domenica 15 ottobre 2023

Padre Pino Puglisi: quale impegno, trent'anni dopo?

        Palermo – Su padre Pino Puglisi, a trent’anni dal suo assassinio per mano mafiosa e a dieci anni dalla sua beatificazione da parte della Chiesa cattolica, si può scrivere ancora qualcosa di nuovo e di significativo? Questa domanda se l’è posta la scrivente, unita al timore che si approfittasse della ricorrenza per ripetere il già detto, quando si è trovata tra i testi freschi di stampa anche Padre Pino Puglisi (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, settembre 2023), scritto a quattro mani da Augusto Cavadi, filosofo laico, e da don Cosimo Scordato, teologo cattolico.  
La lettura ha dissolto le remore e l’irriverente sospetto: il libro, infatti, fornisce punti di vista preziosi e inediti, utili a promuovere la maturazione umana e spirituale di chi legge e a favorirne un più convinto e rinnovato impegno sociale. A ragione, nella breve presentazione, l’editore sottolinea che il testo a quattro mani risulta “una sorta di dittico che spinge un po’ avanti la riflessione”. 
     Quali dunque, a grandi linee, le novità e i punti di forza del testo? 
C’è da evidenziare innanzitutto che il libro non dà di don Pino un ritratto edulcorato, quasi fosse un santino da mettere nel portafoglio; il testo analizza invece in modo rigoroso la sua tragica vicenda per tentare di rispondere alla domanda cruciale del perché un prete ‘normale, nell’esercizio del suo ministero in una terra tradizionalmente cristiana, sia stato ucciso e perché tale assassinio connoti l’ucciso come beato.
    A questo proposito, nella prima parte del libro, Cavadi offre analisi sociologiche convincenti e propone all’attenzione di chi legge la scomoda categoria dei ‘mandanti inconsapevoli’: secondo le fonti giudiziarie e le confessioni di alcuni pentiti, gli affiliati a Cosa nostra sarebbero in Sicilia non più di cinquemila, fiancheggiati però da circa un milione di siciliani e seriamente combattuti da un numero uguale di isolani. E gli altri? Sono loro i cosiddetti ‘mandanti inconsapevoli’: “restano nel mezzo tre milioni di siciliani: sono la maggioranza, perseguono un’impossibile neutralità e, di fatto, condizionano irrimediabilmente l’esito della partita”. Tre milioni di siciliani, la maggior parte dei quali, se non praticanti convinti, sono comunque cattolici. Dunque, il martirio di don Puglisi attesta “l’acquiescenza di troppa parte del mondo cattolico al sistema di dominio mafioso sino ai nostri giorni”. Infatti “Se tutti i preti di quartiere a più alta densità mafiosa fanno finta di non vedere e di non sentire, appena un prete denunzia diventa bersaglio di esecuzione esemplare (…) È il compromesso di noi ‘maggioranze silenziose’ a rendere pericolose le minoranze critiche.”
    A questo proposito, l’autore riporta un’intervista a Luigi Patronaggio, uno dei due magistrati che hanno condotto l’inchiesta sull’assassinio di don Puglisi: “In questa terra disgraziata fare il proprio dovere, affermare la legalità più elementare, praticare le regole della democrazia, spesso significa diventare malgrado tutto un eroe, un eroe piccolo e per caso, come don Pino”.
La diagnosi dell’autore può sembrare dura, ma è purtroppo realistica; l’ultima relazione della DIA denuncia infatti il ‘consensualismo sotterraneo’ di cui gode tuttora Cosa nostra presso ampi settori della popolazione siciliana.
    Quali le possibilità per uscire dall’esiziale pantano dell’indifferenza? In primo luogo, la formazione di una ‘morale basica’ o spiritualità laica (necessità di cui era convinto lo stesso don Puglisi): una sorta di alfabetizzazione etica di base, che comprenda il desiderio di giustizia, il rispetto della dignità di ogni uomo, il perseguimento del bene comune. Bisognerebbe capovolgere quello che Cavadi definisce ‘angelismo’: “l’impostazione per cui la vita spirituale di un soggetto si costruisce procedendo dall’alto verso il basso: dalla fede in senso specifico alla religiosità in senso generico sino, eventualmente, a una grammatica di spiritualità umana, antropologica”. La ‘morale basica’, patrimonio ineludibile di ogni buon cittadino, dovrebbe poi essere alimentata da una formazione che favorisca pratiche di ‘legalità integrale’: percorso le cui tappe principali sono la conoscenza critica dei testi fondamentali della convivenza umana, l’esercizio dell’obbedienza alle leggi eque e l’eventuale disobbedienza civile a quelle inique, con conseguente impegno politico per renderle eque, la conoscenza della storia della mafia e dell’antimafia. 
