Vent’anni fa, i genitori di una bimbetta ormai cresciuta non sapevano più che farsene della piccola bicicletta rosa da lei usata. Poiché vicino casa loro abitava una famiglia molto povera, composta da mamma, papà, una bambina dagli occhi verdi e un bambino con handicap, una sera i due lasciarono la bicicletta dietro la porta di casa della famiglia indigente, con un semplice biglietto. Dall’indomani, e per molto tempo, la bambina fu vista pedalare nel quartiere con quella bici rosa. Poi la ragazzina divenne una ragazzona dallo sguardo sfuggente e di lei nel rione non ci fu più traccia. Ma non della bicicletta, che, qualche settimana fa, è stata vista ancora in azione: a usarla però è il canuto papà che, purtroppo, può permettersi solo quella minuscola bici come “rapido” mezzo di trasporto. Tutto questo accade nel 2016, a Palermo, mentre in altre famiglie magari si acquistano di continuo smartphone nuovi.
Maria D’Asaro: “Centonove” n.33 dell’8.9.2016L'autrice di questo blog, Maria D'Asaro, vive in un'isola ed è affascinata dal mare: mari da sognare, mari da scoprire, mari da solcare...
domenica 11 settembre 2016
martedì 6 settembre 2016
San Francisco
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| Silvia Pareschi (foto dal suo blog ninehoursofseparation) |
"Lo dicono tutti: da quando sono arrivati i techies, San Francisco non è più quella di una volta.
Ora, tanto per cominciare, bisognerebbe capire cosa si intende per “quella di una volta”. La Beat Generation risale ormai a due generazioni fa, e sono passati cinquant’anni da quando gli hippy si divertivano con le droghe leggere prima di finire massacrati dall’eroina. Da allora la città ha cambiato pelle ancora tante volte, sempre fedele alla sua vocazione di frontiera, (…) San Francisco è rimasta estrema e un po’ selvaggia come ai tempi in cui era la frontiera della corsa all’oro. Dev’esserci qualcosa nell’aria, la polvere delle ossa dei cercatori d’oro che si mescola al vento dell’oceano e crea un’alchimia che rende tutto estremo, libertà, follia, genio, ricchezza, miseria. E tutti vengono qui attratti dall’estremo, ma dopo che hanno smesso di diventare beat, hippy o predicatori folli sono tornati a cercare quello che cercavano i cercatori d’oro: la ricchezza. (…)
Oggi i gonfiatori della bolla hanno un nome: techies. Per gli abitanti della San Francisco pre-bolla, i techies sono i giovani automi che lavorano per i leviatani della tecnocrazia e guadagnano stipendi sproporzionati a quelli della gente in carne e ossa. I techies sono i responsabili della follia immobiliare che ha trasformato la città in un dormitorio per ricchi. I techies sono gli occupanti dei pullman privati dai finestrini oscurati, i famigerati “Google bus” che rubano le fermate agli autobus puzzolenti e ritardatari del trasporto pubblico. La frontiera di oggi, il nuovo esperimento in atto nel luogo dove nasce il futuro, è la corsa alla tecnologia che sostiene di voler rendere il mondo un posto migliore, ma che qui, per il momento, ha solo contribuito a spazzare via la classe media e a creare un mondo brutalmente diviso a metà tra ricchi e poveri."
(da: I jeans di Bruce Springsteen, e altri sogni americani (Giunti, Milano, 2016, €15) di Silvia Pareschi: imperdibile raccolta di storie che, sotto una veste scanzonata e leggera, ci svela dell’America a stelle e a strisce molto più di un libro di Storia.
Leggere per credere! Segue recensione)
Leggere per credere! Segue recensione)
venerdì 2 settembre 2016
Il villaggio dei balocchi
Se si è ospiti di un villaggio turistico, si ha il dovere di divertirsi: la parola, derivante dal latino “diverto” che significava allontanarsi, separarsi, oggi indica il “congedo” da occupazioni e trantran quotidiani. Ma il divertimento proposto dagli animatori del villaggio è a senso unico: balletti a tutte le ore, gioco-aperitivo, ridicoli giochi da spiaggia che, scimmiottando le Olimpiadi, sono battezzati “agostiadi”; senza far mancare il tormentone della colonna sonora, nei giorni feriali sino all’1 di notte, nei festivi sino alle 2 e oltre. Ci si chiede se si esca ritemprati da vacanze così chiassose e prive di stimoli se non demenziali. Una proposta allora per i formatori degli animatori turistici: inserire giochi che sollecitino la mente, oltre che i muscoli delle gambe. E ritmi sonori che rispettino chi, a mezzanotte, vorrebbe dormire perché l’indomani vuole “divertirsi” contemplando la natura, fare in silenzio una passeggiata, e magari leggere un libro.
