domenica 28 giugno 2026

Rosa Genoni: tessere sempre la pace

          Palermo – Il 21 giugno scorso donne di diverse città italiane si sono ritrovate a Roma per la manifestazione contro la guerra ‘Tessiamo la Pace – Costruiamo il futuro’. Promotrici dell’iniziativa gruppi di donne che, nel 2025, hanno lanciato il progetto 10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace, i cui obiettivi sono stati diffusi nella Carta dell’impegno per un mondo disarmato. Davanti al Campidoglio, le donne hanno esposto ricami, arazzi, tele dipinte, fili intrecciati per evidenziare simbolicamente la volontà di un’azione femminile fondata sulla cura, sulla tessitura di relazioni pacifiche, sull’impegno a costruire un futuro senza guerre, rifiutando la logica del riarmo e della militarizzazione.
     Ne sarebbe stata contenta Rosa Genoni, sarta e prestigiosa stilista italiana, oltre che giornalista e attivista contro la guerra: la sua vita si spende tra ago e filo e l’impegno per la pace e per migliorare la condizione delle donne. 
Primogenita di diciotto figli, Rosa nasce nel 1867 a Tirano, in Lombardia: il papà è calzolaio e la mamma ricamatrice. A dieci anni è mandata a Milano ad aiutare una zia sarta, come aiutante ‘piccinina’. Rosa affianca il suo lavoro di apprendista tuttofare al completamento degli studi: prende la licenza elementare alla scuola serale e si iscrive anche a un corso di francese. Impara l’arte del taglio e cucito presto e bene: nel 1885, a 19 anni è già maestra nell'atelier Dall'Oro, l’anno dopo lavorerà a Nizza, nel 1888 tornerà a Milano per lavorare  nella sartoria Bellotti. A ventotto anni, nel 1895, viene assunta nell’affermata casa di moda milanese ‘H. Haardt et Fils’.
      Intanto, nel 1893, aveva cominciato a impegnarsi per il miglioramento delle condizioni delle lavoratrici: fa parte della Lega Promotrice degli Interessi Femminili e condivide le posizioni di Anna Kuliscioff, di cui sarà amica e sarta (ideerà molti suoi abiti) e con la quale sosterrà le battaglie per l'emancipazione delle donne lavoratrici e per la tutela dei minori. Nel 1893 partecipa anche al congresso socialista internazionale di Zurigo. 
Nel 1903 nasce la figlia Fanny, dalla relazione con l’avvocato Alfredo Podreider, che sposerà nel 1924, quando morirà la madre di lui, contraria alle nozze solo perché Rosa lavorava ed era impegnata politicamente. 
Manto da corte: abito ideato da Rosa Genoni
     Intanto Rosa viene promossa direttrice della casa di moda e dirige circa duecento persone. Successivamente assume il ruolo di docente alla scuola professionale femminile della Società Umanitaria di Milano, dove lavorerà fino al 1931, quando si dimetterà per non giurare fedeltà al fascismo.  
Grazie anche alla sua esperienza di lavoro in Francia, la sarta e stilista lancia nuove idee per riorganizzare il settore dell'abbigliamento in Italia. Ottiene un grande successo con il padiglione presentato all'Esposizione internazionale di Milano del 1906, dove propone abiti pregiati ispirati alla tradizione dell'arte pittorica italiana rinascimentale. Per le sue creazioni impiega esclusivamente tessuti italiani.
Scrive: «Il nostro patrimonio artistico potrebbe servire di modello alle nuove forme di vesti e di acconciature, che così assumerebbero un certo sapore di ricordo classico ed una vaga nobiltà di stile […] Come mai nel nostro Paese, da più di trent'anni assurto a regime di libertà, in questo rinnovellarsi di vita industriale ed artistica, come mai una moda italiana non esiste ancora?». 
    Tra le sue celebri creazioni l’abito ispirato alla veste di Flora, nell’Allegoria della Primavera di Botticelli: presentato appunto all’Esposizione milanese del 1906, costituisce un esempio illustre della creatività della Genoni. Famoso anche il "Manto da corte" tratto da un disegno del Pisanello. Nel 1983 la figlia Fanny ha donato i due abiti al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. 