   Chi è inserito nel mondo cattolico, dovrebbe poi incarnare la catechesi (e i preti le loro omelie) nel territorio in cui opera, mentre la Chiesa dovrebbe attualizzare il culto dei santi e avere il coraggio di rivedere criticamente certi gesti di devozione popolare, come, in qualche processione, gli ‘inchini’ delle statue della Madonna o di Gesù davanti alla casa di un boss mafioso.
     Nella seconda parte, don Cosimo Scordato riflette sull’uccisione di don Pino da un’ottica teologica: afferma subito che “padre Puglisi è stato ucciso dalla mafia per il modo in cui faceva il prete; la sua fedeltà al Vangelo gli ha fatto comprendere la responsabilità di promuovere una comunità libera da ogni oppressione e aperta alla resurrezione e alla vita; la risposta dei mafiosi ha manifestato, al di là di ogni mistificazione, il suo vero volto di violenza, di oppressione e di morte”.
     Sulla base degli studi rigorosi dello storico don Francesco Michele Stabile, don Cosimo analizza la posizione della Chiesa cattolica sulla mafia, dall’unità d’Italia a oggi, evidenziando, grosso modo, tre fasi: la compromissione diretta, la coabitazione e la presa di distanza e la denunzia profetica, ma quest’ultima si è verificata solo negli ultimi decenni, quando una Chiesa più consapevole ha denunziato la mafia come “struttura di peccato” e l’impossibilità di essere cristiani e mafiosi insieme. 
    Tutto questo don Pino lo aveva chiaro: nella sua parrocchia di Brancaccio, si muove in direzione del servizio, della dignità e della libertà dei suoi parrocchiani, coniugando, da buon pastore, evangelizzazione e promozione umana: “Don Pino ha testimoniato il volto nuovo di Cristo, diverso dal sistema di potere e di morte detenuto dalla mafia; nel suo esempio fulgido è venuto all’evidenza che tra mafia e Vangelo, tra mafia e Chiesa cattolica c’è incompatibilità assoluta”. 
   Ma i mafiosi continuano a operare con il metodo del dominio e della violenza e “considerano la sua pastorale come un’invasione di campo nel luogo dove sono consolidati la loro presenza e i loro interessi”. “Se la reazione della mafia contro don Pino sfocia nella sua uccisione è perché don Pino si trova a operare coerentemente con la dimensione ‘territoriale’ della sua missione; ogni suo passo ‘pesta i calli’ alla mafia”. “L’annunzio del parroco rende inutile la presenza di un padrino”. 
      Quando alla prima presentazione pubblica a Palermo del testo, la giornalista Alessandra Turrisi ha chiesto al teologo quale è il significato oggi di aver dichiarato padre Pino martire e beato, don Cosimo ha fornito una risposta spiazzante: “La santità la si vive in vita… non so quale possa essere il senso delle proclamazioni postume…don Pino era già beato nella sua parrocchia di Brancaccio, a Palermo, perché ha preso sul serio le Beatitudini e le ha incarnate nella missione di parroco: Beati i miti, beati i misericordiosi, beati gli operatori di pace, beati coloro che hanno fame e sete di giustizia…”.
    E don Cosimo sottolinea infine che la proposta pastorale di don Pino “imponeva il ripensamento dell’immagine di Dio: l’onnipotenza di Dio va compresa alla luce dell’impotenza della croce e quindi di un amore che è onnipotente, nel senso che è capace di fare tutto per salvare l’uomo… la disponibilità a donarsi diventa dunque il criterio di maturità dell’esistenza cristiana.  (…) La realtà della mafia è all’opposto di tutto questo”.
     Ma la comunità cristiana è pronta per questo serio cambio di rotta? Un giornalista siciliano, Francesco Palazzo, amico di don Puglisi, in un articolo in questi giorni si chiedeva: “Se Don Puglisi tornasse oggi nella chiesa di San Gaetano a Brancaccio belle parole e retorica a parte, concretamente e quotidianamente sarebbe ancora solo nella sua lotta a Cosa nostra dentro la Chiesa palermitana?” 
     Le riflessioni di Cavadi e Scordato servono a scongiurare questa terribile, ipotetica solitudine…

