giovedì 6 ottobre 2022

Evasioni letterarie

Picasso: donna che legge (1935)
      Ogni tanto, nostra signora entra in una prigione della città. No, non ha commesso reati: ci va da volontaria dell’AS.VO.PE. 
  Insieme ad altre splendide veterane (Caterina, Grazia, Marica,Vanna) si occupa delle piccole biblioteche esistenti nella struttura, arricchendole anche con nuovi testi. 
     Oggi nostra signora è andata nel reparto femminile: la signora detenuta,  responsabile interna della biblioteca, le ha riferito, con gli occhi che le brillavano, che le compagne - tutte, proprio tutte! - avevano letto il testo di un’autrice francese ricevuto in estate. La signora era poi contenta per i libri appena donati. 
    Al di là della necessità della pena detentiva, da fuori non si riesce neppure a intuire quanto lo scorrere del tempo in carcere sia pesante, immobile e vuoto. 
     Poiché una delle pochissime attività permesse è leggere, se si ha in mano un testo intrigante, il detenuto/a può almeno viaggiare con l’immaginazione e... concedersi una sana evasione.


Maria D'Asaro

martedì 4 ottobre 2022

Il canto di Francesco: una strada per l'oggi...

       Il Cantico delle Creature è il canto della fraternità, della bellezza e del benessere che il vivere tra e con i frati fratelli porta in sé in quanto diviene condivisione di un’autentica e mistica unità relazionale gestaltica con lo scopo di essere anche una forma di terapia liberatoria dal male e dal dolore del mondo.
    A questo riguardo Francesco, a proposito della debolezza e della vulnerabilità delle creature, è un autentico testimone dell’empatia che appartiene al monoteismo biblico e alla teologia della tradizione cristiana, confermando che non può sussistere altro discorso su Dio che non sia un monoteismo debole e che, proprio per questo è essenzialmente una teologia sensibile al dolore. Inoltre questa teologia (…) costituisce anche il nucleo essenziale di universalità perché si fonda sull’immedesimazione del dolore proprio e degli altri, fino al dolore del nemico.
    Da questo discorso, che è essenzialmente teologico, scaturisce l’obbligatorietà geopolitica che venga scritta una carta etica mondiale che riconosca una ontologia della responsabilità universale verso tutte le forme di dolore innocente.
     In questo tempo, gravato dalla sofferenza del vivere a causa del moltiplicarsi di temi e problemi complessi e, spesso, altamente inquietanti a livello mondiale, si parla dell’urgenza di sostenere un’etica della cura, un’etica del benessere globale della persona. Francesco d’Assisi  va oltre e, nel Cantico delle Creature, ci aiuta a conoscere e a riconoscere di quale cura e di quale benessere ha bisogno la nostra umanità. Il canto di Francesco d’Assisi ci parla dell’opportunità di passare da un’etica del benessere a una estetica del bell’essere.
 (postfazione del prof. Erminio Gius del testo: Il Signore mi condusse, di Giovanni Salonia,
 Cinisello Balsamo, MI, Ed.San Paolo, 2022,  pagg.168,169)

    «Sono forse io il custode di mio fratello?» aveva chiesto polemicamente Caino. “Sì, sei tu il custode di tuo fratello; solo custodendo tuo fratello custodirai te stesso e il mondo nel quale vivi tu e nel quale vivranno i tuoi figli”, possiamo immaginare sia stata la risposta di Dio. Francesco ci ha detto come realizzarla.
      L’inconsistenza del vivere assieme ha generato la frammentarietà liquida: il canto di Francesco e dei suoi frati può offrire una strada per l’oggi e per il prossimo futuro della condizione umana”. 

(pagina conclusiva del prof. Salonia, testo citato, pag.153)

