’ebraismo e al suo patrimonio religioso” trae origine “dalla ricerca non riuscita, e realizzata solo in parte, dell’identità cristiana”; per cui, paradossalmente, Cristo “che respingeva ogni giudizio, è divenuto il giudice del mondo.
Hanna Wolff
        La Wolff, con la sua attenta esegesi, ci dimostra invece che il Gesù originario credeva in un Dio assai diverso: un Dio misericordioso, un Dio empatico, che ci ama e ci lascia liberi “che garantisce un ritorno senza timore nella casa paterna/materna, che esclude radicalmente ogni ricorso alla violenza; (…) che, come un artista degno di lode, sollecita gli esseri umani a diventare artisti simili a lui.” Cavadi argomenta quindi che “cortei pro-famiglia, pro-campanile, pro-nazione potranno sempre svolgersi, ma non in nome di Gesù il Galileo” ed evidenzia come “la predicazione del vescovo di Roma – centrata sulla misericordia divina più che sul rigore legalistico patriarcale – troverebbe nelle ricerche bibliche e antropologiche della Wolff un più che solido fondamento scientifico”. 
      Hanna Wolff sottolinea ancora che Gesù, capace di integrare armonicamente l’anima maschile e quella femminile, è stato un “maschio singolare”: infatti, mettendo al centro della sua predicazione i valori femminili della disponibilità, della ricettività e della cura, ha demolito l’androcentrismo del mondo antico. Cavadi mette poi in evidenza che la Wolff, attraverso questa ‘nuova’ immagine storica di Gesù Cristo, ci fa ripensare criticamente molta teologia e altrettanta antropologia; infatti: “l’uomo concepito da Gesù è capace di rinunziare totalmente alle proiezioni che lo alienano e lo de-responsabilizzano (…). E’ di estrema plasticità psicologica: mostra di possedere ‘una sviluppata funzione del sentimento’(…); una spontanea e diretta percezione della natura profonda degli uomini e delle cose; (…) la capacità di vedere la realtà nella sua concretezza e di dare altrettanta concretezza alla dimensione più autentica, nonché di renderla comprensibile a tutti”
       Infine, in Gesù la Wolff riconosce un precursore della psicoterapia contemporanea “perché in lui è pienamente presente la conoscenza dei processi psichici costruttivi o distruttivi della vita; (…) perché risana la persona ammalata (…), aiutandola a perseguire un agire costruttivo, che permetta di edificare la propria vita in gioiosa responsabilità”. Gesù dunque è lo psicoterapeuta esemplare, che “esorta l’uomo a diventare ciò che può e deve essere”, dà rilevanza sociale alle verità fondamentali dell’esistenza umana, esige da ciascuno il coraggio di incontrare se stesso.
        Grazie allora ad Hanna Wolff e al prezioso libretto di Cavadi, che ci fanno innamorare di questo Gesù maestro di cura: Tenerezza incondizionata che ci aiuta a vivere relazioni umane amorevoli, libere e autentiche e feconda un ventaglio infinito di possibilità esistenziali.  
        
                                                                  Maria D’Asaro: 100NOVE n.8 del 23.2.2017, pag.31

mercoledì 22 febbraio 2017

La maledizione della Sinistra: Scindetevi e moltiplicatevi

       Le divisioni nella grande famiglia litigiosa della Sinistra hanno radici lontane; la più recente si sta consumando all’interno del PD. Tralasciando analisi e commenti – troppa l’amarezza, grande lo sconforto e, soprattutto, la pena per un’Italietta priva di una classe politica all’altezza di questa difficile periodo di crisi - ecco l’esilarante Corrado Guzzanti in un Fausto Bertinotti che afferma “A Sinistra ci dividiamo per difenderci dai virus Dobbiamo continuare a scinderci sempre di più e creare migliaia di microscopici partiti comunisti indistinguibili l'uno dall'altro che cambiano continuamente nome e forma ... Dividiamoci anche se la pensiamo allo stesso modoIl nostro slogan è Scindetevi e moltiplicatevi …”. 
(ringrazio mio figlio Riccardo per la segnalazione).

