Era una giornalista, non italiana o inglese. Era libanese, inviata del giornale Al-Akhbar.
Si chiamava Amal Khalil. Insieme a una fotoreporter freelance, Zeinab Faraj, stava cercando di documentare le conseguenze di un precedente attacco sferrato da un drone israeliano nella città di al-Tiri, nel Libano, drone che aveva causato la morte di due civili. Dopo che il loro veicolo è stato preso di mira dall’esercito israeliano, le giornaliste hanno cercato rifugio in una casa vicina.
Questa casa è stata successivamente bombardata, intrappolando Khalil sotto le macerie. Per diverse ore, il fuoco israeliano ha impedito alla Croce Rossa libanese e all’esercito di raggiungere il luogo. Zeinab Faraj è stata infine soccorsa in gravi condizioni e trasportata in ospedale. Ore dopo, le squadre di soccorso hanno recuperato il corpo di Amal Khalil dalle macerie. Sebbene Amal significhi Speranza, Aspettativa fiduciosa un esercito dannato l’ha uccisa.
Perdonaci, cara Amal: non abbiamo saputo proteggerti…

Tanti giornalisti e medici uccisi dall'esercito israeliano in questi mesi, gli elementari diritti umani calpestati, mentre gli altri stati restano a guardare.
RispondiElimina@Cavaliere: si tratta di crimini contro l'umanità...
EliminaChiedo scusa ma, leggendo il paragrafo conclusivo del tuo post, mi viene da chiedermi: "come possiamo proteggere una giornalista libanese, se non siamo stati capace di proteggere una giornalista italiana come Ilaria Alpi, una reporter embedded che però andava di persona a verificare i fatti?
RispondiEliminaBuona festa
@Farfalla Legger@: hai ragione... La mia era una considerazione generica, riferita al fatto che, sebbene il nostro Paese dichiari di volere sostenere il diritto e determinati valori, in realtà è solo retorica inutile e vuota... Ilaria Alpi è sempre nel nostro cuore. E ora anche Amal Khalil... Buon 25 aprile anche a te.
Eliminail silenzio è sempre complice. E noi siamo troppo silenziosi con Amal, Ilaria, Giulio e quanti altri ancora?
RispondiEliminaBuona festa di liberazione
@Alberto: hai proprio ragione... stare zitti è un modo di essere complici. Buona settimana.
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