domenica 2 ottobre 2022

Nonviolenza, lottare senza uccidere

     Palermo – Il 2 ottobre la liturgia cattolica festeggia gli Angeli Custodi: messaggeri spirituali e ponte tra l’umano e il divino, sono presenti in quasi tutte le religioni e culture, magari come ‘archetipi’ (per utilizzare un concetto dello psicanalista Carl Jung), cioè come riferimenti del nostro immaginario mentale collettivo. Nello stesso giorno, in Italia ricorre anche la Festa dei nonni, istituita con legge n.159 del 31 luglio 2005. 
   Il 2 ottobre è anche la giornata internazionale della nonviolenza, istituita dall’Assemblea generale della Nazioni Unite nel giugno 2007, e celebrata per la prima volta il 2 ottobre dello stesso anno.
    Tale ricorrenza, che si celebra proprio nel giorno di nascita del Mahatma Gandhi, è stata voluta dalle Nazioni Unite per "la rilevanza universale del principio della nonviolenza" e per divulgarne il messaggio attraverso l'informazione, con l’auspicio di "di assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza".
     Ancora oggi però le idee e le pratiche nonviolente sono poco conosciute e spesso fraintese ed equivocate. Talvolta la nonviolenza viene scambiata per passività, debolezza o per pacifismo arrendevole e imbelle. Nulla di più sbagliato.
    Gandhi stesso ha ribadito che se mai “un uomo venisse preso da una mania omicida e cominciasse a girare con una spada in mano uccidendo chiunque gli si pari dinanzi (…) chiunque uccida il pazzo otterrà la gratitudine della comunità e sarà considerato un uomo caritatevole”. Attenzione però: per Gandhi si può utilizzare la violenza per difendere sé stessi e gli altri solo se prima sono state esperite le pratiche e le azioni nonviolente possibili.
      Bisogna anche sottolineare che chi aderisce a una pratica di lotta nonviolenta, per raggiungere il suo obiettivo è disposto ad accettare la sofferenza su di sé piuttosto che infliggerla al suo avversario: per rendersene conto, basta conoscere i percorsi esistenziali e politici di nonviolenti illustri quali Nelson Mandela e Martin Luther King, oltre all’esempio luminoso del Mahatma.
    Inoltre, molti confondono ancora conflitto, aggressività e violenza. Invece, mentre la violenza è una specifica forma di combattività finalizzata al danneggiamento o all’annientamento di qualcuno, il conflitto è naturalmente iscritto nelle dinamiche tra le persone e i gruppi sociali; il professore Andrea Cozzo - nel testo ‘Conflittualità nonviolenta’ – sottolinea che “il conflitto è un fondamentale fattore propulsivo per il cambiamento proprio e/o dell’altro (…) in quanto processo e dinamismo, esso è un tutt’uno con la realtà e con la vita”. La nonviolenza è allora un modo di affrontare il conflitto in modo costruttivo, ascoltando le parti in causa e facendo in modo che le energie impiegate nel conflitto non sfocino nella violenza.
     La psicologia ha poi evidenziato la differenza tra violenza e aggressività: quest’ultima, diversamente dalla violenza distruttiva, è “un fattore energetico che ha a che fare con la vita e col diritto che ogni essere vivente esercita in qualche modo per la propria conservazione ed espressione”.
Elemento costitutivo della cultura e dell’azione nonviolenta è poi la congruità tra mezzi e fini: a differenza di quanto ipotizzava Machiavelli con la massima ‘il fine giustifica i mezzi’, secondo i teorici e i praticanti della nonviolenza, per ottenere un fine buono, buoni devono essere anche i mezzi per raggiungerlo. Gandhi lo ha sottolineato spesso nei suoi scritti e con la sua azione politica: per lui – come sottolinea ancora il professore Cozzo – “i mezzi sono tutto: infatti quale è il seme, tale sarà la pianta; non si può seminare gramigna e pretendere di raccogliere rose”. 
      Inoltre la nonviolenza è sempre rivolta a combattere il comportamento che ritiene malvagio e ingiusto, senza però odiarne l’autore. Gandhi ha sottolineato che per i nonviolenti non devono esistere nemici, persone da odiare, ma solo antagonisti o avversari: persone con le quali ci si deve, comunque, sempre sentire legati dalla comune appartenenza alla famiglia umana. Ecco le sue parole testuali: “L’uomo e la sua azione sono due cose distinte. È certamente giusto impugnare e combattere un sistema, ma impugnare e combattere l’autore equivale a impugnare e combattere sé stessi”.
      Altra caratteristica poco nota della nonviolenza è che essa, come metodo di lotta, è alla portata di tutti: grandi, piccoli, donne, uomini, sapienti, ignoranti, sani, malati…Alcuni la chiamano ‘la politica della gente comune’ in quanto - in svariate situazioni purtroppo poco pubblicizzate - è stata utilizzata da gruppi eterogenei per battersi contro forme di violenza e conseguire obiettivi di giustizia sociale. 
      Infine, una curiosità: fu l’italiano Aldo Capitini - chiamato il ‘Gandhi italiano’ per la sua convinta adesione alla nonviolenza e organizzatore e ideatore nel 1961 della marcia di Pace Perugia-Assisi - a suggerire di scrivere attaccata e senza trattino la parola nonviolenza come una parola a sé stante, nuova, per sottolineare la natura innovativa del concetto rispetto alla semplice assenza di violenza.
L’auspicio, allora, è che la celebrazione della sedicesima giornata mondiale della nonviolenza faccia riflettere e converta al dialogo i tanti responsabili delle troppe, dolorose, assurde, tristi e pericolose situazioni di violenza e di guerra nel nostro martoriato pianeta.

