Palermo – Quando nel pomeriggio del 10 dicembre 1997 gli ambientalisti della comunità di Stafford, nella contea di Humboldt, in California, le chiesero di salire su un albero della foresta di Headwaters, che rischiava di scomparire sotto i colpi di accetta dei boscaioli, Julia Hill non immaginava che vi sarebbe rimasta per 738 giorni.
Nel dicembre del 1996 a Stafford c’era stata una frana rovinosa causata dai disboscamenti della società californiana Pacific Lumber. Così, quasi ogni giorno, un gruppo di attivisti di Humboldt si alternava per sostare sugli alberi sopravvissuti, sequoie giganti, per scongiurarne l’abbattimento.
Il 10 dicembre non c’era nessuno degli attivisti disponibile ad arrampicarsi: fu invitata a farlo la ventitreenne Julia Hill, che dopo un pericoloso incidente stradale aveva cominciato a meditare sul senso da dare alla sua vita e si era interessata alla salvaguardia dell’ambiente.
Julia impiegò circa sette ore per raggiungere la cima della sequoia, detta "il gigante di Stafford", perché alta 61 metri. Mentre Julia si arrampicava stava sorgendo la luna, così gli attivisti rinominarono l’albero "Luna".
Arrivata in cima, Julia tolse l'imbracatura e cercò un posto dove riposarsi. Il giorno successivo, alla luce del sole, realizzò due piattaforme di legno di m.1,8 per m.1,2.
“Se volete abbattere questa sequoia dovete passare sul mio cadavere”: disse poi Julia ai (continua su il Punto Quotidiano)
Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 26 aprile 2026

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