Mi si perdoni l’accostamento ardito: con accenti ovviamente diversi, lo psicoterapeuta Giovanni Salonia, uno dei più lucidi esponenti italiani della psicologia della Gestalt, e il comico Paolo Migoni sottolineano che la più grande differenza nella società è la distinzione tra l’universo maschile e quello femminile. Sia il comico che lo psicoterapeuta, ci ricordano il diverso approccio di genere alla sessualità. In particolare, Salonia evidenzia che Eva è stata creata “come aiuto simile” e “aiuto posto di fronte ad Adamo”: la polisemia dell’ebraico spiega sia la differenza reciproca sia la sostanziale pari dignità. A conclusione delle 150 parole al femminile, auspico per Palermo e per il nostro paese una rinnovata armonia tra uomini e donne, nel consapevole e reciproco rispetto della diversità di genere e dei diversi approcci alla vita. Perché, conclude bene lo psicoterapeuta: “A volte le menti si ingarbugliano, ma le mani si stringono e i corpi si riconciliano”.
Maria D’Asaro (“Centonove”,
29.03.2013)L'autrice di questo blog, Maria D'Asaro, vive in un'isola ed è affascinata dal mare: mari da sognare, mari da scoprire, mari da solcare...
venerdì 29 marzo 2013
mercoledì 27 marzo 2013
Mezzocielo: la scrittura al femminile
Il titolo trae origine dal fatto che l’universo femminile è l’altra metà del cielo: “Mezzocielo” è appunto il nome della rivista bimestrale che offre un’analisi della società siciliana e nazionale mediante una pluralità di voci “rosa”. La rivista è stata fondata a Palermo nel 1991, da un gruppo di donne, Carla Aleo Nero, Letizia Battaglia, Silvia Ferraris, Simona Mafai, Rosanna Pirajno. In questi anni, le sue pagine hanno ospitato voci di denunzia contro la mafia, contro la corruzione, i privilegi, le disuguaglianze. Voci laiche e pluraliste che hanno offerto e continuano a offrire un confronto pubblico sui grandi temi del nostro tempo, alla ricerca di un’etica, laica e femminista, condivisa ovviamente anche dall’universo maschile. Dobbiamo anche a “Mezzocielo” la difesa dei principi di libertà della donna e dei più deboli, nella continua ricerca di una sempre maggiore attuazione, per tutti i cittadini, dei diritti civili e di una effettiva uguaglianza.
martedì 26 marzo 2013
Profumo
![]() |
| Luciano, 13 mesi |
Profumo
Di tenerezza
Dolore del ritorno
Di un istante felice
Bambino
![]() |
| Dipsy, con fiocco natalizio a opera di Ricky |
Labels:
Mari di poesia
lunedì 25 marzo 2013
Esercizi
Esercizi
Di dissolvenza
Eseguiti con zelo
In stanze senza tepore.
Fermati.
Labels:
Mari di poesia
domenica 24 marzo 2013
Buon lavoro, Laura
So che nemmeno lei ha la bacchetta magica: il cambiamento è possibile solo quando le persone di buona volontà riescono a fare sistema.
Comunque, sono contenta di averla come Presidente della Camera dei Deputati.
Comunque, sono contenta di averla come Presidente della Camera dei Deputati.
Labels:
Genere femminile numero plurale
venerdì 22 marzo 2013
Chiedo scusa all'albero abbattuto
Ieri, 21 marzo, era la giornata diunsaccodicose: ricordo delle vittime della mafia, festa degli alberi, giornata contro il razzismo, giornata della poesia.
Ho chiesto aiuto a Wislawa Szymborska e lei, dal suo tappeto di nuvole, mi ha proposto queste due poesie:
Sotto una piccola stella
(clicca qui per ascoltarla)
Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.
Ecco la seconda:
Vermeer
Finchè quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.
