martedì 19 ottobre 2010

RESPIRO


Di Emanuele Crialese, noto ai più per “Nuovo mondo”, ho scoperto e apprezzato “Respiro”, a mio avviso un film molto bello, di rara poesia e intensità. Che unisce una storia, un montaggio, una fotografia e una recitazione davvero convincenti. La storia è quella di Grazia - la brava Valeria Golino - moglie di un pescatore e madre di tre figli, affetta da quello che gli addetti ai lavori chiamerebbero “disturbo bipolare”: a volte è allegra ed esageratamente euforica, a volte è chiusa in se stessa e depressa. Grazia è una madre-bambina, fragile e bisognosa di protezione. E infatti i suoi figli, soprattutto Pasquale, il più grande dei maschi, le offrono aiuto e affetto, in un tenero e per niente tragico capovolgimento di ruoli. Come ci testimonia la canzone di Patti Pravo, che a Grazia piace ascoltare, la storia si svolge all’inizio degli anni ’70. Siamo a Lampedusa, la cui piccola comunità è descritta con sapiente e delicato realismo. Lo svolgersi della storia ci suggerisce un dubbio: che Grazia non sia poi così matta, che gli altri non siano poi così savi... Mentre alcune scene quasi da macchietta stemperano bene il livello del dramma che va a poco a poco salendo. Fino a sciogliersi nella superba scena finale. Nel mare limpido e azzurro, Grazia e la sua famiglia ritrovano il cosmos perduto, una rinnovata pace e armonia. E la catarsi abbraccia e coinvolge l’intero paese: regalo dell’acqua che rende fluidi e rallenta i corpi, il pensiero, il sentire. E addolcisce il respiro.

lunedì 18 ottobre 2010

venerdì 15 ottobre 2010

PALERMO COME AMSTERDAM


Stesso numero di abitanti, più o meno, entrambe in pianura, città sul mare l’una e l’altra. Purtroppo le analogie tra Palermo e Amsterdam si fermano qui. Per il resto le differenze non potrebbero essere più eclatanti e vistose: Amsterdam è attraversata da piste ciclabili e detiene il record europeo per quantità di biciclette: ben 550.000. Palermo ha un’unica, misera, pista ciclabile, dalla Stazione Centrale alla Favorita. Amsterdam ha 220.000 alberi e immensi parchi cittadini: Palermo ha un rapporto superficie/spazi verdi tra i più bassi d’Europa. Amsterdam è una città pulitissima: Palermo no. Amsterdam è percorsa da puntualissimi tram elettrici: Palermo ha un pessimo servizio di trasporti urbani.
Allora una proposta per i candidati a sindaco alle prossime elezioni del 2012: andate ad Amsterdam. Innamoratevi delle cose belle – e funzionanti – di quella città. Poi, tornate a Palermo e, nel programma di governo della città, scrivete: “Perché noi no? Palermo come Amsterdam!”
("Centonove": 15-10-2010) Maria D’Asaro

giovedì 14 ottobre 2010

L'immenso ...

Dedicato alle persone che abbiamo amato. Ma che non abbiamo più accanto.


venerdì 8 ottobre 2010

AUTOBUS 237


Le daresti non più di vent’anni: ma il ventre un po’ gonfio e il ragazzino settenne che la chiama “mamma” ti inducono a dargliene qualcuno di più. Jeans anonimi e trasandati, parla perennemente al telefonino con l’auricolare all’orecchio sinistro. Lo sguardo perso non si sa bene dove. E non per l’evidente strabismo degli occhi: celesti, spenti, arrabbiati. Siamo sul 237: il ragazzino è seduto, lei, in piedi, continua a parlare al cellulare. Quando il figlio l’invita a sedersi, lei dice di no con la testa. Nel breve tragitto ti chiedi se ha un compagno (la mancanza di anello all’anulare suggerirebbe di no) se lavora, perché suo figlio non è andato a scuola, perché è così disperata, se qualcuno l’aiuterà mai a fare la madre. Alla Stazione Centrale scendiamo. Dopo un po’, dà la mano al bambino. Almeno questo lo fa, sospiri in silenzio. Prima di perderli di vista per sempre.
Maria D’Asaro

