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domenica 4 ottobre 2020

Ce la facciamo a salvare il mondo prima di cena?

        Palermo – Se si vuole continuare a cenare tranquilli, senza troppi pensieri, il libro di Jonathan Safran Foer Possiamo salvare il mondo prima di cena (Guanda, Milano, 2019, €18; tradotto da Irene A.Piccinini) è meglio non leggerlo, né prima né dopo cena. 
       Il testo infatti - che segue Se niente importa, saggio dello stesso autore sulle scelte alimentari - propone un legame significativo tra ciò che mangiamo e crisi ambientale. Dice Foer: Questo libro non offre una spiegazione esaustiva sui cambiamenti climatici e non propone di eliminare in modo categorico dall’alimentazione i prodotti di origine animale”. Ma: “Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. La scelta è questa, netta e drammatica”. I nessi significativi tra alimentazione e crisi climatica, l’autore li snocciola in 25 pagine (da pagina 89 a 114) che forniscono dati e suggerimenti per evitare la morìa suprema, o sesta estinzione di massa, già posta in essere dall’Antropocene, la nostra epoca attuale caratterizzata dal predominio assoluto e nefasto sull’ecosistema delle attività produttive umane. Scrive Foer “Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui combustibili fossili, ma questo ci ha fornito un quadro incompleto della crisi del pianeta”.  Infatti trascuriamo che: “Metano e protossido di azoto sono il secondo e terzo gas serra più presenti nell’atmosfera. L’allevamento animale è responsabile del 37% delle emissioni antropiche di protossido di azoto.” “L’umanità sfrutta il 59% di tutta la terra coltivabile per far crescere foraggio per il bestiame, il 60% di tutti i mammiferi presenti sulla Terra sono animali allevati a scopi alimentari”. E ancora: “Se le mucche fossero un paese, sarebbero terze in classifica per emissioni di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti.” “Il bestiame è responsabile […] del 51% delle emissioni di CO2 globali annue”. Quindi: “Cambiare il nostro modo di mangiare non sarà sufficiente di per sé a salvare il pianeta, ma non possiamo salvare il pianeta senza cambiare il nostro modo di mangiare.”. 
     Tutto semplice dunque? Niente affatto. Purtroppo noi umani siamo inadeguati emotivamente ad affrontare quest’emergenza. Foer sottolinea che “Il nostro sistema d’allarme non è fatto per le minacce concettuali e continuiamo a vivere come se niente fosse.” Percepiamo infatti la crisi climatica astratta e lontana.  Così: “Continuiamo a sentire lo sforzo di salvare il nostro pianeta come una partita fuori casa di metà campionato”. Per avvalorare questa tesi, lo scrittore ripercorre l’incontro nel 1943 a Washington tra il partigiano polacco Jan Karski, e Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema americana, che non credette al resoconto dettagliato di Karski sulle atrocità naziste verso gli ebrei. Quindi le informazioni da sole non bastano per cambiare il corso degli eventi.
      Ecco che l’autore chiama in causa lo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman, uno dei primi studiosi a capire che la nostra mente ha una modalità lenta (deliberativa) e una veloce (intuitiva): «Per mobilitare le persone, questa (la crisi climatica) deve diventare una questione emotiva». Quindi, incalza Foer: “Per mettere insieme la volontà necessaria ad affrontare la crisi del pianeta […] avremo bisogno di considerare la Terra come la nostra unica casa, non in senso figurato, non a livello intellettuale ma a livello viscerale.” “Non possiamo concettualizzare in modo adeguato la crisi ambientale finché non riconosciamo che ha la capacità di ucciderci.” 