Si ride per non piangere. Intanto sulla scena politica mondiale impazza Donald Trump.




domenica 19 febbraio 2017

Differenziamoci …


       Nel 2009 è stato previsto l'obbligo per tutti i Comuni italiani di differenziare almeno il 35% dei rifiuti; subito dopo il tetto da raggiungere, già entro il 2012, era aumentato al 65%. Purtroppo, nel 2013  in Italia la percentuale di differenziata è stata solo del 42,3%. In quest’ambito, la Sicilia è fanalino di coda: i dati relativi alla raccolta differenziata nel 2016 oscillano tra il 15 e il 21%, a fronte di risultati migliori nelle altre regioni del Sud: la Calabria differenzia il 30% dei rifiuti, Campania e Puglia circa il 50%, la Sardegna consegue la targa di regione virtuosa differenziando circa il 60%. A Palermo, la raccolta differenziata, praticata con la modalità porta a porta solo in pochi quartieri del centro, non è mai decollata.  L’appello ai candidati Sindaco per l’imminente rinnovo del Consiglio comunale è di inserire la differenziata tra le 10 cose da fare subito in città!
                                                                            Maria D’Asaro, “100NOVE” n.7 del 16.2.2017

venerdì 17 febbraio 2017

Atene: fu vera democrazia?

      Davvero illuminante il saggio Democrazia (Diogene Multimedia, Bologna, 2016, €20), a cura di Francesco Dipalo con contributi di Giorgio Gagliano, ed Elio Rindone.
Eccone un assaggio, tratto dalla prima parte – a cura del prof. Rindone - che pone un intrigante interrogativo: Atene: culla della democrazia? (pagg.41,42)

L’immagine di Atene proposta nell’epitaffio di Pericle – quella di una città che «coinvolge nell’amministrazione non pochi cittadini ma la maggioranza di essi» (…) – non sembra dunque la descrizione più fedele della realtà.
Gli interessi in gioco, in effetti sono difficilmente conciliabili: i ceti benestanti e quelli popolari sono inevitabilmente in conflitto e quando possono (…) si impadroniscono a turno del potere. Il merito che Tucidide attribuisce a Pericle (…) è quello di aver saputo realizzare un sia pur precario equilibrio, conquistando il potere del demo mentre instaurava in realtà una sorta di principato. L’ordinamento politico ateniese è quindi espressione di quelli che sono, di volta in volta, i rapporti di forza. Se sono più influenti i nobili o i ricchi, ci sarà un regime aristocratico o oligarchico; quando aumenterà il peso delle classi popolari, si affermerà un regime democratico. Ad Atene, come negli altri Stati, la convivenza politica non si basa perciò sulla giustizia  e sull’eguaglianza dei diritti, ma sulla forza: infatti gli schiavi, che non hanno i mezzi necessari per far valere i loro diritti, non hanno alcun potere.
All’interno della città tuttavia, se vige la legge del più forte, si cerca in ogni modo di trovare soluzioni che evitino, se possibile, il ricorso alla violenza. Nella politica estera, invece, i conflitti si risolvono necessariamente con la guerra: le relazioni tra gli Stati sono regolate non dal diritto ma dalla forza. E alla legge del più forte ispirano le loro scelte politiche non solo i regimi oligarchici, ma anche la stessa democratica Atene. Abbiamo visto, infatti, che la ricchezza della città si basa sulla potenza della sua flotta, che ha reso possibile il dominio sul mare e la creazione dell’impero. 
E un impero si può creare e mantenere solo usando la forza, senza cedere a scrupoli a carattere morale. (...)

