Palermo – Teorizzata e messa in pratica inizialmente negli U.S.A., a Portland, in Oregon, la pratica del depaving (letteralmente ‘de-pavimentare’) consiste nel ridurre il cemento e l’asfalto nelle aree urbane e ri-naturalizzare il suolo, lasciando spazio alla vegetazione più adatta al contesto cittadino.
La rimozione dell’asfalto ha varie ricadute positive: assorbe calore perché contrasta l’effetto ‘isola di calore urbano’ e abbassa quindi la temperatura; permette all’acqua piovana di filtrare nel suolo, riducendo il rischio di allagamenti urbani; aumenta la biodiversità, poiché la piantumazione vegetale favorisce l’habitat di uccelli e piccoli animali; promuove infine la salute dei cittadini poiché la presenza di spazi verdi migliora la qualità della vita e riduce lo stress.
In Europa, alcune città hanno iniziato a praticare il depaving come parte delle strategie di adattamento climatico: Amsterdam, con il progetto Amsterdam Rainproof, che si prefigge di migliorare la capacità della città di assorbire le piogge intense, e il progetto Tegelwippen ("togliere le mattonelle"), che incentiva i cittadini a rimuovere le lastre di cemento dai giardini per fare spazio al verde e ridurre l’impermeabilizzazione; Anversa, in Belgio, dove vari quartieri vengono ‘liberati’ dall'asfalto per creare superfici permeabili e dove è stata intrapresa una de-pavimentazione su larga scale nelle scuole e negli spazi pubblici; sempre in Belgio, la città di Lovanio ha rimosso in alcuni quartieri ampie aree asfaltate; Berlino, con il progetto ‘Kiezblocks’, mira alla creazione di quartieri a traffico limitato e all’espansione di aree verdi per ridurre l'asfalto nelle zone residenziali: Parigi, dove il governo ha stanziato somme cospicue per interventi di rinverdimento urbano, tra cui il depaving e l’installazione di tetti e pareti verdi, per migliorare così la resilienza della città alle sempre più frequenti ondate di calore estive.
E in Italia? Le città più attive nel togliere strati di asfalto e cemento da parcheggi e grandi spazi urbani sono Genova e Firenze.
A Genova la giunta comunale ha deciso di inserire la pratica di de-pavimentazione e rinaturalizzazione del suolo nel Piano urbanistico comunale: “Non basta più parlare di riduzione del consumo di suolo, dobbiamo invertire la rotta: togliere cemento, restituire spazio al verde e alla natura, rendere la città più fresca, più vivibile, più giusta. È una vera rivoluzione urbana… Perché il verde non è più solo arredo urbano, ma una vera infrastruttura sociale e climatica” - ha annunciato la prima cittadina Silvia Salis il 29 maggio scorso. La campagna di de-pavimentazione partirà da Cornigliano, dove verrà tolto il cemento dal piazzale davanti a villa Bombrini per realizzare un parco, lavori resi possibili da un finanziamento di oltre 3 milioni di euro di Regione Liguria e Società per Cornigliano. Ci saranno inoltre incentivi per chi de-pavimenta, realizza giardini della pioggia per la gestione delle acque piovane e ri-naturalizza il terreno: “Interverremo soprattutto nelle aree ad alta frequentazione e nei centri storici per combattere le isole di calore e tutelare le persone più fragili. E premieremo chi ci aiuta a cambiare la città" - ha detto ancora la sindaca.
“A Firenze l’Istituto di Bio-Economia del CNR, vincitore del progetto Mirificus promosso dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), per dieci anni ha monitorato con dati a terra e analisi satellitari venti capoluoghi italiani, descrivendoli come isole di calore, più calde anche di 8 gradi rispetto alle periferie verdi, colpa dello scarso ‘albedo’ di asfalto e cemento, che assorbono i raggi solari invece di rifletterli e rilasciano enormi quantità di calore di notte” – ha informato la giornalista Alessia Mari, nel tg scientifico Leonardo del 28 maggio scorso.
“Intervenire sull’albedo delle superfici, quindi sul potere riflettente delle superfici, è di grande importanza – ha sottolineato Marco Morabito, responsabile scientifico del progetto Mirificus, all’interno dell’Istituto di Bio-Economia, intervistato da Alessia Mari – Oltretutto un recente decreto del Ministero dell’Ambiente ha definito un livello minimo di albedo per zone ciclabili, zone pedonali, aree parcheggio, livello che deve essere superiore a 0,29-0,30. Che vuol dire questo numeretto?
Vuol dire che il 29%, 30% della relazione incidente deve essere riflessa e non immagazzinata nel materiale. Considerate invece che le pavimentazioni tipiche che caratterizzano le nostre città, quindi quelle tipicamente asfaltate, sulla base di misurazioni precise fatte con un albedometro, variano dallo 0,12 allo 0,15: vuol dire che solo il 12%, 15% della relazione incidente viene riflessa”.
Così il comune di Firenze ha deciso di intervenire nelle aree più calde, come nella zona industriale Mercafir. Si è calcolato che maggiorare il suolo anche solo del 5% di copertura arborea permette di raffreddare la temperatura superficiale di mezzo grado.
Infine, anche Milano sta sperimentando il depaving per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare gli spazi urbani: con il Piano Aria e Clima, il comune ha individuato circa 249.000 mq su cui intervenire per favorire la rinaturalizzazione della città.
La de-pavimentazione urbana presenta però criticità pratiche, culturali ed economiche. Intanto c’è scarsa consapevolezza da parte dei cittadini dell’inadeguatezza delle città a fronteggiare il riscaldamento climatico, per cui magari ci si preoccupa più della perdita di un’area parcheggio o dei costi di un progetto di depaving che delle isole di calore emanate dall’asfalto.
Infatti la de-pavimentazione richiede investimenti iniziali elevati per rimuovere il cemento e ripristinare il terreno in modo ecologico. Tuttavia, molte città stanno trovando soluzioni creative, come partenariati pubblico-privati e sovvenzioni governative, per rendere sostenibili economicamente i progetti, che è necessario integrare con altre iniziative, come la piantumazione di tetti verdi, la creazione di parchi e la promozione di altre soluzioni.
Rendere le città più salubri, fresche e meglio attrezzate per affrontare le sfide climatiche future è però un’assoluta priorità. Dovremmo comprenderlo e metterlo in pratica, se fossimo davvero una specie sapiens…
Maria D'Asaro, 14 giugno 2026, il Punto Quotidiano

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Che bell'articolo. Che bello che ci si muova in questa direzione, anche se ancora troppo timidamente, visto che è esperienza comune di quanto un piazzale asfaltato ci rimandi il caldo che assorbe.
RispondiEliminaUn saluto
@Alberto: grazie dell'apprezzamento. Spero che i Comuni italiani abbiano la volontà politico-ecologica (e le risorse economiche) per attuare il depaving... Buon fine settimana.
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