martedì 6 gennaio 2026

Parole di chi non vuole arrendersi all'abisso...

Marc Chagall: Il violinista blu
        Grazie a Peppe Sini, responsabile  del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

"Chi ha la mia età dagli inquilini della Casa Bianca si aspetta di tutto: i più abominevoli atti di gangsterismo, di terrorismo, di stragismo e fin di genocidio (a cominciare da quello degli abitanti originari del loro stesso paese) il governo degli Stati Uniti d'America li hanno già ripetutamente commessi, peraltro senza subire mai per questo sanzione alcuna.

    Poi, certo, c'è un'altra America che amiamo, quella che ci fecero conoscere Pavese e Vittorini e Fernanda Pivano; quella di Thoreau e di Melville, di Lincoln e di Withman, di Martin Luther King e di Malcolm X, di Joan Baez e Bob Dylan, di Susan Sontag e Angela Davis, e d'innumerevoli altri fratelli e sorelle; ed anche quella dei giovani in divisa che vennero in Europa per liberarci dal fascismo e dai campi di sterminio che del fascismo sono il fine, il nucleo e il cratere.

Quest'ultimo atto di pirateria imperiale degli artigli statunitensi in Venezuela si aggiunge all'invasione dell'Ucraina da parte del regime autocratico e mafioso russo e alla distruzione di Gaza da parte dell'azione congiunta dei nazisti di Hamas e del governo fascista di Israele.

E proprio mentre l'umanità civile è impegnata a cercare di fermare la guerra nel cuore d'Europa e a trovare una soluzione istituzionale che consenta finalmente ai due popoli oggi insediati in Palestina di vivere insieme in democrazia (in un solo stato democratico o in due stati indipendenti, democratici e cooperanti - ed io personalmente credo che la soluzione dei due stati sia la sola attualmente possibile; sebbene anch'essa tutt'altro che facile da realizzare, presupponendo necessariamente lo smantellamento di tutte le colonie illegali israeliane in Cisgiordania, oppure l'accettazione sincera e senza riserve da parte dei coloni di divenire a tutti gli effetti cittadini palestinesi) questo colpo di mano, e di testa, del governo dell'impolitico e dispotico Trump aggrava tutto ed apre la via a nuove criminali follie da parte di chicchessia, poiché una volta che si fa strame del diritto internazionale da parte di uno, due, tre governi, ogni governo ed ogni potere di fatto si sente autorizzato ed anzi incentivato a fare altrettanto: e l'umanità  precipita nella barbarie. Una barbarie in cui vi sono le armi atomiche, e sull'età' atomica - che è il nostro presente - Guenther Anders ha scritto parole memorabili che ogni aspirante governante dovrebbe essere obbligato a imparare a memoria prima di accedere ai pubblici uffici.
*
Detto tutto questo, sono disperato? No.
Penso che possiamo e dobbiamo continuare a lottare per la pace disarmata e disarmante; per il diritto, la liberazione e la cooperazione dei popoli; per il bene comune dell'umanità; per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la giustizia, la libertà, la misericordia. E penso che abbiamo uno strumento di lotta (ovvero un insieme di metodi e risorse) in grado di sconfiggere ogni concrezione di violenza e di barbarie: la nonviolenza.
*
Provo ad enunciare in quattro tesi ciò che mi sembra evidente:

1. Prolificità del crimine
Ogni crimine ne genera altri.
É possibile interromperne la catena? Io credo di sì.

2. Quasi un sommario di storia dell'umanità in compendio
L'umanità  avrebbe cessato di esistere da un bel pezzo se di contro alla follia distruttiva di potenti insensati e scellerati non si ergesse invincibile il bene realizzato dagli innumerevoli esseri umani che quotidianamente incessantemente operano per salvare le vite, per riparare alle devastazioni, per costruire le condizioni della comprensione, della  solidarietà, della convivenza.
Questo impegno di pace e di solidarietà, questa costante e molecolare azione nonviolenta, è la civiltà umana stessa.               (continua qui) 

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" 
di Viterbo
Viterbo, 4 gennaio 2026

Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt@gmail.comcrpviterbo@yahoo.it

domenica 4 gennaio 2026

Befana, ai bambini niente smartphone

          Palermo – Per i più piccoli non dovranno assolutamente esserci smartphone nella calza della Befana: lo chiede la Società Italiana di Pediatria (SIP) che, in occasione della Giornata Mondiale del Bambino e dell’Adolescente, il 19 novembre scorso ha presentato in Senato i dati aggiornati e le raccomandazioni basilari riguardo al tema “Il bambino digitale”.
      L’iniziativa, promossa dal senatore Marco Meloni, ha riunito istituzioni, pediatri, psicologi, rappresentanti dei media e delle piattaforme digitali per riflettere su opportunità e rischi per i minori nell’era del digitale e dell’intelligenza artificiale.
      Dopo le precedenti raccomandazioni del 2018 e del 2019, la Società italiana di Pediatria ha condotto una nuova revisione sistematica della letteratura internazionale, analizzando oltre 6.800 studi, di cui 78 inclusi nell’analisi finale. Il lavoro ha aggiornato le evidenze sugli effetti di smartphone, tablet, videogiochi, social media sulla salute fisica, cognitiva, mentale e relazionale dei minori. 
     Il tempo passato dai minori davanti a uno schermo digitale è raddoppiato rispetto ai livelli pandemici, con conseguenze enormi sulla salute fisica e mentale dei ragazzi: “L’esperienza della pandemia da COVID-19 ha aumentato in modo significativo l’esposizione dei minori agli schermi – ha spiegato il dottor Rino Agostiniani, presidente della SIP – con un tempo medio giornaliero cresciuto di 4 o 6 ore, raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemici. Questo cambiamento ha reso ancora più necessario un aggiornamento delle precedenti raccomandazioni. Le modalità con la quale i bambini si rapportano con il mondo digitale è forse una delle prime domande che porrei nei bilanci di salute…”
     Infatti il rapporto sempre maggiore e sempre più in anticipo tra bambini e digitale non riguarda solo l’aspetto educativo: “Il rischio di  (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 4.1.26, il Punto Quotidiano

sabato 3 gennaio 2026

Come sono belli sui monti i piedi di chi annuncia la Pace...

       Giuliana Martirani (meridionalista, già docente universitaria di geografia politica ed economica e di politica dell’ambiente, componente del direttivo dell’International Peace Research Association (Ipra), membro di Pax Christi e del MIR, collaboratrice anche di numerose esperienze pacifiste, ecologiste, della solidarietà, nonviolente) ha attualizzato il passo di Isaia 52, 7-15 così:

(Valga come auspicio per il 2026, in un mondo martoriato dalla violenza, in cui chi ha in mano le leve del potere (politico e, purtroppo, militare) non manda segnali di speranza).


7      Come sono belli i furgoni dei pacifisti 
che portano buone notizie a chi è in guerra e che annunziano la pace, 
che annunziano la salvezza da questa insensatezza e follia 
che è ogni guerra, nessuna esclusa, perché ogni guerra è ingiusta 
ed è un peccato mortale 
contro il singolo uomo ucciso e contro la specie umana. 


8      Le sentite? Le guardie di confine, loro per prime insieme gridano di gioia, 
poiché finalmente, anche loro, 
costretti e militarmente coscritti nell’assurdità dei confini e delle guerre, 
attraverso voi, la vostra presenza 
e il vostro vero aiuto, non quello mortalmente armato, 
ma quello disarmato del materiale sanitario, di alimenti e generatori… 
vedranno con i loro occhi il ritorno del Signore 
e la speranza concreta della sua pace.  (continua qui)

Giuliana Martirani in La coscienza dice no alla guerra (a cura di Enzo Sanfilippo e di Annibale Raineri)
Centro Gandhi edizioni, Pisa, 2025 pp.113-116

mercoledì 31 dicembre 2025

Il fruscìo lieve della cura...