("Centonove": 8-10-2010)

giovedì 7 ottobre 2010

On the road

   Era un martedì, il giorno delle cenette filosofiche: un momento di incontro e confronto tra amici, sgranocchiando un biscotto o un pezzo di pizza. Quella sera bisognava trovare la nuova sede. La signora, che non ha ben guardato Tuttocittà o Google maps, posteggia alla cieca a comincia a cercare il 28. Attraversa la via e una moto si ferma per farla passare. Ma continua a star ferma anche dopo che lei ha attraversato. Dalla moto, una voce maschile: “Mi chiamo Giuseppe… Non ho mai visto una donna col suo fascino…” La signora cammina, cercando con gli occhi il 28, ma risponde, sorridendo distratta: “Mi chiamo Maria, grazie del complimento…Buona serata anche a lei!”
   Il signore in motocicletta le si accosta di più e, passando a un tu repentino, le chiede: “Vediamoci stasera”. La signora non mette subito a fuoco, continua a camminare e a cercare la casa: adesso sta zitta. L’uomo continua, pressante: “Dammi almeno il tuo numero di telefono: ecco ti dò il mio, voglio incontrarti…” Ora la signora è confusa, in allarme, il passo veloce. Uno strano ronzio le attraversa le orecchie. La voce dell’uomo è calda, vibrante, imperiosa e supplice insieme. Parla all'uomo, forse sbaglia, ha sbagliato già prima? “Guarda che qui vicino mi stanno aspettando: adesso li chiamo…” Tira fuori il cellulare, convulsa: “A quale 28 siete?” “Devi andare alla piazza…- risponde l’amico - il nostro 28 è in piazza, non è quello della via – “Un tizio mi sta dietro” – “Adesso scendiamo..”
     La moto è ancora vicina, adesso inverte la marcia. La signora ha paura. La paura della preda all’odore del predatore. Gli amici sono stati avvertiti: ma quando verranno? La moto le si accosta di nuovo. Questa volta l’uomo non parla: ma la guarda, beffardo e insistente. “Vai in macchina”, le dice la vocina interiore… Già la macchina, non era lontana. Riattraversa di corsa. Un signore al bancoposta. “Non sono sola, se si avvicina di nuovo”. 
    Corre, nella mano le chiavi. La portiera si apre. Il cuore batte veloce. Dentro. Sicura. E’ un’antilope fortunata perché ha un’automobile. Raggiunge la piazza. Di amici, in strada, ce ne sono già tre. “Ma guarda che mi è capitato, sono solo le nove di sera, ….”
    Non mangia, ma discute con gli altri: mangiare carne, allevamenti intensivi o scelta vegetariana? Perché mangiare i maiali e non i cani? Stasera si sente diversa: si sente - ma lo è sempre stata -una specie a rischio. Anche se è un esemplare insignificante, con una gonna jeans alle caviglie e una maglietta appena appena scollata. E ha cinquant’anni… Un amico sorride e sdrammatizza, scherzando: “Certe trentenni non le guarda nessuno, non è da tutte essere abbordate, a cinquant’anni…”
    Dentro, molta tristezza Qualcuno l’accompagna alla macchina. Il pensiero corre a sua madre: mamma avrebbe disapprovato le sue uscite, la sera. Suo padre, invece, non era contento che il suo essere donna le dimezzasse la vita. Magari, qualche volta le avrebbe fatto compagnia, ascoltando in silenzio, col suo intelligente e luminoso sorriso, le discussioni dell’allegra brigata.
    Certo, uscirà ancora, da sola, la sera. Ma le prossime cenette non avranno lo stesso spensierato sapore.

lunedì 4 ottobre 2010

Starry starry night

Una delle mie canzoni preferite, when I was young ...
Assieme agli splendidi quadri di Van Gogh.