Maria D'Asaro, 2/10/22, il Punto Quotidiano

giovedì 29 settembre 2022

Se vuoi la Pace, prepara la Pace...

    Pochi sanno che dal 26 settembre al 3 ottobre la carovana di pace di "Stop The War Now" è in Ucraina. La carovana è organizzata dalle organizzazioni ‘Un Ponte Per’ e dal Movimento Nonviolento.
      E’ un’iniziativa a carattere umanitario e politico: si portano aiuti alla popolazione ucraina e, soprattutto, si stanno incontrando gli obiettori di coscienza, i nonviolenti, il Movimento Pacifista Ucraino.

    Per saperne di più, qui il sito di Azione nonviolenta


martedì 27 settembre 2022

Le pagelle, dopo il voto

    Dalla pagina FB di mio figlio Riccardo (Mariscalco), che ringrazio di cuore per l'autorizzazione a rilanciare il suo post nel blog.
Ecco le sue pagelle politiche:

𝐈𝐭𝐚𝐥𝐞𝐱𝐢𝐭 𝟏: la brexit in salsa italiana non si avvicina neanche lontanamente ai risultati del movimento britannico, invece di restare fuori dall'Europa si resta fuori dal Parlamento (𝒏𝒐𝒏 𝒄'𝒆́ 𝑷𝒂𝒓𝒂𝒈𝒐𝒏𝒆).

𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝟏: la scelta lungimirante di prendere le distanze dagli altri partiti di sinistra dà i risultati attesi; l'Unione fa la forza, sì, degli altri però (𝑼𝒏𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒑𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆).

𝐈𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝟏: l'ape Maio, nonostante lo stage diving in pizzeria, non riesce a prendere il volo, ma riesce a battere tutti i pronostici, in negativo (𝑫𝒊 𝑴𝒂𝒊𝒐 𝒊𝒏 𝒑𝒆𝒈𝒈𝒊𝒐).

+ 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝟒: Più Europa porta a casa meno seggi del previsto, e la spallata del terzo polo a Roma non aiuta (𝑬𝒎𝒎𝒂 𝑺𝒕𝒂𝒊 𝑩𝒐𝒏𝒊𝒏𝒐).

𝐀𝐥𝐥𝐞𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐕𝐞𝐫𝐝𝐢-𝐒𝐈 𝟒: Fratoianni vede un po' di luce in fondo al tunnel, forse sono i pochi seggi portati a casa, forse è fotovoltaico, ma girano le pale per un risultato al di sotto delle aspettative (𝑩𝒐𝒏𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒃𝒆𝒏𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐).

𝐏𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐃𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝟓: la disfatta è generale su quasi tutto il territorio nazionale, si perdono persino roccaforti come la Toscana e l'Emilia Romagna, inoltre, la guida del partito è totalmente da riformare (𝑺𝒐𝒍𝒐 𝑪𝒂𝒔𝒊𝒏𝒊).

𝐀𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐕𝐢𝐯𝐚 𝟒: il terzo polo, quarto sul campo, si presenta al primo esame nazionale scordando l'Agenda a casa; anche senza Draghi vengono bruciate le occasioni di portare a casa un collegio (𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂 𝑪𝒂𝒍𝒆𝒏𝒅𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒆𝒔𝒕).

𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞 7: L'avvocato del Popolo fa nomi e cognomi: "Reddito di Cittadinanza"; è l'unico che riesce a contendere alla destra alcuni collegi al sud (𝑪𝒐𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒊̀).

