domenica 23 agosto 2015

Quando l'economia uccide, bisogna cambiare

   Sono abbastanza vecchia per ricordare alcuni slogan: Lavorare meno per lavorare tutti  - La vera politica è decidere come fare la spesa – Quando l’economia uccide bisogna cambiare. Sentire che una signora di 49 anni, Paola Clemente, muore in Puglia forse perché troppo provata dal caldo e dal lavoro massacrante in campagna (si alzava alle due di notte e guadagnava circa 27 euro al giorno) mi fa stare male. Giuro che sarei disposta a spendere molto di più per la frutta, per una bottiglia di sugo, pur di non mangiare le conserve di pomodoro insanguinate dalla fatica mortale degli stagionali sfruttati di cui parla Serra.
Consumatori solidali di tutta l’Italia, uniamoci!
Anche queste considerazioni di Michele Serra (su “La Repubblica” di oggi) avrei voluto scriverle io:
"La morte (per fatica e per caldo) di qualcuno di loro ci porta, occasionalmente, a “scoprire” che in Italia lavorano nei campi, per un salario offensivo, circa quattrocentomila stagionali, in buona parte stranieri, reclutati e taglieggiati dai cosiddetti caporali. Definirla economia sommersa è abbastanza ipocrita, poiché emerge con la prepotenza delle abitudini consolidate e del malaffare incallito.
Facile, in materia, fare del moralismo, più difficile intervenire data l’entità del fenomeno, la disperazione (degli sfruttati) e la tracotante impunità (degli sfruttatori).
Ma vale la pena considerare con quale facilità e frequenza scenari ottocenteschi, di sfruttamento disumano, trovino ampio spazio in un’epoca che ama dedicare quasi ogni sforzo di analisi alla società immateriale, alle nuove tecnologie, all’economia in rete, e si imbambola al computer convinta che il lavoro materiale non sia più necessario, non più strutturale; ma può farlo solamente perché la povera gente ancora crepa nei campi con la schiena piegata, e spesso anche nelle fabbriche. Il lavoro materiale è quello che ci dà da mangiare, da abitare, da viaggiare. Avere smesso di considerarlo centrale è stato un errore politico e un abbaglio culturale. Noi fighetti che passiamo la giornata al computer siamo sfamati, letteralmente, dai braccianti dei quali ci occupiamo solo quando schiattano sotto il sole."

2 commenti:

  1. Ecco, bisogna comprare questi:
    http://dovegirailsole.blogspot.it/2015/07/consigli-per-gli-acquisti-sfruttazero.html

    RispondiElimina
  2. @Silvia Pareschi: grazie del link! Quando posso, le conserve di pomodoro le faccio a casa riutilizzando barattoli e vecchie bottiglie e acquistando pomodoro locale. E spesso (purtroppo non sempre perchè il negozio è assai lontano da casa) compro sugo di pomodoro equo e solidale.

    RispondiElimina