giovedì 31 dicembre 2015

Prontuario per il brindisi di capodanno

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l'ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l'italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l'offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all'ultimo insulto che sia l'ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
                                                                                                      Erri De Luca






lunedì 28 dicembre 2015

Dio esiste e vive a Bruxelles

      Capita a tutti di chiedersi se Dio esiste e, se sì, quale sia il suo vero volto … Il regista Jaco Van Dormael,  già nel titolo italiano del suo ultimo film, ci dice che Dio esiste e vive a Bruxelles.  Il Dio di Van Dormael non è però, come siamo abituati a pensare, un vecchio signore bonario con una lunga barba grigia, ma un uomo violento, irascibile e vendicativo, che manovra il mondo a suo piacimento attraverso un computer. Dio ha anche una famiglia: un figlio ben noto, JC (Jesus Christ), da tempo scappato di casa perché non va d’accordo col padre, una moglie succube e inetta, intenta solo a ricamare e a seguire le partite di baseball in TV, e una figlia di dieci anni, Ea. Ea è una ragazzina intelligente e ribelle, che non si rassegna alla prigione dispotica nella quale è rinchiusa e non sopporta i soprusi che il padre riserva al genere umano. Così un giorno anche lei fugge da casa cercando sei nuovi apostoli da aggiungere ai dodici già reclutati dal fratello maggiore. Prima di scappare manomette però il computer divino, comunicando con un sms a tutti gli uomini la data della loro morte. Dopo lo shock iniziale, l’umanità reagisce in modo positivo alla rivelazione, dando una sferzata creativa e gioiosa allo scampolo di esistenza ancora da vivere ed Ea, con l’aiuto di un barbone e dei sei nuovi discepoli, scrive un nuovo vangelo  …
     Nonostante la palese e talvolta pesante parodia, Dio esiste e vive a Bruxelles non risulta blasfemo: Jaco Van Dormael  riesce anzi a fornire allo spettatore preziosi elementi di riflessione sul senso dell’esistenza e delle relazioni umane, nella consueta cornice scenica surreale ed onirica, che rivela - come in Toto le héros e ne L’ottavo giorno - una suggestiva forza narrativa. Così, sebbene uscito a maggio scorso, Le Tout Nouveau Testament  - questo il titolo in lingua originale - risulta un film dal sapore quasi natalizio, la cui visione lascia agli spettatori un piacevole retrogusto di speranza: la buona novella di Ea invita infatti ad abbandonare le trappole del dominio, della ricchezza e dell’ipocrisia, le maschere sterili e vuote del perbenismo e della menzogna, per ritrovare la perla nascosta che ciascuno ha dentro di sé. Chissà, forse ci salverà davvero una dea bambina che, come Ea, ci restituirà alla nostra essenza più profonda attraverso uno sguardo nuovo su noi stessi e sul mondo. La meraviglia del suo sguardo sarà capace di evocare il bambino che è in noi e di metterci finalmente in contatto con la musica della nostra anima.



sabato 26 dicembre 2015

Mosaici di saggezze: ecco la recensione


Augusto Cavadi
     E’ possibile vivere una spiritualità slegata da una fede religiosa? Che ruolo ha la filosofia nella ricerca di una tale spiritualità? Quali contributi ci offrono in proposito i filosofi antichi e moderni? In Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna, 2015, € 25,00) Augusto Cavadi risponde in modo esauriente a tali interrogativi, affermando che la spiritualità non è prerogativa solo delle religioni e che il pensiero filosofico ha le carte in regola per illuminare i percorsi di saggezza dell’umanità. Per quantità e qualità della materia trattata, il lettore ha in mano un libro assai ricco e complesso: se ne suggerisce perciò una lettura lenta e meditata, la più adatta a gustare e ‘digerire’ appieno le molteplici riflessioni che il testo contiene; riflessioni che l’autore intreccia comunque con brillante maestria,  consentendo di fruire appieno della robusta poliedricità dell’opera grazie a una esposizione chiara e scorrevole. 
Vinto il timore reverenziale verso un testo impegnativo sì, ma sicuramente alla portata di uomini e donne che, alla ricerca di un senso della vita e del mondo, non si sottraggono alla fatica del pensare, Mosaici di saggezze si rivela un libro necessario, addirittura di “servizio”, perché, pur senza pretendere la palma dell’originalità, colma una lacuna nel panorama filosofico: recupera infatti alcuni filoni spirituali della filosofia occidentale e traccia le linee essenziali di una possibile - multiforme e intrinsecamente inesauribile - spiritualità filosofica. Operazione possibile perché l’autore - alla maniera socratica “filosofo di strada” senza steccati e senza frontiere - è capace di spaziare laicamente nell’universo delle riflessioni incarnate nel tempo dai singoli pensatori, costruendo ponti e connessioni tra le diverse ‘offerte’ spirituali. 
Perché è proprio l’esercizio del pensiero a rendere possibile una spiritualità, anzi un mosaico di saggezze e di spiritualità, a patto che, sottolinea l’autore “ci riconciliamo con la costellazione dei termini imparentati con il vocabolo ‘spirito’ (…) e restituiamo al termine … la sua costitutiva polifonicità (…): ciò che noi siamo nel nucleo più intimo e ciò che possiamo diventare al culmine della nostra fioritura”.  Così intesa, la spiritualità non può che essere di per sé inclusiva; e la filosofia “non può sottrarsi al compito cui sembra chiamarla l’epoca storica che attraversiamo: vigilare criticamente contro ogni travestimento perverso dello spirituale, (…) ma anche contribuire in positivo alla rinascita e diffusione di un’autentica dimensione spirituale dell’esistenza personale e collettiva”. 
Presentazione del testo alla libreria Feltrinelli - Palermo
Non è facile condensare in poche righe la straordinaria ricchezza del testo: Mosaici di saggezze fornisce utili riflessioni sul senso della filosofia oggi, “l’amica ritrovata” che serve a non dare nulla per scontato ed è il miglior antidoto ai diversi fanatismi; evidenzia le connessioni inscindibili tra filosofia, etica e politica, ribadendo il legame tra la riflessione filosofica sulla vita individuale e l’azione sociale e politica e indicando nell’ortoprassi il fine ultimo della ricerca filosofica; ci offre poi un’analisi illuminante sulla svolta pratica della filosofia e un’ampia disamina sulla sua valenza intrinsecamente spirituale e terapeutica; ancora, nei capitoli “Costellazioni della modernità” e ”Costellazioni della contemporaneità”, il libro propone imperdibili approfondimenti sulla spiritualità di pensatori del calibro di Giordano Bruno, Pascal, Montaigne, Feuerbach, per citarne alcuni, e, tra i contemporanei, Ellul, teorico della decrescita, Hans Jonas, Gadamer ed Edgar Morin: proprio Morin ci esorta, tra l’altro, a “implementare ogni politica con generose doti di etica e ogni etica con forti iniezioni di spiritualità”. 
Il testo infine, non a caso scritto in prima persona, riesce persino a com-muoverci, perché le sue pagine toccano profondamente la nostra mente e il nostro cuore, attraverso una sorta di costante e feconda risacca filosofico/esistenziale. E allora: la spiritualità filosofica ci salverà? Luc Ferry afferma che compito ultimo della filosofia è comunque il riconoscimento del suo limite: “L’amore della saggezza deve in un certo senso eclissarsi per dare spazio … alla saggezza stessa. Essere saggio (…) è semplicemente  vivere con saggezza, il più possibile liberi e felici, riuscendo infine a vincere le paure che la finitezza ha suscitato in noi”. E Cavadi gli fa eco, suggerendo l’abbraccio felice tra amore e filosofia: “La filosofia può salvare dal non-senso solo se si prende sul serio la sua valenza esistenziale, mistica (…) ma in questo vissuto non può mancare l’esperienza dell’amore. La filo-sofia è completa solo se è anche sofo-filia. (…) Nessun amore della sapienza è veramente tale se non, anche, sapienza dell’amore.” 
                                                         Maria D’Asaro, “Centonove” n.32 del 24.12.2015, p.28,29