Dipinto di Berthe Morisot
        Sebbene abitasse in un piano alto, mentre stendeva biancheria o annaffiava le piante, nostra signora percepiva il rumore di una ramazza che puliva un marciapiede sotto casa. 
      Dal modo e dall’intensità con cui veniva utilizzata la scopa, indovinava se chi spazzava fosse un uomo o una donna. Se donna, aveva infatti un tocco più lieve, ma ugualmente efficace. Infatti qualche volta aveva incontrato per strada l’operatrice ecologica… e si era complimentata con lei per la cura con cui svolgeva il suo prezioso lavoro.     
Stasera nostra signora si augura che tutte le donne – spazzine, politiche, biologhe, scienziate, poliziotte, commesse, docenti … - custodiscano nella mente e nel cuore una missione di cura, che non preveda prepotenza e violenza. 
      Scriveva Natalia Ginzburg: “Le donne forse erano venute al mondo per amare il futuro, per aspettare, generare, custodire e contemplare il futuro. Era questo che erano venute a fare…”
Ci proviamo ancora, insieme?

Maria D'Asaro

domenica 28 dicembre 2025

Giochi d'artificio tra magia e inquinamento atmosferico

        Palermo – I fuochi d’artificio connotano momenti significativi come l’ultima notte dell’anno e in molte città, a Palermo ad esempio, sono diventati l’ingrediente immancabile di compleanni, nozze e di altre ricorrenze liete. Sin dalla loro scoperta, avvenuta in Cina prima dell’anno mille, accompagnano infatti feste e celebrazioni. Le esplosioni e la luce dei giochi pirotecnici colorano la notte e continuano a destare attrazione e meraviglia. 
       Perché lo ha spiegato alcuni mesi fa, ai microfoni del Telegiornale scientifico Leonardo, il professore Antonio Cerasa, ricercatore presso il Centro Nazionale delle Ricerche, dove dirige il Dipartimento di Scienze Biomediche. Il professore Cerasa ha evidenziato che l’elemento sonoro è fondamentale negli spettacoli pirotecnici, in quanto il rumore scuote, ‘sveglia’ l’amigdala, la parte più antica del nostro cervello: “Lo scoppio suscita immediatamente una sensazione di paura, producendo adrenalina. In qualche modo, la sensazione di pericolo ci attrae, induce eccitazione e contribuisce al rilascio di dopamina, neurotrasmettitore del piacere. Siamo attratti dall’adrenalina e dal pericolo che, nel caso dei fuochi pirotecnici, però possiamo controllare. Si tratta della stessa pulsione che induce a vedere i film horror, al cinema… I fuochi d’artificio senza rumore non avrebbero lo stesso effetto. Quindi maggiore è il rumore, maggiore è l’attrazione.” 
“Riempire la notte, quindi il buio e l’oscurità, di qualcosa di imprevisto e di così bello – ha concluso il professore Cerasa - ha un legame fondamentale con la gioia, con la celebrazione della bellezza e della festa condivisa. I giochi d’artificio sono fondamentalmente un momento di condivisione, di memoria festosa e collettiva”.
       C’è però un’altra faccia della medaglia: la prospettiva cambia radicalmente se si osservano i fuochi d’artificio con gli occhi di un esperto della qualità dell’aria. Ettore Guerriero, specializzato in chimica industriale, ricercatore anche lui all’interno dell’Istituto di Inquinamento Atmosferico del CNR, ha infatti elencato le sostanze altamente inquinanti disperse nell’aria dai fuochi, gas tossici come biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio e anidride carbonica: (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 28 dicembre 2025, il Punto Quotidiano

venerdì 26 dicembre 2025

Lettere a un bambino poi nato: due recensioni...

