venerdì 14 dicembre 2018

Io mi chiamo R.

                        I loro nomi iniziano con R. Alle elementari erano seduti accanto: Ri. era molto bravo in aritmetica e imparava a memoria tutta la recita di Natale, Ro. era più lento e incerto. Insieme anche per la I comunione, entrambi con gli occhi sgranati e le manine giunte. Nella stessa scuola anche alle medie: promossi ogni anno, ma uno con ottimo, l’altro con sufficiente. 
          Poi le loro strade si dividono: uno maturità scientifica e ingegneria, l’altro abbandona al secondo anno l’alberghiero. Ora sono uomini adulti: uno lavora a Milano, l’altro fa il disoccupato a Palermo, ciondolando in un quartiere periferico  in compagnia di coetanei sfaccendati, tra un posto scommesse e un giardinetto senza bellezza. 
          Cosa ha fatto la differenza? L’intelligenza, il caso, la buona volontà? O anche il fatto che uno avesse a casa cultura e sostegno e l’altro un padre camionista precario e una madre casalinga con la quinta elementare?
Maria D’Asaro


5 commenti:

  1. E anche lui avrà dei figli e a questo punto ho bisogno di far appello - dentro di me, per non mollare- a quel qualcosa di imprevedibile che può cambiare il senso di marcia di un destino segnato. Non potendo facilmente cambiare la storia delle famiglie cosa rimane? La mente va a quel ragazzo o a quell'altro che ce l'ha fatta, da solo, a cambiare il corso del fiume. Cosa sarà stato? Un incontro fortunato? La famosa parola giusta al momento giusto? Allora sarebbe bello creare un esercito di dispensatori di coraggio, di ingegneri capaci di captare il momento giusto per poter incastonare la parola giusta, di dispensatori di gentilezza e di abbracci. Un esercito da mandare ovunque, nelle strade e dentro le scuole... Anche per cambiare il destino di uno di questi bambini.
    Mi faccio un caffè.

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    1. @adrinviaggio: che belle cose scrivi ... Creiamolo allora quest'esercito di dispensatori di cura, di resilienza, di coraggio ... Mi faccio una tisana, vista l'ora.

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  2. Raccontato in maniera esemplare il succo di un arduo problema filosofico (penso soprattutto a Spinoza): possiamo affermare l'esistenza della libertà o la serie delle cause - in gran parte inconsapevoli - è tale da determinare la vita di ciascuno?

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    1. @Rossana: possiamo solo svolgere al meglio il nostro compito nella società. Magari con un supplemento di cura. Un abbraccio.

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