       Foer ci mette in guardia anche da un’ulteriore trappola mentale, il tutto o niente: “Il modo migliore di sottrarsi a una scelta impegnativa è far finta che le opzioni siano solo due. Il contrario di mangiare molta carne, latticini e uova non è necessariamente essere vegani ma […] essere attenti alla frequenza con cui si mangiano prodotti di origine animale.”
      L’autore non nasconde comunque che è davvero difficile modificare le proprie abitudini alimentari, perché “Non mangiamo da soli. […] Mangiamo come famiglie, comunità, nazioni e sempre più come pianeta”. Mangiamo per soddisfare desideri primitivi, per plasmare ed esprimere noi stessi, per creare comunità. Mangiamo con la nostra bocca e con il nostro stomaco, ma anche con la nostra mente e con il nostro cuore. Tutte le nostre identità sono presenti quando mangiamo e lo stesso vale per la nostra storia.” Ciò nonostante: “Solo se gli individui prenderanno l’individualissima decisione di mangiare in modo diverso potremo contenere la distruzione ambientale”.
       Certo, Foer si interroga anche sul peso che hanno le azioni individuali all’interno di un sistema complesso come il nostro. E ricorre a un esempio concreto: “Nessun singolo automobilista è in grado di provocare un ingorgo. Ma un ingorgo non può verificarsi senza i singoli automobilisti.” Infatti: “A innescare i cambiamenti sociali, proprio come i cambiamenti climatici, sono una molteplicità di reazioni a catena simultanea”. “Sarà anche un mito neoliberista attribuire alle decisioni individuali il potere supremo, ma non attribuire alle decisioni individuali alcun potere è un mito disfattista.” “Per poter contribuire alla creazione del mondo, anziché alla sua distruzione, un individuo deve agire a beneficio della collettività. L’umanità fa i grandi passi quando gli individui fanno i piccoli passi.”
     Quasi in punta di piedi, infine, l’autore indica alcune ‘semplici’ azioni per contrastare il riscaldamento globale: ridurre lo spreco di cibo, ridurre l’uso di aereo e automobile, favorire l’istruzione femminile e la pianificazione familiare, passare collettivamente a un’alimentazione a prevalenza vegetale.
        E allora, sebbene difficile da “digerire”, il testo è una lettura obbligata per chi vuole fregiarsi del titolo di cittadino consapevole. Tra l’altro, si tratta di pagine assai coinvolgenti e ricche di concretezza descrittiva: i capitoli sono disposti a cerchi concentrici e alternano i dati scientifici a riflessioni sui comportamenti individuali e collettivi e a toccanti digressioni personali. La mente di chi legge non viaggerà comodamente su un’autostrada, ma si addentrerà in sentieri impervi che imporranno una sosta in luoghi strategici del panorama cognitivo ed emozionale. Si arriverà alla fine del percorso piuttosto provati, ma consapevoli di avere toccato una meta etica nuova, spiazzante e impegnativa. Foer ci lascia con alcune innegabili verità: “Non possiamo vivere la nostra vita come se fosse solo nostra”. “Salvare noi stessi richiederà un’azione collettiva, e agire collettivamente ci cambierà. […] Compiendo il passo necessario […] non salveremmo soltanto il nostro pianeta. Renderemmo noi stessi degni di essere salvati”. “Ci sono solo due reazioni al cambiamento climatico: rassegnazione o resistenza. Possiamo arrenderci alla morte o possiamo usare la prospettiva della morte per esaltare la vita.”