Labels:
Mari di poesia
martedì 19 marzo 2013
Un raggio di sole non ci salverà
Qualche mese fa, dopo uno stupro subito da una ventiquattrenne di Bergamo, il dott. Francesco Dettori, procuratore della città, ha rilasciato queste dichiarazioni: “Le donne sono l'anello debole di una società in cui è parzialmente ancora inculcata l'assurda mentalità della femmina come oggetto del possesso. Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che di sera non uscissero da sole. (...) Non voglio colpevolizzare la giovane che ha subìto violenza (…), ma a volte bisogna ragionare in termini realistici». .
![]() |
| Carmela Petrucci |
Carmela Petrucci aveva solo 17 anni quando è stata uccisa a Palermo, in pieno giorno, perché ha voluto difendere la sorella Lucia dall’aggressività dell’ex fidanzato
La sicurezza delle donne, egregio procuratore, non dipende dagli orari.
E neppure dall’abbigliamento, seppure esorto le mie alunne alla sobrietà nel vestire. La sicurezza delle donne dipende dalla qualità dello sguardo maschile che le attraversa. A prescindere da quanta luce c’è fuori, in quel momento.
Maria D’Asaro (“Centonove”, 15.03.2013)
sabato 16 marzo 2013
Io so chi è lei
Ho trovato questa storia su FB. Anche se non so chi l’abbia raccontata per primo né se sia vera, mi ha toccato il cuore.
Un signore ottantenne si recava ogni giorno in una casa di riposo per dare da mangiare a sua moglie.
Una volta, andò in quella casa un giornalista e rimase colpito nel vedere come questo nonnino dava da mangiare alla sua vecchina.
Così gli chiese come mai la moglie si trovasse lì.
Il signore rispose che sua moglie era malata di Alzheimer e che non conosceva da tempo più nessuno. Il giornalista gli chiese allora se la donna si preoccupasse quando lui non arrivava in tempo, magari perché era stanco e affaticato. Il nonnino rispose che no, lei non se ne curava poiché non lo riconosceva più ormai da quasi cinque anni. Allora, proseguì il giornalista: - Lei viene ogni giorno qui a visitarla e farla mangiare e sua moglie non si ricorda più che lei sia suo marito!? Ma qui c’è gente pagata per questo: è compito loro curare i vecchietti e farli mangiare … - Il nonnino sorrise dolcemente, sollevò la mano facendo un gesto di carezza verso i capelli del giornalista e gli disse: - Figliolo … lei non sa più chi sono io: ma io so chi è lei! -
Labels:
Ritagli di giornali
venerdì 15 marzo 2013
David Grossman canta l'assenza
![]() |
| David Grossman |
Si può cantare l’assenza? Si può dar voce al dolore indicibile di chi ha perso un figlio? Si, se si è David Grossman. Che col suo ultimo libro ci ha regalato una superba opera letteraria. Caduto fuori dal tempo (Mondadori, Milano, 2012, € 18.50) non è un romanzo e neppure un poema in senso stretto. E’ l’uno e l’altro insieme. E’ una storia poetica a più voci, narrata da una levatrice, un ciabattino, un insegnante di matematica che scrive le sue formule sui muri, un duca, una riparatrice di reti, un uomo, uno scriba: personaggi insieme terreni e surreali, accomunati dalla stessa terribile perdita. Sappiamo bene che quest’opera di Grossman, alla pari del ponderoso romanzo A un cerbiatto somiglia il mio amore, è purtroppo drammaticamente autobiografica: Uri, il figlio minore dello scrittore, è morto nell’estate del 2006, durante il conflitto tra Israele e le forze di Hezbollah, nel sud del Libano.
In pagine dalla straordinaria tensione emotiva, Grossman riesce a dare espressione unitaria al polifonico coro di voci dell’umanità sofferente che ha vissuto la perdita straziante di un figlio: “Due fiocchi umani eravamo, un bimbo e sua madre, nello spazio del mondo abbiamo volato per sei anni”(…) “Qualcuno calpesta incessantemente le foglie nella mia testa, girando in tondo. Le schiaccia giorno e notte con lo stesso ritmo immutabile, da quindici anni, da allora. (…) Negli occhi di chi guarderemo per vederlo raggomitolato nel nero della pupilla? Nella mano di chi intrecceremo le dita per tesserlo un istante nella nostra carne?”.