Maria D’Asaro: “Centonove” n.32 dell’1.9.2016
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lunedì 22 agosto 2016
Legalità: Niente di personale ...
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| Gandhi |
Il grande merito di un piccolo libro – Legalità, a cura del prof. Augusto Cavadi (Di Girolamo, Trapani, 2013, €7) - è quello di condensare chiaramente in poche pagine i concetti essenziali di un’idea e una pratica, quella di legalità appunto, spesso fraintesa e poco “agita” dagli italiani. Nel saggio, l’autore ci ricorda innanzitutto che le leggi sono l’impalcatura della convivenza sociale e della democrazia e che nascono per difendere i diritti di tutti, soprattutto dei meno forti e dei meno fortunati. Cavadi chiarisce poi la differenza tra legalità e legalismo, sottolineando che la legalità può degenerare in legalismo se non si accompagna alla saggia ricerca della giustizia: “Una legalità senza ricerca della giustizia è una legalità morta, senza speranza. La sfera giuridica non è autonoma rispetto alle più ampie sfere dell’agire politico e del giudizio etico.” La legalità quindi rimanda alla giustizia come suo fondamento e alla politica per il suo pieno compimento.
Cosa deve fare quindi un buon cittadino? Il libretto propone un convincente sentiero esistenziale che comporta sinteticamente tre tappe importanti: 1) conoscere le leggi: “L’arte di vivere la legalità (…) non può che iniziare dalla conoscenza, da una corretta e completa informazione delle norme”; 2) discernerne il fondamento alla luce di alcuni strumenti importanti, quali la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Costituzione italiana; 3) rispettare le leggi se non sono in contraddizione con i predetti ordinamenti legislativi: “Quando una norma, stabilita seconde procedure legali, non confligge con la nostra coscienza morale, essa va rispettata con fedeltà.” Di conseguenza, come ulteriore fattore di ricchezza immateriale, dovrebbe rientrare nel ”pacchetto” di componenti del PIL, oltre alla quantità di beni e servizi di uno Stato, anche: “il grado di convinzione con cui i cittadini condividono le sue regole”. Infatti “senza una legalità democratica interiorizzata – vissuta non per paura delle sanzioni, ma come fattore irrinunciabile di bene comune – tutti gli altri tesori di una civiltà poggiano su basi instabili.” A sostegno delle sue affermazioni, Cavadi cita Gandhi che, pur ribadendo che la disubbidienza civile è un diritto intrinseco del cittadino, afferma: «Un democratico è un amante della disciplina»; di conseguenza solo chi normalmente obbedisce alle leggi acquista il diritto alla disobbedienza civile: “Solo chi dimostra di sapere rispettare le leggi giuste a costo di rimetterci soldi, carriera, la stessa vita, ha il diritto di opporsi … a quelle leggi che, dopo un attento esame e un sereno confronto con gli altri cittadini degni di fiducia, gli dovessero risultare ingiuste e/o immorali.” Infatti “opporsi alle leggi ingiuste è un diritto, ma … anche un dovere. I martiri di tutte le religioni lo hanno dimostrato”. C’è poi una cartina di tornasole che ci consente di distinguere la resistenza per ragioni etiche a norme sostanzialmente ingiuste dal ribellismo per ragioni di interesse privato: “Chi resiste alla legalità ingiusta è disposto a pagare le conseguenze della propria disobbedienza (…) Nei casi estremi … è disposto persino a lasciarsi uccidere per denunziare il vero volto dell’istituzione che traveste di legalità la sua volontà di dominio e di oppressione.”