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano 15 ottobre 2023











venerdì 13 ottobre 2023

Cara Anna

 
 Cara Anna,
             
                       per migliorare un po' il mondo bisognerebbe intanto cambiare la toponomastica delle città: eliminare i nomi dei generali e dei capi di stato guerrafondai e intitolare piazze e vie a persone che si sono spese per gli altri; ad esempio, ai giornalisti – come te, come Daphne Caruana Galizia, Natal'ja Ėstemirova, come Pippo Fava e Giancarlo Siani… - uccisi perché scrivevano la verità. 
      “L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”. 
    Tu e Natal'ja avete avuto la determinazione e il coraggio di denunciare crimini e violazioni dei diritti umani in Cecenia; a Malta, Daphne ha scoperchiato i segreti di inconfessabili evasioni fiscali; Pippo e Giancarlo, in Sicilia e in Campania, hanno fatto i nomi di chi era colluso o faceva affari con la mafia e la camorra.
    Cara Anjuska, chissà cosa c’era nelle due buste di spesa che ingombravano le tue mani, mentre stavi rientrando nella tua casa di Mosca, la sera assassina del sette ottobre… 

(dalla lettera ad Anna Politkovskaja, in "Una sedia nell'aldilà", Diogene Multimedia, Bologna, 2023)

Per chi volesse saperne di più: 

martedì 10 ottobre 2023

Caro papà ...

      Caro papà,
qualcuno potrebbe trovare ridicolo che una nonna pensi ancora con affettuoso rimpianto a suo padre.      Invece, sebbene abbia già trascorso circa metà della mia vita senza di te, continui nel profondo a mancarmi.
Sarà perché è difficile trovare uomini della tua statura: non fisica, eri bassino come me, ma della tua statura umana, politica, morale, affettiva. Con te potevo parlare di tutto e mi sentivo capita nei miei pensieri e nei miei sentimenti.
    Come saresti stato contento di sapere che, lasciata la scuola, ora scrivo, sono pubblicista e collaboro con un giornale (un editore generoso ha anche pubblicato un mio libro) e cerco di fare qualcosa per la società: assieme ad Augusto – che hai conosciuto prima di me! – e ad Adriana mi occupo di formazione per la diffusione di una cultura antimafia e nonviolenta. Se ci fossi ancora, sono certa che avresti partecipato con piacere alle riunioni della scuola ‘Falcone’  e del gruppo nonviolento, tu che contro la mafia e per la nonviolenza lo eri per costituzione e per scelta etica e mi consigliavi di leggere gli scritti di Giorgio La Pira e di M.L.King.
     Caro papà, oggi viviamo in un mondo pazzo e violento, oserei dire peggiore di quello che hai lasciato il 10 ottobre di circa trent’anni fa, quando vivevamo con la speranza di un’Europa e di un mondo più giusto e in pace, caduto il muro di Berlino e sgretolatasi l’URSS. Oggi in Europa c’è una guerra – nel mondo continuano a essercene circa trenta – e la situazione in Medio Oriente è drammatica, con una nuova orrenda carneficina tra Israeliani e Palestinesi. 
      In questo contesto, noi umani non capiamo che l’unica battaglia che uniti dovremmo combattere è quella per salvare la vita nel nostro pianetino, sconvolto dal cambiamento climatico dovuto all’aumento esponenziale di anidride carbonica nell’aria. 
     Papà, sono triste e scoraggiata, temo che, nonostante l’impegno di alcune persone di buona volontà, non ci sia salvezza per il mondo e per le nostre vite: non ho il dono della tua fede granitica e salda.
     Tu però desideravi che io somigliassi a una donna forte della Bibbia: Sara, Debora, Giuditta… Non è facile, ma prometto che ci provo. Ma tu mandami un po’ di forza da lassù. E tanti abbracci e sorrisi.

