martedì 8 febbraio 2022

Ogni caso



Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.




Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull'acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall'animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? 
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore

 Wislawa Szymborska  La gioia di scrivere - Tutte le poesie (1945-2009),
Adelphi Edizioni, Milano 2009, pag. 267 (trad. Pietro Marchesani


La poesia è stata proposta da Adriana Saieva per l’incontro di meditazione laica “Stati d’animo”, mercoledì 2 febbraio alla Casa dell’Equità e della bellezza, via Garzilli, 43, Palermo. 
(Per chi fosse interessato, questi incontri di riflessioni condivise si tengono ogni mercoledì, dalle 18.30 alle 20), Qui il sito della Casa.

Ecco alcune riflessioni di Adriana:
      “L’incontro con questi versi mi ha quasi tolto il fiato: quante decine e decine di volte ci imbattiamo in quel bivio, in quel ritardo, in quell’anticipo, in quell’imprevisto, in quella visione con la coda dell’occhio, in uno sguardo per strada che ci fa rallentare giusto quei dieci secondi, in quel ci vado, nel non ci vado… Se fossi partita, se non fossi partita (…)
Sembra quasi che la nostra vita dipenda dal trapassato del modo congiuntivo; vuoi vedere, mi sono detta, che la formula è nascosta in una declinazione verbale? 
Migliaia e migliaia di micro-scelte o micro eventi che determinano, però, un tempo diretto, indicativo e presente: «Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?».
Questo verso (...) riporta con i piedi per terra dal limbo delle infinite casualità.
Poi arriva quell’ultimo verso che sbaraglia tutte le carte: «Ascolta come mi batte forte il tuo cuore». 

     All’inizio mi sembrava di avere a che fare con due dimensioni, una che percorre tutta la poesia fino allo stupore del concatenarsi misterioso delle vicende umane: «non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo» e un’altra che, in otto parole, mi svela cos’è l’empatia con quell’ultimo immenso verso. 
Ma durante l’incontro, ascoltando le risonanze dei presenti, è apparso il ponte che ha unito le due dimensioni… “Dunque ci sei?” Io ti vedo, ti ascolto, ti sento, mi batte il tuo cuore. Per te che ti sei salvato perché eri a destra quello a sinistra non ce l’ha fatta; per te che ti sei salvato perché c’erano alberi, per un altro sono stati la fine. “Dunque ci sei?” e in quest’assurdo cambio continuo di rotaie, il senso non è forse in questi cuori che sanno incontrarsi, battere all’unisono?
Riconoscersi per ogni istante che dura un battito?           Grandiosa Wisława…”

Grazie di cuore, dunque. Alla grande Wislawa e alla preziosa Adriana che ha condiviso tanta bellezza.






(foto mari@dasolcare, Berlino, 2019)

4 commenti:

  1. Che dire?
    Anche noi vogliamo solcare i mari.

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  2. Non per nulla Wislawa la mia preferita. Lo sliding doors elevato a poesia estrema, sentimento purissimo. C'è sempre un attimo che determina un'intera vita, e a noi sfugge sempre, per fortuna.

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    1. @Franco: grandissima Wislawa. Sottoscrivo la definizione dello 'sliding doors' elevato a poesia estrema.

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