Video propostomi dal mio ex cucciolo sedicenne. Soprattutto per le belle parole della canzone, che abbiamo tradotto insieme.
When she was just a girl, Quando lei era solo una ragazzina
She expected the world, lei avrebbe voluto il mondo
But it flew away from her reach, ma il mondo volò via dalla sua ricerca
So she ran away in her sleep. Così lei si rifugiò nel suo sonno
And dreamed of para-para-paradise, E sognava il Paradiso
Para-para-paradise, Para-para-paradise,
Every time she closed her eyes. Ogni volta che chiudeva gli occhi
Ooooh...
When she was just a girl,
She expected the world,
But it flew away from her reach,
And bullets catch in her teeth. E i proiettili colpiscono la sua bocca.
Life goes on, La vita va avanti
It gets so heavy, E diventa così pesante
The wheel breaks the butterfly. La ruota schiaccia la farfalla
Every tear, a waterfall. Ogni lacrima, una cascata.
In the night, the stormy night, Di notte, nella notte tempestosa
She closed her eyes. Lei chiude gli occhi
In the night, the stormy night, Di notte, nella notte tempestosa
Away she flied. Lei si distende lontano
And dreamed of para-para-paradise, E sogna il Paradiso
Para-para-paradise,
Para-para-paradise,
Whoa-oh-oh oh-oooh oh-oh-oh.
She dreamed of para-para-paradise,
Para-para-paradise,
Para-para-paradise,
Whoa-oh-oh oh-oooh oh-oh-oh. (x2) La, la, la...
And so lying underneath those stormy skies Così, distesa sotto quei cieli tempestosi
She'd say, "oh, ohohohoh I know the sun must set to rise" Lei sa che il sole deve prima tramontare per sorgere ancora
This could be
Para-para-paradise
Para-para-paradise
L'autrice di questo blog, Maria D'Asaro, vive in un'isola ed è affascinata dal mare: mari da sognare, mari da scoprire, mari da solcare...
martedì 31 gennaio 2012
domenica 29 gennaio 2012
Save the world
Chissà.
Forse saranno gli animali a salvare il mondo. Anche quelli di cui qualcuno potrebbe avere un pò di paura.
Perchè a volte le bestie siamo noi.
Ecco Save the world, dei Swedish House Mafia.
Ringrazio il mio ex cucciolo sedicenne che ieri sera l'ha voluta condividere con me.
Forse saranno gli animali a salvare il mondo. Anche quelli di cui qualcuno potrebbe avere un pò di paura.
Perchè a volte le bestie siamo noi.
Ecco Save the world, dei Swedish House Mafia.
Ringrazio il mio ex cucciolo sedicenne che ieri sera l'ha voluta condividere con me.
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Ecologia e filosofia di strada
venerdì 27 gennaio 2012
Le giornate della memoria
C’è comunque un motivo per rimanere svegli: svegli e vigili a livello sociale e politico.
Perché i governanti non sono tutti uguali. Perché le leggi non sono equivalenti. Perché è diverso se uno è di estrema destra o democratico. Perché fa un’enorme differenza se a capo del governo c’è un certo Adolf Hitler o Willy Brandt.
A questo proposito, ecco le mie 150 parole di questo venerdì:
Da qualche anno, il 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 i soldati russi spalancarono i cancelli dei lager, ricordiamo tutte le vittime della Shoah.
Il 26 gennaio 1979 venne ucciso a Palermo il giornalista Mario Francese: si era interessato di speculazioni mafiose nei lavori di costruzione della diga “Garcia” e aveva documentato l’ascesa dei “corleonesi” nel gotha di Cosa nostra. Il 27 gennaio 1976 ad Alcamo (Trapani) vennero uccisi i carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Ce lo ricorda quel prezioso supporto per non dimenticare che è l’agenda dell’antimafia, redatta a Palermo da Umberto Santino e Anna Puglisi, del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”.
Infatti, perché la storia non si ripeta, abbiamo bisogno di mantenere viva la memoria storica e ricordare tutte le vittime della violenza: di quella ben nota e feroce del nazi-fascismo; di quella più subdola e strisciante, ma non meno assassina, della mafia, in Sicilia.
Infatti, perché la storia non si ripeta, abbiamo bisogno di mantenere viva la memoria storica e ricordare tutte le vittime della violenza: di quella ben nota e feroce del nazi-fascismo; di quella più subdola e strisciante, ma non meno assassina, della mafia, in Sicilia.
Maria D’Asaro ("Centonove", 27 gennaio 2012)
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Palermo in 150 parole
E vissero tutti rilassati e dormienti
Lo leggevamo nei libri delle
elementari. In inverno molti animali vanno in letargo: il ghiro, le
formiche, il tasso, la biscia, il riccio, per indicare solo gli animaletti dei
nostri boschi. Ma anche gli orsi e le tartarughe. Le mie due, nella loro vaschetta, dormono alla grande.