Noi da che parte vogliamo stare?

 Maria D'Asaro, 04.10.2020, il Punto Quotidiano

sabato 7 maggio 2011

C'era una volta un caffè...

Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) ha tradotto la fiaba scritta da Sharon Mehdi per la sua nipotina di cinque anni, che nel 2007 ispiro' la nascita del movimento Standing Women (cfr. il sito http://www.standingwomen.org./
Sharon Mehdi e' scrittrice, insegnante, terapeuta, madre e nonna. Apparso sul giornale telematico:
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO: n. 548 del 7 maggio 2011

C'era una volta un caffe' con le finestre che davano sul parco pubblico. Un giorno, un ragazzo che lavorava nel caffe' vide da una di quelle finestre due donne anziane, che sembravano essere rimaste nel parco tutto il giorno. Non si muovevano, non parlavano, erano vestite con i loro abiti migliori e pareva guardassero in direzione del Municipio. Il ragazzo chiese ai suoi colleghi che ne pensassero. Proprietari, lavoratori e avventori cominciarono a speculare su cosa le donne stessero facendo, e tirarono fuori un gran numero di ipotesi.
Una bambina di cinque anni che era nel caffe' prese infine parola e disse: "Una di quelle donne e' mia nonna ed io so cosa stanno facendo. Stanno in piedi la' per salvare il mondo".
Tutti gli uomini nel caffe' risero e schiamazzarono. Sulla strada di casa, il ragazzo decise di chiederlo direttamente alle donne, e la loro risposta fu: "Stiamo salvando il mondo". Quella sera, a cena, il ragazzo racconto' la storia ai suoi genitori, e lui e suo padre risero e schiamazzarono, ma sua madre resto' in silenzio. Dopo cena, la madre chiamo' le sue amiche per narrare loro la vicenda.
Il giorno dopo, il ragazzo guardo' di nuovo dalla finestra, e le due anziane erano ancora la', ma c'erano anche sua madre, le amiche di sua madre e tutte le donne che erano state nel caffe' il giorno prima. Tutte stavano in piedi, in silenzio, con lo sguardo rivolto al Municipio.
Di nuovo, gli uomini sghignazzarono e ulularono e dissero cose di questo tipo: "Non si salva il mondo stando nei parchi, ci vogliono gli eserciti", oppure: "Tutti sanno che bisogna avere striscioni e slogan per salvare il mondo, non si puo' farlo stando semplicemente in un parco".
Il giorno dopo, al gruppo di donne si erano aggiunte anche tutte quelle che erano nel caffe' il giorno prima, e un po' delle loro amiche. Cio' indusse il quotidiano locale ad occuparsene ed il giornalista scrisse un articolo che derideva le donne. Il giorno in cui l'articolo apparve sul giornale, centinaia di donne raggiunsero le altre al parco e stettero in silenzio con loro. Il sindaco disse allora al capo della polizia di sgomberarle, perche' facevano sembrare stupida la citta'.
Quando il capo della polizia disse alle donne di disperdersi perche' non avevano l'autorizzazione a manifestare, una di esse gli rispose: "Siamo solo cittadine che stanno nel proprio parco pubblico, non stiamo tenendo discorsi o facendo una dimostrazione per cui sia necessario un permesso". Il capo della polizia dovette ammettere che era cosi' e le lascio' stare.
A questo punto, nel parco c'erano 2.223 donne incluse la moglie del sindaco, la moglie del capo della polizia ed una bambina di cinque anni, tutte la' per salvare il mondo. La notizia si diffuse velocemente, e presto ci furono donne in tutti i parchi del paese, e poi in tutti i parchi del pianeta.
Avevano preso posizione per salvare il mondo.

venerdì 31 luglio 2020

Possiamo salvare il mondo prima di cena?

     Nel 2018, pur sapendo più di quanto abbiamo mai saputo sull’origine umana dei mutamenti climatici, l’umanità ha prodotto più gas serra che mai […]. Esistono spiegazioni dettagliate: il crescente consumo di carbone in Cina e in India, un’economia globale in espansione, stagioni con temperature insolitamente estreme che hanno reso necessari picchi di consumo energetico per il riscaldamento e il rinfrescamento. Ma la verità è tanto ovvia quanto cruda: non ce ne importa nulla.

     E’ naturale partire dal presupposto che, per mettere insieme la volontà necessaria ad affrontare la crisi del pianeta, dovremmo mettere insieme il coinvolgimento necessario. Avremo bisogno di considerare la Terra come la nostra unica casa, non in senso figurato, non a livello intellettuale ma a livello viscerale. Per usare le parole dello psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman, uno dei primi studiosi a capire che la nostra mente ha una modalità lenta (deliberativa) e una veloce (intuitiva): «Per mobilitare le persone, questa (la crisi climatica) deve diventare una questione emotiva». Se continuiamo a sentire lo sforzo di salvare il nostro pianeta come una partita fuori casa di metà campionato, non avremo speranza.

J.Safran Foer Possiamo salvare il mondo prima di cena,
Guanda, Milano, 2019, €18: pagg. 44 e 38

