Era una giornalista, non italiana o inglese. Era libanese, inviata del giornale Al-Akhbar.
Si chiamava Amal Khalil. Insieme a una fotoreporter freelance, Zeinab Faraj, stava cercando di documentare le conseguenze di un precedente attacco sferrato da un drone israeliano nella città di al-Tiri, nel Libano, drone che aveva causato la morte di due civili. Dopo che il loro veicolo è stato preso di mira dall’esercito israeliano, le giornaliste hanno cercato rifugio in una casa vicina.
Questa casa è stata successivamente bombardata, intrappolando Khalil sotto le macerie. Per diverse ore, il fuoco israeliano ha impedito alla Croce Rossa libanese e all’esercito di raggiungere il luogo. Zeinab Faraj è stata infine soccorsa in gravi condizioni e trasportata in ospedale. Ore dopo, le squadre di soccorso hanno recuperato il corpo di Amal Khalil dalle macerie. Sebbene Amal significhi Speranza, Aspettativa fiduciosa un esercito dannato l’ha uccisa.
Perdonaci, cara Amal: non abbiamo saputo proteggerti…

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