giovedì 24 dicembre 2015

In principio era la Parola …

      “In fondo è vero: Man sagt (l’uomo parla). Ma parla per dirsi: e il dirsi è sempre dentro e al di là delle parole. Allora diventa chiaro che le nostre parole sono tentativi di arrivare alla parola: a quella parola più vicina al fuoco intimo della vita. Le nostre parole – nel loro andare e venire, dire e non dire, rivelare e nascondere (come non ricordare “Il Piccolo Principe”?) – rimangono ricerca ostinata anche se tortuosa del corpo e della vita da cui sono state generate e verso cui tendono. Anche quando sembrano smarrite lontano, molto lontano dal corpo, è il corpo che le parole cercano”. 
Queste riflessioni del prof. Salonia, psicoterapeuta della Gestalt Therapy, possono essere lette oggi come accenno evocativo al mistero del Natale, festa per i cristiani di un Dio, Verbo/Parola, che decide di abitare il corpo degli uomini per donare parole piene di vita. Buon Natale a tutti.

                                                                          Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 32 del 24.12.2015


martedì 22 dicembre 2015

Pensione minima, felicità massima

         La vita di Giovanna non è stata facile: senza un lavoro fisso, dopo la separazione da un marito violento, ha cresciuto da sola due figli. Compiuti 65 anni, è in attesa della pensione di vecchiaia. Ecco invece la sgradita sorpresa: secondo l’Inps l’ex marito le avrebbe versato per anni un assegno; così la pensione le viene decurtata: anziché i circa 450 euro mensili spettanti, ne riceve meno di 300. Giovanna è disperata e deve ricorrere a un avvocato per dimostrare che dall’ex marito non ha mai avuto nulla. Dopo due anni e tante spese legali, alla signora viene riconosciuto l’assegno intero: la buona notizia le arriva qualche settimana fa e le consente di festeggiare in modo sereno il Natale. Abituati alle pensioni d’oro di tanti manager italiani, lo sguardo finalmente lieto di Giovanna ci parla di una felicità non legata alla ricchezza, ma appannaggio di una vita dignitosa e onesta.
                                                                 Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 31 del 17.12.2015

sabato 19 dicembre 2015

Eros e tenerezza …

Zeus e Io - Correggio (Museo di Vienna)
      "Le Supplici incoraggiano tutte le donne, tutte le ragazze a rimanere in contatto con il proprio corpo, a decidere del proprio desiderio, a non essere mai schiave o soggette al desiderio dell’altro, inteso come colui che vive l’eros come possesso e come conquista. Le Supplici dicono a tutte le ragazze che esse hanno diritto, sotto qualunque bandiera, cultura o religione, a vivere il proprio corpo nella pienezza della scelta, a sentirsi donne e non oggetti di piacere, ad alzare la voce e la testa dinanzi a chiunque le voglia mettere sotto scacco.  Le Supplici dicono anche, alle ragazze e ai ragazzi, alle donne e agli uomini, che la forma dell’incontro dei corpi, la forma in cui ci si ama, non è indifferente. Che si ha diritto ad aspirare ad un incontro dolce, ad un contatto che sia come una carezza. Che in amore la delicatezza, la comprensione, l’essere associati al ritmo dell’altro, la tenerezza e l’affetto sono componenti fondamentali dell’umano. Da cercare, da desiderare, da non ritenere mai superflue. Perché Io si scioglie in lacrime, ridiventa donna – da mostro che era, mutata orribilmente in giovenca – quando Zeus la sfiora e la ama con il suo tocco. Quando il suo amante la accarezza. Ma Le Supplici ricordano soprattutto, a tutti i padri, che senza il loro appoggio, la loro protezione, il loro essere adulti accoglienti, il naturale miracolo di un eros femminile fresco e gioioso, consapevole e sereno, rischia di non compiersi. Per essere donne davvero ci vuole un padre che copra le spalle, che non abbia paura del corpo delle figlie, che si faccia loro compagno e protettore nell’avventuroso, esaltante, lanciarsi nel mare del mondo, che può essere crescita e salvezza, ma anche esilio e disperazione." 
                                     Antonio Sichera: Fare della sostanza brutale dell’eros un’esperienza umana,(Dialoghi internazionali sulle tragedie greche: X Convegno, Siracusa 2015) Dal sito: Gestalt.gtk.

(Il prof.Sichera insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea nell'Università di Catania ed è docente di Ermeneutica e Fenomenologia nella Scuola di Specializzazione postuniversitaria dell'Istituto di Gestalt H.C.C.)




mercoledì 16 dicembre 2015

Una sedia vuota per Raif

Raif Badawi
         Raif Badawi è il vincitore del Premio Sakharov  per la libertà di pensiero. Ma oggi non ha potuto ritirare il premio al Parlamento europeo: il blogger e attivista per i diritti umani si trova in prigione in Arabia Saudita. E' stata sua moglie Ensaf Haidar - che vive in esilio in Canada con i loro figli - a ritirare per lui il riconoscimento durante la cerimonia a Strasburgo. 
Badawi è un blogger, sostenitore della libertà di pensiero e di espressione. E' stato condannato a dieci anni di carcere, 1.000 frustate e una multa per aver ospitato dei messaggi, considerati blasfemi dalle autorità saudite, sul suo sito web, sito che promuove il dibattito sociale, politico e religioso.

