sabato 11 novembre 2023

Io, noi e l'immenso Giorgio Gaber

 

(a breve, un pezzo sul docu-film  Io, noi e Gaber,  di Riccardo Milani)

Il Riccardo  
Qualcuno era comunista  
Far finta di essere sani
   
 
La strada
 

giovedì 9 novembre 2023

martedì 7 novembre 2023

lunedì 6 novembre 2023

Eco-ansia, arriva il grido d’aiuto dei giovani

       Palermo – Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sono circa 166 milioni nel mondo i giovani con problemi di salute mentale: un adolescente su sette, tra i dieci e i diciannove anni, convive oggi con un disturbo mentale diagnosticato. L’Unicef informa poi che, afflitti soprattutto da ansia e depressione, 46.000 ragazzi tra i quindici e diciannove anni ogni anno arrivano al passo estremo del suicidio; in tale fascia di età il suicidio si configura così la quarta causa di morte.
        “C’è quasi un’epidemia di disturbi d’ansia e di depressione che colpiscono soprattutto i più giovani – ha dichiarato il professore Vincenzo Villari, psichiatra e psicoterapeuta, ai microfoni del TG scientifico ‘Leonardo’ – Purtroppo, in un sistema sanitario dove c’è scarsità di risorse, la terapia di supporto o una psicoterapia vera e propria per i disturbi emotivi e quelli depressivi spesso non è adeguata. In Italia c’è stata infatti una riduzione progressiva del budget per la salute mentale, che in Italia ammonta a circa il 3% del Piano Sanitario Nazionale, mentre in Paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna è due o tre volte maggiore”.
     Intanto tra i giovani si diffonde l’eco-ansia, definita anche ansia climatica o ansia ecologica: termine che descrive la sensazione e lo stato emotivo di disagio e di paura per i possibili disastri ecologici e ambientali correlati al cambiamento climatico. Giorgia, una giovane attivista, ha espresso così ha espresso così il suo stato d’animo in un confronto con l’attuale Ministro per l’Ambiente: “Soffro di ecoansia… a volte penso che non ho un futuro perché la mia terra brucia.”
    L’eco-ansia, già studiata dal 2007, ha ricevuto una certa attenzione mediatica dal 2017, quando Greta Thunberg ha dichiarato pubblicamente la propria ansia personale per il cambiamento climatico.
   Nel 2018 l’APA (American Psychological Association) ha pubblicato un rapporto relativo all'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute mentale, dichiarando che "i cambiamenti climatici graduali e a lungo termine possono anche far emergere una serie di emozioni diverse, tra cui paura, rabbia, sentimenti di impotenza o esaurimento".  Tale associazione descrive l'eco-ansia come "la paura cronica del cataclisma ambientale che deriva dall'osservare l'impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione associata per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni". 
    L'APA, pertanto, ritiene che l'interiorizzazione dei grandi problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta possa avere conseguenze psicologiche significative nelle persone. Nella letteratura scientifica, l’eco-ansia è stata definita anche come “la sensazione generalizzata che le basi ecologiche dell’esistenza siano in procinto di crollare”. 
   Nonostante alcuni studiosi sottolineino che l’eco-ansia non sia ancora classificata tra le patologie, ma sia considerata piuttosto una comprensibile reazione negativa alla gravità della crisi ecologica, sono evidenti i casi in cui l’eco-ansia è così forte da richiedere un supporto per la salute mentale. 
Questa tipologia di disturbo ansioso ha un impatto maggiore sui giovani e si può paragonare a quella  provata dai “baby boomer” durante la guerra fredda circa l'eventuale scoppio di un conflitto nucleare. 
In particolare, oggi molte giovani coppie confessano di provare così tanta ansia e paura per il futuro a causa del cambiamento climatico da scegliere di non avere figli.
    Questo il parere di Giancarlo Marenco, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte: “La pandemia che ha spaventato molto e i cambiamenti climatici che spaventano altrettanto danno una forte incertezza rispetto a quello che sarà il futuro. Hanno questi pensieri e queste paure soprattutto i giovani; timori che si manifestano con sintomi prevalentemente psico-somatici e sintomi ansiosi: senso di soffocamento, tensione interna che rimanda alla condizione di incertezza data dalla situazione dei cambiamenti climatici.”
   Secondo il professore Marenco è fondamentale che gli operatori della salute mentale ascoltino con attenzione il disagio dei giovani; l’Ordine degli psicologi del Piemonte sta cercando anche l’aiuto di associazioni ambientaliste per essere aggiornato su dati e conseguenze della crisi climatica.
   “Spero però – conclude il professore Marenco – che il malessere sia anche una spinta a fare, attivi una modalità partecipativa, aggreghi i giovani e li spinga ad occuparsi in prima persona dei temi ambientali. Secondo me, questo potrebbe essere l’aspetto positivo dell’ecoansia: tradurre la preoccupazione in un impegno per un mondo migliore. Ricordiamo che sono i giovani che in questo momento stanno lottando per tutti noi.”