domenica 29 agosto 2021

Salvare la Terra: imperativo per tutti

      Palermo –  Le previsioni danno nuvole nere/Stormi di temporali in arrivo/Io sono pronto ad ogni evenienza, ad ogni nuova partenza/Un viaggiatore che non sa dove sta andando/Enormi uccelli d'oro solcano il cielo/Spruzzi di fuoco dai forni/La gente vive senza più testa/La specie è in mutazione/E non sappiamo dove stiamo andando… 
   Nella canzone ‘Splendide previsioni’ Franco Battiato evocava scenari inquietanti, simili a quelli prospettati dal recente rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Changel), l’organismo internazionale incaricato dall’ONU di monitorare e valutare i cambiamenti climatici. In tale studio, l’IPCC afferma che la crisi climatica è drammatica e, per certi versi, irreversibile: è urgente ridurre le emissioni di gas serra per fermare, o almeno diminuire d’intensità, il riscaldamento globale. 
  “Ѐ un campanello di allarme che va immediatamente ascoltato” – ha detto il segretario dell’ONU Gutierrez. "Questo rapporto è un riscontro oggettivo" - ha ribadito la co-Presidente del I Gruppo di Lavoro dell'IPCC Valérie Masson-Delmotte: "Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, che è essenziale per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come ci possiamo preparare".  Nel rapporto si sottolinea che con 1,5° di riscaldamento globale ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Con un riscaldamento globale di 2 gradi, gli estremi di calore raggiungerebbero soglie di tolleranza critiche per l'agricoltura e la salute. Gli esperti rilevano che il climate change riguarda ogni area della Terra e tutto il sistema. Tuttavia una significativa e costante riduzione di emissione di Co2 e di altri gas serra limiterebbe i cambiamenti climatici.
   In tale contesto, si può avere la tentazione di rassegnarsi al peggio e gettare la spugna. Ma c’è chi ci mette in guardia da un atteggiamento così pericoloso e irresponsabile, rinunciatario e fatalista.
Scrive Jonathan Safran Foer, giornalista e scrittore statunitense, nel suo libro ‘Possiamo salvare il mondo prima di cena’: “Quando serve un cambiamento radicale, molti sostengono che sia impossibile indurlo attraverso azioni individuali. Ѐ vero invece il contrario: l’impotenza dell’azione individuale è la ragione per cui tutti devono provarci “. 
    Foer si interroga sul peso che hanno le azioni dei singoli all’interno di un sistema complesso come il nostro. E ricorre a un esempio concreto: “Nessun singolo automobilista è in grado di provocare un ingorgo. Ma un ingorgo non può verificarsi senza i singoli automobilisti.” Perciò: “A innescare i cambiamenti sociali, proprio come i cambiamenti climatici, sono una molteplicità di reazioni a catena simultanea”. “Sarà anche un mito neoliberista attribuire alle decisioni individuali il potere supremo, ma non attribuire alle decisioni individuali alcun potere è un mito disfattista.” “Per poter contribuire alla creazione del mondo, anziché alla sua distruzione, un individuo deve agire a beneficio della collettività. L’umanità fa i grandi passi quando gli individui fanno i piccoli passi.”
   Foer sa bene però che le informazioni da sole non bastano. Bisogna infatti essere profondamente coinvolti e sentirsi parte del problema perché si prenda una posizione. Lo scrittore sottolinea che “Il nostro sistema d’allarme non è fatto per le minacce concettuali e continuiamo a vivere come se niente fosse.” Percepiamo infatti la crisi climatica astratta e lontana.  Così: “Continuiamo a sentire lo sforzo di salvare il nostro pianeta come una partita fuori casa di metà campionato”. E ancora: “Anche quando ci importa della crisi del pianeta, la viviamo come una guerra in corso laggiù. Siamo consapevoli dell’urgenza e della cruciale importanza della posta in gioco, ma pur sapendo che sta infuriando una guerra per la nostra sopravvivenza, non abbiamo la sensazione di esserci immersi dentro. Questa distanza tra comprensione e sensazione può rendere molto difficile anche per chi è molto attento e politicamente impegnato”. “Per mobilitare le persone, questa (la crisi climatica) deve diventare una questione emotiva”.
   Allora, incalza Foer: “Per mettere insieme la volontà necessaria ad affrontare la crisi del pianeta […] avremo bisogno di considerare la Terra come la nostra unica casa, non in senso figurato, non a livello intellettuale ma a livello viscerale.” 
   Lo scrittore propone azioni semplici, alla portata di tutti, per contrastare il riscaldamento globale: ridurre lo spreco di cibo, ridurre l’uso di aereo e automobile, favorire l’istruzione femminile e la pianificazione familiare, passare collettivamente a un’alimentazione a prevalenza vegetale. 
   Già nel 1979 il filosofo Hans Jonas, nel suo libro “Il principio responsabilità” proponeva una nuova etica per la nostra civiltà, un’etica della responsabilità appunto, profondamente diversa dalle morali tradizionali: “Un oggetto di ordine completamente nuovo, nientemeno che l’intera biosfera del pianeta, è stato aggiunto al novero delle cose per cui dobbiamo essere responsabili, in quanto su di esso abbiamo potere […] La natura come responsabilità umana è certamente una novità sulla quale la teoria etica deve riflettere”. La nuova etica deve, secondo Jonas, ripudiare ‘lo spietato antropocentrismo’ e la ‘strutturale miopia’ che caratterizzano l’etica tradizionale di matrice ellenistica ed ebraico-cristiana. Questo significa che oggi non è più sufficiente essere ‘a posto con la propria coscienza’ o accontentarsi di regole formali, ma occorre saper prevedere l’influenza che le nostre azioni potranno avere sulle sorti dell’umanità e del pianeta. E, sulla scia, dell’imperativo morale di Kant, proponeva un nuovo principio etico universale: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra».
   Le riflessioni di Hans Jonas e di Jonathan Foer meritano grande attenzione e una conseguente azione pratica. Ma non dovrà essere solo la paura a farci tirare il freno a mano sul nostro modo di vivere. L’emozione che dovrà muoverci sarà soprattutto l’amore per i nostri simili: figli, nipoti, posteri tutti, oltre che per il nostro pianeta. 
    Solo se saremo capaci di sentire per la Terra, e per tutte le sue creature, il sentimento di cura immenso e viscerale che proviamo per un figlio che soffre, potremo salvarla. E, con lei, salvare anche noi stessi. 