       La prima serie di frustate pubbliche subite da Raif nel gennaio 2015 ha provocato grandi proteste a livello internazionale e ha anche suscitato preoccupazione per la sua salute, preoccupazione che finora ha impedito ulteriori pene fisiche. Ma Badawi rimane ancora in carcere (da qui)

(Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero è un riconoscimento dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Sacharov, istituito dal Parlamento europeo nel 1988 allo scopo di premiare personalità od organizzazioni che abbiano dedicato la loro vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali. Viene consegnato ogni anno in una data prossima al 10 dicembre, in ricordo del giorno in cui venne firmata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Fonte: Wikipedia)

lunedì 14 dicembre 2015

Alla ricerca dell’attesa perduta

       Le quattro domeniche che precedono il Natale costituiscono per i cattolici il tempo d’Avvento, cioè dell’attesa: attesa della nascita di quel Dio che Händel, nel “Messiah”, chiama “Consolatore e Principe della Pace”. Purtroppo la società odierna è caratterizzata dal “kronos”: tempo senza senso che divora relazioni, intimità, desideri, progetti. Oggi infatti, nell’ora del “tutto e subito”, abbiamo perduto il senso dell’attesa paziente, che è anche la capacità di metterci in contatto con il nostro sé e dare spazio alla riflessione; abbiamo smarrito la capacità  di saper scegliere le alternative più adeguate, di prevedere le conseguenze del nostro fare, di progettare con pazienza il futuro. Auguriamoci allora di essere di nuovo capaci di “abitare” l’attesa e di vivere un tempo lento, gravido di speranza, ma anche di attività operosa e paziente. In modo che il “kronos” si trasformi in “kairòs”: occasione di grazia per partorire azioni feconde e piene di luce.
                                                                   Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 30 del 10.12.2015

sabato 12 dicembre 2015

Fratellino

Vincent Van Gogh: Barche





Fratellino,
Compagno fragile,
Ti sono accanto
Tra onde di schiuma.
Gelate.

giovedì 10 dicembre 2015

Restano tre cose

Marc Chagall: L'acrobata
Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.

                                                                                                                                                                                                                      Ferdinando Pessoa

E poi ci restano i Pooh ...

martedì 8 dicembre 2015

Egregio prof.Vecchioni ...

(In relazione al putiferio scatenato dalle dichiarazioni di Roberto Vecchioni, non avrei saputo trovare parole migliori di quelle che Francesco Palazzo ha pubblicato oggi su "La Repubblica"/Palermo)
Eruzione dell'Etna (foto di Domenico Notarnicola)
 
                       Gentile Roberto Vecchioni,
     lei non poteva sapere che in Sicilia c’è un esercito che in passato su queste colonne ho chiamato compagnia dei difensori. Il quale non aspetta altro che qualcuno scopra l’acqua calda su di noi per scatenarsi. E’ difficile spiegare a un brianzolo il senso di una frase che definisce la compagnia dei difensori: « difenni u to o tortu o rittu ». Una reazione belluina, intrisa nel sangue, che porta a proteggere ciò che è tuo quando altri, “stranieri”, invadono il campo. E come si permette, uno di fuori, a dirci cose che solo noi, veri amanti di questa terra, possiamo pensare? Perché noi siamo amanti senza rivali. Amiamo tanto che soffochiamo per troppo ardore il nostro oggetto d’amore. Se l’avesse detta un siciliano quella frase, peraltro in un discorso ampio, che esortava alla reazione contro l’inciviltà, per non essere un’isola di merda, non ci sarebbe stata alcuna replica sdegnata. L’ottima platea che l’ascoltava avrebbe applaudito. L’opinione pubblica avrebbe calato umilmente la testa. 
Nelle nostre discussioni capita spesso che esprimiamo lo stesso concetto. Cosa dovremmo dire, del resto, con una regione che soffre da tanti punti di vista e che si trova in fondo alle classifiche di importanti indicatori, dove non i giovani meritevoli sono premiati, ma migliaia di lavoratori assistiti, che portano voti. E che talvolta devono completare i giorni lavorativi, non il lavoro, si badi bene. Dove le regole del vivere quotidiano, dallo buttare le cicche a terra al depredare tutto ciò che è pubblico, dal pagare i posteggiatori abusivi al parcheggiare ovunque, dal sostare sulle strisce pedonali allo sfrecciare lungo le corsie riservate, sono piegate verso l’interesse personale. E meno male che è venuto ad autunno inoltrato. Se fosse atterrato a Palermo in estate avrebbe ammirato montagne d’immondizia lungo il percorso che unisce il Falcone- Borsellino al capoluogo. E come vogliamo chiamarli, se non uomini e donne di merda, coloro che trattano la Sicilia come una pattumiera, che sfregiano le coste, il mare, il territorio, chi non controlla o si gira dall’altra parte? Ci sono tanti siciliani perbene, mi scrive un amico. E chi lo mette in dubbio. Ma se fossero molti e non una piccola minoranza non saremmo a questo punto. 
Ma sa cos’è, Vecchioni, che mi ha fatto sobbalzare? Lei ci definisce i più intelligenti al mondo. Le sembrano intelligenti persone che hanno pasciuto per più di un secolo e mezzo la mafia? Le pare dotato di grandi quantità di materia grigia un popolo che si crede furbo ricorrendo spesso alle raccomandazioni e invece è solo fesso? Le sembriamo così brillanti quando facciamo fuggire le teste migliori, che formiamo spendendo un fiume di soldi? Davvero siamo dotati di grande intelletto visto che riusciamo a esprimere una classe dirigente che, quando va bene, governa mediocremente la cosa pubblica? Ne è certo che siamo così acuti considerato che non riusciamo a valorizzare economicamente un tesoro come la Sicilia? 
Mi fermo qui. La ringrazio, ci ha aiutato a riflettere per qualche giorno. Ogni tanto qualche "timpulata" a sorpresa ci vuole. Non che cambierà molto nella sostanza. Scorrendo i social network ho però l’impressione che molti abbiano capito. Un siciliano scrive: «Il mio paese è sul mare. Ma abbiamo il 70 per cento di disoccupati che del mare e del sole non se ne fanno niente». L’altra sera, sull’autobus, noto un ragazzo con i piedi sul sedile. Gli dico di metterli giù. Un suo amico sussurra che le mie parole gli ricordano l’intervento di quel cantante il giorno prima all’università. Insomma, almeno nella testa di un diciassettenne il suo discorso è entrato. Può essere un buon inizio. 
                                                            Francesco Palazzo (La Repubblica/Palermo 8-12-15)

domenica 6 dicembre 2015

Esserci nel tempo dell'attesa

 Ho apprezzato le riflessioni della prof.ssa Rita Roberto sul senso dell’attesa, apparse sulla rivista “CemMondialità”, n.5/2015. Eccone una sintesi:

Natività (Julio Padrino)
    "La gestazione è il paradigma del tempo sacro e necessario per concepire un figlio e portarlo alla luce, ma è anche metafora del tempo necessario per concepire un sogno, un progetto e portarli a compimento. La gestazione è chiamata “stato interessante” forse anche perché succedono cose meravigliose all’interno di quella pancia che cresce e nel suo mistero si rinnovano i sogni di generazioni. Come in una partitura musicale, la generatività si manifesta in quattro tempi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura e lasciar andare. Questo vale anche per le scelte umane, che richiedono un tempo di gestazione perché un progetto che ci sta a cuore arrivi a vedere la luce. (…) 
     La riflessione sulla gravidanza ripropone il tempo dell’attesa, del progetto, del sogno, del mistero. Ci induce a riflettere su quanto conta l’attesa nella nostra vita, nelle relazioni, in famiglia, nello studio, nella professione, nell’amore … Quanto il rallentamento del fare esteriore è necessario perché l’interiore possa crescere e svilupparsi? Quanto conta il saper aspettare? Spesso abbiamo paura dell’attesa perché la vediamo come assenza: ciò accade quando il tempo è vuoto di contenuti, di emozioni, e relazioni vere, di cura, di riflessioni. L’attesa non spaventa quando è “piena e abitata”, come nella gravidanza. Abitata dalla riflessione, dalla meditazione, dalla prudenza (…)
La sfida oggi è tornare ad abitare l’attesa e i suoi silenzi non solo in gravidanza, ma come un tempo eccellente che scegliamo di vivere: per prepararci ai cambiamenti, per abbandonare ciò che ha fatto il suo tempo, dentro e fuori di noi, per ripartire entusiasti e leggeri in una nuova fase della vita … "



venerdì 4 dicembre 2015

Anna e Gregorio: la Chiesa che c’è

     
      A Novembre, per motivi diversi, sono finiti sui giornali suor Anna Alonzo e Gregorio Porcaro, già viceparroco di padre Pino Puglisi. Anna, suora missionaria fondatrice nel rione Guadagna del “Centro Arcobaleno 3P”, è stata purtroppo aggredita da alcuni giovani: forse perché una struttura che accoglie donne in difficoltà e offre giochi e doposcuola ai tanti minori senza guida, nel quartiere ad alta densità mafiosa potrebbe “infastidire”… Ma Anna non ha paura e continua il  suo prezioso lavoro. 

