martedì 21 dicembre 2010

101 STORIE: LA STORIA SIAMO NOI


Anche per le amiche e gli amici sconosciuti e lontani che seguono un poco il mio blog, non è più un mistero: dietro mari da solcare, c’è una donna che, almeno per ora, in una scuola media palermitana, fa la psicopedagogista. E che nel suo blog ha deciso di raccontare le centouno storie di ragazzi sperduti che si è trovata a incontrare, negli ultimi anni.

Oggi voglio però raccontarvi una storia diversa.
Immaginatemi, in genere, in una stanzetta: con le pareti coperte da disegni di ragazzi sperduti, da belle frasi e dall’intonaco un poco scrostato. Qui è un viavai di ragazzi, genitori, colleghi. Che, in genere, osservo e ascolto. A volte, spiego, consiglio, rispondo. Molto spesso sorrido. Una cosa ben diversa dall’insegnare. Che, lo confesso, un poco mi manca.
Quest’anno, anche a causa dei tagli pesanti e sconsiderati, sono anche un pochino un insegnante part-time: infatti insegno in due laboratori pomeridiani.
Uno di questi l’ho pomposamente chiamato: "La Storia siamo noi". Sono partita dalla toponomastica del quartiere: la traversa accanto alla mia scuola è intitolata ad Accursio Miraglia, il segretario della Camera del Lavoro ucciso a Sciacca il 4 gennaio del 1947, l'altra ad Anna Nicolosi Grasso. Poi, vicinissima, c'è una scuola elementare che ricorda Nicolò Alongi.
Ho spiegato ai ragazzi che la storia non sono solo le guerre, ma anche i gesti sconosciuti di persone che hanno avuto coraggio e hanno cambiato qualcosa. Come Rosa Parks, che si è rifiutata di cedere il suo posto a un bianco, sull’autobus. E così è iniziata, negli USA, la lotta contro la segregazione razziale. Con Marthin Luther King che ci ha poi regalato il suo splendido “I have a dream”....
Poi ho presentato Anna Frank. Una quattordicenne olandese sensibile e delicata. Che si era innamorata di un ragazzo che si chiamava Peter. Ma Anna era nata in un tempo sbagliato. Quando i nazisti gli ebrei li uccidevano. E così Anna muore di tifo in un lager, senza realizzare il suo sogno d’amore e senza poter diventare una brava scrittrice…
“E che c’entriamo noi con Anna Frank?” Mi ha chiesto un ragazzo, insieme commosso e perplesso. Ho detto che è importante capire per chi si vota, perché i governi decidono se fare la guerra o vivere in pace, se rispettare tutti gli uomini e tutte le donne o essere razzisti e antisemiti. Credo che tutti se ne siano convinti un pochino.
A inizio dicembre ho presentanto Peppino Impastato
[1]. Ho portato le sue poesie. Abbiamo visto il film su di lui. Abbiamo scaricato da Youtube “Cento passi” dei Modena City Ramblers e l’abbiamo cantata insieme.
Giovedì scorso ho portato a scuola una copia dell'agenda antimafia realizzata dal Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”: dedicata a tutti coloro che hanno lottato contro la mafia. Ogni giorno ricorda un uomo, una donna, un bambino, un giudice, un poliziotto caduti per mano mafiosa. L'ho sorteggiata. E’ toccata a un ragazzino con i ricciolini. E un paio di vispi occhi buoni, dietro gli occhialini rotondi.

Una ragazza l'aveva già prima avidamente sfogliata ed è rimasta delusa di non essere stata lei la fortunata.
Non potevo lasciarla così. Ho preso da casa la mia. L’indomani gliel’ho portata. - "Prof.... le dò 10 euro". – No, S.: è un regalo per te: per la tua voglia di sapere, per il desiderio di verità e di giustizia che leggo nei tuoi occhi".
E, tanto per esagerare, le ho scritto due paroline di dedica. La ragazzina aveva gli occhi lucidi per la contentezza.
Lo dico: anche se spesso sono stanca e depressa, io pagherei per fare questo lavoro.
Per regalare speranze di cambiamento. Per spargere un seme. Anche se navigo a volte nel buio più buio, vorrei poter dare una luce. Che illumini il viaggio dei miei ragazzi.

[1] A Peppino ho dedicato una lettera:
Caro Peppino

4 commenti:

  1. Volevo leggere anche la lettera, ma non me la dà.
    Ma tanto mi basta per credere che se le torce per annullare il buio fossero qualcuna in più, se ci fossero più seminatori di seme buono, anziché di zizzanie, il nero del cielo potrebbe diventare azzurro.
    E' un sogno, ma nei sogni il cielo è sempre azzurro...

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  2. @gattonero: grazie dei tuoi...miagolii sempre affettuosi che mi consolano e mi fanno compagnia.
    Ora la lettera a Peppino Impastato è "apribile". E' comunque nel blog: la più antica, nella sezione "Lettere". Un abbraccio.

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  3. Letta, conferma il commento di qui sopra, cui aggiungo la speranza che Peppino abbia potuto leggere la lettera, tirando un sospiro di sollievo al pensiero di non essere morto invano.

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  4. La storia siamo noi, la storia sei tu, un'appassionata psicopedagogista che ricopre un ruolo tanto delicato quanto encomiabile per l'amore e la dedizione con cui viene svolto. (Leggi: ammirazione). Ciao.

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