giovedì 27 febbraio 2025

Inquinamento, Priolo chiede l’eco-giustizia

     Palermo – “Eco-giustizia subito: in nome del popolo inquinato”: ecco lo slogan della campagna nazionale promossa da sei associazioni, laiche e cattoliche (ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera) che il 12 febbraio scorso hanno organizzato un flash mob di protesta davanti al depuratore sotto sequestro dell’I.A.S. (Industria Acqua Siracusana) a Priolo Gargallo, comune distante pochi Km da Siracusa. 

    Dopo Casale Monferrato, Taranto e Marghera, la campagna nazionale promossa dalle sei associazioni ha scelto come quarta tappa Priolo, per affermare il principio di giustizia ambientale nei principali siti d’interesse nazionale (S.I.N.) da bonificare.
Questo l’inizio della sentenza simbolica letta da un finto giudice, l’attore siracusano Giancarlo Latina, durante l’iniziativa di protesta: “In nome del popolo inquinato la giustizia di Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa riunita oggi emette la seguente sentenza. Visto il disastro ambientale e il danno subito dalle persone, dall’ambiente e dal futuro delle nuove generazioni, e rilevato che chi inquina non può continuare a farla franca, sentenzia che gli inquinatori sono dichiarati colpevoli… ed il popolo inquinato richiede giustizia immediata, riparazione dei danni ed azioni concrete per fare finire immediatamente l’inquinamento...”    
     Il S.I.N di Priolo si estende lungo la costa sudorientale della Sicilia, si affaccia al mare per circa 30 km e comprende i comuni di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa. In esso si trovano impianti di carattere chimico e petrolchimico (prevalentemente raffinerie), cementerie, un inceneritore per rifiuti speciali pericolosi, centrali termoelettriche, un depuratore pubblico consortile (IAS) per il trattamento dei reflui industriali e civili, due depuratori privati, discariche, l’impianto dismesso di trattamento/lavorazione amianto dell’ex Eternit, l’impianto Cloro-Soda dell’ex Enichem e l’area portuale. 
    In tale zona, la contaminazione ha purtroppo compromesso sia il suolo che le falde. È scadente anche la qualità dell’aria, per le significative emissioni provenienti dal polo petrolchimico.
Si legge nel sito ufficiale di Legambiente: “A qualche settimana dalla storica condanna della Corte europea dei diritti umani all’Italia per non avere garantito il diritto alla vita degli abitanti della Terra dei fuochi in Campania, ricordiamo che il S.I.N (Sito di Interesse Nazionale) di Priolo è dal 1998 in attesa di bonifiche, giustizia ambientale e sociale. 
   Infatti, dei 5.075 ettari di aree a terra e dei 10.129 di area a mare, secondo i dati del Ministero dell’ambiente, dal 1998 a giugno 2024 risultano bonificati con certificazioni rispettivamente appena il 2,2% (129 ettari) e il 2,1% (121 ettari). 
   Dunque, ben oltre il 90% del SIN è in attesa di bonifiche, mentre la popolazione continua ad ammalarsi e morire per l’esposizione a sostanze contaminanti quali amianto, diossine, PCB, metalli pesanti e solventi: il Sesto Rapporto SENTIERI riporta un eccesso nella popolazione, in entrambi i generi, di mesoteliomi e tumori pleurici, patologie associate all’esposizione all’amianto. Preoccupanti anche il numero di casi di tumori polmonari e malattie respiratorie, legati all’inquinamento atmosferico e alle emissioni industriali, e, per entrambi i generi e specialmente tra bambini e giovani, le malattie polmonari acute e infezioni respiratorie. Eccessi anche per il tumore della mammella, i tumori endocrini e del sistema riproduttivo e patologie renali, associabili all’esposizione a contaminanti presenti nel sito.
   Non solo la bonifica è in gravissimo ritardo, ma sono urgenti anche interventi di riconversione industriale delle produzioni inquinanti verso cicli produttivi più puliti e innovativi, all’insegna dell’economia circolare, fondati sull’uso delle fonti rinnovabili e sul risparmio delle risorse, che dovrebbero auspicabilmente usufruire dell’allargamento dei benefici del Just Transition Fund, previsti ad oggi in Italia solo per il Sulcis in Sardegna e Taranto in Puglia”.
   Le associazioni promotrici della campagna “Ecogiustizia subito” hanno sollecitato quattro priorità d’intervento:  primo, un approfondimento dello stato di inquinamento dell’area e la ripartizione degli oneri dei costi della bonifica secondo il principio di “chi inquina paga”;  secondo, la bonifica immediata delle aree, a partire da quelle dove è già possibile, come il vecchio impianto Cloro-Soda e della relativa falda; terzo, la ristrutturazione, revisione, razionalizzazione ed efficientamento del depuratore IAS, grazie all’utilizzo delle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021/2027, e la sua  idoneità al trattamento dei reflui provenienti anche da Siracusa nord e Augusta, così da evitare i prelievi di acqua di falda e la costruzione di ulteriori depuratori; quarto, la riconversione dell’intero comparto industriale metalmeccanico e petrolchimico con la realizzazione di impianti industriali dell’economia circolare e della filiera delle rinnovabili, con l’abbattimento delle emissioni climalteranti dei cicli produttivi più energivori e la produzione di nuovi posti di lavoro.
    “Queste richieste sono, a nostro avviso, il modo migliore per concretizzare la giustizia ambientale e la giustizia sociale, di cui in tanti si riempiono la bocca, ma che vediamo poco realizzate nel territorio nazionale” – ha dichiarato infine Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
    Le prossime tappe della campagna saranno Brescia, il 12 marzo, e Napoli il 3 aprile.