     

 La stampa si è invece occupata di Gregorio perché eletto coordinatore regionale di “Libera” in Sicilia. Gregorio, dopo aver lasciato il sacerdozio, ha continuato a testimoniare il Vangelo e a servire la società con l’impegno contro la mafia. Alla vigilia dell’insediamento di mons. Lorefice a vescovo di Palermo, possa la Chiesa locale, illuminata anche dall’esempio di Anna e Gregorio e dal sorriso di 3P, essere davvero un faro per tutta la società palermitana.



Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 29 del 3.12.2015

mercoledì 2 dicembre 2015

Benvenuti nel Medioevo

H.Bosch: Arnia e streghe
        Ti capita di entrare in ascensore con una vicina e con suo marito e di parlare con lei dei nipotini. Ti lasci andare a una confidenza: tuo nipote, con la sua manina irrequieta, ieri ha rotto in cucina una bottiglia di olio. La signora allora ti guarda con sospetto e si congeda da te augurandosi che tu abbia almeno sparso del sale sull’olio versato … Intanto l’ascensore è arrivato al piano dei vicini e in fretta vi salutate. Percorri basita i due piani di distanza tra l’appartamento dei due e il tuo. E pensi che a scuola bisognerebbe subito inserire almeno una lezione a settimana per promuovere gli obiettivi proposti dal CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze: infatti, se vogliamo vivere sereni, senza paura per una bottiglia di olio che va in frantumi, urge educare grandi e piccini allo spirito critico e all’esercizio della razionalità.
                                                                      (Maria D’Asaro, “Centonove”, n. 28 del 26.11.2015)

lunedì 30 novembre 2015

Ancora un compleanno ...

Oggi Mari da solcare compie 7 anni.
Ne è passata di acqua dal 30 novembre 2008, data di nascita del blog …
     Ma è rimasto immutato l’amore per gli alberi, oggetto del primo post.
E l'interesse per i libri, preziosi compagni di viaggio. Qui le recensioni di due ottimi saggi:
Ecco poi tre post che dicono qualcosa di Mari da solcare, alias Maria D'Asaro: qui l'intreccio tra la Storia travagliata della sua regione e la sua storia personale; qui la sua danza con i nomi; qui una sorta di semiserio divertissement.
Mari da solcare scrive anche ai morti: ecco la sua lettera  alla giornalista Giuliana Saladino.
Infine uno scritto dell'etichetta più affollata:le 150 parole: rubrica fissa, dal 10 ottobre 2008, sul settimanale siciliano “Centonove”. 

Un grazie di cuore a tutti naviganti del web che sono passati di qui - in particolare, un saluto affettuoso a Mdfex, al collega dalle tante consonanti e a Pippicalzelunghe (cosmo abbracci!) - e a tutti i blogger che rendono lieta la vita reale e virtuale di Maruzza:

Riccardo, il dr.Doc di Cervo a primavera
Ivana, la Vele Ivy di Colorare la vita
Veronica, di Sguardi notturni
Alice, per Il sale della terra
Augusto: ecco il suo blog
Romina/Aris: quello di Aris
Gabriele, l'artista di El gropo
Luigi, l'artista di Parti colori
Leila, e il suo:"Diario di scuola"
Francesco, per Slec
Gian Maria e Rossana, per il blog "Persona e Comunità" 
Daniela, per "Racconti di viaggio"
Matilde, per "Bibliomatilda"
Il blog della "Gestalt therapy"

sabato 28 novembre 2015

La regalità secondo il Vangelo ...

    "Leggevo qualche giorno fa un’Amaca di Michele Serra, di questo scrittore brillante – credo che vi sia capitato di leggerlo – dalla scrittura simpatica ed efficace in questo scritto Serra, appunto, affermava: Per Cristo re non spenderei la mia vita, per i valori della rivoluzione francese, invece la spenderei. (...)
Sono d’accordo con quest’affermazione. Infatti Gesù non vuole che noi moriamo per lui, semmai dovremmo essere disposti a dare la vita con lui, perché la libertà sia piena - la libertà dei figli di Dio – dei figli,  la libertà dei fratelli e la libertà che ci rende uguali. E la libertà che ci porta verso la pienezza, che è Dio incontro a noi.
La libertà di cui parla il Vangelo, o la regalità che Gesù riconosce quando annunzia il regno di Dio, ha come contenuto la liberazione dell’uomo da ogni angoscia, da ogni peso, da ogni disperazione: Gesù inaugura il Regno di Dio guarendo tutti, risollevando tutte le persone, aprendo loro il cielo, aprendo il cielo su tutti: Non ti sentire condannato, va’. ricomincia da capo … Il tempo è propizio … La tua storia comincia adesso: il bello deve venire da adesso in poi …
Il discorso che Gesù fa con Pilato è un discorso tra sordi, perché Gesù di questa regalità stava parlando: della regalità di Dio che in Gesù si è fatto servo della nostra umanità … appassionato, curatore della nostra umanità. Non parla di altro Gesù nel Vangelo, nella bella notizia che ci ha dato, capovolgendo i criteri - invece comuni e diffusi – dei re che ci sono per dominare e essere serviti, per sfruttare e per essere padroni degli altri.
Infatti, intorno al tema del Regno di Dio, durante la nostra storia cristiana si sono create le più grandi e aberranti ambiguità e confusioni; Gesù è re con i segni della demitizzazione di ogni regalità: la sua corona è di spine, il suo scettro è una canna, il suo mantello è insanguinato …
E quindi, care sorelle e fratelli, bisognosi di riscoprire il senso del Vangelo e l’annunzio di questa donazione di Dio verso di noi, di quest’auto-donarsi di Dio verso di noi, continuiamo a celebrare Gesù Cristo re, cioè mettendoci al servizio gli uni degli altri, promuovendo libertà, liberazione  e quindi libertà ,  fraternità che attinge alla paternità di Dio – questa è l’unica differenza con i valori della rivoluzione francese – e poi quell’uguaglianza tra pari, perché ognuno sa riconoscere i carismi e i doni degli altri: ha tutto da dare, ma anche tutto da ricevere dagli altri.
E dovremmo accorciare ogni giorno di più le distanze, gli abissi di differenze conflittuali che ci trasciniamo dalla storia e che oggi stanno anche rischiando di accentuarsi."