mercoledì 15 febbraio 2017

IL segreto della bellezza: grazie Audrey

    "Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili; per avere gli occhi belli, guarda quello che le persone hanno di bello in loro; per rimanere sottile, condividi i tuoi pasti con coloro che hanno fame; per avere dei bei capelli, lascia che un bambino li accarezzi ogni giorno; per avere un bel portamento, cammina sapendo di non essere mai sola, perché coloro che ti amano e ti hanno amato ti accompagnano.
Le persone, più ancora che gli oggetti, hanno bisogno di essere riparate, viziate, risvegliate, volute e salvate: non rinunciare mai a nessuno. Ma pensa anche che se un giorno hai bisogno di una mano, ne troverai una alla fine di ciascuna delle tue braccia: crescendo ti renderai conto che hai due mani, una per aiutare te stesso, l'altra per aiutare coloro che ne hanno bisogno.
La bellezza di una donna non è nei vestiti che indossa, nel suo viso o nel modo di sistemare i capelli. La bellezza di una donna si vede nei suoi occhi, perché quella è la porta aperta sul suo cuore, la fonte del suo amore. La bellezza di una donna non è nel suo trucco, ma nella sua anima. È nella tenerezza che dà, nell'amore, nella passione che esprime. La bellezza di una donna cresce con gli anni".

Se non è una bufala, nel web  queste affermazioni sono  attribuite all'attrice Audrey Hepburn, quando le chiesero di rivelare i suoi segreti di bellezza. Frasi che, pare, siano state lette ai suoi funerali.


sabato 11 febbraio 2017

Un eroe “normale”

        Da parecchi anni, Carlo – lo chiameremo così - esce solo per fare la spesa o per eventi eccezionali. Carlo, che abita a Palermo, all’ottavo piano di una palazzina, non è malato e non ha particolari problemi; ma, da quando è morta la mamma, ormai molti anni fa, si occupa a tempo pieno della sorella maggiore, affetta da sindrome di Down, che accudisce con affetto e competenza straordinari: la imbocca, la lava, la veglia nel disordinato riposo notturno. Soprattutto la coccola e le vuole bene. Se sua sorella, ad ottobre, ha festeggiato il 51° compleanno, il merito è anche della presenza costante del fratello al suo fianco. Che non si sente affatto speciale, anche se, per accudire la sorellina, ha dovuto lasciare il lavoro e mettere tra parentesi la sua vita. A Carlo, che tra qualche giorno compirà 50 anni, l’augurio di tanta serenità e di avere la gioia che merita.
                                                                                Maria D’Asaro, “100NOVE”  n.6 del 2.2.2017

