martedì 31 gennaio 2012

The Paradise and me

Video propostomi dal mio ex cucciolo sedicenne. Soprattutto per le belle parole della canzone, che abbiamo tradotto insieme.


When she was just a girl, Quando lei era solo una ragazzina
She expected the world, lei avrebbe voluto il mondo
But it flew away from her reach, ma il mondo volò via dalla sua ricerca
So she ran away in her sleep. Così lei si rifugiò nel suo sonno
And dreamed of para-para-paradise, E sognava il Paradiso
Para-para-paradise, Para-para-paradise, 
Every time she closed her eyes. Ogni volta che chiudeva gli occhi
Ooooh... 
When she was just a girl, 
She expected the world, 
But it flew away from her reach, 
And bullets catch in her teeth.  E i proiettili  colpiscono la sua bocca.
Life goes on,  La vita va avanti
It gets so heavy, E diventa così pesante
The wheel breaks the butterfly. 
La ruota schiaccia la farfalla
Every tear, a waterfall.  Ogni lacrima, una cascata.
In the night, the stormy night, Di notte, nella notte tempestosa
She closed her eyes. Lei chiude gli occhi
In the night, the stormy night,  Di notte, nella notte tempestosa
Away she flied. Lei si distende lontano
And dreamed of para-para-paradise, E sogna il Paradiso
Para-para-paradise, 
Para-para-paradise, 
Whoa-oh-oh oh-oooh oh-oh-oh. 
She dreamed of para-para-paradise, 
Para-para-paradise, 
Para-para-paradise, 
Whoa-oh-oh oh-oooh oh-oh-oh. (x2) La, la, la... 
And so lying underneath those stormy skies Così, distesa sotto quei cieli tempestosi
She'd say, "oh, ohohohoh I know the sun must set to rise" Lei sa che il sole deve prima tramontare per sorgere ancora
This could be 
Para-para-paradise 
Para-para-paradise 
 


domenica 29 gennaio 2012

Save the world

Chissà.
Forse saranno gli animali a salvare il mondo. Anche quelli di cui qualcuno potrebbe avere un pò di paura.
Perchè a volte le bestie siamo noi.
Ecco Save the world, dei Swedish House Mafia. 
Ringrazio il mio ex cucciolo sedicenne che ieri sera l'ha voluta condividere con me.




venerdì 27 gennaio 2012

Le giornate della memoria

C’è comunque un motivo per rimanere svegli: svegli e vigili a livello sociale e politico.
Perché i governanti non sono tutti uguali. Perché le leggi non sono equivalenti. Perché è diverso se uno è di estrema destra o democratico. Perché fa un’enorme differenza se a capo del governo c’è un certo Adolf Hitler o Willy Brandt. 


A questo proposito, ecco le mie 150 parole di questo venerdì:


Da qualche anno, il 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 i soldati russi spalancarono i cancelli dei lager, ricordiamo tutte le vittime della Shoah.

Il 26 gennaio 1979 venne ucciso a Palermo il giornalista Mario Francese: si era interessato di speculazioni mafiose nei lavori di costruzione della diga “Garcia” e aveva documentato l’ascesa dei “corleonesi” nel gotha di Cosa nostra. Il 27 gennaio 1976 ad Alcamo (Trapani) vennero uccisi i carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Ce lo ricorda quel prezioso supporto per non dimenticare  che è l’agenda dell’antimafia,  redatta a Palermo da Umberto Santino e Anna Puglisi, del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”. 
Infatti, perché la storia non si ripeta, abbiamo bisogno di mantenere viva la memoria storica e ricordare tutte le vittime della violenza: di quella ben nota e feroce del nazi-fascismo; di quella più subdola e strisciante, ma non meno assassina, della mafia, in Sicilia.
Maria D’Asaro ("Centonove", 27 gennaio 2012)

E vissero tutti rilassati e dormienti



Lo leggevamo nei libri delle elementari. In inverno molti animali vanno in letargo: il ghiro, le formiche, il tasso, la biscia, il riccio, per indicare solo gli animaletti dei nostri boschi. Ma anche gli orsi e le tartarughe. Le mie due, nella loro vaschetta, dormono alla grande.
E io mi chiedo perché. Perché loro sì e noi no. In questo periodo in cui si sta così bene sotto le coperte.
Non i negozi aperti 24 ore su 24, non le licenze selvagge. Questo, dovremmo liberalizzare: il piacere di dormire, di riposare più a lungo, in inverno. Ce lo chiede il nostro corpo, ce lo chiedono i nostri bio-ritmi.
Pensate poi alle benefiche conseguenze ambientali: se le nostre vite frenetiche avessero un andamento più lento, quanta anidride carbonica in meno, nell’aria! Un regalo grandissimo, per la nostra surriscaldata atmosfera.
Mi candido ufficialmente alla guida di un nuovo movimento, no scusate, lo chiamerei fermamento politico: sonnecchianti di tutto il mondo, uniamoci! Beninteso, senza adunate oceaniche.
Ognuno nel proprio letto.
(Al massimo, insieme a chi si vuole bene).