E io mi chiedo perché. Perché
loro sì e noi no. In questo periodo in cui si sta così bene sotto le coperte.
Non i negozi aperti 24 ore su 24,
non le licenze selvagge. Questo, dovremmo liberalizzare: il piacere di dormire,
di riposare più a lungo, in inverno. Ce lo chiede il nostro corpo, ce lo
chiedono i nostri bio-ritmi.
Pensate poi alle benefiche conseguenze
ambientali: se le nostre vite frenetiche avessero un andamento più lento, quanta
anidride carbonica in meno, nell’aria! Un regalo grandissimo, per la nostra
surriscaldata atmosfera.
Mi candido ufficialmente alla
guida di un nuovo movimento, no scusate, lo chiamerei fermamento politico: sonnecchianti di tutto il mondo, uniamoci!
Beninteso, senza adunate oceaniche.
Ognuno nel proprio letto.
(Al massimo, insieme a chi si
vuole bene).
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Ecologia e filosofia di strada
mercoledì 25 gennaio 2012
Palermo: città aperta?!?
A ... DOC richiesta, ecco un altro interessante spunto dei Bolidisolidi.
E una mia confessione: Palermo è una bella città. Ma io non ci sto bene. Anche per il contenuto di alcune interviste qui riportate. Scriverò almeno 150 parole, a proposito.
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Genere femminile numero plurale
sabato 21 gennaio 2012
Niente palline, in discarica
Succede a
tutti di doversi fermare davanti a un auto compattatore che raccoglie
l’immondizia. Sino a qualche tempo fa, la cosa ci avrebbe sicuramente
infastidito: ma oggi, poiché Palermo vive tempi di vacche magre per la raccolta
della spazzatura e il lavoro degli operatori ecologici è un regalo raro per la
città, riusciamo a sopportare anche l’attesa di alcuni minuti, dietro all’automezzo
dell’Amia. Cosa, appunto, che è capitata a me qualche settimana fa.
Eccomi,
allora, ferma a osservare gli operatori ecologici che prelevano i sacchetti dal
cassonetto, riponendoli dentro il camion stracolmo. A un certo punto, uno dei
due tira fuori un involucro: lo palpa, ne guarda il contenuto, fa un cenno di diniego
con la testa e poi lo porge all’autista, all’interno. Gli mostra il contenuto del
sacchetto: palline natalizie. Blu e rosse. Troppo belle per finire in
discarica. Tra undici mesi, un albero di Natale le sposerà ancora!
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Palermo in 150 parole
venerdì 20 gennaio 2012
La bellezza della politica secondo Cavadi e Poma
Nonostante le sconvolgenti interviste dei Bolidisolidi, io i libri continuo a leggerli: per mestiere, per interesse, per studio, per curiosità, per passione.
A ottobre scorso ho letto questo saggio, che ho anche recensito.
Come
tutta la pregevole produzione saggistica di Augusto Cavadi, l’agile pocket curato a quattro mani con
Elisabetta Poma (La bellezza della politica, Di Girolamo, Trapani, 2011, € 9.90) è
un testo jolly. Nel senso che può
essere fruito e apprezzato da un vasto pubblico.
Contiene
una sintetica ma esauriente disamina delle principali ideologie del ‘900,
accompagnata da scritti di vari autori che tracciano discorsivamente i tratti
salienti di tali weltanschauungen. In
questo senso, è davvero un prezioso ausilio per lo studente di ogni istituto
superiore (ed è stato, infatti, già adottato da alcuni docenti illuminati). Ma
il libro non ha solo un’ottima valenza didattica: il linguaggio piano e
scorrevole lo rende adatto a ogni cittadino che voglia appropriarsi di un
lessico e di una sintassi adeguata per migliorare la sua grammatica politica.
Allora:
cosa c’è oltre le ideologie del Novecento? Come sottolineano gli autori, alla
contaminazione fluida e talvolta imprevedibile, operata dalla storia, non ha
corrisposto un altrettanto rapido cambiamento delle teorizzazioni politiche,
ma, al contrario, “le formule sono rimaste cristallizzate”. Da ciò consegue
che: “gli approcci ideologici elaborati nel XX secolo, spesso ad esplicitazione
e sviluppo di orientamenti del XIX, devono essere considerati degli strumenti
di lavoro da sostituire senza rimpianti, ma con gradualità”. Strumenti di cui è
auspicabile una ragionata rivisitazione.
