Palermo – Chi si trova a passare da Milano durante questo mese o nel prossimo, non perda l’opportunità di visitare la mostra monografica dedicata a Giuseppe Pellizza da Volpedo, il pittore di fine ‘800 celebre per il Quarto Stato: visitabile alla Galleria d’Arte Moderna già dal 26 settembre, la mostra sarà aperta al pubblico sino al 25 gennaio 2026.
Il percorso espositivo, curato da Aurora Scotti e Paola Zatti, allestito nelle cinque sale al pianoterra della Villa Reale riservate alle mostre temporanee della Galleria e in quella del Quarto Stato al primo piano del museo, comprende quaranta opere tra dipinti e disegni, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere. La genesi artistica e il significato di molti dipinti può essere approfondita se, mentre si visita la mostra, si accede a un sito dedicato scannerizzando un apposito QR code.
La scrivente, che non è un’esperta in storia dell’arte, ha così scoperto un pittore assai talentuoso e complesso, autore, oltre che della celeberrima tela, anche di altre opere originali e significative.
La sua parabola umana e artistica è stata purtroppo breve perché Giuseppe Pellizza, nato nel 1868 nel comune piemontese di Volpedo, in provincia di Alessandria, nel 1907 - a soli 39 anni – a Volpedo si tolse la vita, disperato perché la moglie amata, Teresa Bidone, era morta di parto e non era sopravvissuto neppure il bambino. Giuseppe e Teresa avevano già due figlie, Maria e Nerina, che nel 1966 donarono al comune di Volpedo la casa paterna, poi trasformata in museo.
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| Pellizza da Volpedo: Autoritratto |
Giuseppe Pellizza era nato da un’agiata famiglia contadina e aveva potuto studiare prima all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, e poi anche a Roma, a Firenze (dove fu allievo di Giovanni Fattori), a Bergamo e a Genova.
Nel 1891 espose alla Esposizione Triennale di Belle Arti di Milano, facendosi conoscere dal grande pubblico. Le sue opere andarono in giro per l'Italia: all’Esposizione Italo-Colombiana di Genova nel 1892, poi di nuovo a Milano nel 1894 e nel 1898 all’Esposizione generale italiana a Torino.
Nel 1901 portò a termine il Quarto Stato, al quale aveva dedicato dieci anni di studi. L'opera, esposta l'anno successivo alla Quadriennale di Torino, non ottenne il riconoscimento sperato, anzi scatenò alcune polemiche. Nel 1906, grazie alla sempre maggiore circolazione delle sue opere in esposizioni nazionali e internazionali, fu chiamato a Roma, dove riuscì a vendere allo Stato un dipinto, Il sole.
Sembrava l'inizio del favorevole riconoscimento dei suoi meriti artistici, ma, come già anticipato, la morte improvvisa della moglie Teresa lo sconvolse e il pittore si impiccò nel suo studio il 14 giugno 1907.
Le quaranta opere esposte alla GAM di Milano documentano l’intero percorso dell’artista, dalla formazione, avvenuta in un ambito realistico che si espresse inizialmente soprattutto nella ritrattistica, al passaggio poi nel divisionismo, esperienza artistica condivisa con altri grandi interpreti (soprattutto Segantini, Grubicy, Morbelli, Longoni), sperimentatori di una tecnica - basata sulla divisione dei colori attraverso l'utilizzo di piccoli punti o tratti - destinata a imprimere un segno profondo nella generazione successiva, in particolare nell’avanguardia futurista.
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| Pellizza da Volpedo: Panni al sole |
Riguardo alla fase divisionista di Pellizza da Volpedo, ecco cosa si legge in un pannello: “Tra il 1892 e il 1894 Pellizza sceglie di avventurarsi nell’esperienza divisionista con entusiasmo, convinzione e serietà, iniziando a studiarne la tecnica, gli effetti, la potenzialità. La pennellata cambia forma, picchiettata in punti, virgole, linee irregolari, quasi filamentosi, i colori sono quelli primari, stesi puri… Opera di straordinaria originalità, considerata una delle più significative della stagione divisionista, è Panni al sole: prova eccellente sia per la costruzione prospettica che per la straordinaria intensità della luce solare”.
Intense e suggestive anche le opere legate all’influenza simbolista: Il sole, Lo specchio della vita, L’amore nella vita.
Infine, al primo piano del museo, la scrivente è rimasta poi a lungo a contemplare, rapita e ammirata, il Quarto Stato, la grande tela di 2,55 metri per 4,38, quadro simbolo della questione operaia.
Si legge su Wikipedia “Il Quarto Stato raffigura un gruppo di braccianti che marcia in segno di protesta in una piazza… L’avanzare del corteo non è violento, bensì lento e sicuro, a suggerire un'inevitabile sensazione di vittoria: era proprio nelle intenzioni del Pellizza dare vita a «una massa di popolo, di lavoratori della terra, i quali intelligenti, forti, robusti, uniti, s'avanzano come fiumana travolgente ogni ostacolo…»…
In primo piano, davanti alla folla in protesta, sono definiti tre soggetti, due uomini e una donna con un bambino in braccio. La donna, che Pellizza plasmò sulle fattezze della moglie Teresa, è a piedi nudi, e invita con un eloquente gesto i manifestanti a seguirla: la sensazione di movimento trova espressione nelle numerose pieghe della sua veste. Al centro procede quello che probabilmente è il protagonista della scena, un «uomo sui 35, fiero, intelligente, lavoratore» (come affermò lo stesso Pellizza) che, con una mano nella cintola dei pantaloni e l'altra che regge la giacca appoggiata sulla spalla, procede con disinvoltura, forte della compattezza del corteo. L'altro uomo che avanza in primo piano è un individuo muto, pensoso, con la giacca fatta cadere sulla spalla sinistra. La quinta costituita dal resto dei manifestanti si dispone sul piano frontale: quest'ultimi rivolgono lo sguardo in più direzioni, suggerendo di avere il pieno controllo della situazione. Tutti i contadini compiono gesti molto naturali: di questi, taluni reggono bambini in braccio, altri appoggiano la mano sugli occhi per ripararli dal sole, e altri ancora, semplicemente, guardano diritti davanti a loro”.

La scrivente ha faticato a staccarsi dall’imponente dipinto. Ha pensato ai Fasci dei Lavoratori, a Placido Rizzotto ucciso dai mafiosi perché chiedeva condizioni di vita più umane per i contadini siciliani, ai tanti disoccupati e inoccupati, a chi oggi lavora nei campi a tre euro l’ora…
E i numeri parlano chiaro: oggi l'1% della popolazione mondiale controlla circa il 38% della ricchezza globale, mentre la metà più povera possiede solo il 2%... Dei tre principi della rivoluzione francese, il mondo occidentale ha a cuore (ma spesso solo fittiziamente) la libertà, mentre rimangono irrealizzate uguaglianza e fraternità.
Allora, il Quarto Stato rimane attuale, commovente e incompiuto: icona e simbolo di un percorso di giustizia umana e sociale ancora da iniziare…
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| Pellizza da Volpedo: Speranze deluse |
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| Pellizza da Volpedo: Il ponte |
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| Pellizza da Volpedo: L'amore per la vita |