mercoledì 25 gennaio 2012

Palermo: città aperta?!?




A ... DOC richiesta, ecco un altro interessante spunto dei Bolidisolidi.

E una mia confessione: Palermo è una bella città. Ma io non ci sto bene. Anche per il contenuto di alcune interviste qui riportate. Scriverò almeno 150 parole, a proposito.

sabato 21 gennaio 2012

Niente palline, in discarica

Succede a tutti di doversi fermare davanti a un auto compattatore che raccoglie l’immondizia. Sino a qualche tempo fa, la cosa ci avrebbe sicuramente infastidito: ma oggi, poiché Palermo vive tempi di vacche magre per la raccolta della spazzatura e il lavoro degli operatori ecologici è un regalo raro per la città, riusciamo a sopportare anche l’attesa di alcuni minuti, dietro all’automezzo dell’Amia. Cosa, appunto, che è capitata a me qualche settimana fa.
Eccomi, allora, ferma a osservare gli operatori ecologici che prelevano i sacchetti dal cassonetto, riponendoli dentro il camion stracolmo. A un certo punto, uno dei due tira fuori un involucro: lo palpa, ne guarda il contenuto, fa un cenno di diniego con la testa e poi lo porge all’autista, all’interno. Gli mostra il contenuto del sacchetto: palline natalizie. Blu e rosse. Troppo belle per finire in discarica. Tra undici mesi, un albero di Natale le sposerà ancora!
 Maria D’Asaro   (pubblicato su “Centonove” il 20.01.2012)

venerdì 20 gennaio 2012

La bellezza della politica secondo Cavadi e Poma


Nonostante le sconvolgenti interviste dei Bolidisolidi, io i libri continuo a leggerli: per mestiere, per interesse, per studio, per curiosità, per passione.
A ottobre scorso ho letto questo saggio, che ho anche recensito.

Come tutta la pregevole produzione saggistica di Augusto Cavadi, l’agile pocket curato a quattro mani con Elisabetta Poma  (La bellezza della politica, Di Girolamo, Trapani, 2011, € 9.90) è un testo jolly. Nel senso che può essere fruito e apprezzato da un vasto pubblico.
Contiene una sintetica ma esauriente disamina delle principali ideologie del ‘900, accompagnata da scritti di vari autori che tracciano discorsivamente i tratti salienti di tali weltanschauungen. In questo senso, è davvero un prezioso ausilio per lo studente di ogni istituto superiore (ed è stato, infatti, già adottato da alcuni docenti illuminati). Ma il libro non ha solo un’ottima valenza didattica: il linguaggio piano e scorrevole lo rende adatto a ogni cittadino che voglia appropriarsi di un lessico e di una sintassi adeguata per migliorare la sua grammatica politica.
Allora: cosa c’è oltre le ideologie del Novecento? Come sottolineano gli autori, alla contaminazione fluida e talvolta imprevedibile, operata dalla storia, non ha corrisposto un altrettanto rapido cambiamento delle teorizzazioni politiche, ma, al contrario, “le formule sono rimaste cristallizzate”. Da ciò consegue che: “gli approcci ideologici elaborati nel XX secolo, spesso ad esplicitazione e sviluppo di orientamenti del XIX, devono essere considerati degli strumenti di lavoro da sostituire senza rimpianti, ma con gradualità”. Strumenti di cui è auspicabile una ragionata rivisitazione.
In una società che ha visto il crollo delle magnifiche sorti progressive teorizzate dal comunismo marxista e che è dominata dalla globalizzazione economica e dall’emergenza ambientale e in cui impera, grazie a Internet, una nuova koinè, c’è bisogno di ideologie ‘leggere’ che rispondano in modo adeguato ai nuovi  bisogni antropologici.
Come sottolineano Cavadi e Poma, si tratta di rifondare, contestualizzare e rendere reciprocamente compatibili temi come “l’intangibilità della libertà individuale, la comune appartenenza al genere umano, la necessità di un’istanza normativa al di sopra degli interessi particolari”. E, alla fine del libro, gli autori tracciano un’ipotesi di percorso che contempla il recupero delle intuizioni più valide delle ideologie politiche e che tiene conto di dati di universale evidenza, quali la responsabilità, l’ambiguità costitutiva dell’essere umano, l’irriducibile pluralità dei poteri effettivi, la necessità di coniugare realismo e utopia, di democratizzare la conoscenza, di controllare i rappresentanti.
Aggiungerei un’ultima suggestione, prendendo spunto da “Le lezioni americane”, testo in cui Calvino assegnava alla letteratura del 21° secolo cinque caratteristiche: la leggerezza, la rapidità,  l’esattezza, la visibilità, la molteplicità. Tali caratteristiche ben si adattano all’idea di politica che abbiamo necessità di traghettare nel XXI secolo. Leggera e flessibile, ma non fragile, struttura portante e non camicia di forza dell’umanità. Rapida, esatta e visibile: un’idea politica in grado di adeguarsi in tempo reale ai nuovi bisogni e al  mutare delle condizioni di vita dell’umanità del III millennio, che si sforzi di fornire risposte “esatte”, pertinenti, quasi  scientifiche, ai bisogni della società, e che sia comprensibile e comunicabile anche ai giovani nativi digitali, che vivono di Facebook e messaggini. 
                                                       Maria D’Asaro   (“Centonove” 20.1.2012)                                            