In
una società che ha visto il crollo delle magnifiche sorti progressive
teorizzate dal comunismo marxista e che è dominata dalla globalizzazione
economica e dall’emergenza ambientale e in cui impera, grazie a Internet, una
nuova koinè, c’è bisogno di ideologie
‘leggere’ che rispondano in modo adeguato ai nuovi bisogni antropologici.
Come
sottolineano Cavadi e Poma, si tratta di rifondare, contestualizzare e rendere
reciprocamente compatibili temi come “l’intangibilità della libertà
individuale, la comune appartenenza al genere umano, la necessità di un’istanza
normativa al di sopra degli interessi particolari”. E, alla fine del libro, gli
autori tracciano un’ipotesi di percorso che contempla il recupero delle
intuizioni più valide delle ideologie politiche e che tiene conto di dati di
universale evidenza, quali la responsabilità, l’ambiguità costitutiva
dell’essere umano, l’irriducibile pluralità dei poteri effettivi, la necessità
di coniugare realismo e utopia, di democratizzare la conoscenza, di controllare
i rappresentanti.
Aggiungerei
un’ultima suggestione, prendendo spunto da “Le lezioni americane”, testo in cui
Calvino assegnava alla letteratura del 21° secolo cinque caratteristiche: la
leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la
visibilità, la molteplicità. Tali caratteristiche ben si adattano all’idea di
politica che abbiamo necessità di traghettare nel XXI secolo. Leggera e flessibile, ma non fragile,
struttura portante e non camicia di forza dell’umanità. Rapida, esatta e visibile: un’idea politica in grado di adeguarsi
in tempo reale ai nuovi bisogni e al mutare delle condizioni di vita dell’umanità
del III millennio, che si sforzi di fornire risposte “esatte”, pertinenti, quasi
scientifiche, ai bisogni della società,
e che sia comprensibile e comunicabile anche ai giovani nativi digitali, che
vivono di Facebook e messaggini.
Maria D’Asaro (“Centonove”
20.1.2012)
giovedì 19 gennaio 2012
Il libro a Palermo: diletto o castigo?
Dopo cena, il mio figlio di mezzo, non solo scienziato ma anche navigatore del web, mi ha detto: "Mamma, non puoi non conoscere i BolidiSolidi: ragazzi palermitani che impazzano su Youtube ... -
Aveva ragione: non si può non conoscerli. E ignorare il contenuto dello loro sconvolgenti interviste!
Aveva ragione: non si può non conoscerli. E ignorare il contenuto dello loro sconvolgenti interviste!
martedì 17 gennaio 2012
L'amore fa
Per qualcuno possono essere parole melense. A me sembrano bellissime. E vere.
Grazie, Ivano.
Grazie, Ivano.
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Quaderno blu
domenica 15 gennaio 2012
Dio ci vuole liberi
16.10.2011 – 29° T.O.
I lettura: Isaia 45, 1,4-6
Salmo: 95
II Lettura: I Paolo Tessalonicesi 1,1-5
Vangelo: Matteo, 22,15-21
Care sorelle e
fratelli, per secoli abbiamo creduto che l’autorità viene da Dio e c’è anche una
frase di San Paolo che ce lo ricordava. Per grazia di Dio, da pochissimo tempo abbiamo
capito che l’autorità non viene da Dio. Le autorità le scegliamo noi e sono
scelte perché siano messe a servizio di noi e quindi siamo autorizzati a
criticare qualsiasi autorità se non esercita il suo ruolo coltivando il bene comune
e vivendo questo ruolo nel servizio alla comunità.
Credo che la
stessa cosa dovremmo avere il coraggio di affermarla anche per l’autorità cosiddetta
religiosa. Mentre è sicuro che lo possiamo affermare per quella politica, ormai
ogni autorità la eleggiamo noi e abbiamo la responsabilità di averla eletta con
tutto quello che ci assumiamo quando sbagliamo eleggendo persone sbagliate - siamo
noi che le abbiamo scelte - e siamo responsabili delle scelte sbagliate che
abbiamo fatto, credo che lo stesso principio dovrebbe valere anche nei
confronti dell’autorità religiosa perché ogni ministero, che significa servizio,
è a servizio, se non è a servizio della comunità, che servizio è?
Ciò premesso,
Gesù aveva risposto in maniera profetica quando alcuni avversari di Gesù, che
erano anche avversari tra di loro, gli hanno fatto il trabocchetto. I Farisei
erano contro i Romani, gli Erodiani erano a favore dei Romani perché
compromessi con l’Impero Romano per le tasse. I Farisei e gli Erodiani erano
gli uno contro l’altro. I Farisei pensavano che l’impero di Roma, rendendo
provincia la Palestina e chiedendo tasse, doveva essere scacciato. Gli Erodiani
invece avevano accettato il compromesso e ne avevano qualche beneficio. Nei
confronti di Gesù si trovarono d’accordo perché Gesù non andava bene né al
potere religioso né al potere politico. E gli fanno il tranello, sentendosi
molto furbi, gli Erodiani e i Farisei i primi a favore dell’impero romano i
secondi contro.