Maria D'Asaro, 5.11.23, il Punto Quotidiano

sabato 4 novembre 2023

4 novembre: onoriamo i morti dicendo che la guerra è 'inutile strage'

       La Prima Guerra Mondiale, che per l’Italia si è protratta dal 1915 al 1918, fu un capitolo oscuro nella storia nazionale e del mondo intero. I soldati italiani, insieme a milioni di altri combattenti, furono travolti dalla brutalità della guerra nelle trincee, vivendo in condizioni disumane, sperimentando la fame, le malattie e l’orrore costante del conflitto. Comandanti fanatici diretti da spietati governanti imposero sacrifici insensati.       Le famiglie italiane subirono un dolore insopportabile mentre le notizie della perdita di vita dei loro cari giungevano a casa. Intere comunità furono devastate dalle morti e dai lutti che accompagnavano la guerra. Nei diari che giungevano dal fronte il re e i ministri di allora venivano maledetti. Tante lettere non giunsero mai alle famiglie perché censurate. Chi disobbediva all’ordine di compiere gli assalti, anche i più insensati, veniva fucilato.   
     Questa fu la realtà della Prima Guerra Mondiale che ancora oggi viene censurata durante le celebrazioni ufficiali del 4 Novembre.
     Pertanto il 4 novembre noi vogliamo onorare tutti coloro che morirono a causa dell’inutile strage che fu la Prima Guerra Mondiale. Così simile all’inutile strage che si sta consumando oggi nella guerra fra Russia e Ucraina. Nessun obiettivo militare dall’una e dall’altra parte giustifica più la continuazione della guerra. Inutile strage è anche la guerra fra Hamas e Israele: nulla di sensato può giustificare quanto sta accadendo in quelle terre.
     Il sonno della ragione genera mostri. Pertanto onoriamo la memoria di coloro che furono vittime della perdita della ragione ieri come le vittime della perdita di ragione di oggi. Un’ombra lunga di dolore e sofferenza collega la Prima Guerra Mondiale alle guerre che insanguinano il mondo odierno. La memoria della Prima Guerra Mondiale serva come monito contro la follia della guerra e la giornata del 4 Novembre sia l’occasione per attuare l’articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra.

venerdì 3 novembre 2023

Follia



Strage 
di innocenti,
in Palestina e Israele,
anzichè coltivare ulivi di pace.
Follia...

