lunedì 27 ottobre 2014

Semi di futuro

A Palermo, nel quartiere “Oreto”, la scuola media “Cesareo” ha un bel giardino al suo interno. Nel 2008, la Preside Prof. Di Naro e alcuni docenti pensarono di offrire questo spazio ai ragazzi, che, con l’aiuto di un’agronoma, crearono un piccolo orto. Così, alcuni ragazzi difficili sono stati “salvati” da sedano, fave e lattughe. Andata in pensione la Preside, non è stato facile ripetere l’esperienza. Il giardino, dove è stato piantato anche un alberello di ulivo, rimane comunque un “luogo didattico”, anche per la presenza di due compostiere che, sotto gli occhi stupiti dei ragazzini, trasformano in compost i resti di frutta e verdura. E’ necessario che ogni scuola doni agli alunni non solo istruzione e cultura, ma anche buone prassi ambientali. Perché gestire un orto scolastico e la raccolta differenziata non siano più virtuosi comportamenti di nicchia, ma componenti essenziali del pacchetto formativo dell’alunno; futuro, si spera diligente, cittadino.
                                                                 Maria D’Asaro (“Centonove” n. 40 del 24.10.2014)

venerdì 24 ottobre 2014

Il giovane favoloso

Non era facile fare un film su quel “mostro” sacro della letteratura italiana che è Giacomo Leopardi. Considerata la complessità del personaggio, qualsiasi scelta narrativa poteva essere inadeguata o, inevitabilmente, parziale. 
Il regista Mario Martone ha avuto il coraggio di osare, affidandosi a una sceneggiatura dal taglio prevalentemente acustico e visivo. 
“Il giovane favoloso” ci racconta la vicenda umana di Leopardi soprattutto per immagini, suoni e poesie: lo spettatore, attratto dalla vista del “borgo natio” e delle città abitate dal poeta dopo la fuga da Recanati,  è catturato poi dalla scansione poetica che accompagna le avvolgenti visioni della natura, con il tributo alla luna, al colle de “L’infinito” e alla ginestra “fiore dei deserti”.  
Il risultato di questa cifra espressiva è un film estetizzante, fedele comunque ai dati storico-biografici e all’evoluzione creatrice del poeta. Poeta la cui infelice parabola esistenziale accompagniamo con lo sguardo dall’iniziale asfissiante dimora di Recanati “in su i veroni del paterno ostello”, dimora rallegrata solo dalla presenza affettuosa dei fratelli e dall’amicizia di Pietro Giordani, al successivo peregrinare inquieto tra Firenze, Roma e Napoli, negli anni della maturità, in compagnia dell’inseparabile amico Antonio Ranieri.
A eccezione di alcune cadute di stile - come il sottofondo musicale di una canzone inglese,  inserita  fuori contesto dopo la delusione amorosa patita da Leopardi per il rifiuto di Fanny Targioni Tozzetti, e come qualche nota di colore forse troppo “espressionista” sulla città di Napoli - il film risulta gradevole e, grazie anche all'ottima interpretazione di Elio Germano, si riesce a seguire senza troppa fatica nonostante sia lungo più di due ore. 
Al regista il merito di aver rinnovato l’interesse e l’ammirazione per un artista le cui poesie, struggenti e stilisticamente perfette, continuano a risuonare nella nostra mente e nel nostro cuore, ergendosi a  colonna sonora sempre attuale di pensieri, sentimenti e sensazioni dell’animo umano.
(Maria D'Asaro)

domenica 19 ottobre 2014

Quanto vale una cicca

Il sig. Gianni Di Pasquale - Spiaggia di Noto
(foto e notizia sono tratte da: qui )
Purtroppo non tutti sanno quanto tempo ci vuole perché un rifiuto qualsiasi si degradi completamente. Che, ad esempio, un mozzicone di sigaretta si degradi del tutto solo dopo alcuni anni, lo sa sicuramente il siciliano Gianni Di Pasquale, da anni milanese di adozione. Il sig. Di Pasquale, in vacanza quest’estate a Noto, ha escogitato un modo efficace e creativo per ripulire la spiaggia dalle cicche: ha scritto in un cartello di volerne acquistare in quantità a un centesimo ciascuna! La risposta della gente è stata immediata: in poco tempo sono stati racimolati oltre 6.000 mozziconi. E, alla fine, molti genitori hanno persino erogato di tasca propria gli spiccioli ai ragazzini impegnati a liberare la spiaggia dalle cicche. Il siciliano Di Pasquale ha dimostrato quanto sia vincente coniugare, con una minima spesa e in modo intelligente e creativo, valori ecologici e interesse economico. Speriamo che i nostri sindaci imparino la lezione.
                                                          Maria D’Asaro (“Centonove” n. 39 del 17.10.2014)