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 29.8.21

mercoledì 15 ottobre 2025

Scongelare i cervelli contro la crisi climatica

      Palermo – Perché rimaniamo quasi sempre inerti mentre i ghiacciai si sciolgono, alluvioni e siccità devastano vari territori, gli oceani e i mari si riscaldano, la biodiversità si riduce?  Perché di fronte all’incontestabile cambiamento climatico né i singoli né le istituzioni politiche fanno qualcosa di significativo per contrastarlo? 
       Lo aveva già spiegato, nel suo saggio del 2019 Possiamo salvare il mondo prima di cena, il giornalista americano Jonathan Safran Foer, che scriveva: “Il nostro sistema d’allarme non è fatto per le minacce concettuali e continuiamo a vivere come se niente fosse.” “Continuiamo a sentire lo sforzo di salvare il nostro pianeta come una partita fuori casa di metà campionato”.
       Ce lo rispiega oggi Matteo Motterlini, Direttore del Centro di Epistemologia sperimentale dell’Università san Raffaele di Milano, nel suo testo Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai (Solferino, Milano, 2025). 
     Ecco le sue parole nell’intervista rilasciata ad Alessia Mari il 30 settembre scorso, al Telegiornale della scienza Leonardo: “Noi abbiamo un cervello progettato per reagire a sfide concrete, immediate e fa molta fatica ad affrontare un problema (la crisi climatica) che è invece lento, insidioso, che si svolge su un arco temporale molto lungo.
Il nostro cervello si è evoluto per sopravvivere nella savana, per reagire e scappare istantaneamente da un predatore. Oggi invece siamo chiamati a una sfida molto difficile: agire subito per qualcosa che accadrà domani o nel futuro”.
     Proprio come nella celebre metafora della rana bollita, rischiamo di restare immobili in una pentola che si scalda a poco a poco, senza attivare il nostro sistema d’allarme. Infatti, tale ‘miopia temporale’ è proprio uno dei  blocchi cognitivi descritti nel libro: il nostro cervello è ancora ‘tarato’ per sopravvivere a minacce concrete; oggi, pur recependo l’allarme climatico, il nostro cervello si blocca, quasi si ‘congela’ non attivando i necessari segnali d’allarme.
      “Il solo vedere i dati e le statistiche non ci fa scattare la molla per agire – ha continuato il professore Motterlini – perché il nostro cervello ha bisogno di avere esperienza per avere paura. Inoltre, oggi diamo un’importanza enorme a quello che possiamo avere immediatamente”.
     A questo proposito, la giornalista Alessia Mari sottolineava che: “Nell’era della gratificazione immediata, tutto si complica: nel nostro cervello il sistema di ricompensa del mesencefalo, che coinvolge il piacere, si attiva oggi sempre più spesso rispetto alla corteccia prefrontale, preposta invece alla pianificazione, al ragionamento astratto e all’autocontrollo. Per cui rimaniamo ancorati a stili di vita comodi, anche se deleteri per l’ambiente”. 
    “Se gli alieni – ha aggiunto ancora la giornalista – decidessero di sconfiggere gli esseri umani e conquistare la terra, non lo farebbero probabilmente con un’invasione di astronavi, pericolo immediatamente riconoscibile, contro cui sapremmo prontamente reagire. Ci annienterebbero piuttosto con una minaccia graduale, remota nel tempo, che il nostro cervello fatica ad elaborare: ci manderebbero proprio una crisi climatica…”
    Appurato che il problema di fondo è la nostra risposta cognitiva inadeguata alle nuove situazioni ambientali, è innanzitutto necessario conoscere a fondo il nostro modo di pensare per ‘scongelare’ le trappole mentali che ci bloccano, ci rendono indifferenti o rassegnati 
   Allora le istituzioni formative (scuola e università), il mondo dell’associazionismo e dell’informazione hanno il compito di favorire nel nostro cervello, ancora così arcaico, la demolizione dei pregiudizi e una postura critica finalizzata a costruire strategie di cambiamento e progetti di lotta concreta al cambiamento climatico.
    Perché è questa l’unica battaglia per la quale dovrebbero combattere insieme tutti i popoli della terra.