Le pagine finali del libro, che presentano anche una panoramica sui diversi volti dell’illegalità, sono un vibrante richiamo alla partecipazione politica, l’unica possibilità che, in un sistema democratico, consente di mutare una legislazione imperfetta in una migliore: “La politica è la risposta creativa senza la quale ogni possibile resistenza all’illegalità istituzionale o si spegne per stanchezza o diventa eversione distruttiva.” Cavadi invita quindi i lettori a un paziente e vigile esercizio di partecipazione democratica, a partire dalle assemblee di condominio e da quelle del Consiglio comunale per arrivare ai contesti legislativi istituzionalmente più ampi ed elevati, evitando le sirene dello scoraggiamento, del qualunquismo, dell’astensionismo e la tentazione della delega in bianco.
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| Umberto Santino |
Chiudendo allora Legalità, libretto prezioso che merita di essere adottato come ausilio educativo/didattico in tutte le scuole superiori del nostro paese, ci rimangono alcune preziose “perle” civiche: la consapevolezza del legame ineludibile tra legalità, giustizia e politica e il desiderio di offrire il nostro personale contributo all’aumento del PIL, inteso stavolta come Prodotto Interno di Legalità. Perché, come ci ricorda lo studioso Umberto Santino nella citazione all’inizio del libretto: “Gli eroi (come Socrate, come Giacomo Ulivi, partigiano morto nella lotta di liberazione contro un regime ingiusto) continueranno a morire se gli uomini comuni non impareranno a vivere.”
Maria D’Asaro: 20.8.2016. giornale telematico Nientedipersonale;
a questa pagina: Legalità di Augusto Cavadi.
mercoledì 17 agosto 2016
Il meteo, nel blu dipinto di blu
Non so a voi, ma a me le previsioni del tempo affascinano e commuovono.
Sono ammaliata dal meteo, dalle frasi solite pronunciate con tono morbido e rassicurante:
“Nuvolosità in attenuazione, cielo praticamente sereno in tutta la penisola.”
“Salvo parziali velature, giornata nel complesso stabile, dal punto di vista delle temperature.”
“Le temperature non subiranno variazioni di rilievo, a eccezione di un lieve aumento dei valori minimi”
“Cielo sereno con tempo stabile e soleggiato.”
Oppure:
“Salvo parziali velature, giornata nel complesso stabile, dal punto di vista delle temperature.”
“Le temperature non subiranno variazioni di rilievo, a eccezione di un lieve aumento dei valori minimi”
“Cielo sereno con tempo stabile e soleggiato.”
Oppure:
“Cieli caratterizzati da estesa copertura nuvolosa, per tutto il periodo”.
“Al Sud tempo variabile; tendenza, nel pomeriggio, al miglioramento. Ventilazione sostenuta, ma in attenuazione”.
“Il tempo si presenterà velato. Temperature all’insegna della stabilità, nubi in arrivo con precipitazioni associate. Addensamenti compatti sulla Sardegna.”
E poi su vento e mari:
“Ventilazione moderata, con brezze leggere provenienti dai quadranti meridionali”.
“Mari prevalentemente calmi, ventilazione debole regolata dai quadranti occidentali”.
Le previsioni estive siciliane si concludono poi con la splendida frase rassicurante, che sopisce le nostre ancestrali paure bambine relative a un imminente, eventuale sconvolgimento apocalittico:
“Cielo luminoso di giorno, stellato di notte”.
«Grazie per l'attenzione e buon pomeriggio»
Nei lontani anni ’90, mia madre e io avevamo in comune un amore impossibile. Eravamo entrambe innamorate di Augusto Lombardi, che ci deliziava con le previsioni del tempo su Rai Tre:
Azzurro
Giallo
Nel blu
dipinto di blu
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lunedì 15 agosto 2016
Omaggi, anzi o-agosti, a blog da mare (e d'amare ...)
... che non chiudono neppure a Ferragosto:
Il blog dell’amico Augusto Cavadi con le sue preziose riflessioni etico-filosofiche:
Il blog di Rossana Rolando e GianMaria Zavattaro, ricco di valori condivisi.
Lo spumeggiante blog di Santa, con cibi e profumi della Calabria.