(Omelia del 22.11.2015, pronunciata da don Cosimo Scordato a Palermo nella chiesa di san Francesco Saverio. Il testo non è stato rivisto dall'autore: errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume  la responsabilità delle eventuali imprecisioni e manchevolezze della trascrizione.)

giovedì 26 novembre 2015

Mani

Duy Huynh: Prova di fiducia (grazie al bel blog  Persona e comunità)






Mani
che curano,
trepide e tenere,
le ferite del mondo.
Benedette.

lunedì 23 novembre 2015

La gioia del pulito

      Nella Palermo di periferia contrassegnata dall’assenza di luoghi di aggregazione e da sporcizia e squallore, sorgono solo due categorie di negozi: i punti scommesse e i negozi che vendono prodotti di pulizia.  Su uno di questi, aperto da poco in via Oreto nuova, c’è l’insegna “La gioia del pulito”. Certo, vivere in un ambiente pulito e profumato non può che fare piacere. Ma di ogni nostro comportamento dovremmo imparare a soppesare costi e benefici: quante brave massaie si chiedono che impatto ha sull’ambiente l’abuso di detersivi? Davvero poche. Quanti uomini si chiedono poi quali capitali si nascondano dietro la nascita dell’ennesimo negozio di scommesse? E ammesso e non concesso che tale negozio sia gestito con fondi puliti, che benefici ha la gente nell’impegnare il proprio denaro nelle scommesse? Altro che “gioia del pulito”: non è autentico sviluppo economico quello di una città che partorisce solo negozi che “sporcano diversamente” …
                                                                   Maria D'Asaro,  “Centonove”, n. 27 del 19.11.2015

venerdì 20 novembre 2015

Sette brevi lezioni di fisica: la recensione

Carlo Rovelli (foto Basso Cannarsa)
          Come mai nell’Italia di oggi, dove una solida cultura scientifica non è mai decollata, un testo che parla di scienza viene tradotto in 24 lingue e rimane per mesi in cima alla classifica dei libri più venduti? Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli (Adelphi Edizioni Spa, Milano, 2014, € 10) deve il suo successo alla sapiente “grazia” narrativa dell’autore che, con un linguaggio chiaro e affascinante, ricco di metafore suggestive, espone le principali conoscenze della fisica odierna, centrando in pieno l’obiettivo dichiarato nella premessa: far conoscere i fondamenti della scienza moderna a chi non la conosce o la conosce poco. Rovelli infatti, dopo avere illustrato nelle imperdibili pagine iniziali la teoria della relatività di Einstein, ci spiega le basi della meccanica quantistica, del funzionamento delle particelle elementari, della probabilità e delle leggi che governano gli scambi di calore; ci fornisce i dati essenziali sull’architettura del cosmo, sulla gravità quantistica e sui buchi neri e ci mostra le conseguenze della più avanzata concezione dello spazio e del tempo, offrendo così ai ‘non addetti ai lavori’ una nuova, straordinaria visione del mondo.
Dalle sue brillanti spiegazioni emerge “Un mondo colorato e stupefacente, dove esplodono universi, lo spazio sprofonda in buchi senza uscita, il tempo rallenta abbassandosi su un pianeta, e le sconfinate distese di spazio interstellare s’increspano e ondeggiano come la superficie del mare”; una realtà dove “la probabilità fa capolino nel cuore della fisica, là dove sembrava tutto fosse regolato da leggi precise, univoche e inderogabili”; un universo in cui “gli elettroni esistono solo quando qualcuno li guarda, o meglio, quando interagiscono con qualcosa d’altro (…) come se Dio non avesse disegnato la realtà con una linea pesante, ma si fosse limitato a un tratteggio lieve (…); un mondo dove “lo spazio non è continuo, divisibile all’infinito, ma formato da grani, cioè atomi di spazio … che si chiamano ‘loop’, cioè anelli, perché ciascuno di essi non è isolato, ma è inanellato con altri simili, formando una rete di relazioni che tesse la trama dello spazio”; un mondo la cui sostanza profonda“sembra essere la relazione, prima che gli oggetti”. 
S’impone dunque la necessità di andare oltre le pur gloriose categorie aristoteliche: “Ogni processo danza indipendentemente con i vicini, seguendo un ritmo proprio. Lo scorrere del tempo è interno al mondo (…) Fisici e filosofi sono arrivati alla conclusione che l’idea di un presente comune a tutto l’universo sia un’illusione, e lo scorrere universale del tempo sia una generalizzazione che non funziona”;”Non c’è più lo spazio che contiene il mondo e non c’è più il tempo lungo il quale avvengono gli eventi (…) l’illusione dello spazio e del tempo continui attorno a noi è la visione sfocata di questo fitto pullulare di processi elementari. Così come un quieto e trasparente lago alpino è in realtà formato da una danza veloce di miriadi di minuscole molecole d’acqua.”  
     Nel nostro Paese ancora influenzato dall’idealismo di Croce e Gentile, dove solo una sparuta minoranza conosce i nomi e i meriti di Gauss, Riemann e Boltzmann, di Bohr, Planck e Heisemberg, di Faraday e Maxwell, Sette brevi lezioni di fisica è un libro necessario e prezioso. Con un avvertimento: il saggio è anche un testo “filosofico”, perché ci invita a ripensare la nostra concezione del mondo e ci sollecita, tra le righe, a divenire tutti un po’ filosofi, amanti di una sapienza non più ‘serva’ né della Teologia, né dell’Ateismo, né dello Scientismo né di una qualsiasi altra ideologia. Rovelli ci invita infatti a indossare l’‘habitus’ mentale, il metodo di conoscenza dei filosofi  e degli scienziati autentici, che non temono la mancanza di certezze assolute, ma che praticano il dubbio sistematico e condividono il desiderio di conoscenza e la capacità di continua ‘meraviglia’: “La fisica apre la finestra per guardare lontano. Quello che vediamo non fa che stupirci. Ci rendiamo conto che siamo pieni di pregiudizi e la nostra immagine intuitiva del mondo è parziale, parrocchiale, inadeguata.” Se anche Einstein scriveva le sue teorie in forma dubitativa, ecco esaltato il ‘pudore’ dubitativo della scienza, contro le rozze certezze di ogni fondamentalismo. 
         E così le nozze tra scienza e sguardo filosofico, se fecondate dal dubbio sistematico e dalla consapevolezza dei propri limiti e confini, possono offrirci la forma più affidabile di sapere, l’unica in grado di ridisegnare continuamente il mondo. Toccante la chiusa del libro: è vero, afferma Rovelli, la nostra conoscenza del mondo continua a crescere; ma “sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero … e la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.”                            Maria D’Asaro (“Centonove” n. 27 del 19.11.2015, pag.30)

martedì 17 novembre 2015

Blogger Doc: "a loro ci voglio bene" ...

        La blogger Calzino segnala i blog seguiti con la frase: Io a loro ci voglio bene. Come ho già fatto qualche post fa qui segnalo  post (e blogger) a mio avviso assai validi.
Partiamo da Londra, dove lavora la napoletana Monica Auriemma, ”illustratrice in fuga”: qui l’ultimo post.