Maria D'Asaro, 12 ottobre 2025, il Punto Quotidiano

domenica 25 luglio 2021

Polizzi Generosa: se la filosofia va in montagna...

    Palermo – L’aggettivo ‘Generosa’ il comune di Polizzi (in provincia di Palermo a 920 metri di altezza, all’interno della suggestiva cornice del Parco delle Madonie) lo ebbe nel 1234 da Federico II, favorevolmente colpito dall’ottima accoglienza ricevuta dai polizzani e dalla ricchezza del territorio.
   Col Regio Decreto del 1863, il titolo è divenuto ufficialmente parte integrante e distintiva del nome della cittadina. Tra le tante bellezze di questo suggestivo borgo madonita, in una valle a 1600 metri di altezza, c’è il più raro “albero di Natale” del mondo: l’Abies nebrodensis, conifera endemica delle Madonie, di cui si conservano pochi esemplari. L’abete delle Madonie, per le sue particolarità, è stato dichiarato dalla Società Botanica Italiana ‘pianta simbolo’ dell’isola.
   Polizzi Generosa, paese d’origine del celebre stilista Domenico Dolce, ha dato i natali a Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952): giornalista, scrittore, docente universitario e critico letterario, persino candidato al Nobel per la Pace per le sue concezioni artistiche e politiche illuminate e cosmopolite. 
     Proprio la Fondazione "G.A. Borgese" – istituita nel 2002 per promuovere e valorizzare l’opera artistica, letteraria, giornalistica e politica dell’illustre concittadino – il 16, 17 e 18 luglio scorso ha patrocinato la seconda edizione de “Una montagna di… filosofia”. 
    L’evento culturale, con la sapiente regia del professore Augusto Cavadi, filosofo ‘pratico’ e tanto altro ancora, ha visto una quarantina di persone confrontarsi sui temi della salvaguardia dell’ambiente, sulle linee essenziali del Taoismo, sulla cosiddetta ideologia ‘gender’, sull’attualità della Divina Commedia, a 700 anni dalla morte di Dante.
     A detta dei partecipanti, l’iniziativa culturale, ricca di momenti particolarmente toccanti, è stata anche quest’anno intensa e coinvolgente. Eccone una rapida sintesi:
     Il venerdì pomeriggio gli incontri sono iniziati con una passeggiata filosofica condotta da Augusto Cavadi, dal tema "La montagna come metafora della filosofia", momento che ha suscitato varie, suggestive risonanze individuali. Alla passeggiata filosofica è seguito il contributo di Maurizio Pallante sui temi della cosiddetta "decrescita felice": lo studioso ha sconfessato sia l’equazione aumento del PIL uguale crescita del benessere, che l’identificazione tra merci e beni, suggerendo di non farsi irretire dalle sirene del cosiddetto ‘sviluppo sostenibile’. La riflessione sui limiti del paradigma economico della crescita è continuata poi sabato mattina nel corso di una delle tre "colazioni al bar", condotta ancora da Pallante. 
    Le altre due ‘colazioni con i filosofi’, sono state introdotte rispettivamente da Giorgio Gagliano, che ha illustrato con passione e competenza le linee essenziali del Taoismo, evidenziandone la valenza universale e i punti di contatto con altre tradizioni sapienziali, e da Augusto Cavadi, che ha dibattuto sulle questioni legate alla distinzione fra il 'sesso' (biologico) e il 'genere' (sia percepito soggettivamente che agito socialmente). 
    Sabato pomeriggio il professore Maurizio Muraglia ha affascinato il gruppo con una relazione sulla profonda umanità dell’Alighieri che, con l’autenticità delle sue passioni di uomo del Trecento, le sue travagliate vicende personali e soprattutto col suo metaforico viaggio ultraterreno dall’Inferno del male al Paradiso del bene, riesce ancora ad interessarci e ad avvincerci, prospettando percorsi di riflessione e di saggezza.
     La sera del sabato, convegnisti e polizzani hanno poi fruito delle magistrali esecuzioni musicali di Giorgio Gagliano: Giorgio, filosofo e anche appassionato ed esperto maestro di violino e pianoforte, ha letteralmente incantato l’uditorio con brani di Bach e Paganini.
     Il convegno filosofico si è concluso nella mattina di domenica con spunti di riflessioni proposti dalla sottoscritta sulla base del testo di Jonathan Safran Foer ‘Possiamo salvare il mondo prima di cena’. Senza fanatismi ideologici sono state messe sul piatto della discussione comunitaria alcune proposte ecologiche operative, alimentari e non, per diminuire in modo significativo l’impatto inquinante patito dal nostro martoriato pianeta.
   Si conferma ancora una volta davvero ‘generosa’ la nostra Polizzi, grazie alla cui ospitalità accogliente, la filosofia è andata a braccetto con la voglia di pensare, di mettersi in gioco, di fare scelte lungimiranti e consapevoli. E ha fatto rima con acribia, compagnia e persino con allegria…