domenica 29 ottobre 2023

Operazione Colomba, vicini a chi soffre

     Palermo – In questi giorni bui, segnati dai terribili resoconti di quanto accade in Israele e Palestina, fa bene sapere che esistono associazioni italiane impegnate accanto a chi soffre. 
   Come la Comunità Papa Giovanni XXIII, di ispirazione cattolica: presente oggi in trenta Paesi di vari continenti con progetti a favore di minori, di vittime di violenza e di sfruttamento, di popoli coinvolti in conflitti armati, la Comunità nasce nel 1968 a opera del sacerdote don Oreste Benzi con una ‘mission’ di tipo assistenziale verso soggetti fragili (poveri, bambini, portatori di handicap) con uno stile di coinvolgimento attivo e paritario/familiare degli operatori. 
      Con la nascita al suo interno di Operazione Colomba, nell’associazione si sviluppa una vocazione più specifica per la presenza nonviolenta in zone di conflitto.
     Come ha raccontato la volontaria Caterina Ferrua, nel suo intervento a Palermo il 16 ottobre scorso, Operazione Colomba nasce quasi per caso nel 1992, quando  due giovani obiettori di coscienza di Rimini scelgono di recarsi nella dirimpettaia ex Jugoslavia, allora martoriata dalla guerra, per favorire i contatti tra i familiari degli opposti schieramenti, condividendo la vita difficile della gente ed effettuando accompagnamenti di scorta civile. Lì cercano di testimoniare concretamente la loro equivicinanza umana, contribuendo a riunire famiglie divise dai diversi fronti con la creazione di spazi di incontro, dialogo e convivenza pacifica. 
  L'esperienza maturata sul campo ha poi portato l’associazione a presenze stabili in alcune zone di conflitto: in Colombia e in Cile, in Medio Oriente (Libano, Palestina e Israele), in Ucraina e in Grecia, dove oggi, tra volontari e obiettori di coscienza, sono impegnate oltre 2.000 persone.
In Operazione Colomba ci sono volontari di lungo periodo, se offrono uno o più anni di disponibilità, e volontari di breve periodo, se invece sono disponibili solo per qualche mese. L’esperienza è aperta a chiunque, credente e no. Di indispensabile c’è l’adesione al percorso nonviolento - l’associazione crede fermamente che la nonviolenza sia l'unica forza attiva in grado di fermare la spirale di odio e vendetta generata dalle guerre - la maggiore età (e non avere più di 75 anni) e la partecipazione a un corso di formazione specifico.
Caterina Ferrua
    Gli interventi di Operazione Colomba si configurano quindi come un modello efficace di Corpo Civile e Nonviolento di Pace nei conflitti armati internazionali o nelle tensioni sociali acute.
Dal 1992 ad oggi Operazione Colomba ha stretto importanti rapporti di collaborazione con Istituzioni Nazionali ed Internazionali (ONU, UE), Centri per i Diritti Umani ed ONG, esponenti di Chiese e Associazioni. L’associazione svolge anche un importante ruolo di denuncia - spesso in modo silenzioso e discreto - attraverso i contatti con Agenzie Internazionali e Governi per sollecitare interventi istituzionali a favore di chi patisce condizioni di ingiustizia. 
    Caterina Ferrua, volontaria trentunenne che ha già operato per due anni e mezzo al Campo profughi siriani di Tel Abbas in Libano, ha evidenziato i tre pilastri fondamentali di Operazione Colomba: la condivisione, la scelta nonviolenta e l’equivicinanza. 
    La scelta della condivisione implica che i volontari ‘abitano il conflitto’, condividendo con le vittime la precarietà delle situazioni d’emergenza, diventando ‘prossimi’: si mettono accanto alle persone e vivono nei loro stessi luoghi (campi profughi, zone di guerra) condividendo tutto ciò che caratterizza il loro contesto di vita (cibo, routine, abitazioni) e anche le situazioni di pericolo. 
In questo modo, i volontari rompono l’iniziale diffidenza verso la loro presenza di ‘occidentali’: accompagnano le persone nei loro spostamenti, recapitano messaggi, viveri, pacchi, fanno la spesa, procurano cibo, medicine o altri generi di necessità. La loro sola presenza (ben visibili magliette o giubbotti che li contraddistinguono) serve spesso da protezione alle persone che hanno accanto. 
   Il secondo pilastro della loro opera è la nonviolenza: i volontari vivono in situazioni di guerra o di ingiustizie e tensioni sociali, dove la loro scelta nonviolenta è imprescindibile e sperimentano che è l'unica via per ottenere una risoluzione autentica dei conflitti, fondata su verità, giustizia e riconciliazione.   Caterina ha raccontato che, all’inizio della giornata, i volontari fanno sempre un momento di meditazione e di silenzio che possa aiutarli ad avere almeno un … luogo di pace interiore per affrontare le situazioni difficili e complesse che si troveranno a vivere. 
    Ad esempio, nei campi profughi del Libano dove stanno da anni migliaia di siriani fuggiti dalla guerra, i volontari costituiscono una presenza importante in un contesto interno spesso violento: purtroppo, infatti, le condizioni di precarietà e di sofferenza scatenano tensioni e violenze tra chi vive lì in situazione di estrema privazione. Donne e bambini sono le prime vittime spesso anche all’interno della famiglia stessa. 
   Terzo e ultimo fondamento di Operazione Colomba è l’equivicinanza, anche fisica, a tutte le vittime delle parti in conflitto, indipendentemente da etnia, religione, appartenenza politica. Caterina ha raccontato che per 21 anni i volontari dell’associazione hanno vissuto in un villaggio di pastori palestinesi nella cosiddetta Green Line, nel sud della Cisgiordania, in una zona semidesertica. Lì era nato un comitato di lotta popolare nonviolenta, in dialogo con una parte degli israeliani. Oggi il precipitare degli eventi ha costretto, loro malgrado, i volontari a rientrare in patria.
   Prima della tappa a Palermo, Caterina ha detto di essersi recata a Modica, in provincia di Ragusa, a visitare una famiglia siriana - marito, moglie, tre figli – una delle prime a entrare legalmente in Italia qualche anno fa, grazie ai Corridoi umanitari: protocolli giuridici che permettono l’ingresso legale e sicuro in Europa di persone vulnerabili, potenzialmente beneficiarie di protezione internazionale. 