venerdì 17 ottobre 2014

Aggrappati






Aggrappati
Al libro
Alla muta preghiera
Al lavoro tenacemente compiuto.
Resisti.                                                  

lunedì 13 ottobre 2014

Ode all'autunno

Modesto è l'autunno, come i taglialegna.
Costa molto togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi di tutti i paesi.
La primavera le cucì in volo
e ora bisogna lasciarle cadere
come se fossero uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per le strade,
parlare lingue,
svedese, portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte le lingue
e dappertutto, sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere le foglie.
Difficile è essere autunno,
facile essere primavera.
Accendere tutto quel che è nato
per essere acceso.
Spegnere il mondo, invece,
facendolo scivolare via
come se fosse un cerchio di cose gialle,
fino a fondere odori, luce, radici,
e a far salire il vino all'uva,
coniare con pazienza l'irregolare moneta
della cima dell'albero
e spargerla dopo
per disinteressate strade deserte,
è compito di mani virili.
                                                                                                  Pablo Neruda

venerdì 10 ottobre 2014

Confetti rossi

Malala Yousafzai,  Nobel per la Pace 2014
per la sua lotta per il diritto allo studio di ogni ragazza
     A Palermo si registra uno dei più alti tassi di dispersione scolastica d’Italia. Ma all’Albergheria, zona del centro storico di Palermo, nella chiesa di San Francesco Saverio, da anni alcuni volontari curano un’iniziativa che promuove il diritto allo studio di ragazzi del quartiere, le cui famiglie hanno scarse risorse economiche. Il progetto è nato anche per onorare la memoria di Candida Di Vita, assistente sociale impegnata nel riscatto sociale degli ultimi. Con il sostegno economico del gruppo di amici di Candida e con l’apporto del Rotary Club Palermo est, dal 2004 un centinaio di ragazzi delle scuole medie superiori studia con successo grazie ai libri acquistati dall’associazione e all’aiuto didattico gratuito di un team di docenti coordinati dalla prof.ssa Marina Di Giorgi. Così a fine luglio scorso, i confetti rossi per la laurea in Architettura di un ragazzo del gruppo, il primo a laurearsi, avevano davvero un sapore speciale …
                                                                             Maria D’Asaro (“Centonove” n. 38 del 10.10.2014)

mercoledì 8 ottobre 2014

In the Heart of the Moon

La Luna stasera, mentre cucinavo gli spinaci





Alì Farka Tourè (1939-2006), depositario ed innovatore delle tradizioni musicali del Mali, è stato un maestro del desert blues. Il suo approccio musicale è connesso al culto degli spiriti d'acqua e agli strumenti musicali/rituali da loro preferiti: i liuti a pizzico djekel e ngoni e lo njarka, un monocordo ad arco che Tourè ha continuato ad utilizzare anche dopo esser diventato un chitarrista..
Nonostante la fama internazionale (vinse ben 3 Grammy Awards) rimase sempre legato alla sua terra e a quello che sentiva essere il suo ruolo nella vita: curare la sua fattoria e stare con la sua famiglia.
In the Heart of the Moon è una delle sue ultime composizioni.(fonte: Cem Mondialità, 6/7 2014)
Come opportunamente sottolineato dal commento di Franz, Ali Farka/Tourè (Tourè vuol dire asinello, benevolo soprannome assegnatogli per la sua forza tenace nel vivere: fu l'unico a sopravvivere di 10 figli) è accompagnato da Toumani Diabatè che suona la kora.


domenica 5 ottobre 2014

Alan Henning, un uomo buono

Alan Henning, in Siria
Il tempo ci dirà se Oriana Fallaci aveva ragione, quando invitava l’Occidente a prendere sul serio i fanatici dell’Islam. Pensiamo proprio di sì, pieni di tristezza per l’ennesimo assassinio dell’Isis, quello di Alan Henning, il 47enne tassista di Manchester che era stato rapito nel dicembre 2013 in Siria, dove era arrivato come cooperante per una missione umanitaria. A nulla sono valse le suppliche ai terroristi della moglie di Alan, Barbara, che, pochi giorni fa, aveva chiesto ai rapitori del marito di rilasciarlo: «Lasciatelo andare, è un uomo buono». La sua preghiera è caduta nel vuoto. Henning, oltre alla moglie, lascia due figli. I loro nomi non ci sono noti. A loro un abbraccio e la flebile speranza che possano sopportare di vivere in un mondo così assurdo e crudele.