Maria D'Asaro, 25.7.21, il Punto Quotidiano
















mercoledì 23 giugno 2021

Una montagna... di filosofia

(Come per ogni articolo che si rispetti, si procede col metodo delle 5 W)

Cosa/What:   "UNA MONTAGNA DI... FILOSOFIA" -  Festival delle Pratiche Filosofiche sulle Madonie
"Tre giorni di convivialità  tra filosofi e non-filosofi (di professione)"


Dove/WherePolizzi Generosa (Palermo)


Quando/When:  venerdi 16 - sabato 17 - domenica 18 - Luglio 2021

Perché/Why:  per un confronto aperto e plurale su pratiche filosofiche, ecologia, saggezza del taoismo, presunta ideologia gender, attualità ‘laica’ dei versi di Dante; in base a questo programma:

Venerdì 16 luglio
Ore 14,00 - 15,00: Arrivo e sistemazione nella struttura recettiva prescelta da ciascuno.
Ore 16,00 – 17,00: Passeggiata filosofica. Conduce Augusto Cavadi.
Appuntamento a Piazza Gramsci (qualche minuto prima delle 17,00).
Ore 18,00 - 20,00: "Cosa possiamo fare per fermare la corsa dell’umanità verso il suicidio globale?" - Conversazione con Maurizio Pallante. - Campetto via Santi Gagliardotto (partigiano).

Sabato 17 luglio
Ore  9,30 – 11,30: "Colazione col Filosofo"
• Colazione con Maurizio Pallante su “Ipotesi politiche per salvare il pianeta” - Ai Templari - Piazza Castello.
• Colazione con Giorgio Gagliano su "«Simili all'acqua»: perché il taoismo è ancora oggi una fonte di saggezza" - Da Tumasella - Piazza Gramsci.
• Colazione con Augusto Cavadi su “L’ideologia ‘gender’ sarebbe un disastro.  Se esistesse" - Pub Paradiso - Via Garibaldi, 50.
Ore 16,30 – 18,30: "Cosa dice Dante a me «laico»?" - Conversazione con Maurizio Muraglia -Campetto via Santi Gagliardotto (partigiano).
Ore 21,30: Momento musicale
Giorgio Gagliano, violino.

Domenica 18 luglio
Ore 10,30 – 12,30: “Lo salviamo il mondo dopo colazione e prima di cena?” -
Conversazione con Maria D'Asaro - Piazza Carmine.
Ore 16,00 – 18,00: Scambio dei doni immateriali
Assemblea conclusiva in cui chiunque abbia partecipato anche solo a un evento del Festival ha cinque/dieci minuti per socializzare un'intuizione o una riflessione che ha sperimentato in questi tre giorni.

Chi/Who: (relatori/facilitatori dello scambio comunicativo)

