giovedì 15 aprile 2021

Ciao, Vittorio. Restiamo umani.

      “Un bel giorno, diversi anni fa, riuscì ad entrare un italiano nella striscia di Gaza. Appena lo si guardava non si poteva non provare fiducia, speranza.
    Non era un attivista qualunque, non era l’eroe, non era il sensibile in fase di ricerca e basta. Era l’attivista forte, sensibile, tenace, coraggioso, che non temeva Israele, ma anzi faceva paura ad Israele. In pochi anni quest’attivista, insieme al Free Gaza Movement, alla Freedom Flotilla, hanno reso nota la situazione del popolo palestinese molto più di quanto si fosse fatto in anni e anni di chiacchiera (…).
    Era la costanza, il carisma, la concretezza, il modo di porsi, la dote innata alla comunicazione, all’arrivare a spaccare qualsiasi muro. Se ci fosse un grafico in grado di dimostrare la crescita del livello di speranza palestinese in quegli anni, negli anni in cui quell’uomo decise di rimanere insieme a pochi internazionali in condizioni disumane in questa striscia di terra e farne la sua casa, il grafico mostrerebbe un picco che uscirebbe fuori dai contorni.  Nonostante la distruzione di Piombo fuso, nonostante le ferite a morte nei cuori, nonostante la disperazione, ci si desiderava con un desiderio assurdo di confrontarsi con le iniziative, i pensieri, i sogni di quest’uomo che trascinava un popolo intero, che liberava dalla rassegnazione.
     Non esistevano più nemici esterni come Israele, ed interni come Hamas e Fatah che potessero impedire ai giovani palestinesi di sognare. L’Utopia era approdata a Gaza, l’Utopia aveva contagiato ogni cuore e non dimorava nelle anime solo come un sogno di qualche ora…
    Quell’Utopia era così forte da convincerci che i sogni che avevamo dentro fossero il mondo reale. E che ciò che era fuori, i soldati, il razzismo, i diritti violati, fossero un’alterazione della realtà che con la nostra determinazione potevano essere vinti.”

Faiza Jasmine, Palestina, aprile 2012

   “Nel punto più estremo del porto di Gaza City i pescatori hanno affisso una bandiera con Handala, il fumetto simbolo della causa palestinese, che tiene per mano Vittorio: - Qui sono e qui faccio quello che ho sempre sognato – mi aveva confidato sotto il cielo di Gaza. Utopia che diventa realtà. Battersi per i diritti dei palestinesi rischiando ogni giorno, come loro, la vita. Nei campi con i contadini, in mare con i pescatori, nelle ambulanze sotto le bombe.  Perché Vittorio aveva deciso di vivere come un palestinese, non abbandonando Gaza nemmeno durante “Piombo fuso” e forse, chissà, per tutta la vita”.
Anna Maria Selini, regista di Vik Utopia. L’omicidio di Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni detto Vik (Besana in Brianza, 4/2/1975 – Gaza, 15/4/2011) è stato un attivista, giornalista e scrittore italiano. Sostenitore della soluzione binazionale come strumento di risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, nonché pacifista, si era trasferito nella Striscia di Gaza per agire contro quella che definiva pulizia etnica dello Stato di Israele nei confronti della popolazione araba palestinese. La sera del 14/4/ 2011 venne rapito da un gruppo terrorista, dichiaratosi afferente all'area jihādista salafita, all'uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. Il giorno dopo il corpo senza vita di Arrigoni fu rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nel corso di un blitz in un'abitazione di Gaza; secondo le forze di sicurezza di Hamas, la morte sarebbe avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile per strangolamento.

Sua madre ne ha scritto una stupenda biografia:
Egidia Beretta Arrigoni, Il viaggio di Vittorio, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2012

2 commenti:

  1. @Cavaliere: onorarne la memoria è il minimo tributo per Vik... Saluti cordiali.

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