venerdì 3 ottobre 2014

Disobbedienza incivile

Cassonetti con le ali - Via Libertà - Palermo
(In attesa che le ali delle virtù civiche le abbiano i palermitani ...)
Il marito della mia collega, che rifiuta di depositare l’immondizia nel cassonetto se non sono le 18 esatte, ora prevista per il conferimento rifiuti, è a Palermo una felice eccezione. Si sa purtroppo che in città le regole civiche - che sia quella di depositare i rifiuti dalle 18 alle 22, di non fumare in ascensore, di non occupare la corsia degli autobus o di non posteggiare in seconda fila - si rispettano assai di raro. Alcuni palermitani spacciano l’inosservanza della norma come espressione del proprio essere al di sopra del bene e del male. Il 2 ottobre, giornata mondiale della nonviolenza, ci ricorda che talvolta si può disobbedire alle regole: ma solo per obbedire a un ideale più elevato rispetto a quello normativo. Non è così per tanti palermitani, che non rispettano le norme solo per arroganza negligente o, nel migliore dei casi, per una sorta di adolescenziale pigrizia.
                                                                              Maria D’Asaro (“Centonove” n. 37 del 3.10.2014)

mercoledì 1 ottobre 2014

Di che vizio sei? Avarizia ...

L'avarizia è la scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.
Nell’acronimo medievale che riunisce i sette vizi capitali, SALIGIA, l’avarizia è collocata in prima posizione come radice di ogni male; a differenza della superbia, che è il vizio ontologico inteso come passione dell’essere, l’avarizia è la passione dell’avere, del possedere senza usare, dell’accumulo compulsivo. Come altri vizi, l’avarizia è un deragliamento, una lussazione del desiderio che prende il sopravvento e imprigiona in una spirale distruttiva chi ne è affetto. Nasce dal bisogno deformato di possedere, in modo autoreferenziale e non partecipativo, paralizzando la circolazione dei beni, venerati in modo idolatrico.
Di tutti i vizi capitali, l’avarizia è uno di quelli che la letteratura e il teatro hanno descritto maggiormente, donando alla collettività una rassegna di personaggi indimenticabili: l’Arpagone di Molière, Ebeeneezer Scrooge di Dickens sino a Paperon de’ Paperoni di Disney. L’interesse letterario per gli avari è dovuto alla natura di tale vizio e alle sue ricadute sociali più evidenti, legate alla fame di potere e di ricchezza. In particolare, Paperon de’ Paperoni esemplifica tutti i difetti dell’egoismo del mercato e del capitalismo rampante: condanna se stesso e i nipoti alla miseria, è gretto, meschinamente ossessionato dal possesso e dal terrore di veder diminuite le sue sostanze. La sua unica soddisfazione è il bagno tra le monete del deposito nel quale ha “tumulato” la sua vita relazionale.
Nel saggio di Stefano Zamagni Avarizia. La passione dell’avere (Il Mulino, Bologna, 2009) viene mostrato il volto rapace e distruttivo di questo vizio: l’avarizia accumula, ma non investe; conserva, ma non usa; possiede ma non condivide. L’avarizia è il vizio che più di altri intacca la vita comunitaria minandola alla base per il suo potere distruttivo: nega la condivisione, esclude e separa contribuendo alla lacerazione del tessuto sociale. Gli avari sono sempre soli e tormentati dall’angoscia della perdita.  
L’avarizia – continua Zamagni – si combatte e si supera in pubblico e in privato solo capovolgendo la piramide valoriale sui cui gli avari costruiscono la propria visione del mondo: bisogna rendersi conto che lo scambio ha valore non per la perfetta equivalenza dei beni oggetto di transazione, ma che il valore fondamentale è l’aspetto relazionale, che è il vero inter-esse, cioè lo stare in mezzo, l’essere interrelati, il condividere. Lo scambio deve avere come obiettivo anche la creazione di legami e relazioni, di beni relazionali il cui valore non è quantificabile ed è fondamentale per un’armonica coesistenza sociale. A questo proposito, nel suo saggio Zamagni evoca l’immagine finale, nel Canto di Natale di Dickens: il vecchio Scrooge  inizia a distribuire i suoi beni ringraziando coloro che vengono beneficati perché gli permettono di assaporare, attraverso la scoperta del dono gratuito, che vuol dire essere felice. (Fonte: Rivista Cem Mondialità n.2/2014, pagg.23-26)
(A mio avviso, alla radice dell’avarizia c’è una sensazione di paura, la paura di essere abbandonati dagli altri e dalla società, e quindi di grande solitudine: ho notato che, quando sono serena, mi viene più facile essere equilibrata, e anche generosa, nel mio rapporto con le cose e col denaro. Quando mi sento sola, triste e insicura, controllo quanti soldi ho in banca e magari conto materialmente anche le banconote che ho nel portafoglio. Una ricerca psicologica ha documentato che effettivamente il “tuffo” nelle banconote, di paperoniana memoria, può attivare un circuito di immediato piacere compensativo. Mi auguro di potere arricchirmi sempre più di beni relazionali e di avere un rapporto sereno, fluido e di sana condivisione con i beni materiali).