mercoledì 26 febbraio 2025

Canzoni, il 26 febbraio

Lame

Di ghiaccio

Gelano il respiro

Come sopravvivere alla notte?

Canzoni










Febbraio

Giorno ventisei

Niente di peggio

Di un compleanno mancato

Così

lunedì 24 febbraio 2025

Fuori la guerra dalla Storia

         Come ricorda il professore Andrea Cozzo nel testo “La logica della guerra nella Grecia antica”, già nel 373 a.C. due ateniesi illuminati, Callia e Callistrato, affermarono che bisogna iniziare le guerre con la maggiore lentezza possibile e, quando già ci siano, finirle il più rapidamente possibile e che «certamente, tutti sappiamo che sempre sono scoppiate guerre e sempre sono finite, e che noi, se non ora, poi desidereremo la pace. Perché dunque bisogna aspettare il momento in cui rinunceremo (alla guerra) per la moltitudine dei mali, piuttosto che fare la pace al più presto, prima che avvenga l’irrimediabile?».
      A tre anni dalla guerra in Ucraina, oggi dalle 17 alle 19, a Palermo, a piazza Ruggero Settimo (al Politeama) le donne di varie associazioni palermitane manifestano ancora per dire  no a tutte le guerre, gridando con Bertha von Suttner, premio Nobel per la Pace nel 1905: “Fuori la guerra dalla Storia” 




sabato 22 febbraio 2025

Quale Pace in Ucraina? Cosa propone il Movimento nonviolento italiano

     Ciò che sta avvenendo è la spartizione territoriale dell’Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterrà l’espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle “terre rare”, mentre l’Europa sta a guardare e l’Ucraina ne esce commissariata.

Questo è il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l’intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del “prima la Vittoria, poi la Pace” si è rivelata per quello che era davvero “prima la Guerra, poi la Sconfitta”. E a perderci, prima di tutti, è il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranità, dopo aver sacrificato un’intera generazione di giovani sull’altare del nazionalismo.

   L’Europa a 27 velocità, che ha accettato il ruolo di comparsa nell’Alleanza atlantica, è indebolita e afona. Per “salvare il salvabile” si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanità e dell’istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L’Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.

   Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un’ulteriore escalation e per costruire una vera pace:  (continua qui) 

mercoledì 19 febbraio 2025

Scuola: migliorare il mondo o scimmiottarlo?

       “Cambia governo, cambia maggioranza, cambia ministro… (…) La cultura, il linguaggio, le idee del tizio di turno sono più o meno sempre le stesse. Molto inglese, molto aziendalese ormai neppure percepito da chi lo pronuncia. Ogni ministro prolunga le idee del precedente o attiva piccole bombe ad orologeria innescate magari due ministeri prima (…). Qualcuno è più solerte, qualcuno meno, qualcuno conosce meglio i meandri della scuola, qualcun altro peggio, ma il risultato non cambia.
     Per tutti loro, agenzie di controllo-monitoraggio-valutazione come l’Anvur e l’Invalsi e pensatoi di area confindustriale costituiscono la linea di continuità, il filo tessuto tra un ministero e l’altro.
    E anche se non ci fossero, le minime differenze di visione del mondo tra un ministro e l’altro (per avere corpose differenze, a queste visioni del mondo bisognerebbe averci lavorato) assicurano dagli scossoni.
     La scuola segue la società e sembra persino dispiaciuta di non poterla precedere. A nessuno tra chi è al potere viene in mente di poter concepire la scuola come ciò che dà equilibrio alla società fornendo ad essa proprio ciò che non ha, qualcosa da mettere sull’altro piatto della bilancia.
    Tutti hanno paura di essere seminati da un futuro che arriva sempre più veloce, ma che sempre più somiglia allo stesso presente di prima velocizzato e reso isterico.
La scuola dovrebbe essere il correttivo della società, il suo contrappeso. Se gli studenti sono ormai dipendenti dai social e dallo smartphone, se sono - per dirla con Roberto Casati – ‘digitalmente colonizzati’, allora la scuola dovrebbe essere il luogo per fare altro, per posare gli smartphone e rivederli cinque ore dopo, per allentare la dipendenza e permettere altre esperienze di rapporto con il mondo.
    Se la società è ossessionata dalla performance e dalla immediata utilizzabilità, allora la scuola dovrebbe rappresentare ciò che allenta questo guinzaglio e lascia spazio per ciò che è disinteressato. Ma questo coraggio è sempre stato di pochi e quei pochi molto di rado diventano ministri.
   Così la scuola spesso potenzia e accelera i processi di deformazione e degenerazione dell’età contemporanea".

Davide Miccione La congiura degli ignoranti Valore italiano editore, Roma, 2024 pp. 82,83

Sulla scuola considerazioni sostanzialmente simili espresse dalla professoressa Rossana Rolando:

"Due logiche vanno oggi ad inquinare la possibilità di un insegnamento significativo, veramente teso alla preparazione degli studenti e ad un’autentica educazione per la vita.
 Da una parte, la mentalità economicistica che si è imposta, impregnando di sé il linguaggio stesso dell’Istituzione scolastica. Ecco solo alcuni esempi":  (continua qui)

