giovedì 16 gennaio 2020

Roberto ed Elvira, eroi del quotidiano


Roberto Morgantini con sua moglie Elvira Segreto
            Commoventi. Edificanti. Quasi eroiche.
Le scelte di vita di Roberto Morgantini e di suor Elvira Tutolo - lui a Bologna sindacalista della CGIL in pensione, lei suora missionaria della Carità nella Repubblica Centrafricana - sono straordinarie nella loro semplicità. Ma eroiche per la testimonianza e i frutti che ne sono scaturiti.
            Avete tre giorni di tempo per conoscerle, collegandovi a Rai Play e rivedendo le puntate di lunedì 13 e martedì 14 gennaio del programma su RAI 3 “Nuovi eroi”, trasmesse alle 20.20, circa 20 minuti a puntata: rivedendo la puntata di lunedì conoscerete Roberto e le sue cucine popolari, in quella di martedì vedrete invece suor Elvira e i suoi ragazzi di strada.
             Ne vale davvero la pena, ve lo assicuro.
“Il contrario della paura è l’amore, non il coraggio”- ci ricorda suor Elvira.



                                                                Suor Elvira Tutolo

martedì 14 gennaio 2020

La gioia di scrivere

foto © mari da solcare, 2020

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi a un’acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola «bosco».
Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.
In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
di cacciatori con l’occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.
Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d’occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.
C’è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?
La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.


Wislawa Szymborska 

(Traduzione di Pietro Marchesani), da “Uno spasso” (1967), Libri Scheiwiller, 2009; (da qui)


domenica 12 gennaio 2020

Piersanti Mattarella, il riscatto siciliano

    Palermo – Chi non è proprio ragazzino ricorda ancora quel sei gennaio 1980, così orribile soprattutto per i siciliani, colpiti al cuore dalla notizia agghiacciante data a pranzo dal TG nazionale: l’assassinio, in viale della Libertà, nel pieno centro di Palermo, del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella,  ucciso mentre si recava alla messa dell’Epifania con la moglie Irma, la suocera, i figli Bernardo e Maria.
Chi scrive ricorda ancora lo strazio di suo padre, compagno di partito e sincero estimatore del Presidente, e prima ancora amico del papà di Piersanti, il ministro Bernardo. Il pranzo, quel sei gennaio di quarant’anni fa, fu consumato in fretta e con grande mestizia: non era possibile distogliere il pensiero dall’immagine della Fiat 132 crivellata di colpi e dal corpo martoriato del Presidente… Papà, nel pomeriggio, uscì per incontrare alcuni amici del partito e recarsi poi alla camera ardente. Lo sapevano tutti allora a Palermo che l’operazione di riforma, di pulizia, di trasparenza che Mattarella stava portando avanti in Regione, con l’appoggio esterno anche dei comunisti, era davvero difficile da attuare. E non era gradita neppure a quella parte della Democrazia Cristiana così brava a mediare con Cosa Nostra.
           Lo ha scritto chiaramente d’altronde la Corte di Assise, con la sentenza del 12 aprile 1995 n. 9/95, che ha giudicato gli imputati per l'assassinio di Piersanti Mattarella: «L'istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l'azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi».
Purtroppo l’assassinio del Presidente della Regione Siciliana fu seguito da tanti, troppi altri delitti eccellenti: appena due anni dopo, il 3 settembre 1982, avremmo rivisto le facce smarrite di tanti palermitani onesti, esterrefatti per l’assassinio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo. Nel corso degli anni ’80 sarebbero stati trucidati giornalisti, magistrati, imprenditori, commissari di polizia, medici, funzionari regionali … Una lunghissima scia di sangue culminata nel 1992 con le stragi di Capaci e di via D’Amelio.
           Oggi, a quarant’anni di distanza dal suo sacrificio, le ripetiamo il nostro grazie, caro onorevole Piersanti. Se, in qualche modo, la Sicilia ha rialzato la testa e ha trovato la forza e l’orgoglio per combattere il dominio violento e nefasto della mafia, lo dobbiamo anche a lei. Che, dalla plaga inaccessibile di un probabile paradiso, speriamo possa gioire per suo fratello Sergio, ormai da qualche anno, con la stima di tutti, Presidente della nostra amata Repubblica Italiana.

