Palermo – “Anche dopo la fine, anche dopo l’evento più tragico, c’è sempre una rinascita. E a chi resta va il merito, l’onore e l’onere di portare avanti con gioia questa rinascita per trasmettere alle nuove generazioni la speranza nella vita”.
Il 15 gennaio scorso, la professoressa Francesca Maria Corrao, presidente della Fondazione Orestiadi, ha commentato così l’evento di Gibellina capitale dell’Arte contemporanea 2026, prima cittadina italiana a fregiarsi di questo titolo.
Scegliere il 15 gennaio come giorno iniziale del prestigioso riconoscimento non è stato casuale: si tratta infatti della ricorrenza del 58esimo anniversario del disastroso terremoto che, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, devastò un’ampia area della valle del Belìce, nella Sicilia sud occidentale e distrusse i comuni di Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago, oltre a danneggiare gravemente tutti quelli vicini, causando 376 morti, circa 1.000 feriti e quasi 90.000 sfollati.
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| Professoressa Francesca Maria Corrao |
Nel 1970 un appello per la ricostruzione sociale del Belìce fu sottoscritto da personalità della cultura quali Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Carlo Levi, Sergio Zavoli, Cesare Zavattini.
Ma la rinascita di Gibellina si deve soprattutto a Ludovico Corrao (1927-2011), avvocato e politico, collezionista e amante dell’arte: dal 1969 al 1994 più volte sindaco del paese, ha guidato la rinascita del centro belicino coinvolgendo architetti, artisti e intellettuali di grande prestigio e dando vita al Festival delle Orestiadi, alla Fondazione Orestiadi e al Museo delle Trame Mediterranee.
Grazie a Ludovico Corrao, Gibellina è oggi un grande museo a cielo aperto, che, oltre a due musei, conta circa sessanta importanti istallazioni urbane e le imponenti e suggestive Montagna di sale di Mimmo Paladini e il Cretto di Burri. (continua ne il Punto Quotidiano).
Maria D'Asaro, 25 gennaio 2026, il Punto Quotidiano


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