domenica 16 febbraio 2025

"L'abbaglio": l'impresa dei Mille, tra storia e commedia

       Palermo – Il film “L’abbaglio”, uscito nelle sale il 16 gennaio scorso con la regia di Roberto Andò e con la ormai collaudata presenza di Toni Servillo, Ficarra e Picone, narra alcuni episodi della fase iniziale dell’impresa dei Mille: dalla partenza a Quarto, nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, alla conquista di Palermo, il 30 maggio successivo. 
    Un po’ come nel film precedente La stranezza, ma, ad avviso di chi scrive, con maggiore scioltezza e sapienza narrativa, ne L'abbaglio il regista alterna in modo assai felice due diversi registri: la serietà della ricostruzione storica, con Servillo che interpreta magistralmente un personaggio realmente esistito, il colonnello siciliano Vincenzo Giordano Orsini - prima ufficiale borbonico, poi a fianco di Garibaldi nell’impresa dei Mille - e i tratti godibili della commedia, con le vicende rocambolesche, e a tratti esilaranti, dei due personaggi di fantasia Domenico Tricò (Salvatore Ficarra) e Rosario Spitale (Valentino Picone), due siciliani trapiantati nel nord del continente, che si improvvisano aspiranti patrioti garibaldini perché vogliono, per motivi diversi, tornare nella loro isola.
     Accolto dal favore del pubblico, L’abbaglio è un film apprezzabile, con una buona sceneggiatura e assai ben interpretato.
     Per la scrivente, il film ha avuto un riverbero particolare: innanzitutto perché è nata in uno dei paesini interni menzionati nel film, paesino teatro di una delle vicende storiche narrate; inoltre, perché da siciliana doc conosce assai bene tutti i luoghi dell’epopea garibaldina, e rivederli nella pellicola le ha procurato una certa emozione. Poi perché da suo padre, come lei appassionato di Storia, aveva sentito il racconto di alcuni particolari sui ‘picciotti garibaldini’, particolari di cui il nonno del papà era stato testimone diretto.
   Ancora, la spettatrice sicula si è ‘scialata’ (è stata assai contenta) di capire benissimo, senza l’ausilio dei sottotitoli, i coloriti dialoghi in dialetto tra Rosario e Domenico. Anche perché, come ha sottolineato la cara amica che con lei ha visto il film,  Rosario/Ficarra e Domenico/Picone esprimono alla perfezione la capacità di comunicare propria della gente del Sud: immediato, ricco di sguardi, di gesti, di mimica… il linguaggio siculo non verbale è capace di superare ogni barriera.
   Dal punto di vista di ex docente di Storia, chi scrive ha poi ripensato con disincanto a quel momento della storia siciliana e italiana: sa bene quanto fosse difficile nell’isola intorno al 1860 la condizione dei contadini e, più in generale, della massa dei meno abbienti… E di come questi ultimi avessero accolto Garibaldi e i Mille non tanto come liberatori dai Borboni per fare l’Italia unita, ma soprattutto come chi potesse liberarli da ingiustizie e miseria. Purtroppo, sebbene il 2 giugno 1860, con i suoi poteri speciali di dittatore, Garibaldi avesse emesso un decreto nel quale prometteva aiuti ai poveri e la tanto attesa divisione delle terre, la sospirata riforma agraria poi non ci fu. 
   Così, dopo l’annessione della Sicilia e del Meridione al Regno d’Italia, i contadini rimasero poveri come prima. Già nell’agosto del 1860 la controversa repressione di Bixio a Bronte, con processi sommari contro i presunti responsabili di alcuni fatti di sangue, aveva svelato la fretta e le ambiguità dei liberatori. E dopo il 1861 vi furono rivolte contro il nuovo governo e varie proteste contro la leva obbligatoria, che durava tra i quattro e i cinque anni e sottraeva braccia di lavoro ai campi. Nacque e si alimentò in tutta l’Italia meridionale il fenomeno del brigantaggio. 
   Il film ovviamente non si occupa di tali problemi, visto che il suo orizzonte narrativo è appunto compreso tra Quarto e la conquista di Palermo, nel maggio 1860.
    Ma che in qualche modo l’impresa dei Mille sia stato un abbaglio, questa amara conclusione viene messa infine in bocca allo stesso colonnello Orsini, venti anni dopo l’impresa, a conclusione del film.
    Tra i pensieri sparsi di chi scrive, c’è stato dunque anche il riemergere della frase assai nota “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, pronunciata da Tancredi, nipote del principe Salina, nel romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. 
   Forse non è stata sufficiente la pur eroica e generosa impresa di un manipolo di patrioti idealisti delle regioni del nord Italia, accompagnati anche da valorosi stranieri (tra essi l’ufficiale ungherese Lajos Tüköry, italianizzato, Luigi Tukory, morto a Palermo il 6 giugno 1860) e da picciotti siciliani con i più disparati interessi; non è bastato un cambio di re (da Borbone a Sabaudo) perché la mentalità dei siciliani, la loro situazione culturale, sociale ed economica cambiasse veramente.
     Scrive in un giornale palermitano il giornalista Francesco Palazzo: “Se un film ti serve a pensare criticamente alla tua storia, è un ottimo prodotto culturale anche se dissenti. L'unità d'Italia non è stata un abbaglio. Ma l'apertura alla modernità, alla democrazia e alla legalità. Così come, aggiungo, non è un abbaglio l'Unione europea. Bisogna vedere cosa fai dentro la Storia” (…). 
     Comunque, la suggestiva potenza narrativa de L’abbaglio rimane intatta. 
Grazie allora ad Andò, a Toni Servillo e soprattutto a Salvo Ficarra e a Valentino Picone, che hanno rispolverato un’importante e impegnativa pagina di Storia siciliana e italiana, facendoci riflettere. Ma anche, per fortuna, sorridere e divertire.