𝐍𝐨𝐢 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 𝟓: molti coleotteri e anche alcuni lupi sanno che fingersi morti é la migliore difesa, il proporzionale fa il resto (𝑳𝒖𝒑𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒍𝒍𝒆𝒈𝒊𝒐 𝒆 𝒊𝒍 𝒗𝒊𝒕𝒂𝒍𝒊𝒛𝒊𝒐).

𝐅𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝟕: La retorica eloquente del presidente ripaga: non viene omessa una singola barzelletta, né un singolo racconto sulle avventure giovanili né una singola teoria sulle persone per bene previste per cambiare il governo a Kiev: è un'esplosione di seggi (𝑩𝒆𝒏𝒗𝒆𝒏𝒖𝒕𝒊 𝒔𝒖𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒄𝒂𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒖𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝑷𝒂𝒍𝒂𝒛𝒛𝒐 𝑴𝒂𝒅𝒂𝒎𝒂).

𝐋𝐞𝐠𝐚 𝟔: I toni moderati di Salvini non riescono a fare breccia sull'elettorato cattolico, forse, con qualche altra tonnellata di crocifissi e camionata di figure sacre, ce l'avrebbe fatta, ma funziona così, in un mondo in cui tutti Sono Giorgia, pochi Sono Matteo (𝑽𝒂𝒏𝒈𝒆𝒍𝒐 𝒔𝒆𝒄𝒐𝒏𝒅𝒐 𝑴𝒂𝒕𝒕𝒆𝒐).

𝐅𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝟗: Qualche urlo di troppo, qualche battuta s-garbatella, però Baby Georgia porta a casa il risultato; non si infiamma solo il tricolore ma anche la matita degli italiani: è maggioranza (𝑵𝑽𝑶𝑽𝑨 𝑳𝑬𝑮𝑰𝑺𝑳𝑨𝑻𝑽𝑹𝑨).

domenica 25 settembre 2022

Francesco d'Assisi, la luce di un 'fratello minore'

Ragusa, 24.8.22: presentazione del testo (foto da L'Opinione)
      Palermo – Non è facile sintetizzare in modo esaustivo la ricchezza poliedrica del testo di Giovanni Salonia Il Signore mi condusse (Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni San Paolo, 2022), in cui l’autore (frate cappuccino, psicoterapeuta, docente di psicologia sociale) offre un profilo a tutto tondo di Francesco d’Assisi: “un ritratto psicologico e spirituale”, come recita il sottotitolo, che esplora i vari aspetti della vita del santo, con un convincente e suggestivo approccio trans-disciplinare.
       Il libro, con una postfazione del professore emerito Erminio Gius, è stato presentato qualche mese fa a Palermo da illustri relatori, tra i quali la professoressa Ina Siviglia che ha evidenziato come il testo sia attraversato da uno sguardo antropologico non univoco, né unicamente cristiano né solo laico: dalle pagine del libro brilla l’orizzonte di una antropologia umana universale, che può risuonare dentro ogni persona di buona volontà.
       Sia la professoressa Siviglia che il professore Luigi Pellegrini - autore della presentazione scritta al testo - hanno poi evidenziato come san Francesco abbia compiuto quella che il professore Salonia definisce “una rivoluzione culturale e strutturale che ancora oggi rappresenta una delle sfide più radicali del vivere insieme a livello ecclesiale e sociale”: il passaggio “dalla communitas alla fraternitas”, cioè dalle comunità monastiche fondate per svolgere insieme un compito, il bene comune, a quella francescana, fondata essenzialmente sul primato della fraternità, che custodisce le relazioni e compone in unità e armonia i vari carismi.
     La fraternità di Francesco diventa allora ‘figura’ – per usare un termine caro alla psicologia della Gestalt – cioè elemento primario, chiave di volta con cui leggere la sua speciale esperienza umana e spirituale. Scrive Giovanni Salonia: “Nell’esperienza di Francesco e nelle sue parole è centrale non tanto la parola fraternità (…) ma il definirsi e relazionarsi da ‘fratello’.” “Il Padre gli dona dei fratelli da amare nella reciprocità, senza volontà di dominio o di sottomissione.”
“L’essere fratelli è in Francesco l’itinerario privilegiato di conversione. Sempre fratello, di fronte a ogni uomo, sia egli papa o re, lebbroso o peccatore. (…) sempre fratello ‘minore’. (…) Non un fratello santo che guarisce, ma un fratello che abbracciando impara ad essere fratello. Un fratello che si prende cura del corpo malato dell’altro non per dare o dimostrare qualcosa, ma unicamente perché fratello”. 
   Con il primato della fraternità “Francesco rivoluziona la teologia della creazione man mano che sente dentro il suo cuore il cantico dell’essere figlio e del trovarsi tra fratelli. Anche gli animali sono fratelli.” Diventano fratelli, come si legge nel meraviglioso Cantico delle creature, tutti gli elementi della natura, compreso il corpo e la morte.

