Forse Auschwitz è il parto mostruoso di un’assenza di sguardi. Lei lo spiega assai bene, descrivendo lo sguardo “mancato” del Doktor Pannwitz, il tedesco alto, magro e biondo che aveva il potere di decidere se lei, Häftling n.174517, fosse utile nel laboratorio di chimica del Lager:
“Ho pensato al doktor Pannwitz molte volte e in molti modi. Mi sono domandato quale fosse il suo intimo funzionamento di uomo; come riempisse il suo tempo, all’infuori della Polimerizzazione e della coscienza indogermanica; soprattutto quando io sono stato un uomo libero ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma per una mia curiosità dell’anima umana.
Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania”.
È la qualità dello sguardo rivolto all’altro, che lo connota nell’essenza della sua umanità o dis-umanità: “Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta: ecco perché è non-umana l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo”.
L’inferno dei Lager è il processo di de-umanizzazione. Vittime e carnefici, in Lager, non sono più uomini: “La loro umanità è sepolta, o essi stessi l’hanno sepolta, sotto l’offesa subita o inflitta altrui. Le SS malvage e stolide, i Kapos, i politici, i criminali (…) fino agli Häftlinge indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna”.
Lei ha avuto la fortuna di incontrare nel Lager uno sguardo diverso, quello di Lorenzo: “Un operaio civile italiano che mi portò un pezzo di pane e gli avanzi del suo rancio ogni giorno per sei mesi; mi donò una sua maglia piena di toppe; scrisse per me in Italia una cartolina, e mi fece avere la risposta. Per tutto questo né chiese né accettò alcun compenso, perché era buono e semplice, e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso”.
Forse è stato proprio lo sguardo di Lorenzo ad averla salvata:
“E non tanto per il suo aiuto materiale, quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo così piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro (…). Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di negazione. Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo”.
Maria D’Asaro Una sedia nell’aldilà Diogene Multimedia, Bologna, 2023, pp. 109,110
"Martedì sarà il Giorno della Memoria.
Da giorni mi chiedo come parlarne con i miei alunni: non sono ancora abbastanza grandi per reggere l’orrore nudo, ma sono abbastanza grandi per capire che certi meccanismi esistono. E si ripetono.
Perché gli orrori del passato oggi tornano nello stesso identico modo:
menzogna istituzionale, repressione, terrore.
La giustificazione degli assassini di Stato.
Prima Renée Good, giovane mamma, uccisa con tre colpi di pistola al volto.
Poi Alex Pretti, giovane infermiere, crivellato da nove colpi.
La loro colpa? Difendere gli immigrati.
Il governo trumpiano — lo stesso che criminalizza l’aborto — difende l’operato degli agenti dell’ICE mentendo apertamente (basta guardare i video): legittima difesa, dicono.
Renée voleva investire un agente.
Alex era armato…Sì: di un telefonino, con cui stava filmando la violenza contro una donna immigrata.
Trump annuncia anche il controllo dei profili social dei turisti per decidere chi può entrare negli USA.
E poi?
Terrore e controllo.
Terrore e controllo.
Terrore e controllo.
Fino a quando tutto questo diventa normale.
Qualche protesta c’è stata. Troppo poco rispetto all’orrore di questa politica.
Intanto l’ICE arresta un bambino di cinque anni, pedinandolo all’uscita da scuola.
Cinque anni.
Quale colpa può avere se non quella di essere nato nel “posto sbagliato”?
Ripetiamolo all’infinito: nessuno sceglie dove nascere né il colore della propria pelle.
Ma possiamo scegliere che tipo di persone essere.
Vivere da individui
o vivere da esseri umani.
Perché gli orrori non iniziano con i campi di sterminio.
Iniziano prima: con la disumanizzazione, CON L’IDEA CHE ALCUNE VITE VALGANO MENO DI ALTRE.
E a questo misconcetto non ci si deve abituare MAI."
Prof. Rosanna Ficarra, che ringrazio per le sue parole accorate, dalla sua bacheca FB


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