giovedì 29 maggio 2014

La trasparenza dell'amore vince sulle nostre oscurità





Nella prima lettura abbiamo sentito che gli apostoli scacciavano spiriti impuri dagli indemoniati. Che cosa è questa storia degli spiriti impuri e degli indemoniati? Vorrei partire da qui per poter poi capire meglio il Vangelo. Noi in genere pensiamo a dei corpi estranei, possibilmente diavoli o potenze imponderabili, magari extraterrestri o chissà da dove provenienti. Lo spirito impuro è esattamente l’opposto dello spirito di santità che è lo spirito che il Signore vuole donarci. Sono tutti quei pensieri, quegli atteggiamenti, quelle sporcizie che abbiamo dentro di noi e che vanno dalla mente agli atti. Spiriti/pensieri che poi diventano azioni, non sempre, che in ogni caso ci inquinano dal di dentro e che nessuno vede. (...)
Ebbene, questi incontri degli apostoli con Gesù Cristo sono incontri di liberazione, da tutta questa sporcizia che spesso ci trasciniamo dentro anche in maniera inconsapevole, anche dentro il nostro inconscio, perché là si stratificano: legate alle nostre paure, legate alle nostre preoccupazioni, legate ai nostri desideri disordinati.
Da tutto questo, il Signore ci vuole liberare. 
E qual è l’indicazione che ci dà? Nel Vangelo di oggi: Se mi amate – e ci chiede di amarlo, ma quest’amore non è un atto interessato, fa bene pure a Dio essere amato da noi, ma fa bene a noi soprattutto – osserverete i comandamenti miei. Ma quali sono i comandamenti del Signore? Quel triplice comandamento dell’amore: amare Dio con tutto noi stessi, gli altri, come amiamo noi stessi. Questa presenza dell’amore in noi è la luce che scaccia le tenebre, è la verità che annulla la menzogna, che a volte ci trasciniamo dentro, è il calore che ci libera da quella freddezza con cui spesso noi trasciniamo la nostra vita.
Ed è lo Spirito santo,  della santità con la quale Dio vuole riflettere la sua bellezza in noi, avendoci liberato da tutti quegli spiriti immondi che non sono diavoli che dobbiamo inseguire non so dove, ma che sono quella parte dentro noi stessi che noi ci trasciniamo, appesantendo la nostra vita, diventando brutti anche in volto, tante volte, trascinando questa bruttura. E inquinando, intorno a noi.
E Gesù ci dice: Vi voglio dare lo Spirito che vi farà anche da accompagnatore: la parola “paraclito” richiama qualcuno che sta accanto, anzi per stare quasi dentro di noi. Perché potremmo non farcela, tante sono le provocazioni, le tentazioni con cui ci scontriamo ogni giorno: (...)  Lo Spirito della verità … Cosa è la verità? La cosa bella, che traspare e che diventa evidente da sé. Dio che si vuole fare strada dentro di noi, col suo spirito di santità, di verità, di bellezza, di gioia, di comunione, di serenità … Dio che pressa dentro di noi, perché non sa come farsi strada, dato che non si può imporre a noi, perché ci ha reso liberi di potere resistere a lui, si è legato le mani dinanzi a noi, per amore.  (...)
E allora accogliere i comandamenti del Signore, cioè l’amore dentro di noi, questo farà dimorare Dio in noi, perché Dio è questo: è l’amore che vuole dimorare in noi. I tempi, i luoghi di culto, non esistono: o Dio lo abbiamo dentro e lo accogliamo nel suo amore e quest’amore poi ci fa incontrare tra noi per amore, e siamo qui in chiesa per questo motivo, non perché precettati, ma perché ci piace incontrarci, perché ci piace farci festa  O tutto questo, il culto gradito al Signore, diventa la possibilità di liberarci da tutto ciò che è inutile o dannoso e che inquina noi dentro e noi fuori, o altrimenti non abbiamo altre soluzioni.
Ma siamo qui invece per accogliere l’invito del Signore ad amarlo, cioè consentendogli che il suo amore possa dimorare in noi e costituire il principio ispiratore dei nostri pensieri, del nostro conscio, del nostro inconscio, delle nostre azioni, della nostra presenza in mezzo agli altri.
(omelia della VI Dom. di Pasqua, pronunciata a Palermo, Chiesa di san Francesco Saverio da don Cosimo Scordato. Il testo non è stato rivisto dall'autore; eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)

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