          "Una giovane traduttrice in attesa del suo primo bambino. Pensieri, riflessioni, ansie e speranze accompagnano i mesi della gravidanza, il parto e i primi anni di vita del piccolo. Idealmente in dialogo con Oriana Fallaci, il cui romanzo, Lettera a un bambino mai nato, è autorevole fonte di ispirazione, Maria D’Asaro, nel suo Lettere a un bambino poi nato (Diogene Multimedia, Bologna 2025), con tocco lieve e profondo, coinvolge lettrici e lettori nel flusso di coscienza della sua giovane protagonista, inducendoli, con garbo, a rivivere emozioni e a interrogarsi su temi che toccano le coscienze.
     Su tutti, una domanda: in un mondo segnato da violenza e ingiustizie, che ne sarà di una vita messa al mondo «senza autorizzazione»? Travalicando la sfera intima e personale, il racconto affronta questioni esistenziali e sociali di respiro universale, offrendo uno sguardo originale e intenso: quello di una giovane madre e del suo bambino.
    Con cura sono definiti i riferimenti che incorniciano il romanzo: dal breve estratto di un’intervista a Oriana Fallaci posto in esergo («Forse, l’amore è ciò che si prova quando si ha tra le braccia il proprio bambino e lo si sente così piccolo, inerme, indifeso. E messo al mondo senza la sua autorizzazione»), seguito dalla poesia Un nuovo inizio di Wisława Szymborska, spunti che introducono e danno il la alla profondità e complessità del tema trattato, fino alla lettera che chiude il volumetto... "
(continua su Pressenza)

Alessandra Colonna Romano

    "Esattamente mezzo secolo fa, nel 1975, Oriana Fallaci pubblicava uno dei suoi libri più noti e apprezzati: Lettere a un bambino mai nato. La giornalista e scrittrice è ancora lontana dalle opere polemiche in cui – come in Inshallah del 1990 – proverà a dare risposte sbagliate a questioni vere come le immigrazioni di persone provenienti da aree islamiche. Nelle Lettere, come rivelato nel 2015 dal nipote, erede dell'autrice, la Fallaci – dolorosamente memore di alcuni aborti spontanei che non le consentiranno di diventare mai madre – si interroga sul senso del mettere al mondo un figlio: in generale e, in particolare, in un mondo tanto ingiusto come l’attuale.
    I grandi libri ne inspirano – più o meno esplicitamente – altri: Lettere a un bambino poi nato (Diogene Multimedia, Bologna 2025) di Maria D’Asaro ne è un esempio luminoso. Tanto più apprezzabile in quanto non è certo un’esercitazione letteraria, ma una vera e propria ricreazione: è un’opera che, pur se intesa dall’autrice come omaggio alla Fallaci, se e distacca nei toni e nei contenuti. Nei toni perché ci sono pagine leggere (come quelle dedicate alle “diciotto tipologie dei Pokemon” e ad altri giochi infantili) che spezzano la tensione narrativa drammatica delle pagine fallaciane; nei contenuti perché si rivolgono a un bambino che alla fine viene alla luce. 
    Uno dei motivi di interesse per me – lettore due volte differente da Maria D’Asaro perché maschio e perché non genitore biologico – è che l’happy end (se così vogliamo considerare la nascita del neonato) non cancella né la memoria dei dubbi pre-natali né le preoccupazioni per l’avvenire del figlio in un contesto storico che, rispetto a dieci lustri fa, è peggiorato disastrosamente. Davvero, come scrive la Szymborska in una lirica che viene qui riportata a mo’ di lunga epigrafe, “alla nascita d’un bimbo/il mondo non è mai pronto”: troppo affollato di liti, tradimenti, guerre, vendette… (continua qui

Augusto Cavadi


(Grazie di cuore ad Alessandra e ad Augusto per le splendide recensioni,  assai generose)



lunedì 22 dicembre 2025

Reporter senza frontiere: 2025, anno nero per i giornalisti

         Palermo – Difficile trovare buone notizie tra le cifre dell’ultimo rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere, organizzazione non governativa fondata a Parigi nel 1985 per promuovere e difendere la libertà di informazione: 67 i giornalisti uccisi nel mondo dal 1° dicembre 2024, di cui circa la metà nella Striscia di Gaza, sotto il fuoco dell’esercito israeliano.
     Il rapporto segnala un aumento delle vittime tra il primo dicembre 2024 e il primo dicembre 2025: "Il numero dei giornalisti uccisi è tornato a crescere, a causa delle pratiche criminali delle forze armate, regolari e non, e della criminalità organizzata", sottolinea il rapporto di RSF, secondo cui troppo spesso "I giornalisti non muoiono, vengono uccisi". 
    Almeno 220 i giornalisti uccisi nella martoriata striscia di Gaza da ottobre 2023 ad oggi: tra loro Anas al Sharif, di soli 28 anni, uno dei volti più noti di Al Jazeera, ucciso il 10 agosto 2025 insieme ad altri tre reporter, in un attacco aereo israeliano sulla sua tenda vicino l’ospedale Al-Shifa.
    Ma i cronisti rischiano la vita anche altrove: nell’ultimo anno in (continua ne il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 21.12.25, il Punto Quotidiano

sabato 20 dicembre 2025

Cercasi Natale autentico, disperatamente...