Maria D'Asaro, 12.1.2020, il Punto Quotidiano

venerdì 10 gennaio 2020

Se il Dirigente dice “La Scuola sono io” ...#dove va la Scuola italiana#

             Nel lontano 2012, recensendo il testo Presidi da bocciare, scrivevo: “Si può ragionare su un ruolo così delicato e nevralgico come quello del Dirigente scolastico senza scadere nelle generalizzazioni e nella faziosità? Non è cosa facile. Tant’è che, quando Augusto Cavadi mi mise al corrente della sua idea di mettere nero su bianco alcune riflessioni sui presidi, gli consigliai di lasciar perdere. Nella scuola italiana già in alto mare per i pesanti tagli materiali e di risorse umane, per le confuse prospettive pedagogiche di lungo periodo, per l’incerta transizione didattica tra la lavagna di ardesia e quella interattiva, a mio avviso, l’ultima cosa di cui c’è bisogno è una sterile guerra di posizione “intra moenia”, all’interno della scuola stessa, tra dirigenti e docenti (…).”
          E confesso poi che la prudenza sul tema era anche legata alla mia personale esperienza positiva, avendo lavorato per decenni con Dirigenti scolastici della statura del prof. Giuseppe Casarrubea (ne ho scritto qui), della prof.ssa Maria Di Naro (qui il suo saluto alla scuola), con la guida affettuosa della Preside Antonella Mancia e, qualche decennio prima, della preside Pia Blandano. E avendo conosciuto, come coordinatore dell’Osservatorio "Maredolce" un Dirigente competente e appassionato come il prof. Vito Pecoraro.

Da qualche anno, il combinato disposto del Decreto Leg.150 del 27.10.09 – che in attuazione dell’art. 7 della L. delega del 15/02/2009, rel. alla materia disciplinare, consegna nelle mani dei Dirigenti maggiori poteri, per quanto riguarda sanzioni e licenziamenti del personale – e della Legge 107 del 2015,  ha modificato il ruolo e le attribuzioni dei Dirigenti Scolastici. 

Infatti con il D.L. 150/2009 “Si modifica la materia contrattuale relativa alle sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti pubblici. L’obiettivo è stato di:
semplificazione dei procedimenti;
estensione dei poteri del dirigente della struttura in cui il dipendente lavora;
riduzione dei termini temporali del procedimento;
riforma del rapporto fra procedimento disciplinare e procedimento penale;
definizione ed elencazione di una serie di infrazioni particolarmente gravi assoggettate alla sanzione del licenziamento (elenco eventualmente ampliabile, ma non riducibile dalla contrattazione collettiva);
previsione di nuove e specifiche ipotesi di responsabilità per condotte del dipendente pubblico che arrecano danno alla P.A.
I Dirigenti hanno più poteri in particolare per quanto riguarda il personale Ata per i casi di false attestazioni di presenze al lavoro o falsi certificati medici. Potranno infliggere multe che fino ad ora erano di competenza degli uffici regionali. Potranno usare anche la sospensiva dal servizio e la decurtazione di ore lavorative dagli stipendi.
Vengono introdotte sanzioni anche di carattere penale sia nei confronti del dipendente che del medico, nel caso di falsi certificati medici. (…)                                               (da qui)

E, dopo l’approvazione delle Legge 107/2015:

“Alla luce della nostra analisi, possiamo affermare che funzioni e compiti degli organi collegiali non hanno subito cambiamenti tali da rafforzarne il ruolo, al contrario il Consiglio d’Istituto ha subito una riduzione del suo potere di indirizzo a tutto vantaggio del DS.
Il Comitato per la valutazione dei docenti si è visto attribuire il compito di definire i criteri per la valutazione del merito dei docenti (la cui valutazione spetta al DS) ed è stato modificato nella sua composizione.
Nessuna sostanziale modificato ha riguardato le competenze proprie del Collegio dei docenti.
La figura del DS, invece, ha visto ampliate le proprie competenze con l’attribuzione di nuovi compiti e funzioni quali: definizione gli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione; attribuzione incarichi triennali ai docenti di ruolo dell’ambito territoriale di rifornimento; valutazione dei docenti in periodo di formazione e prova; attribuzione del bonus ai docenti meritevoli, sulla base dei criteri individuati dal comitato di valutazione." (da qui)