venerdì 14 febbraio 2025

Venere


Lassù

al tramonto

da tempi immemorabili…

Perché questa tristezza struggente?

Venere 







mercoledì 12 febbraio 2025

L'abbraccio tra spirito giovane e vecchia anima saggia...

           "Nelle favole, il binomio della donna giovane e di quella anziana assume la funzione di far sì che si scambino a vicenda le benedizioni tanto necessarie per andare avanti, per fare bene, per essere audaci e coraggiose e condurre quel tipo di vita che arricchisce l’anima.
       Perché le caratteristiche della donna saggia potrebbero essere tanto importanti per la giovane, e la saggezza e l’energia della giovane tanto importanti per la donna anziana?         Insieme simboleggiano due aspetti essenziali che ritroviamo nella psiche di ogni donna; poiché l’anima di una donna è vecchia di là dal tempo, e il suo spirito è sempre giovane… questi due aspetti compongono il concetto di «essere giovani da vecchie e vecchie da giovani». 
     Vi è mai capitato, a prescindere dal numero di anni vissuti, di sentirvi come se aveste ancora sedici anni?  È quello il vostro spirito. Lo spirito è sempre giovane e, nonostante abbia acquisito saggezza ed esperienza, trasmette l’esuberanza, la curiosità e la creatività sfrenata della gioventù.
      Avete mai provato la sensazione di aver detto o fatto qualcosa di molto più saggio e intelligente di quanto vi sembri facciate di solito? È una delle prove che dimostra l’esistenza della vostra anima, l’antica forza dentro la psiche che «sa» e agisce di conseguenza.
      In una psiche equilibrata, entrambe queste forze, lo spirito giovane e la vecchia anima saggia, sono strette in un abbraccio in cui si arricchiscono a vicenda. La psiche è concepita per funzionare al meglio, per sfidare draghi, per fuggire dalle torri, affrontare di petto il mostro, rompere incantesimi, ritrovare lo splendore, ricordare la propria individualità… quando è guidata da questo dinamico binomio".

Clarissa Pinkola Estés La danza delle grandi madri Frassinelli pp. XX-XXI

martedì 11 febbraio 2025

Cara Giuditta...

