martedì 13 aprile 2021

Mi emoziono... dunque sono

V. Kandinskij: Giallo,rosso,blu (1925)
    L’emozione è un processo continuo, nel senso che ogni momento della vita di un individuo è fatto in certa misura di sentimenti di piacere e di dispiacere. 
    Tuttavia, dal momento che nell’uomo moderno questa continuità dell’esperienza emotiva viene regolarmente eliminata dall’area della consapevolezza, l’emozione viene a sua volta generalmente considerata come una sorta di turbamento periodico (…). Noi temiamo questo tipo di manifestazioni che definiamo ‘irrazionali’, per cui tendiamo a stare in guardia nei loro confronti. E ogni qualvolta che è in nostro potere, evitiamo di creare delle situazioni nelle quali potremmo reagire in maniera così emotiva.
    Quasi tutti coloro che compiono studi sul comportamento, anche se si dichiarano d’accordo nell’affermare che il termine ‘emozione’ dovrebbe essere utilizzato per indicare solo una serie di manifestazioni particolarmente esplosive, sono d’altra parte perfettamente a conoscenza di certuni fenomeni estremamente simili anche se meno violenti. Questi ultimi vengono generalmente indicati come ‘sentimenti’. (…) Noi riteniamo che questo tipo di pratica riesca solo a scindere in due una cosa che, al contrario, è sostanzialmente unitaria e continua.
    A determinare la posizione di una particolare esperienza emotiva nel complesso di questa continuità è la misura in cui l’interesse dell’individuo a sperimentare la ‘gestalt’ organismo/ambiente è emerso dallo sfondo per entrare nella figura.
    L’emozione, in quanto esperienza valutativa diretta del campo organismo/ambiente, non si serve della mediazione dei pensieri o dei giudizi verbali, ed è quindi di natura immediata. In questo senso, essa è fondamentale per regolare qualsiasi tipo di azione, giacché non solo è alla base della consapevolezza di quali siano le cose importanti, ma anche perché carica di energia l’azione opportuna, o – se tale azione non è possibile - stimola e dirige la sua ricerca.
    Nella sua forma primitiva e non differenziata, l’emozione è semplicemente l’eccitazione, cioè l’intensificarsi dell’attività metabolica e l’aumentare dello scambio di energia, che rappresentano la risposta dell’organismo al verificarsi di situazioni nuove o stimolanti.
     Nel neonato, questa risposta è massiccia e non indirizzata. In seguito, man mano che il bambino giunge ad una graduale differenziazione delle parti di cui si compone il suo mondo (…) diventa a poco a poco capace di differenziare questa prima eccitazione globale dalle varie eccitazioni relative alle diverse situazioni. Queste ultime vengono in seguito definite come emozioni specifiche.
    Le emozioni in se stesse non sono vaghe né confuse: esse sono, al contrario, altrettanto differenziate sia riguardo alla struttura che alla funzione, quanto lo è l’individuo che le sperimenta. Se le emozioni di una persona sono rozze e confuse, altrettanto rozza e confusa è la persona stessa. Il che indica che le emozioni in sé non sono qualcosa di cui ci si deve sbarazzare sulla base di false imputazioni, secondo le quali esse costituirebbero un ostacolo per un chiaro svolgimento del pensiero e dell’azione.
    Al contrario, esse sono di fondamentale importanza, in primo luogo perché regolano l’energia nel campo organismo/ambiente, e secondariamente per il fatto che in quanto mezzi unici di esperienza non possono essere sostituiti; le emozioni sono il mezzo attraverso cui noi diventiamo consapevoli dei nostri interessi, cioè, in ultima analisi, di cosa siamo e di cosa sia il mondo.”

Perls, Hefferline,Goodman: Teoria e pratica della Terapia della Gestalt 
(Vitalità e accrescimento della personalià umana) Astrolabio, Roma, 1997, pagg.368,369


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