giovedì 9 febbraio 2017

Il partito invisibile del Sale e della Luce

       Non so se abbiamo riflettuto abbastanza sulle affermazioni che Gesù fa a proposito dei cristiani: “Essere sale della terra, essere luce del mondo”. Quando è messo nella terra o quando lo mettiamo nel cibo, il sale non si vede. Il sale non si deve sentire a parte, ma rende gustoso il cibo o rende ricca di sostanze la terra, dissolvendosi e rendendola capace di portare frutti saporiti. 
    Non so se noi cristiani siamo autorizzati a fare (...) un gruppo a parte rispetto al mondo o se invece, secondo queste bellissime ed efficaci metafore, dobbiamo confonderci con la società, fare parte di questa società, esserci dentro. E se siamo capaci, accettando la sollecitazione che ci viene dal Vangelo, di sapore e sapienza alla vita. O siamo capaci e ci riusciamo o, altrimenti, non stiamo celebrando la nostra identità cristiana. Non basta che i cristiani si raccolgano a parte e dicano di essere cristiani oppure facciano un partito (…) No. Siamo nel mondo, al servizio del mondo. Siamo per il mondo. Non ci confondiamo con la logica del mondo perché vorremmo dare un gusto diverso all’esperienza umana, vorremmo condirla.  E quindi quello che potrebbe rischiare di diventare banale, la vita quotidiana, la vogliamo rendere saporita, gustosa, degna di essere vissuta, di essere gustata e degna di portarci avanti gioiosamente come un bel cibo che ci nutre. Ci nutriamo di cose gustose!Possiamo vivere in maniera scipita: possiamo stare dietro un bancone a rendere il proprio servizio, in maniera “scipita”; o stare a casa a fare i nostri servizi in maniera “scipita”, disadorna. Oppure possiamo metterci il sale. Anche la cosa più banale può diventare miracolosa.
      E quindi occorre questa immissione piena di sale, nella vita e nella realtà di ogni giorno, in questo mondo di cui facciamo parte, di cui non dobbiamo vergognarci, perché è quello amato da Dio. E ognuno di noi deve capire in che cosa può dare sapore! Che si tratti di rapporti fra le persone, fra marito e moglie e con figli; che si tratti di rapporti con i colleghi, con il vicinato ... dobbiamo rispondere alla domanda: in che cosa posso esprimere la mia esistenza cristiana? Possiamo farlo soltanto se riusciamo a dare questo gusto alle cose. Non essere lì a opporsi, a sopraffare, ad averla vinta ... sono tutte cose inutili. Dai gusto! E gustiamo insieme, se ci riusciamo appunto, la bellezza della vita! 
       E così anche la luce! La luce non la possiamo guardare direttamente. Questo compete a Dio, ma noi non ci riusciamo se non per restare abbagliati. Ma noi possiamo portare luce, in noi stessi e negli altri. Possiamo illuminare le situazioni della vita se ci riusciamo … e orientarci. Con la luce possiamo capire in che direzione stiamo andando. Può darsi che abbiamo sbagliato strada: la luce ci indica la direzione. Orientiamoci! Serve a orientarsi fare cose che meritano di essere fatte, che vale la pena che ci impegniamo a farle e hanno una loro luminosità. Ma non perché siamo cristiani, e quello che fanno i cristiani è sempre buono, giusto e retto. No, al contrario: mostriamo di essere cristiani perché facciamo cose buone, giuste e rette. O per dirla con la Prima lettura: “La tua luce sorgerà come l’aurora, è una luce che rimarginerà anche le ferite perché toglieremo di mezzo l’oppressione, apriremo il cuore all’affamato, sazieremo l’afflitto di cuore. Allora brilla la nostra luce”.
Portiamo soluzioni ai problemi della vita! Portiamo luce che riscalda e che ci dà la voglia di andare avanti. Se ci riusciamo dovremmo essere solari, luminosi, partecipativi di luce, diffusivi di luce. La luce non si può contenere, la possiamo solo far passare attraverso di noi. 
E allora ripensiamola così la nostra esistenza. Se dovessimo rispondere a delle domande a fine giornata o a fine settimana o quando vogliamo, dovremmo chiederci: In che cosa ho portato gusto stando insieme con gli altri? Sono riuscito a dare un gusto particolare? Buono, da assaporare? In che cosa ho portato un po’ di luce?    
    Anziché stare lì ed avvilirci e combattere contro le tenebre, ricordate la frase “Non gridare contro il buio, accendi una luce”?  Ed è finito il buio. È inutile litigare con il buio, basta accendere una luce. (...) Sapere è un verbo che noi usiamo anche come ausiliare “sapere accendere” una luce è la cosa più semplice … Molta nostra vita si spreca anche perché ci viene difficile produrre luce, alimentare rapporti gustosi, belli. (...) Ci viene molto più sbrigativa l’azione-reazione, il contrasto, l’opposizione. Se noi cristiani vogliamo fare qualcosa (...) dobbiamo essere persone gustose, che sanno dare sapore, luminose. In mezzo a tante situazioni che restano anche oscure, tante volte. Non dobbiamo pretendere di essere “la Luce”. Ma possiamo dare un momento di luminosità, di calore, un momento di tepore. Non mettendoci al di sopra o al di fuori degli altri perché siamo migliori … ma condividendo con gli altri quel po’ di bene e di verità, di calore, di voglia di vita che va, appunto, condivisa con gli altri, con la gioia di vedere sorridere gli altri accanto a noi. 

(il testo, pronunciato domenica 5/2/2017  nella chiesa di san Francesco Saverio a Palermo, non è stato rivisto dall’autore, don Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)