giovedì 21 maggio 2020

Manteniamo le distanze. Quali?

          Usciti dal lockdown, l’imperativo è comunque quello di mantenere le distanze tra le persone per evitare che il covid-19 – comunque presente nel territorio italiano – si propaghi nuovamente.            Ci viene chiesto di  rispettare la regola del “distanziamento sociale”. 
Ma è corretta questa dicitura? Sembrerebbe proprio di no. 
   A evidenziarlo una persona a me cara, il professor Cosimo Costa (ne parlo in quest’articolo), che mi ha inviato una mail con le seguenti inconfutabili considerazioni:

              “In questi tempi di coronavirus stiamo vivendo un'esperienza, fra le tante altre, di mantenerci gli uni dagli altri alla distanza di circa un metro. Questa misura, adottata per i ben noti motivi di rischio di contagio, la chiamano “distanziamento sociale”. Ma è corretta questa denominazione? Per me è sbagliata. Sarebbe più appropriato il termine “distanziamento fisico”.
Io ho degli amici a Brescia coi quali mi sento spesso con messaggi affettuosi, per telefono e in video chiamata. Da loro mi separa una distanza fisica di circa mille chilometri e una distanza sociale quasi nulla.
              Per contro, ho una vicina di casa, dirimpettaia di pianerottolo, dalla quale mi separa una distanza fisica di pochi metri e una distanza sociale illimitata, perché non ci vediamo quasi mai e nessuno di noi, per mesi e mesi, è in grado di sapere se il dirimpettaio è vivo o morto.
L'obbligo di distanza fisica di un metro esiste da alcuni mesi, ma la distanza sociale è un fenomeno iniziato almeno una cinquantina di anni fa, con andamento crescente fino a raggiungere i valori abissali di oggi. 
         Per fare un esempio, quando i coniugi Federico e Concetta con i tre figli Gaetana Giovanni e Grazia, alla fine della seconda guerra mondiale, tornarono da Roma e presero in affitto un appartamento a Palermo, non avevano finito ancora il trasloco che videro arrivare due signore abitanti del palazzo di fronte. Una portava il caffè e l'altra un vassoietto di dolci, venute a dare il ben venuto ai nuovi arrivati. Quella era una distanza fisica di 100 metri e una distanza sociale zero. Inimmaginabile oggi. 
       Un altro esempio. Nel 1958, la mia vicina di casa era l'unica abitante fra i cinque palazzi circostanti a possedere la televisione. Lei metteva ogni sera a disposizione del vicinato il suo saloncino e i suoi quattro divani con circa 20 posti a sedere. Affluivano dai dintorni ragazzi e genitori a vedere Mario Riva e Mike Bongiorno e fiorivano amicizie che duravano per molti anni. Quelli erano esempi di distanze fisiche le più disparate e distanze sociali zero.”

4 commenti:

  1. Anche il Pof. Bassetti di San Martino la definisce così ossia distanziamento fisico ed anch'io condivido questa tesi.

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  2. Risposte
    1. @Santa: bravo il professore Costa che mi ha fatto notare l'incongruenza logico-linguistica! Buona domenica e un abbraccio anche da qui.

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