Augusto Cavadi è l’ideatore e direttore scientifico di “Una montagna di filosofia”. E’ filosofo-consulente (riconosciuto da “Phronesis” e, con la moglie Adriana Saieva, co-dirige a Palermo la “Casa dell’equità e della bellezza”. Gestisce anche un blog (nel quale si trovano anche le indicazioni delle sue pubblicazioni): www.augustocavadi.com
Maria D’Asaro, “filosofa di strada”, già docente di Lettere e psico-pedagogista, da pubblicista collabora stabilmente con "Il Punto Quotidiano" e gestisce il blog personale "Mari da solcare". Socia molto attiva della “Scuola di formazione etico-politica G. Falcone”, è autrice della Lettera a Peppino Impastato riedita, recentemente, nel volume di A. Cavadi, Peppino Impastato martire civile. Contro la mafia e contro i mafiosi, Di Girolamo, Trapani 2018.
Giorgio Gagliano è filosofo e violinista. Più volte relatore in iniziative di filosofia-in-pratica, ha contribuito a due volumi in cui sono stati raccolti contributi per le “Vacanze filosofiche per non... filosofi”: E. Rindone (a cura di), Abitare il mondo: con o senza Dio? La morale tra panteismo, teismo e ateismo, Diogene Multimedia, Bologna 2014; F. Dipalo (a cura di), Democrazia. Analisi storico-filosofica di un modello politico controverso, Diogene Multimedia, Bologna 2016. 
Maurizio Muraglia, insegnante di Lettere in un liceo di Palermo, formatore, collaboratore  di riviste pedagogiche e dell’edizione siciliana de “La Repubblica”. Sul sito www.casadellaequitaebellezza.blogspot.it sono disponibili le ‘meditazioni laiche’ su Dante Alighieri che, da due anni, tiene con Laura Mollica (la stessa collega con cui ha pubblicato, recentemente, il libro Dante parla ancora? Il messaggio della Commedia alle donne e agli uomini del terzo millennio, Di Girolamo, Trapani 2021). Ulteriori notizie sul suo blog: www.mauriziomuraglia.com.
Maurizio Pallante è il fondatore e il leader nazionale del “Movimento per la decrescita felice”. Tra le sue numerose pubblicazioni (cfr. www.decrescitafelice.it): La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal Pil, Edizioni per la decrescita felice, Roma 2009. Ha curato il volume a più voci Un programma politico per la decrescita, Edizioni per la decrescita felice, Roma 2008 e, più recentemente,  Sostenibilità Equità Solidarietà, Fondamentali 1.0 d’un progetto politico in costruzione, Lindau, Torino 2019.

Qui o qui i dettagli organizzativi e logistici.

venerdì 7 novembre 2025

Nostra signora, tra frenesia e 'tampasiari'...

       A volte, nostra signora confessava a sé stessa indicibili verità: ad esempio che, dopo decenni di forsennato lavoro, non le dispiaceva fare la casalinga, almeno part time: stendere il bucato, sistemare i cassetti e farli odorare di lavanda, rammendare, dare una nuova illuminata disposizione a un tavolino, sentire il profumo delle tende lavate, cucinare una tantum torte o qualcosa di buono…  
    Ma, più che l'improvvisarsi angelo eretico e anarchico della casa, come Camilleri, nostra signora adorava tampasiari: gironzolare casa casa senza una direzione e uno scopo, sfogliare un libro, affacciarsi al balcone e contemplare le sue piantine, disegnare un segnalibro, scrivere torrenti di parole… Piu lentamente, più dolcemente, più in profondità: così esortava l’amato Alex Langer.
      Spesso però nostra signora deponeva questa sua inclinazione: trotterellava da nipoti, zie, da chi stava in prigione, a manifestare contro la guerra... rapita da un antico, radicato comando: salvare il mondo prima di cena.

(1) Maurilio Catalano: Isole

mercoledì 13 luglio 2022

Automobilisti Anonimi


     
Berlino: East Side Gallery (mari@dasolcare, 2019)
    Nostra signora era angosciata dalla follia della guerra e dalla strafottenza collettiva riguardo al cambiamento climatico. Da quando aveva capito che per ridurre il riscaldamento globale bisognava mangiare meno carne e pesce e utilizzare poco aereo e automobile, privilegiava noci, lenticchie e spostamenti in treno e a piedi.
     Complice la calura estiva, le era poi balenata un’idea: fondare gli Automobilisti Anonimi, associazione di auto mutuo aiuto per sostenere chi ha dipendenza dalle quattro ruote e non riesce ad andare a piedi al panificio distante 500 metri o a servirsi di tram, autobus o treno in città. 
      Come i soggetti di altre dipendenze, gli Automobilisti Anonimi dovrebbero riunirsi per condividere la propria esperienza, raccontarsi quanto fa male alla salute individuale e del pianeta l’automobile (tanto male anche al portafoglio se è a metano), aiutarsi a essere più sobri e ripetere, ogni giorno: - Solo per domani non guiderò, solo per domani…

Maria D’Asaro 

Ce la facciamo a salvare il mondo prima di cena? Secondo Foer, sì.