lunedì 30 marzo 2009

"In viaggio con Alex": Fabio Levi, Feltrinelli, Mi,2007


Undici anni dopo il suo tragico commiato, seguito dalle numerose e accorate riflessioni di amici e conoscenti, dopo le preziose e postume pubblicazioni di tanti suoi scritti e discorsi, dopo la nascita, a Bolzano/Bozen, della Fondazione a lui dedicata, dopo le lucide e dolorose parole dell’amico Edi Rabini e la comprensibile richiesta di silenzio da parte della moglie, si poteva ancora dire qualcosa su Alex Langer?
Fabio Levi ha dimostrato che era possibile. E anche necessario.
Se è giusto, infatti, rispettare il silenzio che l’Alex privato ci ha chiesto, è altrettanto doveroso non coprire di oblìo l’Alex pubblico, fondatore dei Verdi in Italia, strenuo difensore delle minoranze, parlamentare europeo, costruttore di ponti e operatore di pace.
Perché c’è il pericolo che Alex venga dimenticato, visto che nemmeno la sua Bolzano – trincerandosi dietro il pretesto della diseducatività del suicidio - ha ritenuto opportuno dedicargli una strada.
Il libro del prof. Levi ci aiuta a tenere viva la memoria di Alex uomo e soprattutto dell’Alex politico, che ci piace immaginare abbia avuto in dono dalla madre, prima donna italiana a laurearsi in Chimica, la prodigiosa capacità di cercare e sperimentare soluzioni nuove, originali e non violente a problemi antichi e moderni: la difficile convivenza interetnica in Alto Adige/SüdTirol, il rapporto tra economia e ambiente, i nuovi conflitti e le nuove guerre, in Europa e nel mondo. Il testo ci propone un Alex Langer affascinante e credibile, che sin da ragazzino si mostrava laboratorio inesauribile di ricerca umana, sociale, religiosa, politica.
Con uno stile sobrio, asciutto e essenziale e con lo sguardo attento dello storico, Fabio Levi compie una puntuale e rigorosa ricostruzione storico-politica del “lì e allora”, dei molteplici luoghi e contesti nei quali Alex si è trovato ad operare: dal Sud Tirolo, alla Firenze anni ’60 di don Milani, di La Pira e dei fermenti post-conciliari, a Francoforte e Berlino, con la nascita dei Verdi/Grünen, dall’Italia, dove fu il fondatore e il leader del movimento ecologista, a Bruxelles dove Alex era parlamentare europeo, a Sarajevo, che lo vide instancabile difensore delle minoranze minacciate dalla pulizia etnica.
Degne di segnalazione le preziose notazioni sul garbuglio del Sud Tirolo, contenute nei capitoli iniziali, come pure la collocazione storica dell’esperienza di “Lotta continua”, cui Alex aderì, e la genesi e l’incontro complesso e sofferto col variegato arcipelago verde e il panorama della sinistra italiana.
Come sottolinea Gianfranco Benincasa (“Alto Adige”, 27/3/07), Fabio Levi “mantiene il distacco indispensabile a chi si propone di raccontare una vita ad altri”: direi che nel libro si avverte una sorta di rarefazione emotiva, originata forse da una sorta di pudore e di rispetto per l’intimità tormentata dell’ Alex uomo.
Se una qualche pecca si vuole proprio trovare nel bel viaggio di Fabio Levi con Langer la si potrebbe , a mio avviso, indicare nella mancanza di un po’ di pathos, che forse qualche pagina avrebbe richiesto. E nell’assenza di immagini che avrebbero contribuito ad arricchire il ricordo di Alex.
Ingenerosa e senza fondamento invece, secondo me, la critica di Karl Ludwig Schiebel (“Altrapagina”, Città di Castello, 11.10.07) che parla del libro come un “incontro troppo superficiale con una persona la cui eredità (…) dovrebbe cominciare a delinearsi come qualcosa di più e di diverso dalla sequenza di viaggi ed incontri”. Lo stesso Schiebel, peraltro, a fine articolo si contraddice giudicando quello di Levi “un libro molto importante e bello, che lascia spazio per un seguito “Al lavoro con Alex”.
Lavoro a più mani che auspichiamo e a cui senz’altro Fabio Levi potrebbe dare un importante contributo.

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