domenica 22 febbraio 2026

Giornalismo di guerra, giornalismo di pace

         Palermo – Il 24 febbraio prossimo ricorre un anniversario doloroso: quattro anni dall’inizio della guerra tra Ucraina e Russia, a seguito dell’invasione dell’esercito russo in Ucraina. Nel testo Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Promemoria e istruzioni per il futuro (Mimesis, Milano-Udine 2025) Andrea Cozzo, professore di Lingua e Letteratura greca all’Università di Palermo e studioso di nonviolenza, analizza il modo in cui alcuni media italiani (telegiornali, talk show, giornali) hanno raccontato questa guerra. Il libro contiene anche una sezione dedicata ai presupposti del ‘giornalismo di pace’ e due appendici conclusive in cui si affrontano questioni fondative quali il rapporto tra democrazia e nonviolenza e le azioni possibili per “cacciare la guerra fuori dalla Storia”. 
Nonostante la specificità del tema, il testo non è diretto solo a chi si occupa di informazione, ma può essere facilmente letto da tutti coloro che hanno a cuore argomenti così importanti.
      Dopo aver analizzato ore e ore di telegiornali e di vari programmi televisivi, l’autore evidenzia come, tranne poche eccezioni, l’informazione in Italia si sia subito schierata a fianco dell’Ucraina, finendo col diffondere notizie propagandistiche, talvolta anche false, censurando o screditando e deridendo le poche voci di chi si sforzava di fornire un’informazione più completa, senza per questo dimenticare la chiara responsabilità della Russia nella guerra: “Raffiche di interventi mediatici hanno sostanzialmente rifiutato ogni parola che andasse al di là del refrain 'c’è un aggressore e c’è un aggredito' e della demonizzazione del ‘nemico’ e di chi non contribuisse ad essa”.
     Così, il racconto mediatico della guerra in Ucraina, fin dal 24 febbraio 2022 si è caratterizzato per la presenza delle tre costanti D-M-A che, secondo lo studioso Johan Galtung, caratterizzano ogni propaganda di guerra: la Dicotomizzazione (‘Noi’ contro ‘Loro’, che si cristallizza in una polarizzazione irrisolvibile, che chiude la porta al dialogo), il Manicheismo (tutto il Bene è da una parte, la nostra, tutto il Male dall’altra, la loro), l’Armageddon (messa a tacere la diplomazia, vincere la guerra è l’unica soluzione al problema). Durante questa guerra sono stati utilizzati tutti i “dieci comandamenti” della propaganda bellica, ripresi dalla studiosa belga Anne Morelli e riportati nelle pp.113/114.
Andrea Cozzo sottolinea poi che l’informazione schierata non è stata prerogativa di giornalisti e/o intellettuali di una parte politica, ma è stata ‘trasversale’, perché “la differenza fondamentale oggi è tra violenza e nonviolenza: tra concezione del conflitto come luogo della battaglia da vincere arruolando quante più persone è possibile e concezione del conflitto come luogo della comprensione e della costruzione di pace attraverso il dialogo”. 
    Nella seconda parte del libro l’autore esamina invece la possibilità di un altro modo di fare giornalismo, citando anche la Dichiarazione dell’Unesco del 1978, relativa alla mission dei media, e la Risoluzione n.1003 del 1993 del Consiglio d’Europa. 
      Scrive quindi: (continua su il Punto Quotidiano)

Maria D'Asaro, 22 febbraio 2026, il Punto Quotidiano

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