                                                                                               Cara Giuditta,

ho saputo che te ne sei andata domenica da un messaggio che, dal tuo telefono, mi ha inviato tua figlia Olimpia. 
      Ti ho conosciuto anni fa alle cenette filosofiche, organizzate dall'amico Augusto Cavadi, alle quali hai saltuariamente partecipato.
      Quando sono venuta a portarti il libro con la lettera postuma a tua madre Giuliana ho potuto percepire quanto amassi, stimassi, quanto ti fossero immensamente cari i tuoi figli… Mi hai mostrato le loro foto, quelle dei nipoti, mi hai parlato delle loro vite: il tuo sguardo diventava particolarmente luminoso quando parlavi di loro. Olimpia ed Emanuele, due figli meravigliosi che ho conosciuto solo ieri sera, quando sono salita di nuovo a casa tua. 
     Di Emanuele, con un grande affetto che traspariva tra le righe, parlava tua madre in Romanzo civile, dove scriveva che lei, con lui piccolino, leggeva qualcosa di geografia e che qualche volta lo portava a cavalcare i grandi leoni di marmo grigio della piazza Pretoria... E che Rocchi lo chiamava il piccolo Felipe, alludendo alla famiglia di Carlo IV esposta al Prado, con i capelli rossi e gli occhi come laghetti celesti. 
    Quando sono venuta a trovarti, ormai più di un anno fa, abbiamo parlato poco di mamma: tanto invece di Marta, che assieme alla zia Mariapia, mi aveva accolta per prima in via Maqueda, dopo che le avevo inviato la bozza della lettera alla mamma. Allora mi hai dato un librettino, curato dall’Istituto Gramsci, la breve ‘storia di Marta’, nella cui presentazione scrivevi: “Il racconto è sobrio, essenziale e limpido, ma in esso traspare tutto l’impegno, tutta la serietà, la forza, l’intelligenza e la passione di cui Marta è stata capace”. 
     E poi, durante la chiacchierata, abbiamo riscoperto il nostro amore per i cantautori italiani: ci siamo scoperte perdutamente innamorate di Franco Battiato.
        È stato ricordato ieri che amavi stare a tavola. Non tanto per il cibo, anche se eri brava a cucinare, ma per il tuo desiderio infinito di discutere di tutto. Sempre tua madre scriveva Una coppia di giovani tedeschi, naufraghi del ’68, visse esperienze indimenticabili, perché Giuditta gli serviva su un piatto di terracotta melenzane in tutte le salse gli usi e i travestimenti; e su un piatto d’argento i «grandi temi » da dibattere: ritrovarono la favella perduta in patria, l’abitudine al discorso e andavano avanti sino alle tre o alle quattro del mattino. Partirono in lacrime.
     Ieri tuo marito ha evidenziato la centralità degli affetti, nella tua vita: “Giuditta era una pietra fondante nella nostra architettura familiare… certo, troveremo un nuovo equilibrio senza di lei, ma la mancanza della sua pietra angolare si sentirà”. Ha letto certe tue poesie tenere e ingenue, con Olimpia e Emanuele ha ricordato anche il tuo carattere forte, a volte anche irascibile, la tua grande  e generosa oblatività.
       Mariapia ha condiviso il momento di gioia che ha vissuto quando sei nata, mercoledì 2 marzo, alla fine degli anni ’40: “A  Palermo nevicava, evento davvero raro per la città… E io quel giorno sono stata particolarmente felice, stavo andando a trovare una mia cara amica, ed ecco mi arrivò notizia che  nasceva una nicuzza, morbida e tenera, la figlia di Giuliana. Una giornata che ricorderò sempre nella mia vita.”
    Ieri ha avuto per te parole commosse di grande stima anche l'anziano il professore a cui hai chiesto la tesi, che ha ricordato la tua profonda intelligenza. E come brillassero i tuoi occhi quando gli hai confidato che avevi conosciuto Salvatore Nicosia…

     Cara Giuditta: tu, Marta, papà e mamma siete stati un pezzo importante della nostra Palermo. Sarà impossibile sostituire le vostre pietre fondanti, per utilizzare la felice metafora di tuo marito. La vostra splendida famiglia ha rappresentato l’intelligenza, la cultura, l’impegno civile lucido e onesto di cui la nostra città ha tanto bisogno. Continuerete a vivere, con riconoscenza, nel nostro cuore.