(testo in italiano e in inglese: Stellata, stellata notte che dipingi la tua tavolozza di blu e grigio Osservi in un giorno d'estate con occhi che conoscono l'oscurità della mia anima Le ombre sulle colline abbozzano gli alberi ed i narcisi Cogli su una tela la brezza ed i geli invernali di un paesaggio nevoso Starry, starry night paint your palette blue and grayLook out on a summer's day with eyes that know the darkness in my soulShadows on the hills Sketch the trees and the daffodils Catch the breeze and the winter chills in colors on the snowy linen land Ora comprendo quello che provavi a dirmi E in che modo hai sofferto per il tuo equilibrio interiore Come provasti a renderli liberi Non volevano ascoltare, non sapevano come Forse ascolteranno adesso Now I understand what you tried to say to me And how you suffered for your sanity How you tried to set them free They would not listen, they did not know how Perhaps they'll listen now Stellata, stellata notte fiori fiammeggianti che ardono brillando Turbinanti nubi in aura viola si riflettono negli occhi di porcellana blu di Vincent Colori che cambiano tonalità in campi mattutini di grano ambrato Visi esposti alle intemperie scavati dal dolore consolati dalla mano amorevole dell'artista Starry, starry night flaming flowers that brightly blaze Swirling clouds in violet haze reflect in Vincent's eyes of china blue Colors changing hue morning fields of amber grain Weathered faces lined in pain are soothed beneath the artist's loving hand Ora comprendo quello che provavi a dirmi E in che modo hai sofferto per il tuo equilibrio interiore Come provasti a renderli liberi Non volevano ascoltare, non sapevano come Forse ascolteranno adesso Now I understand what you tried to say to meAnd how you suffered for your sanity How you tried to set them freeThey would not listen, they did not know how Perhaps they'll listen now Perché loro non potevano amarti tuttavia il tuo amore era sincero E quando in te non era rimasta alcuna speranza in quella stellata, stellata notte Prendesti la tua vita come spesso fanno gli amanti, potrei avertelo detto Vincent Questo mondo non era stato pensato per uno bello come te For they could not love you but still your love was true And when no hope was left inside on that starry, starry night You took your life as lovers often do but I could have told you, Vincent This world was never meant for one as beautiful as you Stellata, stellata notte ritratti appesi in sale vuote Teste senza cornice su pareti senza nome con occhi che osservarono il mondo e non possono dimenticare Come gli sconosciuti che tu hai incontrato, uomini logori, in logori vestiti Una spina d'argento, una rosa sanguinante giacciono schiacciate e rotte nella neve vergine Starry, starry night portraits hung in empty halls Frameless heads on nameless walls with eyes that watch the world and can't forget Like the strangers that you've met The ragged men in ragged clothes A silver thorn, a bloody rose lie crushed and broken on the virgin snow Ora penso di sapere quello che hai provato a dirmi E in che modo hai sofferto per il tuo equilibrio interiore Come provasti a renderli liberi Non vollero ascoltare, ancora non ascoltano Forse non ascolteranno mai.. Now I think I know what you tried to say to me And how you suffered for your sanity How you tried to set them free They would not listen, they're not listening still Perhaps they never will... (la canzone era cantata da Don McLean)