Ecco poi first versions, un sito in lingua inglese di “archeologia industriale” con le prime versioni di beni di consumo, auto, giornali, videogiochi, etc.: dalla motocicletta Kawasaki al cubo di Rubik, dal Times allo Chanel n.5 e  a Barbie:  una fucina di informazioni - attendibile, ricca e specialistica - per gli appassionati di ogni settore.

Qui un’interessante intervista a Silvia Pareschi sul suo lavoro di traduttrice ((l’intervista si può leggere letta direttamente nel blog di Matteo Telara)

Non poteva mancare il blog di Calzino: un post imperdibile, anche se datato; e qui l'ultimo.

Leggete poi con quale acutezza Bruno Vergani analizza la psicologia di uno degli autori delle stragi di Parigi ...

Infine (ma ci sarà una continuazione!) Sguardi notturni, la cui autrice è Veronica, esperta di cinema e scrittrice di racconti brevi.

domenica 15 novembre 2015

A cena con … filosofia

(Dopo le stragi di Parigi, faccio fatica a tornare nel blog. Ma bisogna continuare a interrogarsi, a scrivere, a pensare, a sperare, a imparare, a lottare in modo nonviolento, a studiare, ad amare ...)

    Da alcuni anni a Palermo,  due sere al mese, un gruppetto di persone si incontra per dialogare su temi tratti da un libro scelto e letto da tutti.  “Cenette filosofiche” sono appellate le riunioni: cenette perché, prima della discussione, si può mangiare insieme una pizza; filosofiche perché i “cenacolanti” fanno filosofia insieme, nel confronto aperto e schietto, senza dogmi o maestri, che di volta in volta si accende sui contenuti del libro prescelto. “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, “Candido” di Voltaire, saggi Zen e il best seller “Sette brevi lezioni di fisica” sono stati alcuni dei compagni di viaggio degli “amanti di Sofia”, che nella vita sono pensionati, medici, insegnanti, farmacisti, avvocati, disoccupati; solo uno di loro è filosofo di professione. A riprova che, come affermato da Socrate e scritto poi da Aristotele nel suggestivo incipit ai libri della Metafisica: “Tutti gli uomini per natura tendono al sapere”.
                                                                     Maria D’Asaro,Centonove”, n. 26 del 12.11.2015

mercoledì 11 novembre 2015

In memoria di Fido

     
Dipsy, il cagnolino che mi ha fatto compagnia
     Teologi cristiani come Eugene Drewermann e Paolo De Benedetti teorizzano da tempo che gli animali possano rientrare nel piano di salvezza divino: « Io credo che l’animale, compagno di tante solitudini e tristezze, in misura varia secondo la sua coscienza, ci accompagnerà anche nell’altra vita» afferma De Benedetti in un suo saggio. Nessuna meraviglia allora se, mesi fa, a Grosseto sia nata un’agenzia che offre un servizio di “pompe funebri” per gli animali da compagnia: tale agenzia si occupa dell’assistenza per tutta la parte burocratica e si fa carico della cremazione o della sepoltura dell’animale. Oltre a tali servizi, i “custodi” dell’animale possono anche scegliere all’interno di un catalogo di urne, lapidi e targhe/ricordo o inserire in un sito foto e video della bestiola scomparsa, a imperitura memoria. Anche Palermo e altre città potrebbero offrire tale servizio, coniugando una nuova offerta di lavoro all’estremo saluto all’animale compagno di vita …   
                                                                        Maria D’Asaro: “Centonove”, n. 25 del 5.11.2015



lunedì 9 novembre 2015

Mosaici di saggezze: l'amica ritrovata

        Prima della presentazione domani a Palermo, martedì 10 novembre alle ore 18, presso la libreria Feltrinelli in via Cavour 133, del saggio di Augusto Cavadi Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna, 2015, € 25,00) eccone ancora un assaggio: uno stralcio  liberamente tratto dal capitolo “L’amica ritrovata” e dall’ultima pagina del testo.

Augusto Cavadi

Ma che serve la filosofia?

·       Serve a decondizionarci dall’educazione – religiosa, irreligiosa o indifferentista – ricevuta. Serve a dare a tutti la possibilità di relativizzare le proprie dottrine … contestualizzandone le pretese, commisurandole alla varietà delle epoche e delle aree culturali … La filosofia è il miglior antidoto ai diversi travestimenti del fanatismo fondamentalistico. Nietzsche: il fanatismo è l’unica forza di volontà di cui sono capaci i deboli. Pascal: solo la ragione ci può autorizzare ad andare oltre, non contro la ragione.
·        Serve a non dare nulla per scontato
·       La filosofia è pregna di senso e può impregnare di senso l’esistenza personale e sociale ...  è continua ricerca di come stanno davvero le cose … unico suo scopo è il piacere di conoscere … anche se la filosofia non è l’unica forma di piacere con caratteristiche teoretiche
·       Noi filosofi siamo liberi di filosofare come se  … il mondo dei non-filosofi di professione non esistesse. Ma non dobbiamo stupirci ogni volta che constatiamo che il mondo si comporta come se la filosofia non esistesse. Siamo anche liberi di filosofare senza affrontare le domande più diffuse tra la gente normale, ma non dobbiamo stupirci quando vediamo che altri professionisti si sostituiscono ai filosofi di mestiere
·        La differenza vera non è tra chi ha una propria visione filosofica del mondo e chi riesce a farne a meno, ma tra chi ha una visione filosofica del mondo e lo sa e chi ha una visione filosofica del mondo e non lo sa
·       Qualunque essere vivente è portatore di idee interessanti
·    Un filosofo in quanto tale non ha nessuna mira terapeutica, neppure quando sceglie di esercitare la professione del filosofo consulente
·        La filosofia serve a fare politica bene, a occuparsi in modo responsabile del bene comune
·       Un’opzione politica si basa sulla propria idea di uomo di etica di società di futuro, cioè sulla propria prospettiva filosofica. Una buona prassi politica non può che essere la traduzione in norme legislative e in decisioni amministrative di una buona visione del mondo
·   Oggi la filosofia è la sua svolta pratica, lo sciogliersi della sua identità, nel processo del filosofare; è l’invito a fare della propria vita un’opera di artigianato modesto, ma onorevole
·       La filosofia ci può salvare? La filosofia può salvare dal non senso solo se si prende sul serio la sua valenza esistenziale, mistica (…) ma in questo vissuto realizzativo- illuminativo non può mancare l’esperienza dell’amore  … Nessun amore della sapienza è veramente tale se non, anche, sapienza dell’amore.
·  Nell’epoca del “tutto e subito”, diventare filosofi significa anche accettare, l’askesis: quell’allenamento diuturno, graduale, determinato dagli atleti in vista dei giochi olimpici, che, nella traslitterazione italiana si è ridotto ad ascesi, assumendo un retrogusto di bigottismo monacale.



