venerdì 15 luglio 2011

C'E POSTA PER LEI ...



Come tutti i bambini del mondo che hanno un padre e una madre e una ciotola di latte e biscotti, da piccola il mio unico pensiero era come passare il tempo.
Mamma era all'ufficio postale tutto il giorno, papà tagliava e cuciva i suoi vestiti e si occupava di politica: entrambi non avevano tantissimo tempo per stare con me.
C'era mia sorella, di due anni più piccola, e spesso giocavo con lei. Ma Sally una volta aveva la febbre, poi piangeva perché voleva mamma. E magari era troppo piccolina per fare i giochi che mi andavano a genio. E allora dovevo arrangiarmi da sola.
Una volta attaccai una cordicella a un cestino riempito di bricioline di pane. Il gioco, in un tiepido pomeriggio di primavera, consisteva nel calare il cestino sulla testa dei signori che, sotto casa, aspettavano il turno dal barbiere. Durò finché un tizio afferrò bruscamente il cestino e lo tenne, brontolando, in ostaggio. A me rimase solo la cordicella tra le mani …

Anche se avevo solo tre o quattro anni, ero abbastanza socievole. Allora papà e mamma mi affidavano tranquillamente a chiunque poteva occuparsi qualche ora di me.
Zia Lillia, insegnante di scuola materna, a volte mi portava con sé quando insegnava nei dintorni. E io guardavo il suo affaccendarsi con grappoli di bambini saltellanti e ascoltavo contenta le canzoncine che intonava per loro.
Talvolta stavo con le "lavoranti": le ragazze che aiutavano papà nel suo lavoro di sarto. – Don Luciano, possiamo portare Maria Antonietta in campagna? – Così, una volta, sono stata un giorno intero con un’allegra brigata campagnola: a pane e olive e posto d'onore in groppa a un'asina. Nei primissimi anni '60, a Giuliana c'erano più asini e muli che automobili.

Spesso poi, andavo con papà nell’ufficio postale di mamma. Di mamma, si sapeva a che ora andasse al lavoro, ma non quando avrebbe finito. Perché era lei la “reggente e non poteva chiudere se non aveva finito tutto quello che c’era da fare.
Non mi dispiaceva stare alle poste: sentivo l'odore della carta, dei vecchi sacchi di canapa. Respiravo con una certa voluttà l'aria impregnata della fragranza un po’ acre della ceralacca, che serviva per sigillare buste e pacchi. E poi, finalmente, potevo sentire il profumo di mamma …
- C'è da trasmettere i telegrammi...bisogna chiudere i pacchi...quelle lettere sono da timbrare... Fallo tu, Mariu’ …
A quattro anni, ero lusingata di essere considerata degna di compiti così importanti.

- Oggi è una bella giornata...'gna Pitrina se la porta Maria Antonietta? - Certamente, signora Giuseppina...vieni Maria Antoniè. -
Perché l'ufficio postale di Giuliana era al femminile: oltre a mamma c'era la postina, appunto, la signora Pietrina. Di mezza età, robusta e rubiconda, con i capelli castano-rossicci annodati sulla nuca con grandi forcine. Con un bel sorriso eternamente stampato nel faccione rotondo. La vita non era stata clemente con lei: vedova da tempo, si era ritrovata da sola a dovere crescere due figlioli. Per fortuna era stata assunta alle poste.
- Signù, grapissi: c'è un paccu dall'America... - Grazie, grazie, ‘ u Signuri ciù paga... - Andiamo, Mariantoniè...am'acchianari ‘dda scalinata. Cca ‘un c'è nuddu...infilamu la lettera suttu lu purtuni... Mastru Cola, c'è posta per lei... - Stancasti, Mariantoniè?" - mi chiedeva ogni tanto premurosa - No, no - rispondevo sinceramente, trotterellandole accanto.
La portalettere continuava a sorridere... - Cu è 'sta criatura?- A figghia da signura Giuseppina: la più grande - Ah, u vulia diri, assimigghia tutta a so’ matri... - Vi facistivu l'aiutanti, 'gna Pitrì? - Sissignura... è 'a figghia di don Lucianeddu, 'a granni - Ah, u vulia diri, somiglia tutta a so’ patri..."

Ancora due lettere da consegnare e saremmo tornate in ufficio.
Peccato. Nell’aria, un respiro di brezza: e io respiravo la leggerezza di quelle chiacchiere lievi come la carezza del venticello sul mio vestitino di bimba.
Forse, fare la postina era il mestiere più bello del mondo. Forse, la felicità era solo consegnare una lettera.

4 commenti:

  1. Che belli questi ritratti... e poi inserirli nella tua terra li fa diventare ancora più speciali.
    Hai riempito di poesia la normalità.

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  2. @Calzino: bedda... che generosa che sei! Un ... caldo abbraccio da Palermo.

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  3. Mi appaio al commento di calzino. Sei forte, Mariantoniè.

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  4. @Dr.Peter e Mr.Hook: che gentile il tuo commento ... che si unisce a quello di calzino perchè non resti spaiato! La Mariantoniè che vive dentro di me ti ringrazia di cuore.

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