Presentazione del testo a Palermo



     La radice del nuovo modello di fraternità proposto da Francesco – che vuole seguire nel suo cammino umano e spirituale l’esempio di Gesù, fratello maggiore – è la connessione tra obbedienza e amore.  “Il cuore dell’obbedienza è la comunione”: sottolinea il professore Salonia. E Francesco insiste sulla necessità di rimanere nella comunione “anche nei casi estremi, quando non si può ubbidire. Una prospettiva rivoluzionaria nella storia della vita consacrata, perché coniuga (e non oppone) il primato della coscienza con quello della fraternità”.
    L’autore analizza altri aspetti fondamentali della fraternità francescana: Francesco non si considera mai un padre fondatore e accetta l’inquietudine e la sofferenza che questa scelta non verticistica gli comporta: “Francesco ha dovuto far fronte alla paura che la scelta di essere innanzitutto fratello comportasse lo smarrimento dell’eredità, ovvero dell’ispirazione, ma nello stesso tempo, l’assisiate non voleva ripiegare verso una soluzione paterna, che avrebbe sconfessato la novità della fraternitas”. “Anche in punto di morte Francesco rimane fratello e non chiama figli i suoi frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo, ve la insegni».
In quest’ottica – evidenzia ancora Salonia - le tante separazioni e frantumazioni nell’ordine sono state, in fondo, gesti di vitalità ed espressioni di genuinità. Proprio perché la fraternitas di Francesco richiede una costitutiva accettazione dell’essere fratelli, ogni frate e ogni generazione hanno il diritto e il dovere di ripensare l’ordine «secondo i luoghi, i tempi e le fredde regioni», rinunciano al sogno della stabilitas, del pensiero unico, di una comunione nello stile della communitas”.
   Di cosa ha bisogno la fraternità per realizzarsi? Ha bisogno di ecclesialità, di sentirsi in comunione, sempre e comunque con la Chiesa; ha bisogno soprattutto della povertà, appellata ‘sorella’ anche lei. Francesco si spoglia di tutto e chiede addirittura l’elemosina: “Scegliere di diventare povero con i poveri, di chiedere l’elemosina invece di farla, significa così superare nell’intimo la tentazione di sentirsi più buoni degli altri, di avere pretese, per ritrovarsi nell’uguaglianza tra fratelli; significa vivere la radicalità della condizione umana, dell’essere-gettati-nel-mondo, senza illusione di protezione o garanzie speciali”
   In questa prospettiva di radicale cambiamento rispetto ai valori sociali “L’abbraccio con lebbroso viene indicato da Francesco stesso come il punto culminante della sua esperienza di conversione. Egli, docile allo Spirito, ha compiuto un cammino di progressiva liberazione: ha attraversato/superato la paura della povertà materiale e delle umiliazioni, del rifiuto, del disprezzo.”
   Il testo offre tanti preziosi spunti di riflessione, a cui si può solo accennare: l’importanza dei sentimenti come via dell’amore “l’amore non è per Francesco un guadagno ingenuo, separato dalla concretezza dell’umano. Senza contatto con le emozioni e i sentimenti, non c’è amore autentico e incarnato. Abbiamo bisogno delle emozioni: sono i nostri vissuti più istantanei e intensi, che ci muovono e ci orientano nel mondo. E non possiamo fare a meno dei sentimenti: ci danno il calore, l’energia, il sapore e la direzione dell’esistenza e ci rivelano parti intime, vibranti, a volte sconosciute, del nostro cuore. (…) Già le Preghiere di Francesco sono impregnate di sentimenti intensi e di emozioni travolgenti.” “Accanto alla lode, un altro sentimento riempie il cuore di Francesco: la gratitudine. I sentimenti di gratitudine per il Signore a tratti sono incontenibili.” “Questo inesauribile innamoramento per Dio si coniuga in Francesco in un tenero, affettuoso, delicato amore per il fratello (…); la tenerezza è parte costitutiva del cuore di Francesco”.
     E poi il valore della cura, secondo una ‘grammatica’ soprattutto fraterna e materna: “Se l’obbedienza e l’amore si proteggono a vicenda, allora fra chi comanda e chi ubbidisce si instaura un reciproco prendersi cura, secondo il codice fraterno/materno.” “La fraternitas come principio di convivenza richiede precise qualità relazionali quali l’amore materno, il rispetto della creatività del singolo, una maggiore libertà di movimento rispetto alla communitas, una normativa essenziale.”
   Una nuova concezione di sapienza: “Il sapere che salva è il sapere vivere in relazione.” “Con grande intuito, Francesco chiede alla semplicità di ‘proteggere’ (di ‘autenticare’) la sapienza. (…)  Maestro di sapienza ‘illetterata’, Francesco ci ricorda in definitiva che non è ‘ingoiando’ libri e nozioni che si diventa sapienti, ma per la via della ricerca dell’interiorità, dell’essenzialità, della creatività, della relazione, dell’umile mettersi in discussione. 
Francesco, maestro di una sapienza "folle", ci ricorda l’inutilità di una saggezza impaurita e la necessità dell’audacia, frutto dell’essere in contatto con la propria ispirazione e con l’Altro, unica protezione dalle seduzioni dell’applauso e del consenso degli opinion-leaders. La semplicità francescana non è semplicioneria o ignoranza della complessità dell’esistenza, bensì capacità ascetica di purificarsi del superfluo, faticosa ricerca dell’essenziale, ascolto attento del proprio cuore e di quello del fratello.”
Professore Giovanni Salonia

