giovedì 3 aprile 2025

Capanne...

       "È difficile accettare che tutte le nostre verità, anche le più care e indiscutibili, siano soltanto costruzioni umane, capanne edificate per fronteggiare l’infinità complessità del mondo. La maggior parte degli uomini preferisce vivere tutta la vita dentro queste capanne e non ama uscire allo scoperto, in quella terra di nessuno dove si mostra con chiarezza che l’infinità complessità del mondo non è mai riducibile a uno schema concettuale, proprio come non è mai possibile rinchiudere l’infinità delle stelle nello schema semplice delle costellazioni.
        Chi vive tutta la vita nella stessa capanna ha da sempre sostituito a quell’infinita complessità il proprio schema, quello della propria tribù o ideologia, e da sempre sa cosa è scritto nelle stelle, pur senza avere mai alzato il capo neppure una volta per guardarle. Questo tipo d’uomo è convinto che la propria capanna sia collocata al centro dell’universo, sotto l’occhio vigile di Dio, in una posizione privilegiata rispetto a tutte le capanne del mondo. Qui tutti, proprio come in un quiz truccato, conoscono le risposte ancor prima delle domande. 
     Lasciare la capanna è difficile perché significa abbandonare legami, affetti, calore, il seno materno dell’identità, ma poche esperienze sono più intense di questa partenza e delle ore in cui ci si trova da soli, di notte, sotto il cielo, senza riuscire a riconoscere più, nel disordine immenso, il disegno di una costellazione. Se però si resiste e si continua a guardare, dopo un poco si scopre che il numero infinito delle stelle non ci schiaccia ma aiuta invece a capire che il cielo non è prigioniero di nessuna costellazione, perché è così grande da poterle contenere tutte, sia le nostre stelle che quelle degli altri popoli. 
       Chi possiede un briciolo di fantasia potrebbe addirittura giocare a inventarne di nuove, a scrivere storie non ancora raccontate, a disegnare nuove avventure e inventare nuovi protagonisti. La complessità del mondo è il fondo immenso su cui noi continuamente ritagliamo le nostre costruzioni contro il disordine e la paura, le nostre verità piene di buchi.
     Spesso questo sentimento della propria fragilità e contingenza fa paura, spinge l’uomo a fare un passo indietro, a rinchiudersi nella capanna ritornando ai vecchi pregiudizi. Del resto coloro che si sono spinti più lontano hanno spesso usato il loro coraggio solo come uno strumento di potere sui più deboli (…). Chi si spinge veramente all’aperto dovrebbe tenersi lontano da questa economia della paura, e aver pazienza, prendere per mano i più timorosi, aiutarli a scoprire la bellezza del mistero che sta a fondo della complessità del mondo.
      Dove le nostre verità diventano fragili e mostrano le rughe, si apre lo spazio in cui coloro che provengono da case, religioni e culture diverse possono incontrarsi. In questa terra di nessuno, dove le stelle sono più delle costellazioni e le domande più delle risposte, invece di combattersi e inseguirsi nel buio si potrebbe accendere un fuoco. Dopo essersi seduti in cerchio attorno a esso, tutti potrebbero a turno raccontare le proprie storie, ascoltare quelle degli altri e scoprire una possibile fraternità nella comune lotta contro la paura.
      All’alba ognuno potrebbe tornare alla sua capanna, ma senza aver più bisogno di chiudersi il mondo alle spalle e con il desiderio di tornare all’aperto, a incontrare gli altri nella notte, nella terra di nessuno. 

Franco Cassano Modernizzare stanca. Perdere tempo, guadagnare tempo. Il Mulino, BO, 2001

(Letto per la prima volta il 2 agosto 2002 a Castronovo di Sicilia, a un incontro con il gruppo Famiglia di famiglie in cammino. Riapprezzato oggi.)