 
(foto da Avvenire)
      A nostra signora sembrava che le luminarie natalizie (avvistate già il 21 ottobre) quest’anno si fossero moltiplicate: nei negozi e nelle strade, con enormi decorazioni pacchiane, quasi in ogni casa, con lucine intermittenti di ogni colore. 
      Anziché darle allegria, queste luci le ponevano tanti punti interrogativi. Il professore Enrico Greco, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell'Università di Trieste, su Radio Rai1 giovedì 17 dicembre snocciolava dati incontrovertibili su come l’accensione delle luminarie e l’aumento di consumi nel periodo natalizio si tramuti in un ulteriore colpo esiziale alla salute del nostro pianeta. 
      Noi comunque continuiamo imperterriti ad aumentare la febbre della nostra Terra. Intanto, continuiamo anche a utilizzare la guerra per ‘risolvere’ i nostri conflitti, provocando strazio, morti e distruzione dell’ambiente. Così a Gaza, in Sudan e altrove bambini e adulti muoiono di bombe e di stenti. Ma noi ce ne freghiamo, resi ciechi dalle nostre luci.

mercoledì 17 dicembre 2025

Dal giornalismo di guerra al giornalismo di pace

         Alcune affermazioni-chiave ricorrenti in ogni propaganda di guerra sono: “siamo sotto minaccia”, “abbiamo il sostegno di”, “stiamo affrontando i cattivi”, “non abbiamo alternative”, “dobbiamo salvarli”, “dobbiamo agire ora” (Lynch, McGoldrick 2005, pp.95-96).
E sono frasi che, sui nostri media, dal 24 febbraio 2022, abbiamo letto o sentito, all’interno dell’ideologia della violenza salvifica in versione democratico-patriottica, ogni giorno, a qualsiasi ora. (…) Raffiche di interventi mediatici hanno sostanzialmente rifiutato ogni parola che andasse al di là del refrain “c’è un aggressore e c’è un aggredito” e della demonizzazione del ‘nemico’ e di chi non contribuisse ad essa.
Così i “dieci comandamenti” della propaganda di guerra in cui Anne Morelli ha riassunto e sistematizzato i meccanismi individuati da Arthur Ponsonby (1940) durante la I guerra mondiale e da lei mostrati attivi anche nelle guerre odierne in Afghanistan e in Iraq, sono stati osservati, purtroppo, nella loro totalità anche a proposito della guerra russo-ucraina.
Li menziono tutti qui di seguito:
1. ”Noi” non vogliamo la guerra.
2. Il campo avverso è il solo responsabile della guerra
3. Il nemico ha l’aspetto del diavolo o del “cattivo di turno”
4. Quella che difendiamo è una causa nobile, non un interesse particolare
5. Il nemico provoca intenzionalmente delle atrocità; a noi possono sfuggire ‘sbavature’ involontarie
6. Il nemico usa armi illegali
7. Le perdite del nemico sono imponenti, le nostre assai ridotte
8. Gli artisti e gli intellettuali sostengono la nostra causa
9. La nostra causa ha un carattere sacro
10. Quelli che mettono in dubbio la propaganda sono dei traditori

Talmente plateale è stato, fin dal momento dell’invasione, il fenomeno di martellamento propagandistico della stragrande propaganda dei media che ben presto alcuni ex corrispondenti di guerra sono stati indotti ad una dichiarazione pubblica fortemente critica (01.04.22). Vale la pena riportarla quasi nella sua interezza:

Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male. Noi siamo o siamo stati corrispondenti di guerra nei Paesi più disparati, siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti durante i conflitti, eravamo vicini a gente dilaniata dalle esplosioni, abbiamo raccolto i feriti e assistito alla distruzione di città e villaggi. […] Proprio per questo non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina […] siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico.
Inondati di notizie, dicevamo, ma nessuno verifica queste notizie (…) La propaganda ha una sola vittima, il giornalismo. Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. (…) Certo. Ma dobbiamo chiederci: ma è l’unico responsabile? I media ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a un’evitabile corsa verso una pericolosissima corsa al riarmo. (…) Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L’emergenza guerra sembra che ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre. (…) Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandiamo perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin. Notiamo purtroppo che manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo.
Questo non perché si debba scagionare la Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità ma perché solo capendo e analizzando in profondità questa terribile guerra si può evitare che un conflitto di questo genere accada in futuro. (...)

Andrea Cozzo Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina 
Promemoria e Istruzioni per il futuro - Mimesis, Milano, 2025, pagg.113,114,115




domenica 14 dicembre 2025

Giuliana Saladino, filo rosso tra giornalismo e impegno civile

              Palermo – Quando circa vent’anni fa, su suggerimento di una cara amica, la scrivente ha scoperto i suoi scritti, era ormai troppo tardi per farne la conoscenza diretta: la concittadina Giuliana Saladino, giornalista e scrittrice, ormai non c’era più, morta a 73 anni nel 1999. 
       Forse, oltre lo stretto, non sono in tanti a conoscerla. Vale la pena farne allora memoria, a cento anni dalla sua nascita, avvenuta a Palermo il 16 dicembre 1925. 
Chi è stata Giuliana Saladino? Marcello Sorgi, ex direttore del TG1 ed editorialista de La Stampa, un tempo suo giovane collega nella redazione del battagliero quotidiano palermitano L’Ora, l’ha definita: “Super-cronista attenta e curiosa… aveva il dono di un particolare mestiere che le faceva subito individuare protagonisti, dettagli e retroscena del fatto che poi avrebbe raccontato, con la scrittura nervosa e stupita che fa del giornalismo femminile un linguaggio a parte”.
La professoressa Giovanna Fiume, già docente di Storia moderna all’Università di Palermo, nella prefazione al libro/raccolta di inchieste e scritti della giornalista palermitana dal titolo Chissà come chiameremo questi anni, afferma: “È l’erraticità la cifra personale di Giuliana Saladino nella sua lettura della società, il veloce andirivieni dalla collettività all’individuo, dal generale al particolare, dalla teoria al caso concreto… dalla società alla persona, dalla cronaca alla storia”.
Con poche, essenziali pennellate, la ricordava così l’amica Simona Mafai: 
“Nata a Palermo, da famiglia aristocratica, ricevette una educazione tradizionale: a undici anni, con una parente “dama di San Vincenzo”, visitava i quartieri degradati della città, consegnando ai poveri tagliandi per l’acquisto di pane e latte. 
Giuliana Saladino da giovane
    Ma con la fine della guerra e l’esplosione dei movimenti rivendicativi dei contadini e degli operai, avvertì che non era attraverso la carità che i poveri potevano (e tanto meno desideravano) continuare a vivere; essi volevano libertà e giustizia, cambiare sistema economico e politico, fare nuove leggi, costruire un nuovo costume morale. Così Giuliana, schierandosi con i poveri, divenne comunista. Fu però una comunista sui generis, indipendente e libertaria. Non sottomise mai al realismo politico del partito comunista il suo irrefrenabile spirito critico e l’irruente e inflessibile ricerca della verità, per quanto difficile da individuare e definire. Uscita dal PCI nel 1956 (dopo i fatti di Ungheria), restò sempre fedele agli ideali giovanili auspicando un cambiamento radicale della società.