First Versions, il sito in inglese con le prime versioni di
un po’ di tutto:
E, infine Nine hours of separation, il blog della traduttrice/scrittrice Silvia Pareschi che, a maggio, ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo libro ""I jeans di Bruce Springsteen".
Qui il “mio” mare:
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Quaderno blu
venerdì 12 agosto 2016
I nuovi barbari
Prima della strage di Nizza e dei successivi attentati che hanno insanguinato altri stati, l’Italia si è vestita a lutto per il terribile incidente ferroviario accaduto il 12 luglio a Corato, vicino Bari. Questo il commento, udito il giorno dopo la tragedia, in un market di Palermo, dove il proprietario, rivolto a impiegati e avventori, affermava: “Ci vogliono le bombe per tutti a Montecitorio: pure per le donne deputato, anche se incinte ... Devono crepare tutti quei farabutti." Il negoziante si riferiva alle responsabilità della politica di non aver avviato i lavori relativi al raddoppiamento della linea ferroviaria; ma la sua violenza verbale rivela il sentimento viscerale di odio insofferente verso chi ci governa. Poiché, come ricorda Gandhi “Occhio per occhio rende il mondo cieco”, alle persone di buona volontà il difficile compito di canalizzare la rabbia dei cittadini, lavorando per una politica che sia davvero servizio efficace alla società.
Maria D’Asaro: “Centonove” n.31 del 4.8.2016
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Ritagli di giornali
sabato 6 agosto 2016
Siamo quello che doniamo
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| San Francesco Saverio - Palermo |
(...) Alla domanda Chi sei tu? Chi siamo noi? dobbiamo riconoscere che la tentazione che ci accompagna sempre è quella di rispondere: Io sono colui che ha delle cose … che possiede, che dispone delle cose. E c’è una specie di rincorsa personale e mondiale a chi possiede di più. Abbiamo continuato a coltivare questo mito, che l’uomo è ciò che possiede: soldi, case, azioni finanziarie, possedimenti … C’è una specie di rincorsa nella quale un po’ tutti ci troviamo contagiati, se non altro perché invidiamo coloro che hanno e hanno sempre di più. E quindi sotto sotto, anche se diamo a vedere di non pensarla a questo modo, ci trasciniamo atteggiamenti di invidia: pensiamo che l’uomo è colui che possiede, che può ostentare di fronte agli altri, come se la sua qualità di vita fosse non lui, ma ciò che possiede, le cose. In questo modo si offende lui stesso: perché è come se uno dicesse: Io valgo perché possiedo 100.000 euro. Ma allora non sei tu che vali: valgono i 100.000 euro! Il tuo valore consiste allora nei soldi che possiedi? Vergognati …
Sarebbe più semplice dire: Io valgo per quello che sono: persona di relazioni sincere, affettuose, generose … mi piace condividere con gli altri, mi piace dedicare tempo agli altri, mi piace coltivare rapporti di amicizia, di servizio. Il passaggio ulteriore che ci invita a fare Gesù è non solo Io valgo per quello che sono, ma Io valgo per quello che so donare.