Qui notizie sul sociologo Franco Cassano, morto nel 2021

mercoledì 2 aprile 2025

Inquinamento, fattore di rischio per l’autismo

       Palermo – Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo. Tale giornata è stata istituita nel dicembre del 2007 con risoluzione 62/139 dall'Assemblea Generale dell'ONU, con lo scopo di incoraggiare gli Stati membri delle Nazioni Unite ad una maggiore sensibilizzazione rispetto all'autismo.
      Se il primo studio fatto in Inghilterra negli anni ’60 registrava la presenza di un bambino autistico ogni 2.500, oggi a livello mondiale la percentuale di persone con disturbi legati all’autismo si aggira intorno all’1%, con differenze sensibili nelle varie nazioni: in Italia, ad esempio, nella fascia 7-9 anni c’è un bambino con autismo ogni 77 circa, con una prevalenza netta tra i maschietti (secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, su 5 bambini autistici 4,4 sono maschi). 
      Nel resto dell’Europa, la diffusione dell’autismo varia dallo 0,63% in Danimarca e Svezia, all’1,16% nel Regno Unito. Negli Stati Uniti la diffusione di tale disturbo è cresciuta significativamente negli ultimi 20 anni, passando da 0,67% nel 2000 (1 bambino su 150), a 2,3% nel 2018 (1 su 44) a 2,8% (1 su 36) nel 2020.
      Il sensibile incremento dei disturbi dello spettro autistico a livello mondiale è così marcato da aver fatto ipotizzare una sorta di “epidemia di autismo”, anche se le ragioni di un aumento così netto possono essere varie, compresa una maggiore sensibilità al problema e il cambiamento dei criteri diagnostici. 
     Quali le cause dell’autismo? (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 30.3.25, il Punto Quotidiano

domenica 30 marzo 2025

Single, sì alle adozioni ma solo all'estero

          D’ora in poi in Italia anche le persone singole potranno adottare bambini dall’estero. Lo ha deciso la Corte costituzionale, che, con la sentenza numero 33,  ha dichiarato incostituzionale l’articolo 29-bis, comma 1, della legge numero 184 del 1983, nella parte in cui non include tali cittadini fra coloro che possono adottare un minore straniero residente all’estero. In pratica, i single possono accedere all’adozione internazionale di bambini stranieri in stato di abbandono.
    Da anni Raffaella Brogi, 54 anni, single, magistrato, si batte per avere in adozione un bimbo straniero e non si è arresa neanche dopo il primo stop della Corte costituzionale. Così, per la seconda volta in pochi anni, il caso dell’aspirante mamma single fiorentina è finito sotto la lente dei giudici costituzionali che ora le hanno dato ragione. 
    È stato il Tribunale per i minorenni di Firenze, nel luglio scorso, a sollevare nuovamente davanti alla Consulta la questione delle adozioni internazionali da parte di persone single. E la Consulta ha dichiarato illegittima la norma che non li includeva fra coloro che possono adottare un minore straniero residente all’estero.(continua su il Punto Quotidiano)


(notizia importante che andava rilanciata: grazie, Nicola)

giovedì 27 marzo 2025

Genialità, progresso, tempo e infinito... grazie, Bruno.

      Se ne avessi il potere, a Bruno Vergani - amico nel mondo del web e, per speciali cointeressenze, anche nella vita reale - conferirei la laurea ad honorem in filosofia. Qui una delle sue acute riflessioni:

     “L’editing genomico che permette di correggere errori genetici c’è da pochissimo tempo, e lo smartphone uscito quest’anno funziona meglio di quello dell’anno scorso. Si sa, scienza e tecnologia vanno sempre avanti, progresso lineare e costante, cumulativo e irreversibile. Assuefatti da questo miglioramento ci può sembrare che tutte le cose progrediscano così, e invece per la politica, la filosofia, le arti, l’etica, insomma per tutto ciò che non è scienza e tecnologia in senso stretto, il discorso si complica.
     Anche se per tutte queste cose non è semplice individuare criteri di valutazione univoci, oggettivi e condivisi, per determinarne il miglioramento, possiamo comunque essere tutti d’accordo che è oggi infrequente incontrare in piazza un Socrate, uno Spinoza o un Kant, rari anche i Michelangelo e i Beethoven e passeggiando nei giardini pubblici non è facile incrociare un Seneca o un Confucio. Esperienza plastica che alcune intuizioni del passato possono risultare insuperabilmente più profonde di quelle contemporanee.
Studiando la storia vediamo sì un progresso scientifico costante, ma accompagnato da un miglioramento umano intermittente, fragile, tortuoso, sparpagliato, ciclico, con l’improvviso e raro apparire di pensatori che raggiungono vette di pensiero e di vita irraggiungibili, intercalati da lunghi periodi di mediocre e bassa levatura diffusa, e anche di stasi e di regressione, basti considerare l'Olocausto che segue all’Illuminismo. Scostamento pericoloso quello fra le anime e la tecnologia che potrebbe mettere nelle mani di un primitivo la bomba atomica.
     Si potrebbe forse azzardare che i rari individui capaci di picchi insuperabili di genio, vivano in una dimensione universale atemporale, capace di abitare l’immanente Sub specie aeternitatis. Italo Calvino scriveva: “Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani”. Dopo tutto, la periodizzazione storica è un nostro arbitrio, una costruzione concettuale per ordinare il passato così da interpretarlo, una narrazione selettiva, un costrutto culturale, anche se di fatto non esiste una scansione del tempo insita nella realtà. Forse il genio è tale perché capace di abitare il continuo-infinito-presente.”

Bruno Vergani, dal suo blog qui.


martedì 25 marzo 2025

Canto notturno... di una maruzza vegliante

    C’è chi conta le pecore, c’è chi vede Netflix, c’è chi si dispera, c’è chi è impegnato in amorosi amplessi, c’è chi è stremato e si addormenta di botto… 
     Nostra signora, sul guanciale, da un po’ di mesi rievoca rime alternate, incatenate, libere e baciate, provando a rimembrare quelle che le solleticano il cuore e i sensi poetici.
      Per tutto l’inverno si è fatta cullare da una sorta di poesia/filastrocca del grande Giovanni, che ha recuperato rima per rima alla memoria:

Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola pian piano,
un bimbo piange, il piccol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.

La vecchia canta: intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

Poi c’è stata la parentesi con l’amato Giuseppe:

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato

Ora è la volta della corrispondenza di amorosi sensi con il magnifico Giacomo:

Sempre caro mi fu quest'ermo colle, 
E questa siepe, che da tanta parte 
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.   

Già: E poi come continuare? Provo un po' a parafrasare:

Ma provando e ricordando, interminati
Versi di là da quelli, nei miei umani
Silenzi, in profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo… 

Dei versi esatti adesso ho sete: vado allor a trovarli in rete: 

                ...ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno, 
E le morte stagioni, e la presente 
E viva, e il suon di lei. 

Giacomino eri un genio.  
Lirica modernissima la tua, con un ritmo potente dettato dagli enjambement...

Così tra questa Immensità s'acquieta il pensier mio:
E il dormir m'è dolce in questo mare.



domenica 23 marzo 2025

Busto Arsizio, meno asfalto e più verde

          Palermo – Quasi tutti i centri urbani italiani, dagli anni ’50 in poi, sono stati riedificati e progettati a misura di automobile. Da alcuni anni, piene di cemento e di asfalto e povere di spazi verdi, le nostre città sono state però messe in crisi dai cambiamenti climatici che hanno causato, soprattutto a nord, un considerevole aumento di allagamenti, nubifragi e bombe d’acqua, mentre il sud ha sofferto per le ondate di calore estivo e per la siccità.
      Oggi uno degli obiettivi dell’ingegneria naturalistica è quello di rendere le città più resilienti e meglio attrezzate ad affrontare il cambiamento del clima, come le piogge sempre più violente e abbondanti. Già nel 2021 l’architetto Flora Vallone, vice presidente dell’AIPIN (Associazione Italiana Per l’Ingegneria Naturalistica) scriveva: “In pieno Antropocene, tra pandemie globali e cambiamento climatico, e in corsa verso la transizione ecologica, si moltiplicano idee e progetti green, spesso più mediatici che sostenibili. Certo non è facile mutare radicalmente i paradigmi culturali che per decenni hanno sostenuto una colonizzazione antropica indifferente ai luoghi, alle impronte ecologiche, ai costi-benefici che invece avremmo ben dovuto valutare. (…) Il paesaggio è sistema vivente che deve poter esprimere i servizi ecosistemici che gli sono propri e che sono fondamentali, oltre che gratuiti, anche per l’uomo.” 
    A Busto Arsizio - l’operosa cittadina lombarda di quasi 85.000 abitanti in provincia di Varese - è stato attuato un progetto di (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 23.3.25

venerdì 21 marzo 2025

La follia della guerra rende folli: elogio della ragione e della diserzione

Pieter Bruegel, il vecchio: Il trionfo della morte (El Prado, Madrid)
      "Sono i governi a decidere le guerre, gli stati maggiori degli eserciti a pianificarle, i media a farne la propaganda, i produttori di armamenti a fornirne gli strumenti e guadagnarne, ma sono ancora - nonostante i droni killer, l'intelligenza artificiale, i killer robot - i soldati ad essere mandati sul terreno a fare il lavoro sporco. Sono ancora gli esseri umani, uomini e donne, coloro a cui è chiesto di sospendere ogni inibizione morale e trasformarsi repentinamente - ma, pro tempore, s'intende - in spietati assassini e criminali sui campi di battaglia. Lo spiegava già Erasmo da Rotterdam: "Se ti ripugna il brigantaggio, è la guerra che lo insegna; se aborrisci il fratricidio, è in guerra che lo si impara. (...) Se giudichi peggior condizione per uno stato quella in cui i peggiori prevalgono, la guerra è il regno dei più scellerati" (Il lamento della pace, SE, 2014).
Oltre le tante immagini euforiche di soldati israeliani impegnati nel genocidio di Gaza postate sui social – come quelle del soldato dell'IDF (Israel Defence Force)denunciato in Brasile, dove si trovava in vacanza, per crimini di guerra – molte donne e uomini che hanno partecipato alla mattanza dei palestinesi non sono sopravvissuti alla propria coscienza: migliaia di essi sono in cura per sindrome post traumatica da stress... (continua qui)

Pasquale Pugliese, 9.1.25 (dal suo blog, qui)

mercoledì 19 marzo 2025

Utopia?


Profumo

Di zagara

Gentilezza, amore, dolcezza…

Cieli e terra nuova…

Restiamo umani







“Misericordia e verità 
s'incontreranno,
giustizia e pace
si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo”                                       (dal salmo 84)


(Difficile mantenere la speranza nell'umanità, dopo le macerie di Gaza...)

domenica 16 marzo 2025

Volontariato, Palermo capitale per il 2025

           Palermo – Dopo Bergamo, Cosenza e Trento, per il 2025 è Palermo Capitale italiana del Volontariato: infatti, a dicembre scorso, Lilia Doneddu, vicepresidente del Centro Servizi del Volontariato del Trentino, ha passato il testimone a Giuditta Petrillo, presidente del CeSVoP, Centro Servizi per il Volontariato di Palermo.
     Ma quanti sono oggi i volontari in Italia? L’ultimo censimento Istat (2021) registra poco più di 4,6 milioni di volontari attivi in Italia, presenti in circa 360.000 organizzazioni non profit, con un calo di circa 900.000 volontari rispetto alla rilevazione del 2015. Come evidenzia la ricercatrice Sabrina Stoppiello, per ragioni metodologiche l’indagine tiene fuori alcuni gruppi di volontari: “Questa rilevazione campionaria registra solo i volontari attivi nelle organizzazioni non profit. Fotografiamo quello che viene chiamato “volontariato organizzato”, che rappresenta una fetta molto significativa, ma non la totalità dei volontari in Italia”.  Non sono quindi considerate le persone che operano al di fuori di organizzazioni strutturate come, ad esempio, chi si impegna occasionalmente per rispondere a emergenze ambientali, o molti gruppi informali di giovani attivisti per il clima.
Dove si fa più volontariato? Il grosso delle organizzazioni non profit storicamente è concentrato al Nord: il Trentino-Alto Adige è la Regione col maggiore rapporto tra volontari e popolazione residente: qui più di 1 persona su 5 fa volontariato. Tuttavia al Sud, rapportando il numero di volontari alla popolazione residente, Sardegna e Basilicata registrano valori rispettivamente in linea e superiori alla media nazionale (7,8%). 
     Non è facile dire poi se il volontariato sia un’attività svolta più dalle donne o dagli uomini. I numeri del Censimento sembrerebbero dare il primato ai maschi, che rappresentano il 58,3% dei volontari nelle organizzazioni non profit. Una spiegazione per il divario di genere sarebbe fornita dalla distribuzione per settori di attività: la differenza è particolarmente marcata nei due settori con il più alto numero di volontari (attività ricreative e sportive), così come nel settore delle relazioni sindacali e dell’attività politica. Ma negli altri settori maschi e femmine si equivalgono; in alcuni addirittura -sanità, religione, istruzione, filantropia e cooperazione internazionale - le donne superano numericamente gli uomini. 
     Dall’osservatorio del CSVnet (associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato) si fa notare che la struttura patriarcale del nostro Paese incide sulla presenza delle donne nel volontariato: “Le donne in genere hanno minore disponibilità di tempo per fare volontariato perché sono maggiormente assorbite dai carichi familiari sia nei confronti dei figli sia dei genitori”, sostiene Chiara Tommasini, presidente del CSVnet.  
      Riguardo all’età dei volontari, la presidente Tommasini afferma poi che si registra “una vitalità pronunciata nella partecipazione giovanile, anche se è meno assidua e costante che in passato. (...) però le forme di partecipazione sono più fluide… perché i giovani hanno traiettorie di vita e lavorative meno stabili e una maggiore difficoltà a dare un contributo costante e formalizzato”. 
     I dati statistici mostrano una realtà evidente: avere un’occupazione stabile facilita lo svolgimento del volontariato. È stato sottolineato che per i giovani, che vivono condizioni di vita e di lavoro più precarie rispetto alle generazioni precedenti, è sempre più difficile avere tempo disponibile per il volontariato. Tanto che, spesso, essere volontari è diventata quasi una dimensione di privilegio.  Forse la sfida per il futuro, in un’Italia che invecchia e si spopola, è un volontariato che possa continuare a essere una forza viva e portatrice di istanze di inclusione e giustizia.
       Nel contesto delle iniziative legate alla promozione di Palermo Capitale del Volontariato per il 2025, il 7 marzo scorso, ai Cantieri Culturali della Zisa, si è svolto un evento celebrativo con una doppia valenza; ripensare criticamente il ruolo del volontariato oggi e ricordare i 25 anni di esistenza dell’Associazione cittadina di Volontariato Penitenziario (AsVoPe). 
     Bruno Distefano, presidente dell’AsVoPe, ha sottolineato il... (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 16.3.25, il Punto Quotidiano




sabato 15 marzo 2025

L'Europa, la pace, la guerra: come la pensa(va) Aldo Capitini

           “Una prova della difficoltà o impossibilità da parte del riformismo e dell’autoritarismo di formare il ‘nuovo uomo’ è nel fatto che l’uno o l’altro sono disposti ad usare lo strumento guerra. Si sa che cosa significa, oggi specialmente, la guerra e la sua preparazione: la sottrazione di enormi mezzi allo sviluppo civile, la strage di innocenti e di estranei, l’involuzione dell’educazione democratica e aperta, la riduzione della libertà e il soffocamento di ogni proposta di miglioramento della società e delle abitudini civili, la sostituzione totale dell’efficienza distruttiva al controllo dal basso.
     Tanta è la forza spietata che la decisione bellica mette in moto, che essa viene ad assomigliare ad una delle terribili manifestazioni della ‘natura’, le più assurde e crudeli e spietate, e certamente ora la supera in numero di vittime. 
È difficile pensare che la natura possa distruggere in pochi minuti tante persone quante ne distrusse la bomba atomica a Hiroshima, riducendone alcune in una semplice traccia segnata sul muro. E quella bomba era di forza molto modesta rispetto alle bombe attuali…
     Il rifiuto della guerra è perciò la condizione preliminare per parlare di un orientamento diverso, e se vediamo l’antitesi tra la natura come forza e la compresenza come unità amore, è chiaro che la guerra aggrava la natura, la sorpassa nella sua distruttività, nella sua spietatezza rispetto ai singoli esseri, alla cui attenzione la compresenza richiama costantemente…
L’esercito si pone come sostegno dell’imperio o potere assoluto centrale, e perciò va rifiutato dalla radice, per un rinnovamento profondo.
    La trasformazione in nazione armata, a parte la sua inattualità, non toglie la mentalità militaristica, che può darsi suoi organi di pressione e di potere. Per una posizione di nonviolenza è da generalizzare l’insegnamento delle tecniche della nonviolenza, addestrando tutti a saperle usare e fornendo loro i mezzi necessari: tali tecniche possono valere per le trasformazioni, o rivoluzioni, interne o per l’eventuale lotta contro invasori. 
    Perciò il rifiuto assoluto della guerra e della guerriglia, e della tortura e del terrorismo (che accompagnano la guerra e la guerriglia), è il punto di partenza, la svolta, la condizione assoluta di una nuova impostazione del potere: l’onnicrazia (termine credo coniato da Capitini che significa: il potere di tutti)  autentica comincia da quel rifiuto, perché non elimina nessun avversario e dà vita permanente ai due preziosi strumenti che sono le assemblee e l’opinione pubblica.
La ragione del pacifismo integrale non è soltanto il fatto evidente che la guerra, una volta accettata, conduce a tali delitti e a tali stragi, specialmente oggi, che è assurdo presumere di farla e poterla contenere (…).
      È chiaro che bisogna arrivare a moltitudini che rifiutino la guerra, che blocchino con le tecniche nonviolente il potere che voglia imporre la guerra. L’Europa ha sofferto per non aver avuto queste moltitudini di dissidenza assoluta, es. riguardo al potere dei fascisti e dei nazisti. L’onnicrazia deve prender corpo anche in questo modo: nella capacità di impedire dal basso le oppressioni e gli sfruttamenti; ma questa capacità delle moltitudini ha il suo collaudo nel rifiuto della guerra, intimando un altro corso nella storia del mondo.”

Il potere di tutti, Firenze 1969, 
citato in Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Ed.Cultura della Pace, Fiesole, pp.174-175, 181