     Nel 1908 Rosa tiene una relazione sul tema della nascita di una moda nazionale al primo congresso delle donne italiane, organizzato a Roma da associazioni femminili da poco istituite: auspica un affrancamento dalla moda francese e lo sviluppo di una moda italiana che si basi sull'alto potenziale dell'artigianato italiano.
In quegli anni pubblica il libro Per una moda italiana, che propone disegni e immagini fotografiche delle sue ideazioni, ispirate all'arte rinascimentale, medievale e classica italiana. Nel 1910 Rosa promuove le sue creazioni nella rivista Vita d'Arte, con la quale collabora il Concorso Nazionale per un Abito Femminile da Sera. Indosseranno i suoi modelli nobildonne e attrici famose. Nel 1914 progetta di creare l'Accademia di Pura Arte Italiana, una scuola superiore di moda. 
Al lavoro negli ateliers dell’alta moda Rosa Genoni affianca l’impegno per l’emancipazione femminile e per la pace:  dopo il 1911  collabora con la stampa femminile emancipazionista, scrivendo numerosi articoli per La Difesa delle lavoratrici, il giornale di Anna Kuliscioff. Con lo scoppio della prima guerra mondiale Rosa si fa sostenitrice della pace e della neutralità dello Stato italiano e promuove la pubblicazione del periodico Per la guerra o per la pace
Nel 1914 tiene a Milano una conferenza dal titolo "La donna e la guerra", e si appella alle donne affinché rafforzino il fronte per la pace; dal 1915 al 1922 è la delegata italiana della Women's International League for Peace and Freedom (WILPF). Farà parte delle donne delegate che, nel 1915, all’Aja incontra i ministri degli esteri di Austria-Ungheria, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Svizzera per proporre la creazione di una commissione di esperti per la cessazione della guerra, prospettiva poi naufragata con l'intervento degli USA. 
     Intanto fonda intanto e presiede l'Associazione “Pro-Humanitate” per dare soccorso a chi ha bisogno di aiuto durante la guerra. Oltre alle azioni di cura, pone le sue abilità al servizio dei soldati al fronte. Da brava sarta riadatta per loro indumenti smessi, ne cuce di nuovi, sostenuta dall’ aiuto di altre donne. 
Alla fine della guerra, nel maggio del 1919, partecipa al Congresso delle pacifiste a Zurigo. 
     Nel 1928 il marito Alfredo sovvenziona nel carcere di San Vittore a Milano un laboratorio di sartoria per le detenute, laboratorio organizzato da Rosa stessa. Alfredo muore nel 1932; nel 1940 Rosa si trasferisce con la figlia Fanny a Varese, dove morirà nel 1954. Qualche anno prima, nel 1948 aveva scritto una lettera al conte Folke Bernadotte, mediatore dell'ONU, riguardo alla questione palestinese, auspicando una soluzione pacifica nella questione territoriale tra arabi ed ebrei.
    Alla stilista italiana, che ha il merito di aver lanciato il Made in Italy nella moda, la professoressa Ketty Giannilivigni ha dedicato l’articolo Pace: l’abito più bello di Rosa Genoni, che si conclude con un auspicio: ispirate dall’esempio di Rosa Genoni, le donne dovrebbero oggi “ritagliare il male dal bene, ricucire le ferite, rammendare le lacerazioni, tessere un grande drappo e avvolgerlo attorno al globo terrestre riparandolo dalla follia criminale dei potenti”.

Maria D'Asaro, 28 giugno 2026, il Punto Quotidiano

Tessere la Pace: Roma, 21 giugno 2026


2 commenti:

  1. Figura interessante, che non conoscevo minimamente. Grazie di averla presentata

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  2. @Alberto: grazie a te per l'attenzione e l'apprezzamento.

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