Da Beatrice Agnello, amica storica di Giuditta, qui un ricordo molto più vicino e articolato.

domenica 9 febbraio 2025

Universo digitale: l'impatto "segreto" sull'ambiente

      Palermo – “Le emissioni provocate dal digitale, se fossero quelle di uno stato, nella classifica mondiale rappresenterebbero addirittura il quarto stato al mondo, dopo USA, India e Cina… Provocano quindi un inquinamento ambientale che non è affatto trascurabile”.
      Ad affermarlo è la professoressa Giovanna Sissa, che insegna Sostenibilità ambientale al Dottorato di ricerca del corso di studio Scienze e Tecnologie per l’Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni (STIET), e che ha partecipato a fine ottobre scorso a Rovereto, in Trentino, al festival ‘Informatici senza frontiere’. 
      Come esplicitato nel titolo del suo ultimo libro Le emissioni segrete. L’impatto ambientale dell’universo digitale (Il Mulino, Bologna, 2024), la docente definisce ‘segrete’ le emissioni causate dal digitale perché generalmente non sono abbastanza note né tenute in considerazione: “Tutte le attività digitali hanno un impatto che nasce dai dispositivi degli utenti finali (computer, smartphone), ma che soprattutto hanno una ricaduta per quanto riguarda le infrastrutture di telecomunicazione, internet e i data center,  le infrastrutture di elaborazione dei dati – ha sottolineato la professoressa, intervistata dal giornalista Paolo Scandale per il TG scientifico Leonardo. 
     L’inquinamento ambientale, infatti, è dato soprattutto infrastrutture necessarie per gestire il flusso dei dati legato a ogni accesso e a ogni operazione nel web; si calcola che l’intero universo digitale abbia causato, già nel 2020, più del 4% delle emissioni di carbonio del totale mondiale. E si stima che la domanda di energia dei data center crescerà addirittura del 160% entro il 2030.
    Nel corso dell’intervista, il giornalista ha posto alla docente alcune questioni cruciali: quanto sono sostenibili gli enormi data center e le infrastrutture digitali connesse? Occorre forse riflettere molto di più sulla necessità di considerare una maggiore sostenibilità ambientale come requisito vincolante di ogni sistema digitale? 
    La professoressa Sissa ha evidenziato che, tra i costi del digitale, non bisogna affatto considerare solo quelli meramente economici, ma anche e soprattutto quelli ambientali, che sono superiori a quelli economici. Allora bisogna che la società faccia la sua parte, con un uso consapevole degli strumenti digitali. Bisognerebbe infatti essere consapevoli che tutti gli accessi a Internet hanno conseguenze negative sull’ambiente in termini di emissioni inquinanti: - Quindi si tratta di fare on line quello che ci serve, facendo attenzione al fatto che quello che non serve spesso non lo paghiamo, è gratis, ma anche se non lo paghiamo noi lo paga l’ambiente” – ha detto infine la docente.
È necessario allora che la comunità scientifica e la società si pongano degli interrogativi su alcuni aspetti problematici dell’universo digitale: si è consapevoli dell’enorme impatto dell’IA sull’ambiente? Si conosce il nefasto impatto ambientale di uno smartphone in mano a un bambino di 5 anni per tenerlo zitto e tranquillo? Si è coscienti di quanto inquinano centinaia di mail non cancellate al computer? Smartphone e computer accesi 24 ore su 24, ore e ore col cellulare in mano per fare giochini, guardare video su TikTok e inserire storie su Instagram?  
    Purtroppo le emissioni inquinanti di uno smartphone e del computer, e soprattutto di quelle dei data center e dei potenti server, a differenza di quelle di un’automobile diesel o di un’industria, non hanno odore, non si vedono e non si ‘sentono’… Ma ci sono. E sono ugualmente esiziali per l’ambiente: e quindi per tutti.
     Saremo capaci di fare un bilancio intelligente tra costi e benefici e comportarci di conseguenza?