Tali riforme hanno migliorato la qualità complessiva della Scuola italiana? Non ci sono ancora indicatori oggettivi per affermarlo o negarlo.
Quello che purtroppo è certo che l’aumento delle loro prerogative e poteri decisionali, in quei Dirigenti carenti di competenze relazionali e sprovvisti di un buon equilibrio psicologico,  ha causato deliri di onnipotenza e abusi di potere. Col risultato di gettare nel caos intere istituzioni scolastiche. 

Ecco cosa leggiamo a proposito qui:
"Non posso fare a meno di segnalare, a costo di essere considerato eretico, una realtà che è sotto gli occhi di tutti i commentatori onesti di informazione scolastica…Il nostro sistema scolastico vede i docenti vittime degli umori, non sempre stabili e coerenti, dei dirigenti scolastici…Troviamo docenti zerbini che si annullano completamente per obbedire al capo, collegi totalmente sottomessi alle decisioni dirigenziali, RSU che firmano l’opposto di quanto proposto dalle piattaforme dei sindacati di riferimento, troviamo addirittura docenti che si iscrivono all’Associazione professionale del proprio dirigente scolastico, docenti disposti a fare tutto per entrare nelle grazie del capo…  I pochi con la schiena dritta vengono a trovarsi isolati e, in alcuni casi, discriminati…Abbiamo creato un sistema scolastico Dirigento-centrico, in cui i docenti fanno la figura dei servi sciocchi, pronti a baciare la pantofola del “RE”…Questo fenomeno sociale e antropologico si traduce in un rinnovo del contratto dei capi di Istituto di 800 euro lorde, mentre i docenti restano ancora una volta in vacanza contrattuale con stipendi miseri e vergognosi…la categoria docente si trova anche sotto il ricatto di una legislazione delle sanzioni disciplinari sbilanciata tutta dalla parte del sanzionatore…La legge Madia, anche se non ancora applicabile al personale docente, è indicativa del fatto che il capo non solo comanda, ma sanziona anche il suo sottoposto…
       Per me questa non è autonomia scolastica, ma una barbarie di totale inciviltà, dove si toccano i principi costituzionali della libertà di insegnamento e la democrazia collegiale.Uno Stato che non rispetta i suoi docenti,  per logiche neo-liberiste, è uno Stato destinato all’autodistruzione.  Sono 20 anni che l’autonomia scolastica ha messo in totale sottomissione la democrazia collegiale e il risultato del nostro sistema scolastico è evidentemente peggiorato notevolmente…ci vuole molto a capire che stiamo andando nel verso sbagliato?”

In alcune scuole purtroppo, qualche Dirigente, forte delle sue nuove prerogative, ha giocato in modo pesante con l’antica strategia del “divide et impera” evidenziando un’assoluta mancanza di rispetto per tutte le componenti della comunità scolastica. In questi casi, solo il ricorso ai Sindacati o addirittura in qualche caso alla Magistratura ha finalmente ridato respiro ai diritti di alunni, genitori e Docenti. Ma se per dirimere contenziosi tra componenti della Comunità scolastica è necessario rivolgersi alla Magistratura, è la Scuola nella sua interezza a essere perdente.
E’allora inutile promuovere Open Day, sciorinare dati brillanti per il Bilancio Sociale, vantare traguardi raggiunti col RAV … La Scuola ha bisogna di sostanza, prima che di forme e di cifre. E la sostanza, nella Scuola, è un serio e valido orizzonte formativo e pedagogico condiviso e un buon clima relazionale tra tutti gli attori istituzionali.

Si auspica che le procedure concorsuali promuovano al delicato ruolo Dirigenziale persone capaci di gestire un’amministrazione complessa, di tessere relazioni efficaci e soprattutto di volare alto.