   Il testo, quindi, ci propone un Francesco vibrante e attuale, del cui trascinante esempio di vita c’è oggi urgente bisogno. Con un felice sintesi, papa Francesco ha scritto nell’Enciclica ‘Laudato sii’: «In Francesco si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore».
     E l’impegno per la pace nella società: ricorda Salonia che quando a Francesco viene richiesto di risolvere dei conflitti, egli non veste mai i panni del giudice, ma rimane un fratello che aiuta: “Possiamo dire che inventa il ruolo di quello che oggi si chiama mediatore. (…) Francesco resta fratello del lupo e degli abitanti di Gubbio. Restare fratello delle parti in gioco si rivela il modo migliore per la soluzione dei conflitti”.
     Benvenuto quindi il contributo così ‘innamorato’ del professore Salonia. Nella citata presentazione palermitana, il professore Eugenio Borgna ha sottolineato la bellezza unitaria del libro, che si può gustare quasi come un romanzo e dalla cui lettura credenti e non credenti escono ritemprati e rinnovati.
       Nei nostri giorni afflitti da pandemia, crisi climatica, diseguaglianze sociali, ingiustizie, guerre… in cui l’umanità sembra avviluppata in una pericolosa frammentarietà ‘liquida’ e litigiosa, incapace di costruire un’umanità solidale e fraterna...  davvero “il canto di Francesco e dei suoi frati può offrire una strada per l’oggi e per il prossimo futuro della condizione umana”. 
                                                                                   
                                                                                                                                                        Maria D'Asaro, 25.9.22, il Punto Quotidiano

sabato 24 settembre 2022

Sostiene Pereira

 
Una recensione acuta, che vorrei aver scritto io. Grazie, Rossana.

       “Quando è uscito Sostiene Pereira, nel 1994, la destra fascistoide lo ha interpretato come un romanzo comunista – brezneviano - e come un attacco al berlusconismo. Il libro racconta, in realtà, la situazione politica del regime portoghese di Salazar, nel 1938, negli stessi anni in cui in Spagna infuria la guerra civile che porterà alla vittoria di Francisco Franco e in Europa si sono affermati i vari fascismi - a partire dal fascismo italiano del 1922 - e il nazismo tedesco.
        Antonio Tabucchi non ha scritto quindi il suo romanzo con riferimento alla situazione italiana del 1994, ma il riconoscimento del berlusconismo e della destra nei tratti descritti all’interno del romanzo la dice lunga sulle permanenze che connotano l’eterna categoria di fascismo (Ur-fascismo di Eco).
       Così, quando oggi si parla di pericolo fascista - non si vuol certo affermare che la storia si possa ripetere identica, piuttosto si teme che certi tratti della destra novecentesca - nazionalismo, xenofobia, controllo del Parlamento, strumentalizzazione della religione e della tradizione, invenzione del nemico... - possano ripresentarsi in altra veste. Ma non è su questo aspetto che vorrei soffermare l’attenzione e richiamare l’importanza del romanzo di Tabucchi.
     E’ un racconto fine, ironico, avvolgente ... (continua qui)