giovedì 19 gennaio 2012

Il libro a Palermo: diletto o castigo?

Dopo cena, il mio figlio di mezzo, non solo scienziato ma anche navigatore del web, mi ha detto: "Mamma, non puoi non conoscere i BolidiSolidi: ragazzi palermitani che impazzano su Youtube ... -
Aveva ragione: non si può non conoscerli. E ignorare il contenuto dello loro sconvolgenti interviste!


martedì 17 gennaio 2012

L'amore fa

Per qualcuno possono essere parole melense. A me sembrano bellissime. E vere.
Grazie, Ivano.

domenica 15 gennaio 2012

Dio ci vuole liberi


16.10.2011 – 29° T.O.
I lettura: Isaia 45, 1,4-6
Salmo: 95
II Lettura: I Paolo Tessalonicesi 1,1-5
Vangelo: Matteo, 22,15-21


Care sorelle e fratelli, per secoli abbiamo creduto che l’autorità viene da Dio e c’è anche una frase di San Paolo che ce lo ricordava. Per grazia di Dio, da pochissimo tempo abbiamo capito che l’autorità non viene da Dio. Le autorità le scegliamo noi e sono scelte perché siano messe a servizio di noi e quindi siamo autorizzati a criticare qualsiasi autorità se non esercita il suo ruolo coltivando il bene comune e vivendo questo ruolo nel servizio alla comunità.
Credo che la stessa cosa dovremmo avere il coraggio di affermarla anche per l’autorità cosiddetta religiosa. Mentre è sicuro che lo possiamo affermare per quella politica, ormai ogni autorità la eleggiamo noi e abbiamo la responsabilità di averla eletta con tutto quello che ci assumiamo quando sbagliamo eleggendo persone sbagliate - siamo noi che le abbiamo scelte - e siamo responsabili delle scelte sbagliate che abbiamo fatto, credo che lo stesso principio dovrebbe valere anche nei confronti dell’autorità religiosa perché ogni ministero, che significa servizio, è a servizio, se non è a servizio della comunità, che servizio è? 
Ciò premesso, Gesù aveva risposto in maniera profetica quando alcuni avversari di Gesù, che erano anche avversari tra di loro, gli hanno fatto il trabocchetto. I Farisei erano contro i Romani, gli Erodiani erano a favore dei Romani perché compromessi con l’Impero Romano per le tasse. I Farisei e gli Erodiani erano gli uno contro l’altro. I Farisei pensavano che l’impero di Roma, rendendo provincia la Palestina e chiedendo tasse, doveva essere scacciato. Gli Erodiani invece avevano accettato il compromesso e ne avevano qualche beneficio. Nei confronti di Gesù si trovarono d’accordo perché Gesù non andava bene né al potere religioso né al potere politico. E gli fanno il tranello, sentendosi molto furbi, gli Erodiani e i Farisei i primi a favore dell’impero romano i secondi contro.
Fanno a Gesù una domanda bellissima che potrebbe essere tradotta in “Dobbiamo pagare le tasse?” In quel caso era più che le tasse, era il tributo a Cesare. Ogni persona adulta, dai dodici anni in poi, doveva pagare periodicamente un tributo a Roma, agli esattori. “Dobbiamo pagare il tributo a Cesare, oppure no?”
Siamo dentro il tempio. Prima del trabocchetto a Gesù gli fanno i complimenti: “Tu sei maestro, noi sappiamo che dici sempre la verità, che tu insegni la via di Dio, tu non hai preferenza di persone, tratti tutti allo stesso modo”, per fargli pensare che hanno buone intenzioni.
