domenica 21 marzo 2021

Il 160° compleanno dell’Italia visto attraverso il cinema

     Palermo – Rispetto a Francia e Regno Unito, nazioni europee nate già tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, l’Italia, che il 17 marzo scorso ha compiuto 160 anni, è poco più di una ragazzina. 
        E’ d’obbligo comunque festeggiarne il compleanno: con la legge n.222 del 23 novembre 2012, il 17 marzo è diventato "giornata promuovente i valori legati all'identità nazionale". E dunque: «La Repubblica riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell'anno 1861, dell'Unità d’Italia, quale «Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera», allo scopo di ricordare e promuovere, nell'ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l'identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica.» 
      Ai meno giovani, la prima cosa che salta alla memoria è il ricordo dei vecchi sussidiari delle elementari, dove l’Unita d’Italia aveva il volto pensoso di Giuseppe Mazzini, la camicia rossa di Garibaldi, la fronte corrugata del genio politico di Cavour e poi i baffoni maestosi del re sabaudo Vittorio Emanuele II, primo monarca del neonato Regno d’Italia. 
     160 anni quindi di unità nazionale: fugace battito d’ala di un frammento di storia. Che potrebbe essere ripercorso attraverso i titoli di alcuni film che lo hanno magistralmente narrato. A cominciare da “Il Gattopardo”, romanzo del siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, poi pellicola cinematografica con la regia di Luchino Visconti, dove uno straordinario Burt Lancaster era il siciliano don Fabrizio Corbera, principe di Salina, convinto dal nipote Tancredi/Alain Delon a voltare le spalle ai Borboni e ad accettare a malincuore il nuovo Stato: «Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr'otto. Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi». 
     E poi, opera dei fratelli Taviani, “Kaos” che, attraverso alcune novelle di Pirandello, racconta la miseria della Sicilia post unitaria, stretta tra violenza, emigrazione e ingiustizie sociali. Il dramma della I guerra mondiale (1915-18) è visto con gli accenti lirici di Ermanno Olmi in “Torneranno i prati” e con quelli della vibrante denuncia etica di Francesco Rosi in “Uomini contro”. Le pellicole dell’Istituto Luce testimoniano poi la retorica del ventennio fascista, con le sue marce, le faccette nere da conquistare, gli slogan quali “Libro e moschetto, fascista perfetto” e “Credere, obbedire e combattere”. 
     La tragedia della II guerra mondiale (1940-45), culminata nella guerra civile tra fascisti e partigiani, è stata raccontata dai fratelli Taviani ne “La notte di san Lorenzo”. Mentre la telecamera di Vittorio De Sica ne ha mostrato la terribile violenza sulle donne, con un’indimenticabile Sofia Loren, ne “La ciociara”. Ancora la firma di De Sica in uno dei film più rappresentativi del dopoguerra: “Ladri di biciclette”. Ritroviamo poi Francesco Rosi che con “Salvatore Giuliano” presenta gli inquietanti intrecci tra stato e mafia nella Sicilia del dopoguerra; poi con “Le mani sulla città” denuncia corruzione e speculazione edilizia nell'Italia degli anni sessanta. Ma in quegli anni nel nostro paese fu possibile riprendere a sognare: lo ha mostrato Federico Fellini con “Otto e ½”  e “La dolce vita”. Negli anni ’70 Elio Petri racconta poi le vicissitudini degli operai e l’alienazione del lavoro di fabbrica con “La classe operaia va in Paradiso”.
     Gli ultimi decenni, ingarbugliati e confusi, sono raccontati da Marco Tullio Giordana con “La meglio gioventù”, attraverso le vicende della famiglia Carati, in particolare quelle dei fratelli Matteo e Nicola: nel film ritroviamo, tra i tanti fatti storici evocati, l’alluvione di Firenze del 1966, l’impazzimento collettivo dei tanti che aderirono al terrorismo delle Brigate rosse, la storica vittoria ai mondiali di calcio del 1982, le stragi di mafia e l’inchiesta giudiziaria di “Mani Pulite”. L’Italia recente hanno provato a raccontarla Paolo Virzì, che in “Tutta la vita davanti” squaderna la precarietà lavorativa, ma anche affettiva ed esistenziale, ruotante attorno a un call center; Paolo Sorrentino, con “La grande bellezza”, Antonio Albanese, con la sua satira sferzante in “Qualunquemente”…
     Oggi la pandemia ha decretato lo stop della produzione cinematografica. Chissà quale film narrerà domani questa crisi così lunga e difficile, senza precedenti… Rimane l’auspicio di poter ‘gustare’ in un clima più lieto la torta nazionale del prossimo 161° compleanno.                 

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 21.3.21

2 commenti:

  1. Un'Italia stanca e confusa, speriamo sappia riprendersi e che anche noi si possa avere di nuovo una vita.

    RispondiElimina