domenica 3 ottobre 2010

sabato 2 ottobre 2010

2 OTTOBRE: GIORNATA INTER.LE DELLA NONVIOLENZA


Attingo a “Conflittualità nonviolenta”, ottimo testo del prof. Andrea Cozzo, per offrire qualche riflessione in occasione del 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi e Giornata internazionale della nonviolenza.
Il prof. Cozzo ci ricorda che “cosa è ciò a cui si applica la violenza (…) Nella prospettiva culturale l’abitudine a considerare le persone e i viventi come cose può essere combattuta da un esercizio in senso contrario, che … ci abitui a considerare le cose come persone” (p.149). “Una pietra, una cosa, qualsiasi materia inerte è completamente alla nostra mercè; nel trattarla noi, in ascolto, è meglio attribuirle, in certo qual modo, una volontà: perciò possiamo chiederci se vuole questa pietra essere mossa o distrattamente calciata nel corso della nostra passeggiata o questo filo d’erba o ramo d’albero essere spezzato da noi solo per gioco” (p.153).
E infatti Aldo Capitini, citato dal prof. Cozzo nelle pagine seguenti, ci ricorda che “la nonviolenza è una presa di contatto col mondo circostante nella sua varietà di cose, di essere subumani, e di esseri umani, è un destarsi di attenzione alle singole individualità di tutti questi oggetti circostanti (…) E’ la sospensione dell’attivismo che consideri tutto come mezzo … Sospensione di attivismo che è attivissima moltiplicazione d’attenzione, d’interesse, d’affetto, potenziamento della vita interiore proprio mediante questo collegamento in atto di tutto il reale nelle sue innumerevoli individuazioni con l’intimo nostro (…) Ecco allora che apertura significa vedere in un essere singolo qualsiasi, umano o subumano, qualcosa di più di quello che si vede ordinariamente: una interiorità, una capacità di dare e di fare, una possibilità per oggi e per il futuro, una forza di miglioramento e di rinnovamento, di integrazione di ciò che già è, di partecipazione con gli altri… Esistere e curarsi degli altri e delle cose è rendere grazie”.
Anche un altro profeta nonviolento, Danilo Dolci, sottolinea l’importanza di una relazione significativa “con qualsiasi creatura e materia … pur se mute”. Mentre Capitini prosegue: “Si fa violenza al tempo quando lo si usa male, si fa violenza alla luce quando ci debba servire per facilitare una cattiva azione. E così l’acqua, così i prodotti della terra”. Sulla base di queste considerazioni, Andrea Cozzo sottolinea che “la civiltà industriale e della massima velocità possibile trova la sua condanna totale, e sulla base di essa una pietra ci insegna la nonviolenza” (p.153).
Mi piace che il 2 ottobre coincida anche con la festa cristiana degli Angeli Custodi. Che ognuno di noi possa, nell’orizzonte nonviolento, divenire messaggero di pace e di luce per l’umanità, gli animali, le piante e per l’universo intero.

(Foglio telematico: Nonviolenza in cammino, n.325 del 26.9.2010)

Maria D’Asaro

venerdì 1 ottobre 2010

BOTTIGLIETTA KILLER


Sembrerebbe l’oggetto più innocuo del mondo: una semplice bottiglietta di plastica. Che tanti comprano ogni giorno, con treccina o pizzetta. Senza pensare che, solo in Italia, ogni anno se ne producono circa dodici miliardi. Di cui si ricicla appena il trenta per cento. Il resto inquina discariche, mari, campagne. Ecco allora il mio sogno: abolire le bottigliette di plastica. O, almeno, trovare un modo sicuro per riciclarle. Augusto Cavadi, ne “I Siciliani spiegati ai turisti”, ci dice che in Croazia ogni supermercato dà mezza cuna (15 centesimi) per ogni bottiglia restituita. E auspica che anche in Italia “si possa ricavare qualche vantaggio economico da una politica ecologicamente favorevole”.
Il sogno continua immaginando Palermo pulita, con noi cittadini che ricicliamo le bottigliette. O che, ancora meglio, utilizziamo una borraccia di zinco. Come gli scout. Facendo una buona azione per la nostra Terra, la cara vecchietta che dovremmo aiutare a star meglio.
Maria D’Asaro
(pubblicato su “Centonove” l’1-10-2010)