Rossana Rolando, dal blog Persona e Comunità.


venerdì 23 settembre 2022

Primo: salvare la casa che brucia


       Se l’Italia fosse – e in fondo lo è – una grande famiglia, cosa vorrebbe una madre? Le madri sono abituate a pensare in termini di priorità: si adoperano innanzitutto perché i figli stiano bene, abbiano risorse e istruzione e, da grandi, un lavoro onesto. Perché ci sia tra loro rispetto, uguaglianza, pari opportunità. Se un figlio è malato o ha un problema, sarà quello da attenzionare di più…   
    Ovviamente la madre vuole per tutti una buona casa dove abitare. Se la casa fosse in procinto di bruciare, la madre, i genitori si darebbero da fare con urgenza per salvare la casa.
         Sappiamo che ora la casa/Italia – e, con lei, la casa mondo – è in pericolo, sta male, ce lo dicono da anni gli scienziati del clima.  La prima cosa, per permettere alla famiglia umana di continuare a vivere insieme, è salvare la casa/mondo.
    Oggi 23 settembre, alle 16, manifestano nelle piazze di tutta Italia i ragazzi di Friday For Future, e assieme a loro genitori e nonni - i Parents for future - per chiedere alla politica innanzitutto, e a ciascuno, ove possibile, di fare qualcosa per salvare la nostra meravigliosa casa comune. 

A Palermo si manifesterà alle 16 a piazza Verdi (davanti al teatro Massimo).

Qui il sito dei Parent for future Italia; segnalo in particolare, nell'Home page, l’Eco manifesto in 7 punti: Quello che serve davvero per fronteggiare la crisi climatica (in pdf, scaricabile).

Segnalo poi, per i Docenti, il gruppo dei Teachers for future:

Pace, Ambiente e Giustizia sono correlati: all’iniziativa aderisce anche La Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, che aderisce alla manifestazione.










mercoledì 21 settembre 2022

Francesco, maestro umile di nonviolenza

     “Le agiografie raccontano tanti episodi in cui Francesco si accosta a briganti e delinquenti non come persone da giudicare (né in primis da convertire), ma unicamente da rispettare e amare, perché lui è fratello minore. Rivoluzionaria in questo senso l’indicazione che dà ai frati in missione presso i Saraceni: il primo modo di comportarsi è che «non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio».  
    
E se a Francesco viene chiesto di risolvere dei conflitti tra fratelli non riveste mai la parte del giudice, ma rimane un fratello che aiuta. Possiamo dire che inventa il ruolo di quello che oggi si chiama mediatore. 

    Basti pensare al racconto del lupo di Gubbio. Sia stato un lupo o un brigante ha poca rilevanza, il titolo del racconto (Del santissimo miracolo che fece santo Francesco quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobbio) parla in modo unilaterale di un Francesco che ammansisce il lupo, ma scorrendo la narrazione è chiaro come Francesco, da fratello (ecco il suo essere mediatore) ristabilisce una circolarità fraterna.
      Riconosce che il lupo mangia le persone, ma che lo fa per fame, per cui gli eugubini devono cambiare atteggiamento: non cacciare bensì sfamare il lupo. Francesco resta così fratello del lupo e degli eugubini.

    La conversione non sarà solo del lupo (come dice il titolo), ma anche degli abitanti di Gubbio. Restare fratello delle parti in gioco si rivela il modo migliore per la soluzione dei conflitti.”