E di affermare non “La Scuola è mia, la Scuola sono io”, ma “La Scuola siamo noi”. 

Maria D'Asaro


(Oggi un ricordo speciale per il prof. Pippo Papa, che ci la lasciati prematuramente, e un abbraccio immenso alla sua amata Mirella)


domenica 5 gennaio 2020

Özpetek, giro di valzer con la Dea Fortuna


         Palermo – “La Dea Fortuna”, il film di Ferzan Özpetek uscito da qualche giorno nelle sale italiane, lascia in quasi tutti gli spettatori una sorta di gradevole retrogusto positivo. 
           Proviamo a capirne il perché. Convince e appassiona innanzitutto la buona recitazione degli attori: Stefano Accorsi che impersona Arturo, Edoardo Leo nel ruolo di Alessandro, Jasmine Trinca, che è Anna Maria; bravi anche i bambini, nel film Sandro e Martina, e così gli altri attori. Assai gradevole la colonna sonora, che si avvale anche del timbro magico di Mina; sapiente la scelta delle inquadrature; avvincente il ritmo narrativo.
              Narrata con garbo poi tutta la storia, che ruota sul ménage di una coppia omosessuale, quella di Arturo e Alessandro, che, in un momento di crisi, viene sconvolta dall’affidamento temporaneo di due bambini. L’imprevisto imprime un’accelerazione significativa alla vita dei protagonisti: ecco quindi in azione “la dea Fortuna”, col richiamo alla lingua latina dove il termine fortuna aveva appunto il significato neutro di accadimento fortuito, di Fato, buono o cattivo che fosse.
            A volere essere però poco indulgenti, si può dire che il film non è perfetto: perché il regista ripropone temi già trattati, a volte indugia troppo su qualche cliché, perché qualche scena risulta forzata, in una storia che cerca un non facile equilibrio tra la commedia e il dramma …  Nonostante ciò, “La Dea Fortuna” risulta comunque uno dei film più riusciti di Özpetek. E forse la ricetta del suo successo è nell’essere magari un tantino buonista, in un periodo dell’anno – quello natalizio – in cui abbiamo ancora maggiore bisogno di sentirci più buoni, qualora non riusciamo ad esserlo per davvero.
         Grazie allora a Özpetek che, in modo semplice e forse per qualcuno sin troppo scontato, è riuscito a ricordarci che quello che ci fa stare bene - al di là delle tanto vagheggiate tre ‘esse’ di soldi, sesso e successo - sono le relazioni umane autentiche, pur se travagliate e sofferte. E che il senso vero della vita si trova nell’avere un obiettivo esistenziale, ad esempio qualcuno o qualcosa di cui avere cura. Ancora meglio se il progetto di vita è condiviso dal nostro compagno/a che ci conosce davvero, ci compatisce e ci vuole un po' bene.

Maria D'Asaro, 5.01.2020, il Punto Quotidiano

venerdì 3 gennaio 2020

Benvenuti a bordo …

   “Benvenuti a bordo del nuovo treno che collega l’area metropolitana della città di Palermo all’aeroporto Falcone/Borsellino" … E così Maruzza era diventata una habituè della metro, con il suo abbonamento annuale, ipoteca e speranza di vita per i prossimi 365 giorni. Utilizzare la metro per gli spostamenti in città, era per lei una sorta di gioco, di sogno a occhi aperti: immaginava di sentirsi a Londra, Vienna, Milano, Berlino … Certo, a Palermo il treno passava ogni mezz’ora, non ogni 3 minuti come nelle altre città europee.
      Ma lei era ormai signora del tempo: con un libro in mano, poteva permettersi il lusso dell’attesa. E poi era felice che i suoi spostamenti non inquinassero ulteriormente il martoriato pianeta. In più, sul treno, i controllori erano tutti giovani, belli e gentili. E tutti i passeggeri avevano con sé il biglietto di viaggio. Rispetto al caos là fuori, quasi un microcosmo felice.