Il donare è l’espressione della vera maturità della persona. Si cresce per davvero e si smette di essere bambini da quando – se ciò avviene, potrebbe non avvenire mai – si comincia a scoprire di essere portatori di gioia agli altri. I bambini tendono ad accaparrarsi le cose: questo giocattolo è mio e ci gioco solo io … Per i bambini questo ha senso perché dà loro sicurezza. Si può restare eterni bambini se si continua a coltivare quest’atteggiamento di accaparramento, di possesso. Si diventa adulti, in questo caso nel Vangelo, dal momento in cui cominciamo a scoprire che siamo ricchi da poterci donare, da poter regalare noi stessi agli altri. In genere, spessissimo, questo lo fanno con una certa naturalezza i genitori (...). Ma questa condizione di essere adulti ci riguarda tutti, ma è una profezia, perché la realtà non va in questa direzione … Io valgo per quello che so dare agli altri. Qualcuno potrebbe pensare di non avere niente da dare: non è vero, non è vero. Ognuno di noi ha il suo tempo da donare agli altri: ascoltando, parlando, camminando insieme. Il tempo, la tua intelligenza, la comunicazione delle tue emozioni, i tuoi pensieri belli, la tua compagnia, la tua vicinanza. E tutto questo a costo zero! Poi, se possiedi qualcosa, pensa a quelli che non hanno davvero niente …
Ecco perché Gesù si rifiuta di intervenire su un problema di eredità. E’ la situazione classica: a causa dell’eredità si dimenticano i rapporti di parentela, i rapporti di amicizia e i soldi rompono i rapporti. Gesù ci dice: Non sono venuto per questo. Finché vi attaccate all’eredità, finché vi attaccate al possesso, vi troverete nemici gli uni degli altri … D’altra parte, sia il concetto di proprietà privata, sia il concetto di eredità – che sembrano concetti ovvi – sono pericolosissimi, perché ci possono far dire: Ho ricevuto questo in eredità. Sono proprietario di mezzo mondo e me lo tengo … E se gli altri muoiono per indigenza? Non posso farci niente. Questo è mio. L’ho ereditato. Ugualmente per il concetto di proprietà privata, su cui spesso abbiamo costruito costruzioni pericolosissime. Gesù ce le contesta, queste cose, sia il concetto di eredità, sia il concetto di proprietà privata: Sai donare agli altri? Vali. Non sai donare? Stai perdendo tempo. Stai sciupando la tua vita, anche se ti seppellisci sotto una montagna di averi, di soldi, di cose. Stai soffocando sotto i tuoi possessi. Invece vivi tanto più, quanto più riesci a dare vita agli altri.
E allora, care sorelle e fratelli, questo tempo di riposo e di riflessione – se l’avremo – dedichiamolo alle nostre relazioni, alla qualità delle nostre relazioni, torniamo a ciò che è essenziale. Cominciamo a chiederci che cosa siamo disposti a dare agli altri, a partire dai nostri cari che abbiamo vicino a noi, ma anche allargando il nostro sguardo: cosa siamo capaci di dare?
E’ un esercizio diverso da quello a cui ci vuole abituare la pubblicità o lo scenario quotidiano di ciò che avviene intorno a noi. Dovremmo invece gareggiare a chi sa donare. Non dico di più, perché non si tratta di un fatto quantitativo, ma a chi sa donarsi sempre meglio agli altri. Se potessimo dedicarci a riflettere su questo, questo certamente migliorerebbe i nostri rapporti con le persone più vicine a noi e poi, a poco a poco, allargheremmo rapporti migliori anche con i più lontani.
(il testo - sintesi dell'omelia di domenica 31.7.2016, chiesa di san Francesco Saverio, Palermo - non è stato rivisto dall’autore, Cosimo Scordato: eventuali errori o omissioni sono della scrivente, Maria D’Asaro, che si assume pertanto la responsabilità delle imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)
giovedì 4 agosto 2016
Invisibile
Invisibile
Tessi ancora
I fili eterni
Delle tue trame affettuose
Madre
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Mari di poesia,
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martedì 2 agosto 2016
Sicilia bedda
| Cappella Palatina - Palermo |
Capita di ricevere ospiti nella tua isola. E di andare con loro ad ammirare il duomo di Monreale, la Cappella Palatina e san Giovanni degli Eremiti a Palermo; e recarti poi anche ad Agrigento, Siracusa, Catania; magari persino sull’Etna. Ed ecco che avviene il miracolo: cominci a guardare alla Sicilia con occhi nuovi. Oltre all’incuria del territorio, al di là dell’immondizia e della pesante ipoteca della criminalità, della tua terra vedi soprattutto le folgoranti bellezze: le vestigia preziose del passato arabo e normanno; la bellezza speciale del tramonto, mentre assisti a una tragedia nella cornice unica del teatro greco a Siracusa; la maestà del barocco a Catania, illuminata dal sole e impreziosita dalla magia del gigante di lava. In mezzo a tanta ricchezza, ti chiedi se noi siciliani non siamo prigionieri di un’atavica maledizione: quella di essere incapaci di coniugare il progresso e una civile convivenza a tale soverchiante bellezza.
Maria D’Asaro. “Centonove” n.30 del 28.7.2016| Siracusa: teatro greco |
| L'Etna |
| Isola di Ortigia - Siracusa |
| Tempio della Concordia - Agrigento |
| Giardino della Kolymbethra- Valle dei Templi - Agrigento |
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