sabato 12 marzo 2011

101 STORIE: QUANDO IL FINALE E’ GIA’ SCRITTO…


Tecnicamente, le condizioni per l’insuccesso scolastico di Marcello c’erano tutte.

La famiglia disastrata: papà in carcere con condanne pesanti; madre che lavorava fino a tarda notte come cameriera in un locale notturno, e che si occupava di lui e del fratellino più piccolo per poco tempo e con scarso carisma.
Il rifugio che non c’era: dove dormisse il ragazzino, non si capiva. A volte dalla zia, sorella di mamma; a volte dalla nonna materna, con un giovane zio, agli arresti domiciliari, che gli faceva compagnia; a volte a casa di mamma, dalla quale entrava e usciva con la libertà di un adulto.
Infine, la frequenza scolastica irregolare: tutt’al più, Marcello veniva a scuola tre giorni a settimana.

Tutto questo mi è stato chiaro sin dai primi giorni di scuola, con il ragazzo in ingresso in prima media. Quando la madre di Marcello, con un candore pari solo alla sua palese, disarmante incapacità di reggere il ruolo di madre, mi raccontò subito la litania triste della sua storia. Confermata, qualche settimana dopo, dalla telefonata di un’assistente sociale, con l’ingrato compito di monitorare la situazione di Marcello. “Perché, lei capisce dottoressa, altrimenti il Tribunale prenderà provvedimenti …”

La situazione scolastica è difficilissima: il ragazzino spesso insulta i docenti, minaccia o fa male ai compagni. Così, di punto in bianco, senza motivi apparenti. Non porta libri e quaderni. Entra e esce dall’aula secondo il suo estro. Marcello, semplicemente, non c’è. Non appartiene al mondo ordinato della scuola.
Ci adoperiamo per dargli il materiale scolastico. Libri, quaderni, colori. L’impareggiabile collega di Tecnologia gli regala una carpetta completa di tutto il materiale, strappandogli l’accenno, inghiottito in fretta, di un sorriso stupito. Perché Marcello ha una bella testa: capisce tutto, è in gamba. Ma, come diciamo in scuolese, non si applica quasi per niente.

E continua a non esserci. I colloqui con la madre si intensificano. La signora viene puntuale, agli incontri richiesti. La sua imponente presenza fisica evidenzia un’altrettanto evidente assenza di ruolo.
Dopo un ennesimo colloquio, chiede di far uscire anticipatamente Marcello perché deve portarlo dal medico per un controllo. Marcello la vede, la guarda con disprezzo e le dice “Cretina”… La signora, con lo sguardo dell’animale abituato a ricevere colpi, mi dice che il ragazzo ce l’ha con lei perché il padre è in carcere. Perché lei dal marito è ormai separata: “Solo che mi vergogno a mandargli il divorzio in carcere…”

Intanto, giorno dopo giorno, diventano sempre più netti i contorni della solitudine nomade e disperata di Marcello: spesso le sue assenze sono sconosciute a madre, zia, assistente sociale. Assistente sociale che dà un ultimatum alla signora: o il ragazzino viene a scuola e ha una “fissa dimora” o per lui si apriranno le porte di una casa/famiglia.
La madre giura e spergiura: ha cambiato casa, i fratellini avranno persino una loro stanzetta, nel nuovo rifugio. Ma Marcello, a scuola, continua a non farsi vedere. E quando viene è un fallimento. Gli insegnanti e la sottoscritta registrano la loro immensa impotenza di fronte all’aggressività dolorante del ragazzo.
Che viene puntualmente bocciato. E che, a settembre, con un’istanza del Tribunale dei Minorenni, viene inserito in una casa/famiglia e iscritto in un’altra scuola, più vicina alla nuova struttura/rifugio.
Che mi rimane di Marcello: una montagna di sensi di colpa.
La sensazione di non aver fatto abbastanza.. Dovevo impegnarmi di più, dovevo chiamarlo di più, dovevo sorridergli di più.
Forse potevamo sorridergli tutti di più. Ma lui ce l’ha messa alla grande per non farsi amare. Camminava con un’andatura felpata, simile a quella di una scimmietta dispettosa: con le spalle curve, le braccia penzoloni lungo il suo corpo, piccolo e magro, di ragazzo appena undicenne. Duro e fragile come pochi. Con un ghigno perenne di sfida.
Che mi rimane di lui... Un ricordo che fa male.
E il disegno di un cagnolino. Che mi ha regalato, dopo un colloquio. Con un accenno, subito nascosto, di un superiore sorriso.

4 commenti:

  1. mi fa tenerezza e rabbia allo stesso tempo. poveri bambini che pagano le colpe dei genitori.

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  2. @Paciuffo: ciao! Grazie per la tua visita. A presto.

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  3. Non sempre basta un poco di zucchero... ci sono pillole che restano amare. Ma niente rimorsi, Maruzza, sono convinto che tu abbia fatto il possibile, e il bellissimo cagnolino ricevuto lo dimostra. Buona settimana.

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  4. @E' vero, dr.Peter: l'insuccesso di Marcello è stato duro da digerire. Grazie sempre per l'affettuosa attenzione.

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