Da:  Il Signore mi condusse, di Giovanni Salonia, Cinisello Balsamo (Mi), Ed. San Paolo, 2022, p.59

domenica 18 settembre 2022

Danilo, campione italiano di bugia

     Palermo – Il Campionato italiano della Bugia non può che svolgersi in Toscana, non lontano da Collodi, paese da cui prese lo pseudonimo Carlo Lorenzini, l’autore di Pinocchio: l’originale competizione, ideata nel 1966 da Giancarlo Corsini, si tiene infatti a Le Piastre, frazione montana del comune di Pistoia, da cui dista pochi chilometri. 
     La 46° edizione dell’estroso Campionato si è svolta il 6 e 7 agosto scorso ed è stata dedicata al cinema: i partecipanti alle varie sezioni ((grafica italiana, grafica internazionale, sezione letteraria, radiofonica e verbale) hanno disegnato o proposto storie ‘bugiardissime’ legate all'arte cinematografica italiana e mondiale.
     Durante le varie gare se ne sono sentite davvero delle belle; alla fine i dieci giurati, coadiuvati dal magnifico rettore dell’Accademia della Bugia Emanuele Begliomini, nella sezione verbale hanno proclamato Bugiardo d’Italia 2022 il siciliano Danilo Malerba, originario di Lentini, in provincia di Catania.
      Danilo ha raccontato che che col suo amico Alfio va sempre al cinema 4D a vedere i film con la realtà aumentata: quando guarda ‘Jurassic Park’ avverte nettamente la puzza dei dinosauri; evita invece i film di guerra come “Salvate il soldato Ryan” per non rischiare troppo… 
Ovviamente il cinema a 4D non esiste. E anche se esistesse Danilo non potrebbe vederlo perché è cieco… Ma la sua dialettica e la sua ironia sono state così convincenti da fargli vincere il primo premio. Il campione della bugia, intervistato dalla giornalista Eleonora Mastromarino del TG regionale siciliano, ha confessato però che nella vita cerca di essere sincero: “Le bugie hanno le gambe corte e ti tornano addosso… Ma ogni tanto volare con la fantasia e lavorare d’invenzione è bello e liberatorio…”
Ricco di ironia e creatività, tra le altre cose Danilo porta avanti con determinazione il progetto “Vela solidale” che propone la vela come strumento di aiuto, di sostegno e di inclusione nelle disabilità cognitive e nel disagio sociale.
      Alla divertente competizione hanno partecipato anche dei bambini: Leonardo Filippelli, proveniente da Pescia (in provincia di Pistoia) è stato proclamato il bambino più bugiardo d’Italia: Leonardo millantava di essere il bambino più ricco e famoso del mondo grazie alla sua capacità di doppiare la sirena dell’automobile del film ‘Ghostbusters’, sirena che ha poi imitato alla perfezione. 
Tra i premiati delle altre sezioni, al toscano Paolo Rinaldi è stato attribuito il Bugiardino radiofonico. Il suo racconto/radiocronaca riguardava l’avvento di una nuova, ennesima variante di Covid-19, altamente contagiosa già attraverso lo sguardo, da combattere quindi con una speciale protezione: gli occhiali FFP2…
      Durante la manifestazione, sono state attribuite anche due lauree: premiato con la laurea di bugiardo alla carriera il novantenne Guido De Maria, l’autore di ‘Gulp fumetti in TV’. “E’ il nostro doveroso riconoscimento – ha spiegato il Magnifico rettore dell’Accademia, Emanuele Begliomini - per la sua splendida carriera a chi ha fatto sognare intere generazioni di bambini e di adulti ancora bambini, regalando loro favole che altro non sono che splendide bugie”. La seconda laurea ad honorem è stata conferita a Enzo Iachetti, che ha ringraziato esibendosi in un’applaudita lectio magistralis.
      Intervenuto con trucco e abbigliamento da pirata dei Caraibi, ha poi sorpreso la visita dell’attore statunitense Johnny Depp. Che però, alla fine della sua esibizione in inglese, ha confessato in italiano di essere l’Accademico della Bugia Massimo Borgioli, sosia quasi perfetto dell’attore, avvezzo a scherzi cinematografici simili.
    “Ancora una volta – ha concluso il magnifico rettore dell'Accademia della Bugia – ci siamo divertiti. Fantasia e Bugie hanno trionfato. Un grazie alla Misericordia e alla Pro Loco de Le Piastre senza le quali non avremmo potuto organizzare tutto questo. Grazie anche al pubblico che è stato, come sempre, numeroso e partecipe. E ora avanti con i lavori per la realizzazione del nostro nuovissimo Spazio Bugia, l’ex cinema paesano che metteremo a disposizione dell’intera montagna pistoiese e dei suoi abitanti. Insomma, continuate a seguirci e ne vedrete delle belle. Anzi delle bellissime”.

Maria D'Asaro, 18.9.22, il Punto Quotidiano