giovedì 24 gennaio 2013

Nostra Signora e le sue gioie minute


Ci sono tempi che a nostra Signora concedono poco.
Come il pensionato di gucciniana memoria, che stirava, cucinava e poi lavava piatti e mani, lei trascorre i suoi giorni facendo la spesa, caricando la lavatrice, inseguendo a scuola i ragazzi sperduti, cucinando lenticchie e frittate. Magari fa anche otto piani a piedi con tre pesanti sacchetti e la borsa di lavoro, perché l’ascensore è bloccato. L’indomani ricomincia, con la solita lena.
Però nostra Signora, nel grigio del cielo d’inverno, assapora i suoi frammenti di gioia: fa crescere la coperta patchwork, iniziata dalla sua mamma; legge pagine di libri nutrienti; sente il tepore della voce di un'amica; sforna ogni tanto una torta perfetta; si fa la doccia con l’acqua calda al punto giusto; si regala un cappotto blu a prezzi scontati.
Così, ogni mattina, si sveglia contenta. 
E’ viva. E’ sana. Ha una casa e un lavoro.
E lassù qualcuno la ama.

martedì 22 gennaio 2013

venerdì 18 gennaio 2013

La festa è finita, l’immondizia rimane

       Dal quotidiano “La Repubblica”, qualche settimana fa Enzo Bianchi ci ricordava che: “La festa è l’occasione per ‘vivere insieme’ un evento, una memoria, un’appartenenza, una speranza condivisa (…): elemento essenziale è la convivialità attorno alla tavola, luogo straordinario di umanizzazione, di ascolto reciproco, di scambio della parola, luogo dove dire sì alla vita con le sue fatiche, le sue sofferenze, le sue gioie e le sue speranze.” Però, continuava il priore: “le feste natalizie oggi, segnate dalle esigenze del consumismo (…), sono percepite come occasioni per scambiarsi doni in una società (…) incapace di sobrietà e portano con sé abitudini che fanno ripetere gesti e parole magari svuotati di passione.” Gesti senza senso, ma pieni di involucri. Così, a dicembre, a Palermo: non so se abbiamo colto il senso autentico delle feste natalizie, che, comunque, ci hanno lasciato per settimane il tanfo acre di enormi mucchi di spazzatura per strada.                         

              Maria D’Asaro ("Centonove", 18 gennaio 2013)


           
   

mercoledì 16 gennaio 2013

Vivi







 
Vivi
 con gioia,
 al ritmo allegro
 del cuore che pulsa.
 Danzante.

domenica 13 gennaio 2013

Omaggio a Mariangela Melato


    Omaggio a Mariangela (e a tutte le donne intelligenti) da un giornalista che apprezzo.

   "Era più intelligente di me, approfondiva mentre io sono superficiale". Di tutte le parole d´amore spese per Mariangela Melato, queste di Renzo Arbore (raccolte da Silvia Fumarola per Repubblica) mi hanno commosso più di ogni altra. Perché dicono, delle donne, la cosa più importante ma non sempre la più detta: che le donne sono, in prevalenza, persone serie. E che la loro serietà (nei sentimenti, nel lavoro, nel maneggiare le cose della vita) è spesso di esempio e di soccorso a noi maschi.
       Forse perché la gestione del talento, nelle donne, richiede fatica doppia; forse perché, dall´alba dei secoli, mentre noi si andava a caccia, o in guerra a sbudellare il prossimo e a farci sbudellare, o a navigare per mesi e anni in cerca d´oro e di conquiste, loro restavano a casa e avevano molto tempo per pensare, mettendo a frutto la loro solitudine; fatto sta che, proprio come dice Arbore, le donne "approfondiscono". Nel saluto di un uomo allegro (e intelligente) alla donna della sua vita, l´omaggio alla profondità suona, a sua volta, profondo. Umile e profondo. Riconoscente e profondo.
Le donne, per nostra fortuna, sono contagiose.
 (Michele Serra, La Repubblica, 13.1.2013)
  

venerdì 11 gennaio 2013

La piccola caldarrostaia



       In inverno a Palermo, in strada c’è spesso un venditore improvvisato di caldarroste: in cambio di qualche euro, ci fa gustare un “coppo” di  fragranti castagne arrostite. Nella composita cerchia del precariato urbano, chi vende castagne è un gradino più in basso rispetto ai venditori di “quarumi”, che hanno posti fissi nei mercati rionali e banchi di vendita sparsi qua e là per la città. 
     Giorni fa, in corso Tukory, tra la Stazione ferroviaria e Viale delle Scienze, ho visto un caldarrostaio attorniato da mezza dozzina di cuccioli d’uomo dai capelli arruffati e dai visi arrossati, con abitini davvero dimessi. Una bimba di cinque o sei anni, accovacciata accanto al fornello, si scaldava le mani. Avremmo bisogno di un Dickens o di un Victor Hugo redivivi, ancora capaci di narrare le storie di chi vive ai margini. E di intenerire i cuori, ahimè troppo duri, degli uomini del nostro tempo.
    
 Maria D’Asaro  (“Centonove” del 7.12.2012)

martedì 8 gennaio 2013

Ti sorrido, mentre tutto si trasforma


In questo post di mio c’è solo l’assemblaggio. E la citazione del filosofo Eraclito: Niente nasce e niente muore, tutto si trasforma. Articolo e video mi sono stati segnalati da Riccardo e Luciano, figli con i quali condivido la tensione ecologica e l’apprezzamento per Caparezza.