giovedì 5 novembre 2015

Rifiuti … umani

     A Palermo vedere uomini e donne di ogni colore frugare nei contenitori della spazzatura non è più una novità. Ma è davvero una sorpresa per me riconoscere nell’uomo che ha le mani dentro il cassonetto il mio ex vicino di casa: l’inquilino del terzo piano che portava a passeggio, mattina e sera, una coppia di cagnolini; proprio lui, il signore con gli occhiali spessi, il “pizzetto” brizzolato e lo sguardo un po’ spento; l’uomo che era spesso sgridato in malo modo dalla signora bionda e corpulenta che abitava con lui. Mentre posteggio vicino al cassonetto, lo osservo raccattare furtivamente un cespo di lattuga: scarta le foglie più esterne, tesaurizza il resto in un sacchetto e poi si allontana, a piccoli passi, con lo sguardo sempre più spento. Nella mia mente riecheggiano allora i versi leopardiani de “La Ginestra”, con la loro amara ironia verso le magnifiche sorti e progressive …
                                                           Maria D’Asaro: “Centonove”, n. 24 del 29.10.2015

martedì 3 novembre 2015

Mosaici di saggezze: Hans Jonas

    Ecco le illuminanti riflessioni sul filosofo Hans Jonas (musica per le mie orecchie da ecologista principiante), contenute nel saggio di Augusto Cavadi Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna, 2015, € 25,00) che sarà presentato a Palermo martedì 10 novembre alle ore 18, presso la libreria Feltrinelli.
   Jonas contesta il nichilismo antico e contemporaneo: le cose naturali, lungi dall’apparirgli opache e insensate, gli risultano pregne di significato e di valore intrinseco. La loro filigrana è logica, sono contrassegnate geneticamente da un logos che è la loro essenza e il loro fine immediato: c’è un logos – una parola sensata – nel cuore dei minerali, nelle piante, degli animali … e nell’uomo. Quest’ultimo non è solo parola che interpella, ma anche orecchio che ascolta: egli è l’essere che può, e dunque deve, rispondere al silenzioso messaggio inscritto negli esseri. (…) Il suo dovere … si concentra nell’essere responsabile: “Il pensare (…) non è la modalità più elevata e più autentica di esistenza umana." Altrettanto costitutivi della vera vocazione dell’uomo sono altri modi di rispondere ai richiami e alle sfide di ciò che è: "per esempio, l’azione, l’amore fraterno, la resistenza al male, il progresso del bene.”
Il tema della responsabilità (…) riguarda gli esseri non umani: "Un muto appello a preservarne l’integrità sembra salire dalla totalità minacciosa del mondo vivente. Dobbiamo prestarle ascolto, riconoscendo vincolante la sua presenza, perché sanzionata dalla natura delle cose” e gli esseri ancora non-nati: “Possiamo sì mettere a repentaglio la nostra vita, ma non quella dell’umanità (…) noi non abbiamo il diritto di scegliere o anche solo rischiare il non-essere delle generazioni future in vista dell’essere di quelle attuali”
Quale dunque per Jonas la funzione della filosofia nel XXI secolo? “Innanzitutto nel ruolo di mosca cavallina a cui Socrate paragona il proprio operare: la problematicità non può più esser taciuta (…) In secondo luogo si deve lavorare all’idea di una pace tra spirito e natura per amore della quale l’alterigia dell’uomo deve rinunciare a molte cose …”
(…) Davanti alle scelte di ogni giorno, individuali e collettive, la filosofia non ci lascia disarmati (…) ci suggerisce un criterio da applicare di volta in volta: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra … agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita”.
C’è allora una valenza politica in questa etica del futuro. L’imperativo categorico, che ci vieta sperimentazioni e stili di vita in grado di provocare danni irreversibili all’ambiente naturale e alle generazioni future, vincola certamente le coscienze dei singoli (…) ma “si rivolge molto di più alla politica pubblica che al comportamento privato”. A riconferma di una verità (…): ogni impegno spirituale, ogni impegno ad esplicare e rendere effettive le risorse dello spirito umano, o è sociale o non è. La creatività di ciò che chiamiamo spirito (…) non può non partire dall’intimo della soggettività; ma se vi resta sepolta – e dunque incapace di misurare la propria fecondità – non ha nessun mezzo per distinguersi dalla illusoria caricatura di se stessa. (pagg.133/135)

domenica 1 novembre 2015

Mosaici di saggezze

(Ecco un primo assaggio del libro Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna, 2015, € 25,00), che avrò il piacere di presentare, con l’autore prof. Augusto Cavadi e con il prof. Marcello Benfante, martedì 10 novembre alla libreria Feltrinelli di Palermo. In Mosaici di saggezze il prof.Cavadi  ci propone un percorso di riflessione per cercare – o meglio per ritrovare - la spiritualità nella filosofia).

Evocare Feuerbach come possibile fonte di spiritualità può suonare provocatorio. Sembrerebbe più facile cavare sangue da rape che insegnamenti illuminanti – spiritualmente fecondi – da uno dei maestri di materialismo e ateismo più radicali dell’epoca moderna. Però non sarebbe il primo caso in cui (…) le apparenze ingannano. Siamo sicuri, ad esempio, che quando il nostro pensatore afferma che “l’uomo è ciò che mangia” intenda ridurre l’essere umano e semplice fisiologia e non stia, invece, ricordando la verità (…) che l’essere umano è anche ciò che mangia, beve, fuma? Che una mens sana è possibile solo in corpore sano? Che dunque, primum vivere e solo in un secondo momento philosophari? Che solo cecità o ipocrisia possono indurci  a parlare di cieli metafisici e di paradisi ultraterreni a popolazioni piagate dalla fame (…) e da ogni genere di miseria? 
Quanto all’ateismo di Feuerbach, siamo sicuri che la sua critica a ogni rappresentazione del divino, in quanto proiezione capovolta dei nostri bisogni, non sia talmente calzante da dover essere accolta da ogni credente (…) come salutare, incessante stimolo a liberarsi – per quanto possibile – dall’idolatria nel processo di accostamento a Dio? 
Ma ammettiamo pure che Feuerbach, correttamente interpretato, sia un bieco materialista e un ateo radicale. Sarebbero queste due ragioni sufficienti per estrometterlo dalla lista dei maestri di spiritualità filosofica? Per rispondere affermativamente bisognerebbe ignorare intere pagine della sua produzione. Nei 'Principi della filosofia' dell’avvenire, ad esempio Feuerbach scrive: “La nuova filosofia si fonda sulla verità dell’amore. (…) Essa afferma, solo nella e con la ragione, ciò che ogni uomo – l’uomo reale – riconosce nel cuore. E’ il cuore riportato all’intelletto. Il cuore non vuole oggetti astratti, essenze metafisiche o teologiche; vuole oggetti ed esseri reali, tangibili. Mentre la vecchia filosofia diceva: ciò che non è pensato non esiste, la nuova filosofia dice: ciò che non è amato, non può essere amato, non esiste.”
(…) Il “grezzo” materialista propone a sé stesso e ai propri lettori di perseguire “una unità razionale di testa e di cuore, di pensiero e di vita” convinto com’è che “uomo completo e vero, è solo chi ha senso estetico o artistico, religioso o morale, filosofico o scientifico (…) chi non esclude da sé niente di essenzialmente umano”. (pagg.118,119)

venerdì 30 ottobre 2015

Il favoloso mondo di Marì ...

