sabato 1 gennaio 2011

101 STORIE:PRONTO SOCCORSO (1): CIUFFO RIBELLE


Care amiche/cari amici: come primo post del 2011 la storia di un ragazzino sperduto, che poi la terza media l'ha presa. Una storia semplice, legata al mio lavoro.


Con l'augurio rinnovato che questo 2011 sia sereno e fecondo per tutti. Che tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, possiamo partorire affetti, sorrisi, sguardi creativi, colpi d'ala. Che tutti possiamo volare alto. Perchè è solo volando alto che riusciamo a dare la giusta dimensione alle cose.



Capita spesso, dopo i Consigli di Classe di Aprile, che io debba aprire una sorta di “Pronto Soccorso”.
Mi spiego meglio: ad Aprile le famiglie ricevono la penultima pagellina: dai voti, ovviamente, si capisce quali ragazzi rischiano di perdere l’anno. A questo punto, per me e per i colleghi, il tentativo di salvare quelli che “ce la possono fare” diventa quasi frenetico. Specie se si tratta di alunni ripetenti, specie se il ragazzino o la ragazzina è in terza ed è a un passo dal conseguimento della licenza media. Allora intensifico i colloqui con i ragazzi, pratico loro delle iniezioni di buona volontà, chiamo i genitori, almeno quelli che i figli tentano di seguirli un pochino, e chiedo loro di mettercela tutta per stare dietro ai loro ragazzi.
Infine, mi accordo con qualche docente, specie di Lettere, Matematica e Scienze o Inglese, per fare un “rap” di quelle che noi chiamiamo lezioni individualizzate, con didattica breve. Che, tradotto dallo scuolese, vuol dire radunare nella mia stanzetta, per cinque/sei volte, tre o quattro ragazzini traballanti e snocciolare, sinteticamente, le tristi dinamiche della seconda guerra mondiale, o a fargli capire e gustare l’Infinito di Leopardi, fargli spiccicare due parole, in English, of course!, sulla Royal Family o sul Commonwealth o, ancora, spiegare perché ci sono i terremoti.

L’anno scorso, la collega di Lettere di una terza, mi confermò che nella sua classe i casi disperati erano tre: il primo, un ragazzone svagato, amato e accudito dalla famiglia, ma che proprio, per usare le sue parole, “di scuola non ne voleva”. A. venne alla prima lezione di recupero. Se stava attento, capiva alla grande. Pensò bene però di assentarsi l’ultimo mese dell’anno. Bocciato. L’altro era un tenebroso ragazzo di vetro, la cui storia narrerò, prima o poi. Anche lui fu tra i sommersi. Il terzo era G.

Silenzioso, svogliato, svuotato. La sua storia, la conoscevo. Qualche anno prima, a scuola c’era la sorellina: come lui caffelatte, con capelli nerissimi e lisci e inconfondibili sembianze andine. Due ragazzi adottati. Venuti in Italia a sette, otto anni.. La sorellina maggiore, più adattabile e conquistata dal suono delle poesie – aveva recitato meravigliosamente alcune liriche, in prima media - ce l’aveva fatta ogni anno. Lui aveva sempre arrancato. Finchè in terza media, l’anno prima, era stato bocciato.
Ora, avevo davanti un ragazzo con spalle larghe e un po’ curve e gli occhi neri, grandissimi, coperti da un ciuffo copioso e ribelle. Intuisco che il problema, forse l’unico, è scoprire e parlare a quegli occhi.
Alla seconda lezione siamo in due. A. è assente. Il ragazzo di vetro torna in classe un po’ prima e io parlo a G. Anzi è lui che sussurra: “Non ce la faccio, professoressa, vero…” – Se qualcuno avesse deciso che non ce la puoi fare, non saresti qui a lavorare con me … Vedo che segui, che ti sforzi di essere attento… Da un sacco di tempo faccio questo lavoro: credo di capire le possibilità dei ragazzi di farcela. Io so che ce la puoi fare... Che vuoi fare dopo la terza media?-
G. mi dice che adora cucinare. Che vorrebbe fare il cuoco o comunque occuparsi di alberghi e ristorazione. – Ottimo – concludo col più caldo dei miei sorrisi – E lui, con una voce sommessa e tremante: - Ma allora, lei dice che c’è qualche possibilità?- Certamente – gli dico guardandolo dritto negli occhi e accarezzandolo a lungo, con lo sguardo. – Raccoglie le sue cose, e se ne va, con l’accenno, ma solo l’accenno di un sorriso.

Terza lezione: questa volta sono solo lui e A., che segue distrattamente qualcosa. Dobbiamo capire la politica coloniale degli stati europei a fine ‘800. Snocciolo il significato di colonialismo, poi del neocolonialismo post seconda guerra mondiale. Leggiamo la poesia di un senegalese. G. non perde una sillaba delle mie spiegazioni. Qualche giorno dopo chiedo alla collega di ascoltarlo in classe: infatti, il mio lavoro è solo di appoggio. La valutazione finale resta al collega docente. La collega, qualche giorno dopo, viene a trovarmi. Mi dice: - Quasi quasi non lo riconoscevo: G. è stato dignitosissimo. Gli ho messo sette. –

Non mi illudo. So che una rondine non fa primavera. G. continua a venire al “Pronto Soccorso”: lo invito a studiare anche le altre materie. Riparlo con la preziosa collega di Lettere. Mi dice: - Mari, hai tanto da fare: dedicati ad altri ragazzi. Con G. è fatta. Ce la farà. Ormai studia sempre.-

Voi non sapete che cosa vuol dire per una psicopedagogista ascoltare una frase così. Perché a volte la psicopedagogista si sente in colpa. Pensa tra sé e sé: - I miei colleghi si sgolano in classe, e io… servo a qualcosa? –
Poi, quando il "Pronto soccorso", o qualche altra cosina, funziona, si sente contenta. E pensa che, alla fine, il fatto che lei si guadagni da vivere cercando con la sua lanternina qualche ragazzino sperduto, magari un senso ce l’ha.

2 commenti:

  1. Quando avrai chiuso il ciclo di Pronto Soccorso scolastico dovresti pensare ad aprirne uno per gli anziani.
    Con l'esperienza acquisita potresti essere utile, più o meno con le stesse modalità, anche ai 'giovani di ritorno': magari non avranno più ciuffi ribelli, ma in fondo agli occhi troverai una voglia di 'sapere' che nei tuoi ragazzi d'oggi sei costretta a cercare col famoso lanternino.
    Per il 2011 ti auguro che quel lanternino diventi un faro, e che verso quel faro si dirigano 'vogliosi' i tuoi ragazzini sperduti, affinché 'solcati i mari' approdino sereni alla terraferma della vita.

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  2. @gattonero: ma allora tu mi fai aprire il rubinettino che c'è in fondo agli occhi...
    Grazie della tua affettuosa attenzione e dell' apprezzamento. Spero di scrivere prestissimo un post dal titolo "Nuovi mestieri per una ... decrescita felice", che riguarderà, tra l'altro, anche altri tipi di Pronto soccorso. Penso che gradirai. Ciao e buona domenica!

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