Maria D’Asaro



mercoledì 1 gennaio 2020

Un anno pieno di benedizioni

Santuario Madonna della Rocca - Taormina
        “Dio ci benedica con la luce del suo volto. Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto … "
         “Dio sorgente e principio di ogni benedizione, effonda su di voi la Sua grazia e vi doni per tutto l'anno vita e salute. Vi custodisca integri nella fede, pazienti nella speranza, perseveranti nella carità. Dio disponga opere e giorni nella Sua pace, ascolti ora e sempre le vostre preghiere e vi conduca alla felicità eterna."
(Inizio del Salmo e Benedizione finale della messa di oggi)


“Che tu possa sempre ricordare di stare dalla parte dell’anima, se è acume e forza che desideri;
… e di stare dalla parte dello spirito, se di energia e determinazione hai bisogno per agire per tuo conto, e per il mondo;
… e se è la saggezza che vuoi, che tu possa sempre sposare anima e spirito, ovvero sposare azione e passione, sposare audacia e saggezza, energia e profondità (…);
…  Che tu sia dunque intrisa di anima e di spirito, figlia cara.
… Che tu possa dunque scegliere ciò che rende il tuo cuore, la tua mente e la tua vita più grande e non più piccola;
… Che tu possa accogliere ciò che rende il tuo cuore, la tua mente e la tua vita più profonda e non più sterile;
… Che tu possa scegliere ciò che ti incita a danzare e non più a trascinarti, o a oziare davanti al tempo che passa.
Anima e spirito hanno un ottimo istinto. Usalo.
Anima e spirito hanno grandi doni del cuore: mettili in luce.
Anima e spirito hanno la capacità di vedere lontano.
Isola Bella - Taormina

“Ricevere la benedizione per vivere autenticamente … talvolta passiamo tutta la vita in attesa della benedizione, quella che apre i cancelli: «Sì, vai sii la forza che dovevi essere… Sì, vai, vivi pienamente il tuo essere fino in fondo».
Una benedizione non ti fa guadagnare qualcosa, ma ti fa usare qualcosa – qualcosa che già possiedi – il genio nato con te il giorno che venisti alla luce. Una benedizione è tale da renderti ben presente a te stesso e farti mettere a frutto la grandezza insita nel tuo prezioso e selvaggio sé.”

Dal testo:  La danza delle grandi madri di Clarissa Pinkola Estés

domenica 29 dicembre 2019

Ecco Taormina, perla della Sicilia

               Palermo – Ci sono tanti buoni motivi per cui Taormina, a metà strada tra Catania e Messina, viene appellata “perla della Sicilia”. Innanzitutto, per la sua posizione: la cittadina, che sorge a 200 metri dal livello del mare sull’altura di monte Tauro (da cui deriva appunto il nome greco “Tauromenion”), guarda a nord la costa ionica fino a Messina, a sud quella che va verso Catania e contempla la vista maestosa dell’Etna, e il fascino potente e misterioso delle sue nuvolette di fumo. La “perla della Sicilia” si caratterizza poi per la luce - sempre nuova, sempre speciale - del suo mare e del suo cielo, luminosità che si apprezza e si gode appieno sia d’estate che d’inverno. Per non parlare delle spiagge: la spiaggia di Mazzarò, con i suoi ciottoli, i suoi scogli neri e l’acqua cristallina, e la baia suggestiva dell’isola Bella, formata da rocce nere e con una ricca vegetazione, baia raggiungibile da Taormina anche a piedi da un buon camminatore, attraverso una lunga scalinata; l’isola, nei periodi di bassa marea, è unita alla costa da una sottile lingua di terra, mentre con l’alta marea è visitabile in barca, unitamente alla splendida grotta Azzurra, una delle grotte marine di capo sant’Andrea.
         Taormina ha poi uno dei teatri antichi più suggestivi e meglio conservati dell’isola: il suo teatro greco infatti, che sfrutta il declivio naturale del territorio, ospita ogni anno importanti eventi teatrali e musicali, che incontrano il favore di un vasto pubblico, attratto anche dal panorama mozzafiato che si può ammirare dalle sue scalinate. La cittadina – con le attività legate a Taormina Arte, nata nel 1983 -  offre infatti un ricco ventaglio di manifestazioni culturali: l’evento più eclatante è il Taormina Film Festival, rassegna internazionale del cinema che si svolge in estate; mentre dal 2005, a inizio del mese di Ottobre, ha luogo tra il teatro greco e palazzo Corvaja  una rassegna di musica classica intitolata al compositore e direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli, per un decennio apprezzato direttore artistico della sezione musica di Taormina Arte.
Taormina è assai godibile in ogni stagione, il turista infatti può sempre ammirare il centro storico cittadino lungo corso Umberto I, la via centrale ricca di negozi, da porta Messina - vicino la quale può ammirare la secentesca chiesa di san Pancrazio, eretta sui resti di un tempio ellenistico, e palazzo Corvaja, sintesi di architettura araba, normanna e rinascimentale - a porta Catania, nei cui pressi si può visitare il Palazzo dei Duchi di santo Stefano, pregevole edificio di epoca normanna.
   