Fanno a Gesù
una domanda bellissima che potrebbe essere tradotta in “Dobbiamo pagare le
tasse?” In quel caso era più che le tasse, era il tributo a Cesare. Ogni
persona adulta, dai dodici anni in poi, doveva pagare periodicamente un tributo
a Roma, agli esattori. “Dobbiamo pagare il tributo a Cesare, oppure no?”
Siamo dentro il
tempio. Prima del trabocchetto a Gesù gli fanno i complimenti: “Tu sei maestro,
noi sappiamo che dici sempre la verità, che tu insegni la via di Dio, tu non
hai preferenza di persone, tratti tutti allo stesso modo”, per fargli pensare
che hanno buone intenzioni.
E Gesù, che la
sa un po’ più lunga di loro, li mette in difficoltà quando dice “Mostratemi la
moneta”. La moneta aveva l’immagine dell’imperatore. L’imperatore veniva
considerato come una divinità, c’era il culto all’imperatore. La moneta
dell’immagine dell’imperatore non può entrare nel tempio sia perché nel tempio
sono proibite tutte le immagini sia perché essendo l’immagine dell’imperatore,
che veniva considerato Dio, come una divinità, la sua presenza avrebbe
profanato il tempio, avrebbe sporcato il tempio.
I Farisei si
sono trovati nel ballo. Gli consegnano la moneta, il denaro d’oro. Gesù non la
tocca e chiede “Di chi è questa immagine e di chi è l’iscrizione?”. Risposta: “di
Cesare”. E traduciamo abitualmente date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio
quello di Dio. La traduzione migliore dal greco dovrebbe essere: restituite a Cesare quel che è di Cesare e
restituite a Dio quello che è di Dio. Questo è oro, questa è un’immagine di
una falsa divinità. Restituitela, non ci interessa che voi trattiate
l’imperatore come un Dio. Non è un Dio. Restituitela, non trattatelo come Dio. Mentre
trattate come Dio soltanto Dio. E liberate il popolo da ogni oppressione fatta
nel nome di Dio. Restituiamo il popolo a Dio. Restituiamo a Dio quel che è di
Dio.
Non ci sia un
sistema di oppressione delle coscienze, di oppressione della libertà, ma Gesù
sta proclamando fondamentalmente la libertà di ognuno di noi dinanzi a Dio e dinanzi
a qualsiasi autorità.
Credo che la
proclamazione più bella, prima ancora della rivoluzione francese e più
profondamente di quello che è avvenuto con la rivoluzione francese, Gesù l’ha
fatta con questa parola. Non considerate Dio nessuno, ritenetevi liberi dinnanzi
a Dio perché Dio non è un padrone, ma ci è soltanto Padre. (...).
Non vendiamo la nostra libertà a nessuno, non la facciamo
comprare da nessuno, teniamola gelosamente e preziosamente vicina a noi, non
c’è favore che tenga, non c’è privilegio che ci venga concesso, non c’è prezzo
che valga per cui dobbiamo rinunciare all’unica cosa che è nostra, che è la
nostra libertà. Ed è il modo più bello di rendere culto gradito a Dio, in
verità e libertà.
È quello che Dio
vuole per noi, che possiamo sentirci liberi da ogni oppressione spirituale e
politica, da ogni forma di dominio economico o sociale. Ci vuole liberi figli,
dinnanzi al lui, in piedi con la nostra dignità. Ricominciamo da capo, care
sorelle e fratelli, restituiamo a Cesare tutto e lasciamoci restituire la
nostra libertà con il coraggio di potere fare le nostre scelte e se sbagliamo
pazienza, ci correggiamo a vicenda, ci aiutiamo a vicenda. E se un’autorità ci
vuole è per mettere insieme la ricerca di tutti, per coltivare insieme, comunitariamente,
le cose più belle che solo parzialmente possiamo scoprire.
Ognuno di noi
è solo un punto di vista, più punti di vista siamo, più diventa ricca, complessa,
interessante, la nostra apertura alla vita, alla storia ma con la ricchezza di
tutti, ricchezza personale, non parlo di soldi, mettendo in gioco la nostra
persona, la nostra libertà, insieme.
Godiamoci la
nostra libertà, senza paura di sbagliare. Seguiamo la nostra coscienza, ascoltiamo
tutti, ma alla fine dobbiamo tornare alla nostra coscienza, a quello di cui
siamo convinti dinanzi al Signore. E godiamoci questo dono grandissimo che è la
nostra libertà.
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