   
      Da quando la principessa e i due ex cuccioli se n’erano andati, Mari era rimasta tutta sola nella casa piena dei segni dell’antico fulgore: i pupazzi, la collezione di Topolino, i fazzolettoni scout, i giochi da tavolo, i libri del liceo, i vaporosi costumi di danza …
Era giusto confessarlo: a volte le veniva da piangere, come ad Amelie. Ma poi si faceva forza e si rimboccava l’umore: scriveva un post, leggeva un libro, curava le piante, preparava le lezioni per i 23 splendidi cuccioli che c'erano a scuola, telefonava a un'amica, si godeva una tisana: per il fegato, tarassaco e cardo mariano, melissa e tiglio per rilassarsi, semi di finocchio o anice stellato per digerire … Così, con una calda tazza profumata, riscaldava le mani e la vita. E, alla fine, nella sua stanza,  non era poi così sola …



giovedì 29 ottobre 2015

Servizio, non potere: ecco la Buona Novella

    Sono parole davvero rivoluzionarie quelle che Gesù pronuncia, care sorelle e fratelli: rivoluzionarie non nel senso che ci invitano a fare una rivoluzione armata, ad armarci: ma rivoluzionarie perché cambiano, rivoluzionano completamente la nostra maniera di pensare e ci invitano, appunto, a ripensare radicalmente i principi e gli imperativi sia della nostra vita individuale, ma anche della nostra vita sociale ed ecclesiale. Gesù infatti capovolge radicalmente i criteri di valore, i criteri di grandezza a cui siamo abituati: grande è solo chi gli somiglia perché si pone al servizio di tutti. Gesù infatti afferma che la vera grandezza sta nel servizio: Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire … Gesù si pone ai piedi di ogni persona che è nel bisogno.
Dove è allora il Vangelo, la bella notizia, care sorelle e fratelli? Chi incontra Gesù sperimenta una vita nuova, rivoluzionaria. Ed è grande agli occhi di Dio solo chi serve, chi si mette al servizio degli altri. Solo i gesti di servizio sono graditi a Dio. Ed è questa la rivoluzione che servirebbe davvero alla società, la rivoluzione mai avvenuta nel mondo, se non in qualche sporadico frammento di Storia o nelle pieghe nascoste della vita quotidiana che non ha le prime pagine dei giornali … Penso ad esempio all’abnegazione con cui tanti genitori si dedicano alla cura attenta dei propri figli, penso a questi gesti quotidiani e nascosti con cui ci si dona gli uni agli altri. (...) 
Se vogliamo interpretare bene la parola di Dio, dobbiamo primeggiare nel servizio, non nella ricerca dei primi posti. D’altra parte, la parola “ministero” significa proprio “servizio”, mentre il termine gerarchia indica quasi un movimento verso l’alto, un movimento che crea distanza, che crea diversità, predominio sugli altri. E chi si pone dall’alto, ha una visuale diversa: vede le cose, appunto, dall’alto, non come le vedono gli altri … (...) Mentre noi, care sorelle e fratelli, abbiamo inventato il clero, che significa proprio “gruppo a  parte”; così il sacerdote è diventato diverso dagli altri, quasi come un angelo … Invece, nella Lettera agli Ebrei, viene appunto ribadito che Gesù non si è fatto angelo, ma si è fatto uomo come noi per sperimentare quello che gli uomini vivono quotidianamente: le fatiche, le debolezze, le sofferenze … Dio, attraverso Gesù Cristo, condivide integralmente la nostra vita, la vita di tutti gli  uomini.
     Se è cosi allora, dobbiamo ripensare alla radice la nostra maniera di vivere: muovendoci in direzione contraria della mentalità dominante, inclinata verso i privilegi, le altitudini, le sommità sociali, le gerarchie … Dobbiamo ricominciare da capo la nostra esistenza cristiana, ripartendo da gesti di servizio. Gesù, nel Vangelo di oggi, ci invita a vivere la nostra esistenza non proclamandoci discepoli di un Dio che abita le gerarchie, di un Dio sulle nuvole, di un Dio delle sommità, lontano da noi, ma seguaci di un Dio che si incarna e quindi una fede da incarnare in gesti di servizio, di condivisione. Nel nostro dialetto siciliano, c’è un detto significativo: U bonu un pò capiri u malatu, u saziu un capisci u diunu Chi sta bene non capisce chi sta male … Abbiamo bisogno di un esercizio reale di condivisione, abbiamo bisogno di condividere frammenti di vita disagiati, per capire davvero chi sta male. Abbiamo bisogno quindi di esercitare il servizio, la prossimità verso chi sta male, chi sta peggio di noi. Anche se questo è difficile, non è né bello né esaltante, ma è questo quello che ci viene richiesto.
    Torniamo allora al Vangelo, care sorelle e fratelli. Partiamo dall’alto per andare verso il basso e non viceversa, in modo che non ci sia più né alto né basso. Come quando sediamo alla mensa, come quando mangiamo insieme. Il banchetto conviviale sia allora la forma espressiva, la forma più bella di questa eguaglianza solidale tra gli uomini.

(Sintesi dell'omelia pronunciata da don Cosimo Scordato il 18.10.2015, 29° Dom. T.O., nella chiesa di san Francesco Saverio a Palermo. Il testo non è stato rivisto dall’autore: pertanto errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro che si assume la responsabilità delle eventuali imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

martedì 27 ottobre 2015

Orfani di misericordia

     Sale con me sul treno, vicino Bergamo, una ragazza alta e robusta, di pelle scura; indossa una maglietta gialla a righe e ha una vistosa cicatrice nella gamba destra. Mentre fatico a tirare su la mia valigia, avverto la durezza del suo sguardo, carico di disprezzo per la mia scarsa forza fisica. In seguito, nel nostro scompartimento entra il controllore e le dice: “Il tuo biglietto non è valido: siamo in Lombardia. Devi pagare €8,50.” Lei replica: “Non pago. Ho il biglietto.” “Allora ti denunzio alla Polizia Ferroviaria.” “Ce l’ho il biglietto. Vaffan …”.  I due litigano e poi scendono dal treno. C’è una sosta imprevista di alcuni minuti. Poi la donna risale. Il suo sguardo è più chiuso e duro di prima. Parla concitatamente al telefono in una lingua sconosciuta. In qualche modo, il viaggio continua; ma senza quel pizzico di compassione reciproca che ce lo renderebbe più lieve. 
                                                            Maria D’Asaro: “Centonove”, n. 23 del 22.10.2015

sabato 24 ottobre 2015

Die Zauberflöt - Il flauto magico

Ieri sera a Palermo, nella splendida cornice del teatro Massimo, una magnifica edizione de “Il flauto magico” di Mozart, per la regia di Roberto Andò e la direzione musicale di Gabriele Ferro.
Tutti davvero bravi gli interpreti, tra cui i palermitani Paolo Fanale, Tamino, e Laura Giordano, Pamina; con un Papageno davvero travolgente:



Ecco poi  il più celebre vocalizzo della lirica, quello della Regina della Notte (nell’interpretazione di Luciana Serra, al Metropolitan di New York):



Infine, il duetto tra Papageno e Papagena, anche se  i due visti ieri al Teatro Massimo non sono stati meno bravi: