venerdì 16 aprile 2010

CAPITANI DELLA PROPRIA ANIMA


Riporto alcune parti del significativo intervento della mia Preside, il 27 marzo scorso, nella chiesa di Santa Caterina, a Bonagia, in occasione di un momento di riflessione religiosa prima della Pasqua. Le sue parole sono state anche una sorta di testamento pedagogico, perché da settembre sarà in pensione.
(…) ”C’è tempo per ogni cosa. C’è stato il tempo in cui, 21 anni fa, ho accettato con tutte le mie forze e con tutta la mia passione di essere la guida della scuola “Cesareo”, punto di riferimento in un quartiere difficile di periferia che allora offriva ancora meno di oggi.
Ero certa che con l’aiuto di tutti si poteva cambiare, di poteva dare di più ai ragazzi che avevano di meno, si potevano seminare speranze di cittadinanza attiva, di legalità e di emancipazione.
E’ stato lungo questo cammino che abbiamo incontrato don Pino Puglisi: ricordo l’incontro con lui come se fosse avvenuto ieri. Seduto di fronte a me, in un primo momento la sua figura mi è sembrata minuta, ma si andava ingigantendo man mano che osservavo la sua disarmante semplicità e la sua determinatezza nel portare avanti il suo progetto salvifico di uomo di Dio e uomo degli uomini. Padre Pino Puglisi era un uomo sociale, un prete libero. E desiderava per ogni uomo questa libertà interiore ed esteriore (…) aveva capito in quale direzione andare senza compromessi: voleva fortemente che l’uomo fosse restituito a se stesso, alla sua dignità di essere umano portatore di diritti e figlio di Dio. Voleva per i poveri la liberazione dalla vita disonesta, la liberazione dall’ignoranza. Aveva un sogno: quello di costruire una scuola a Brancaccio e un centro di accoglienza. Il Centro di accoglienza fu fondato anche grazie alla preziosa collaborazione di suor Carolina che, sino alla morte di padre Puglisi, ha insegnato nella nostra scuola, coinvolgendo e contaminando tutti con la sua allegria e fiducia nel prossimo.
Chiedeva impegno e rigore padre Puglisi. Molti insegnanti e alunni della “Cesareo” collaboravano col centro di accoglienza “Padre nostro”. Gli alunni più bravi, di pomeriggio, aiutavano a studiare quelli che a scuola venivano poco. ‘Figli del vento’, così li chiamava suor Carolina, figli che non ricevono carezze né attenzioni (…) Per loro p. Puglisi aveva pensato a una scuola che li sottraesse al fascino della strada, li salvasse dai “lupi”, dal diventare manovalanza mafiosa, perché fossero uomini chiamati alla libertà. P.Puglisi voleva offrire loro un progetto di vita nuovo e rinnovato. Purtroppo ha pagato con la sua vita questo sogno di salvezza. (…)
Nel nostro credo pedagogico abbiamo cercato di seguire il suo messaggio e il suo esempio. E quello di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di quanti – eroi per forza – si sono sacrificati per donare a questa terra dignità, legalità e giustizia.
Non so quanto successo abbia avuto la nostra azione educativa. Ma so che abbiamo seminato...(…) Non perdete mai la speranza. Il cambiamento è possibile. E’ sempre possibile trovare una chiave d’accesso al cuore dei ragazzi. Bisogna crederci.
A voi docenti, allora, l’invito a essere sempre innamorati del vostro lavoro, anche se oggi non gode di grande considerazione: sforzatevi di arrivare al cuore dell’alunno così come è, con le sue difficoltà, con la sua diversità. Essere innamorati del proprio lavoro, credo possa significare mettersi sempre in discussione, interrogarsi, evitare di essere stanchi e sterili ripetitori di nozioni che poco interessano agli alunni; significa inventare strategie e metodologie che tocchino l’anima e l’intelligenza dei ragazzi, significa immaginare e sognare gli uomini e le donne di domani. (…)
A voi genitori, l’invito a credere di più nella scuola e a dare valore a essa. (…) Non date ai vostri figli solo indumenti griffati e telefonini di ultima generazione (…) Passate più tempo con loro e guardateli negli occhi: scoprirete la loro urgenza di comunicare, la loro solitudine. Educateli all’amore e al rispetto per gli altri (…) Date loro consapevolezza dell’importanza del lavoro e della fatica, della concretezza che serve a fare la differenza tra quello che avviene nella fiction e quello che è la realtà.
Voi sacerdoti e operatori del territorio potete fare molto per i suoi abitanti perché possano avere una migliore qualità di vita. Ce l’ha dimostrato don Puglisi… Il progetto per la costruzione di una chiesa che dovrebbe sorgere in fondo alla via Paratore giace in un cassetto polveroso di qualche ufficio comunale fin dal 1992: perché non attivarsi? Più chiese, più centri di ascolto, più aggregazioni positive, più spazi verdi uguale meno mafia, meno ignoranza, più qualità della vita.
A voi alunni tutto il mio affetto e l’invito a non sprecare il vostro tempo in attività che inducono alla dipendenza. (…) Sappiate che solo la cultura vi potrà rendere donne e uomini liberi. Più sarete colti, maggiore sarà il vostro benessere interiore. Forse non diventerete ricchi, ma diverrete capitani delle vostre anime. (…)

Prof.ssa Maria Di Naro, Dirigente Scolastico dell’Ist.Istr.Secondaria I grado
“G.A.Cesareo” - Palermo

3 commenti:

  1. Però!...
    Notevole!!

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  2. Sei stata un esempio di tenacia e dedizione; difficile trovare parole che possano sintetizzare una vita di sacrifici condotta per una cosi' nobile causa. Era il tuo mondo, il tuo credo, la tua missione. Hai fatto tanto? Certo. Avresti potuto fare di piu'? Forse. Adesso la parte meno gradevole di ogni progetto che volge al termine: chi lo portera' avanti?chi veglierà su di esso e si fara' garante di mantenere le promesse fatte ai figli del vento? Non arrovvellarti con questa domanda. Vivi nella consapevolezza che hai operato al meglio, hai concimato il terreno di legalità e correttezza nella speranza che niente di nefasto possa attecchirvi.

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  3. Cara Preside, mi manchi. Non sai quanto.

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