domenica 8 ottobre 2023

Criminalità in Italia: la DIA tiene alta la guardia

      Palermo – L’arresto di Matteo Messina Denaro, già nel 1993 uno dei dieci latitanti più ricercati nel mondo, ma catturato solo il 16 gennaio 2023 e poi morto in carcere il 25 settembre scorso, non deve indurre a eccessivo ottimismo: anche se non sparano, in molte regioni italiane le mafie detengono ancora il controllo del territorio e condizionano pesantemente il tessuto economico.
      Lo afferma la recente relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), riguardante il secondo semestre 2022: 513 pagine di dati sull’andamento della criminalità organizzata nel nostro Paese.
Eccone alcuni significativi passaggi: 
       “Gli elementi investigativi finora raccolti confermano che le organizzazioni criminali di tipo mafioso, nel loro incessante processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti, hanno implementato le capacità relazionali sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive e intimidatorie. Oggi, le mafie preferiscono rivolgere le proprie attenzioni ad ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando della disponibilità di ingenti capitali accumulati con le tradizionali attività illecite. Si tratta di “modi operandi” dove si cerca sia di rafforzare i vincoli associativi mediante il perseguimento del profitto e la ricerca del consenso approfittando della forte sofferenza economica che caratterizza alcune aree, sia di stare al passo con le più avanzate strategie di investimento, riuscendo a cogliere anche le opportunità offerte dai fondi pubblici nazionali e comunitari (Recovery Fund e PNRR).”
      Particolarmente grave la situazione nelle regioni meridionali, in particolare in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia. Ecco cosa succede in Campania: “Per quanto riguarda la criminalità organizzata campana o camorra, essa continua ad essere caratterizzata da una pluralità di sodalizi, ciascuno con un proprio ambito territoriale di influenza, prevalentemente caratterizzati da una spiccata propensione alla duttilità ed alla stretta interazione con la società, con la politica e con le istituzioni. Tali peculiarità hanno anche consentito alle organizzazioni camorristiche di mimetizzarsi agevolmente e di acquisire un crescente controllo degli apparati economico-finanziari attuando articolate strategie di mediazione politico-imprenditoriali”.
     Nella relazione si evidenzia che in Sicilia la cattura del super latitante Messina Denaro ha sì privato cosa nostra di una rilevante figura di riferimento, ma tale evento non avrebbe inciso “sull’operatività dell’organizzazione nel suo complesso, né si ritiene possa attenuare la pressione criminale nel territorio isolano; le organizzazioni siciliane, infatti, si confrontano con contesti ancora fortemente cedevoli alle intimidazioni mafiose, realizzando un “sotterraneo consensualismo”, mediante il quale la vittima spesso intravede una sorta di corrispettivo per il servizio prestato in suo favore da cosa nostra. In generale, oltre alle pressioni estorsive nei confronti di commercianti e imprenditori, talvolta concretizzate anche con modalità più o meno dissimulate d’imposizione di manodopera e forniture, le famiglie continuano a mantenere un atteggiamento improntato alla cosiddetta ‘sommersione’, rifuggendo, ove possibile, dal compiere eclatanti azioni anche violente per meglio infiltrarsi nel tessuto dell’economia legale, avvalendosi frequentemente di infedeli pubblici funzionari e rappresentanti delle istituzioni, proiettando gli investimenti anche in territori ultraregionali ed all’estero.”
In particolare poi “se nella Sicilia centro-orientale l’assetto mafioso si presenta più articolato, in virtù della coesistenza di consolidate famiglie di cosa nostra, di compagini stiddare e di altri sodalizi gerarchicamente subordinati alle più note e strutturate famiglie, la propensione di tutte le organizzazioni mafiose, anche nella Sicilia occidentale a formazione più omogenea delle sue compagini, rimane quella di condizionare il comparto imprenditoriale e produttivo con modalità diffuse, sistematiche e sempre più redditizie”. 
    Anche in Sicilia, dunque, la criminalità utilizza poco la violenza per evitare allarme sociale e privilegia consolidata strategia di “sommersione”. I principali interessi delle mafie siciliane continuano a essere il traffico di stupefacenti, le estorsioni, l’infiltrazione nei comparti della pubblica amministrazione, nell’economia legale, nel gioco e nelle scommesse online “settore quest’ultimo che garantisce una singolare modalità di controllo del territorio, strumentale anche per il riciclaggio dei capitali illecitamente accumulati.” 
   La relazione sottolinea ancora che il traffico della droga permette a cosa nostra di instaurare relazioni commerciali e di stringere alleanze cooperative con altre organizzazioni malavitose, quali ‘ndrangheta e camorra.
    Si apprende poi che la mafia siciliana esercita ancora una “capacità attrattiva” sui giovani, coinvolgendo non solo i rampolli delle famiglie mafiose ma reclutando anche tanti ragazzi per ampliare la ‘manovalanza’ criminale.
     Infine, anche le mafie stanno anche adattandosi alla società digitale: nella relazione si legge che i criminali usano i cripto-telefoni per cifrare le conversazioni e sanno muoversi nel ‘dark web’.
Allora, per quanto impegnate, da sole le Forze dell’Ordine non potranno farcela ad avere la meglio sulla criminalità organizzata. “La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari”, ha scritto una volta Gesualdo Bufalino. Certo, è fondamentale il ruolo educativo: ma se Forze dell’Ordine e Docenti non avranno al loro fianco imprenditori, funzionari pubblici, politici e la maggior parte dei cittadini, sconfiggere le mafie sarà davvero difficile.