E Gesù, che la sa un po’ più lunga di loro, li mette in difficoltà quando dice “Mostratemi la moneta”. La moneta aveva l’immagine dell’imperatore. L’imperatore veniva considerato come una divinità, c’era il culto all’imperatore. La moneta dell’immagine dell’imperatore non può entrare nel tempio sia perché nel tempio sono proibite tutte le immagini sia perché essendo l’immagine dell’imperatore, che veniva considerato Dio, come una divinità, la sua presenza avrebbe profanato il tempio, avrebbe sporcato il tempio.
I Farisei si sono trovati nel ballo. Gli consegnano la moneta, il denaro d’oro. Gesù non la tocca e chiede “Di chi è questa immagine e di chi è l’iscrizione?”. Risposta: “di Cesare”. E traduciamo abitualmente date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello di Dio. La traduzione migliore dal greco dovrebbe essere: restituite a Cesare quel che è di Cesare e restituite a Dio quello che è di Dio. Questo è oro, questa è un’immagine di una falsa divinità. Restituitela, non ci interessa che voi trattiate l’imperatore come un Dio. Non è un Dio. Restituitela, non trattatelo come Dio. Mentre trattate come Dio soltanto Dio. E liberate il popolo da ogni oppressione fatta nel nome di Dio. Restituiamo il popolo a Dio. Restituiamo a Dio quel che è di Dio.
Non ci sia un sistema di oppressione delle coscienze, di oppressione della libertà, ma Gesù sta proclamando fondamentalmente la libertà di ognuno di noi dinanzi a Dio e dinanzi a qualsiasi autorità.
Credo che la proclamazione più bella, prima ancora della rivoluzione francese e più profondamente di quello che è avvenuto con la rivoluzione francese, Gesù l’ha fatta con questa parola. Non considerate Dio nessuno, ritenetevi liberi dinnanzi a Dio perché Dio non è un padrone, ma ci è soltanto Padre. (...).
Non vendiamo la nostra libertà a nessuno, non la facciamo comprare da nessuno, teniamola gelosamente e preziosamente vicina a noi, non c’è favore che tenga, non c’è privilegio che ci venga concesso, non c’è prezzo che valga per cui dobbiamo rinunciare all’unica cosa che è nostra, che è la nostra libertà. Ed è il modo più bello di rendere culto gradito a Dio, in verità e libertà.  
È quello che Dio vuole per noi, che possiamo sentirci liberi da ogni oppressione spirituale e politica, da ogni forma di dominio economico o sociale. Ci vuole liberi figli, dinnanzi al lui, in piedi con la nostra dignità. Ricominciamo da capo, care sorelle e fratelli, restituiamo a Cesare tutto e lasciamoci restituire la nostra libertà con il coraggio di potere fare le nostre scelte e se sbagliamo pazienza, ci correggiamo a vicenda, ci aiutiamo a vicenda. E se un’autorità ci vuole è per mettere insieme la ricerca di tutti, per coltivare insieme, comunitariamente, le cose più belle che solo parzialmente possiamo scoprire.
Ognuno di noi è solo un punto di vista, più punti di vista siamo, più diventa ricca, complessa, interessante, la nostra apertura alla vita, alla storia ma con la ricchezza di tutti, ricchezza personale, non parlo di soldi, mettendo in gioco la nostra persona, la nostra libertà, insieme.
Godiamoci la nostra libertà, senza paura di sbagliare. Seguiamo la nostra coscienza, ascoltiamo tutti, ma alla fine dobbiamo tornare alla nostra coscienza, a quello di cui siamo convinti dinanzi al Signore. E godiamoci questo dono grandissimo che è la nostra libertà.


  (il testo non è stato rivisto dall'autore, don Cosimo Scordato: pertanto eventuali errori o omissioni sono della scrivente, che si assume pertanto la responsabilità delle eventuali imprecisioni e manchevolezze della trascrizione)