UN SOLO SACCHETTO DI RIFIUTI
IN TUTTO IL 2012
 Ecco a voi John Newson, l'uomo che ha riciclato tutto

 John Newson, da Birmingham, aveva un obiettivo in mente: non buttare la spazzatura per tutto il 2012. Ci è riuscito, nel senso che ha riciclato praticamente tutto. Risultato? Un solo sacchetto di rifiuti accumulati in un interno anno: il 2012. Ogni settimana, John ha attentamente passato al setaccio i suoi rifiuti domestici, differenziando in maniera certosina l'umido, la carta, la plastica, il vetro e le lattine. "Volevo spingermi all'estremo per vedere fin dove potevo arrivare. L'80-90 per cento di tutti i rifiuti possono essere compostati o riciclati. Al momento in Gran Bretagna la raccolta differenziata copre solo il 30 per cento." John è riuscito in questa impresa grazie alla sua enorme volontà. In alcuni casi è stato costretto a portare con sé alcuni rifiuti, come ad esempio il tetra pack, per  consegnarli a centri di riciclaggio a Londra o Bristol, viaggi compiuti comunque per andare a trovare degli amici.
http://www.cadoinpiedi.it/2012/12/31/un_solo_sacchetto_di_rifiuti_in_tutto_il_2012.html)

Ed ecco il nostro Caparezza nazionale, che continua a sorridere mentre affoga:







domenica 6 gennaio 2013

Il terzo segreto


      
     Quando lo vidi, avevo forse vent’anni e abitavo ancora con i miei genitori e mia sorella. Si tratta del film Il terzo segreto (The Third Secret), diretto nel 1964 da Charles Crichton.  Il protagonista, uno stimato psicoanalista,  ha un rapporto complesso con la figlia e muore tragicamente.
Ma ciò che mi ronza in testa da sempre è quello che il medico dice alla ragazzina: - Il primo segreto è quello che non diciamo agli altri, il secondo segreto è quello che non diciamo a noi stessi, e il terzo segreto... qual è?- 
Il terzo segreto è la verità.
 Il Morandini commenta: «Maltrattato dalla critica londinese perché pretenzioso, appesantito da dialoghi prolissi di carattere filosofico, è, invece, su sceneggiatura di Robert L. Joseph, un giallo psicologico anomalo e intrigante, forse un po' macchinoso nel mosaico delle storie, ma non mai banale» (fonte: Wikipedia)

mercoledì 2 gennaio 2013

Caro 2013 ti scrivo

Condivido l’idea dall’amica blogger curlydevil che, nel post Un gioco dei desideri per il nuovo anno ha scritto in ordine alfabetico “le cose che desidero per l'anno nuovo e quelle di cui non voglio sentir più parlare”. Le prime quattro cose, in positivo e in negativo, le condivido da curly, le altre sono farina del mio sacco. Buon gioco dei desideri e buon 2013 a tutti!



Voglio:

1) Abbracci
2) Baci
3) Carezze
4) Dormire
5) Ecologia
6) Forza
7) Grinta
8) Humour
9) Immaginazione
10) Libri e post
11) Musica
12) Nutrimento
13) Occupazioni  per tutti
14) Pace
15) Quiete
16) Risate
17) Salute
18) Tenerezza
19) Uva
20) Vacanze
21) Zelo

  Non voglio:

1)    Adeguarmi
2)    Banalità
3)    Casini
4)    Delusioni
5)    Estati torride
6)    Femminicidio
7)    Guerre
8)    Hanseniani
9)    Illusioni
10)  Lontananze
11)   Malinconia
12)  Nicotina
13)  Osteoporosi
14)  Paura
15)  Qualunquismo
16)  Risonanza magnetica
17)  Stress
18)  Terremoti
19)  Ustioni
20) Vuoto
21)  Zanzare





venerdì 28 dicembre 2012

Il femminicidio secondo don Piero Corsi


     Anch’io rimprovero le mie alunne se le trovo in classe con i pantaloni a vita bassa o con magliette troppo scollate. Credo infatti che l’abito indossato – da uomini e donne, piccoli e grandi – debba essere adeguato al contesto. Infatti il nostro corpo e il vestito che indossiamo è una delle più formidabili modalità comunicative in nostro possesso. 
    Però le affermazioni di don Piero Corsi, parroco di una cittadina ligure, mi mettono i brividi. Come donna innanzitutto, facente parte a tutti gli effetti di una categoria a rischio, ma anche come cittadina, come cattolica, come docente.
    A questo proposito, vi propongo le riflessioni di Michele Serra, apparse ieri 27 dicembre 2012 sul quotidiano “La Repubblica”.


    Senza saperlo e senza volerlo il parroco di San Terenzo, don Piero Corsi, ha fornito ai suoi compaesani (e attraverso i media all’Italia intera) una spiegazione schietta ed esauriente delle cause del femminicidio. Gli uomini uccidono le donne perché hanno, delle donne, la medesima concezione che ne ha don Piero. Le pensano obbedienti e sottoposte, prive di qualunque autonomia al di fuori del recinto ideologico nel quale i loro proprietari maschi le confinano. Le pensano puttane se non assoggettate a un marito e a una famiglia, se non abbastanza castigate e remissive. Le pensano indegne se non devote ai fornelli, alla cura dei maschi di casa, al servizio di chi le protegge se obbediscono, le offende e le malmena se disobbediscono.
Tutto questo don Piero lo spiega con magistrale rozzezza: donne, se non obbedite poi non lamentatevi quando qualcuno vi punisce, vi mette le mani addosso, vi uccide. Piuttosto che intimare a don Piero di tacere, le varie associazioni che tutelano i diritti delle persone, e in specie delle donne, dovrebbero chiedergli di parlare ancora, di scrivere ancora. In poche righe, spiega l’odio per le donne meglio di un manuale di criminologia.