           A piazza IX Aprile, a metà di corso Umberto, c’è un ottimo punto panoramico, vicino ai giardini della Villa Comunale, un tempo parco di lady Florence Trevelyan, dama inglese appassionata di botanica e ornitologia, che arrivò a Taormina nel 1884 e poi vi rimase per sempre dopo aver sposato l’allora sindaco della città, Salvatore Cacciola.
       
            Dalla fine del 1700 infatti, Taormina divenne una sorta di meta elettiva della mondanità internazionale: nei suoi magnifici Grand Hotel misero piede stelle del cinema come Liz Taylor, Richard Burton, Gregory Peck, Cary Grant, Greta Garbo e Marlene Dietrich, scrittori come Maupassant, Oscar Wilde, Gide, D’Annunzio, musicisti come Brahms e Wagner, pittori come Klimt e Salvatore Dalì. A fine maggio 2017, la cittadina ha avuto persino l’onore di ospitare il 43° vertice del G7, con la partecipazione dei primi ministri di Italia, USA, Regno Unito, Canada, Giappone, Francia, Germania.

            Ma Taormina oggi è visitabile anche dal turista medio, che trova buone condizioni di accoglienza anche a prezzi accessibili. E che, a piedi o con i mezzi pubblici, può programmare un’escursione a Castel Mola (529 metri di altitudine, a otto chilometri da Taormina), dove si pensa ci fosse l’acropoli di Tauromenion e che conserva oggi i resti del suo Castello medioevale, i suoi vicoli e le sue piazzette assai suggestive, oltre che un panorama davvero unico.
             La cura per la pulizia, la gentilezza verso i visitatori, l’ottima offerta gastronomica, l’attenzione verso l’ecologia e le scelte ecosostenibili completano il quadro di un luogo da visitare assolutamente almeno una volta nella vita.

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 29.12.2019

mercoledì 25 dicembre 2019

Luci di Natale

Gerrit van Honthorst, detto Gherardo delle Notti: Adorazione del Bambino

Palermo – La sua inquietudine iniziava a fine ottobre, quando in città apparivano anzitempo le luminarie natalizie: le prime quest’anno – un enorme e pacchiano Babbo Natale con annessa stella cometa – erano state avvistate nel suo quartiere già il 25 ottobre, mentre qualcuno prendeva ancora il sole in spiaggia, nella vicina Mondello … Questa sorta di clima natalizio anticipato era per Maruzza ... (continua su il Punto Quotidiano)


Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 22.12.2019

sabato 21 dicembre 2019

Solstizio d'inverno

      Anche se fuori soffiava forte il vento, la gioia era un aereo atterrato, nonostante tutto; erano i piatti da lavare maggiori di uno; era la lavatrice che cantava a pieno carico per le camicie da rinfrescare; era essere chiamata fatina per un rammendo riuscito e un bottone attaccato o fiore all’occhiello perché aveva subito trovato le carte da poker, 104 più i jolly ... 
       Era la quieta dolcezza di abbracci veri, da tempo sognati; erano le note di un pianoforte che riprendeva a suonare; era il calore di uno strano focolare - un po’ irreale, un po’ vero – comunque acceso.