I promotori dei Corridoi umanitari sono associazioni della società civile (Comunità di sant’Egidio, Caritas, Chiesa Valdese, Comunità Evangeliche) che negoziano e firmano i Protocolli con gli stati europei in cui i Corridoi vengono realizzati. Le associazioni selezionano i beneficiari e ne organizzano il viaggio in Europa, scegliendo, formando e monitorando la rete dell’accoglienza. Le autorità pubbliche garantiscono infatti la cornice giuridica e legale per i Corridoi umanitari, ma non sono coinvolte sul piano operativo e finanziario, che rimane a carico dei gruppi di accoglienza.
    I corridoi umanitari, in ultima analisi, non sono una forma di assistenza pubblica ai migranti beneficiari, in quanto si reggono esclusivamente sulle risorse economiche messe a disposizione dalla società civile.
     Vittorio Arrigoni, attivista italiano ucciso nel 2011 in Palestina, esortava a ‘restare umani’: i volontari di Operazione Colomba ci riescono, a nome di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Maria D'Asaro, il Punto Quotidiano, 29.10.23

sabato 28 ottobre 2023

Pensare il nemico: la voce di David Grossman

      "Pensare il nemico - tentando di comprendere il suo punto di vista, cercando di immaginare che cosa prova nei nostri confronti - è la via per riconoscerne l’esistenza. La guerra, la violenza, il fondamentalismo negano il nemico come persona, con la sua irripetibile individualità, lo relegano nell’anonimato della cosa, senza volto, come fosse una massa indistinta. “Resuscitare la persona dentro l’armatura”, da entrambe le parti in lotta, alternativamente in attacco e in difesa, è l’unico spiraglio per un possibile futuro di pace.
Questo il messaggio di un intervento dal titolo Con gli occhi del nemico (2006), elaborato da David Grossman, lo scrittore israeliano che ha pagato di persona il prezzo del conflitto in medio oriente, perdendo il figlio Uri nella guerra contro Hezbollah. 
     Da sempre impegnato nella ricerca di possibili strade di pace, è tra le voci più autorevoli che abbiamo letto e ascoltato in questi terribili giorni... "(continua qui, nell'imperdibile blog di Gian Maria, Rosario e Rossana. Ringrazio in particolare Rossana per questo post)

martedì 24 ottobre 2023

La grazia dei 104 ...

     Chi è curioso di conoscere questa magnifica zia che oggi ha compiuto 104 anni, può leggere qui, qui e qui.
     Zia Lillia continua a tenersi aggiornata su quanto accade nel mondo, da assidua lettrice di "Avvenire" e "Famiglia cristiana" (oggi segue con apprensione il terribile conflitto in Israele e Palestina), continua a stirare, a cucinare, ad andare a messa e dal parrucchiere, grazie anche all’impareggiabile compagnia della sorella più giovane (quasi 96 anni), la mitica zia Ninì.
     E continua ad amare le piante, il buon cibo, la compagnia… insomma, ad amare la vita.




lunedì 23 ottobre 2023

La lezione del signor L.

Luca Pugliese: I suoni della luce del sole (2013)
      Quando mise su casa, nostra signora ritrovò nel nuovo condominio il signor L., già suo vicino quando lei abitava con i genitori. Il vicino stimava sua madre e suo padre, che ricambiavano con identica stima.   
         Passavano gli anni, sua madre e suo padre non c‘erano più. Ma Il vicino continuava a sorriderle, nel ricordo dell’antica amicizia che si perpetuava con la sua nuova famiglia: infatti il vicino s’informava degli studi e delle attività dei suoi pargoli, uno dei quali aveva lo stesso nome del nonno e del vicino stesso. E forse per questo era omaggiato con uno sguardo ancora più buono.
     Intanto le cose cambiavano anche per il signor L: la sua casa, prima allegra per la presenza assidua di figli e nipoti, si era svuotata. Non c’erano più i nipoti in custodia e neppure la moglie, assai malata, ospite ormai di una struttura per ricevere le cure speciali che l’affettuoso marito non poteva più dare. Il signor L. era avanti negli anni e ormai solo. 
    Ma, quando si incontravano per strada o in portineria, era lui ad avere il sorriso più largo e più caldo: bypassando la sua solitudine, continuava a chiederle degli ex pargoli ormai lontani, ingegneri nel vasto mondo. E continuava a sorridere, con un sorriso più vasto, più profondo, più luminoso del suo.