Maria D'Asaro, 8.10.23, il Punto Quotidiano

sabato 7 ottobre 2023

La via Maestra, la via dei Maestri...

Con il Movimento Nonviolento a Roma il 7 ottobre
insieme per la Costituzione che ripudia la guerra

    Il cammino della nonviolenza è lungo, a volte faticoso e solitario, ma quando lo si fa insieme ad una moltitudine, diventa festoso e leggero.   
    Abbiamo aderito e parteciperemo alla manifestazione nazionale  del 7 ottobre a Roma La via Maestra: insieme per la Costituzione; con le bandiere della nonviolenza che spezza il fucile saremo dietro lo striscione di Europe for Peace per sostenere “una politica di pace  intesa come ripudio della guerra e con la costruzione di un sistema di difesa integrato con la dimensione  civile e nonviolenta”. 
                                                                              (continua qui: Movimento nonviolento Palermo)

martedì 3 ottobre 2023

La metafisica, secondo Wislawa

Platone, ossia perchè


Per motivi non chiari,
in circostanze ignote
l’Essere Ideale smise di bastarsi.

Dopotutto poteva durare e durare all’infinito,
sgrossato dall’oscurità, forgiato dalla chiarezza,
nei suoi giardini di sogno sopra il mondo.



Perché, diamine, si mise a cercare impressioni
in cattiva compagnia della materia?

Che se ne fa di imitatori
mal riusciti, sfortunati,
senza prospettive per l’eternità?

Una saggezza zoppa
con una spina conficcata nel tallone?
Un’armonia fatta a pezzi
da acque agitate?
Il Bello
con dentro budella sgraziate
E il Bene
– perché con un'ombra,
se prima non l’aveva?

Doveva esserci una ragione,
anche se all’apparenza irrilevante,
ma questo non lo svelerà neppure la Nuda Verità
occupata a rovistare
nel guardaroba terreno. 

Per non dire di questi orribili poeti, Platone,
trucioli che la brezza sparge da sotto le statue,
rifiuti del grande Silenzio sulle vette…


Wislawa Szymborska: La gioia di scrivere, tutte le poesie (1945-2009), 
a cura di Pietro Marchesani, pag. 583, Adelphi, Milano

(Dedicata ad Augusto, Pietro, Giulia, Mario, Guido, Anna, Caterina, Armando .... e alle/ai cenacolanti che stasera riprendono il pluri-ventennale appuntamento delle cenette filosofiche)

sabato 30 settembre 2023

Caro Vittorio,

    Caro Vittorio, 

        prima del 15 aprile 2011, avevo sentito il tuo nome solo un paio di volte, a proposito di servizi televisivi sulla Palestina. Poi mi è capitato di ascoltare in TV un’intervista a tua madre Egidia. Quell’intervista mi ha toccato il cuore. E ho comprato il libro che lei ha scritto per raccontare la tua storia. 
      “Un figlio è carne della tua carne e sangue del tuo sangue e, come sanno tutte le madri che lo hanno perduto, con lui se ne va per sempre un pezzo di te e della tua anima”, scrive tua madre. 
     Sarà difficile per lei festeggiare il Natale. Avrà poco senso anche per Paola, la mamma di Giulio Regeni, ucciso qualche anno dopo di te in Egitto. 
    Ma tu puoi essere fiero di tua madre: nonostante tutto, ce l’ha fatta a restare umana…
Tua madre, che aveva fatto di tutto per non farti nascere prematuro: “Immobile per più di due mesi, ho trasmesso a mio figlio le emozioni, la gioia e l’angoscia di quell’attesa (…): ho letto libri su libri e, chissà, forse anche da questo è scaturito quel suo grande amore per la lettura e la parola scritta. (…) Vittorio è venuto al mondo col pugnetto alzato. Mi rese ancora più faticoso e doloroso il parto, ma io ricordo sempre con un sorriso quel particolare”.
 Quando continuava a raccontartelo - perché le madri hanno l’abitudine di ripetere all’infinito le storie che riguardano i propri cuccioli – tu sorridevi e sbuffavi. 
Sei stato davvero un bambino speciale… (continua su:  Maria D'Asaro: “Una sedia nell’aldilà”, Diogene Multimedia, Bologna, 2023)

Il libro si può trovare qui:


giovedì 28 settembre 2023

Valencia, orizzonti sognati...

Andare a Valencia per la mostra dedicata a Sorolla, in occasione del centenario della sua nascita, e scoprire una magnifica città mediterranea…

(Qui e qui notizie e quadri del pittore nato a Valencia)
















(continua...)