L’intervento consapevole e diretto sugli eventi del proprio tempo e la passione per la scrittura sono state le direttrici fondamentali della sua vita. Segretaria di redazione nel 1946 della rivista politico-culturale Chiarezza, visse alcuni anni di impegno politico diretto nella provincia di Agrigento assieme al marito, Marcello Cimino, con cui divise fino alla fine ideali e sacrifici. 
    Nei primi anni ‘50, tornò a Palermo; contribuì all’organizzazione dell’“Associazione donne palermitane”; quindi, nel 1960, entrò nel quotidiano L’Ora come segretaria di redazione, assumendo responsabilità sempre maggiori, fino a diventarne una colonna fondamentale. Condusse memorabili inchieste sulla politica palermitana e siciliana, sulla condizione delle donne ed i rapporti tra i sessi, sullo sviluppo economico distorto dell’isola, distinguendosi per coraggio, originalità, anticonformismo.
Insieme a un gruppo di colleghe costituì il coordinamento femminile delle giornaliste siciliane; incoraggiò la formazione e la crescita dei movimenti per l’emancipazione e la liberazione della donna (partecipando direttamente alle campagne per la legge sul divorzio e per la interruzione volontaria della gravidanza); contribuì alla stesura del libro collettivo Essere donne in Sicilia (1975);  nel 1991 fece parte fin dalla fondazione della redazione di Mezzocielo, periodico palermitano diretto e scritto da sole donne. All’indomani delle stragi di mafia del 1992 (assassinio dei giudici Falcone e Borsellino, e delle loro scorte) diede vita al cosiddetto Comitato dei lenzuoli”.
Il Comitato dei lenzuoli, come scrisse Giuliana stessa, fu un sussulto di passione e di orgoglio civile. 
   Ci fu il suo soffio vitale nella reazione, femminile e nonviolenta, semplice e dirompente, di esporre un lenzuolo bianco per esprimere il lutto, il dolore, ma anche la rabbia e la ribellione dei palermitani colpiti al cuore per le stragi di Capaci e via D’Amelio: “Ora basta”, “Palermo chiede giustizia” queste le scritte sui primi due lenzuoli esposti a Palermo, a casa sua, in via Maqueda 110. Il Comitato dei lenzuoli invitava i palermitani a prendere coscienza del cancro diffuso della mafia e a fare ognuno la propria parte “piccola o grande che sia, per contribuire a creare in questa Palermo condizioni di vita più umane”, come aveva detto Giovanni Falcone.
    Di Giuliana, infine, oltre agli innumerevoli articoli, ci rimangono tre libri che, a parere della scrivente, sono perle di grande valore: il primo è De Mauro, Mafia anni 70: una cronaca palermitana, pubblicato nel 1972, due anni dopo la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, autore di inchieste scottanti sulla mafia e sul caso Mattei, scomparsa avvenuta la sera del 16 settembre 1970, quando a Palermo “lo scirocco correva a 65 all’ora e il mercurio aveva sfiorato i trenta”. In questo testo, Giuliana analizza il contesto grigio e oscuro in cui è avvenuto il rapimento misterioso del giornalista, di cui non si è saputo più niente…
   Il secondo, Terra di rapina, del 1976, è un testo epico e dolente sulle lotte, le speranze, la disperazione dei contadini siciliani subito dopo la fine della seconda guerra, delusi e sconfitti dopo la discussa riforma agraria.
   Il terzo, Romanzo civile, pubblicato postumo nel 2000 per volontà delle figlie Giuditta e Marta, è il racconto dell’amicizia con Calogero Roxas, e soprattutto il racconto corale e commovente di un’epoca, di un’alta sensibilità familiare, storica e politica. 
La scrivente confessa di leggere e rileggere i testi della giornalista perché, a ogni rilettura, trova suggestioni e stimoli nuovi: “L’eredità che continuano a lasciare gli uomini e le donne migliori della generazione di Giuliana e di Marcello – scriveva Michele Perriera in un libro dedicato  a Marcello Cimino, marito di Giuliana – è quest’abitudine a porre il proprio io sempre in relazione agli altri, quasi una coazione a pensare la propria vita a servizio della vita e delle sue trasparenze sociali”.
La giornalista chiudeva il manoscritto che sarebbe poi diventato Romanzo civile definendosi una “vecchia signora invulnerabile… con una scintilla tenace e fiammeggiante… in sintonia con chi sa che, con una sensazione panica, altamente civile, con una disponibilità senza riserve, un ventre da grande madre, il cervello traboccante, una mente sovrana”.
      E noi, cara Giuliana, vogliamo ricordarti così…

Maria D'Asaro, 14.12.25, il Punto Quotidiano

(A Giuliana ho scritto una lettera, qui...)