E “se chi perde un figlio è immancabilmente donna”, lo scrittore è capace di declinare il dolore al femminile e al maschile, di far brillare il suo dramma in uno poliedrico caleidoscopio di accenti, quasi con un ritmo da tragedia greca, grazie a un registro stilistico che fa danzare in modo felice e armonico prosa e poesia. Perché, fa dire Grossman a uno dei suoi personaggi alter ego, la scrittura ha un prezioso valore maieutico: “Non riesco a capire qualcosa finchè non la scrivo (…) Solo così posso avvicinarmi a quella cosa maledetta senza morire …” “Quella cosa che è successa (…) devo amalgamarla in un racconto, devo. Con una trama e immaginazione! E visioni e libertà e sogni!”.
Allora il cammino dei genitori, orfani dei propri figli, verso un’oscura terra di confine alla spasmodica ricerca di un contatto con i loro cari, diviene metafora della ricerca di senso a cui è condannato chi ha tanto sofferto: “Prima che mi accadesse non sapevo nemmeno che ci fossero così tanti pensieri”. E, poiché “la morte di un figlio è molto irrequieta”, con dolce imperio, il lettore viene preso per mano in questo vagabondare del pensiero, in questo multiforme zigzagare di forme espressive.
Caduto fuori dal tempo è un libro doppiamente necessario: necessario per chi ha perduto un figlio o una persona cara e cerca senso e parole per il suo urlo silenzioso, perché “vorrebbe imparare a separare i ricordi dal dolore”, ma, se il figlio è morto ad Agosto “non riesce più a pensare a Settembre”. Necessario per chi non ha vissuto quest’esperienza, perché impari, comunque, “a raccogliere ogni istante di bellezza e di grazia (…), a guardare ogni cosa bella due volte”, a vivere la vita in pienezza, consapevole dell’estrema fragilità del confine tra l’essere e il non essere più."
“L’arbitrio di una forza esterna che irrompe con violenza nella vita di un uomo, di un’anima, è il tema ricorrente in quasi ogni mio libro” dichiarò molto tempo fa David Grossman in un’intervista, dopo aver scritto Vedi alla voce amore, il cui protagonista era il piccolo Shlomo, alla ricerca della bestia che aveva marchiato il braccio della zia. Shlomo poi capirà che quella bestia era immateriale e si chiamava nazismo, e, assieme agli altri protagonisti del libro, si sarebbe interrogato sul senso di quella forza brutale e crudele.
Con quest’ultima prova letteraria, Grossman si conferma vetta espressiva di una letteratura alla ricerca di senso, che non ci offre certezze, ma continua a porre domande esistenziali, storiche e filosofiche insieme. Lo scrittore merita, a mio avviso, di essere al più presto inserito nella rosa dei possibili destinatari al Nobel per la letteratura. Anche se neppure l’eventuale prossimo riconoscimento dell’Accademia di Stoccolma riuscirà a far mutare allo scrittore la chiusa toccante di questo suo libro: "Il cuore mi si spezza, tesoro mio, al pensiero che io (...) abbia potuto (...)trovare per tutto questo parole”.
Maria D’Asaro (pubblicato su "Centonove" il 15.3.2013, pag.32)
mercoledì 13 marzo 2013
Habemus papam
![]() |
| Papa Francesco |
Nato nel 1936, è diventato prete a 33 anni, dopo una laurea in chimica. Poi ha studiato filosofia e teologia. Appartiene all’ordine dei gesuiti, fondato da Ignazio di Loyola. Dicono che a Buenos Aires girasse in autobus. Ha esordito salutando la gente accorsa a piazza san Pietro con un semplice “Buonasera” e pregando con Padre nostro e Ave Maria. Prima di benedire, ha voluto essere benedetto. Jorge Mario Bergoglio, argentino di origine piemontese, è il 266° papa della Chiesa Cattolica.
Si è voluto chiamare Francesco.
A me il nome Francesco piace tantissimo.
Iscriviti a:
Post (Atom)











